Colesterolo Totale 207 nell'Uomo: Cosa Significa?

Il colesterolo è un grasso che viaggia all'interno dell'organismo, soprattutto tramite l'apparato circolatorio, e svolge diverse funzioni essenziali. Il colesterolo si divide in buono (HDL) e cattivo (LDL) e quando quest'ultimo raggiunge valori troppo elevati, a causa di una predisposizione ereditaria a produrne troppo oppure perché si consumano quantità eccessive di alimenti ricchi di grassi saturi, può depositarsi sotto forma di placche sulle pareti dei vasi sanguigni.

Un tempo, in ambito clinico, l'attenzione si focalizzava soprattutto sui valori di colesterolo totale, mentre oggi viene data maggiore importanza al colesterolo HDL e al suo rapporto con la frazione LDL. Ai suoi valori è infatti legata la probabilità teorica di subire una malattia correlata all'aterosclerosi, come l'angina pectoris, l'infarto miocardico, l'ictus o la claudicatio intermittens. Le malattie di cui abbiamo fatto cenno, nell'insieme, rappresentano la principale causa di morte nel nostro paese e nel resto del mondo industrializzato; la loro eziopatogenesi è quindi oggetto di intense attività di ricerca.

Valori di riferimento del colesterolo

Nelle persone adulte si considera normale un valore inferiore ai 200 mg/dl di sangue. I livelli considerati nella norma però non sono sempre uguali ma variano a seconda dell'età. Il colesterolo alto, purtroppo, può colpire anche i bambini. Le cause che portano al colesterolo alto nei bambini possono essere molteplici. A portare all'innalzamento del colesterolo in giovane età però possono anche essere alcune patologie come la dislipidemia congenita.

Secondo i dati dell’Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare/Health Examination Survey (OEC/HES), dalla fine degli anni ’90 ad oggi il valore medio del colesterolo degli italiani è aumentato in maniera significativa sia negli uomini (da 205 a 211 mg/dl) sia nelle donne (da 207 a 217 mg/dl).

Colesterolo LDL e HDL: il ruolo delle lipoproteine

Il colesterolo è una molecola lipidica presente in tutte le cellule dell’organismo ed è una sostanza indispensabile per la vita. L’uomo produce per biosintesi autonoma la maggior parte del colesterolo necessario e solo una piccola parte viene assunta giornalmente con l’alimentazione. Nel sangue il colesterolo viene trasportato da specifiche lipoproteine: le lipoproteine a bassa densità (Low Density Lipoproteins, LDL) distribuiscono il colesterolo a tutti gli organi, e costituiscono il cosiddetto “colesterolo cattivo”; le lipoproteine ad alta densità (High Density Lipoproteins, HDL), rimuovono il colesterolo in eccesso e lo portano al fegato dove viene eliminato, e costituiscono il cosiddetto “colesterolo buono”. Entrambe hanno il compito di trasportare il colesterolo.

Il colesterolo trasportato nelle LDL viene comunemente definito cattivo, a differenza di quello HDL definito buono. Anche se messe in contrapposizione, le lipoproteine a bassa e ad alta densità sono entrambe necessarie per le corrette funzioni del nostro organismo. Se è vero che l’HDL è un efficientissimo spazzino, è altrettanto giusto riconoscere che senza le LDL le nostre cellule non avrebbero il colesterolo di cui hanno bisogno. Come sempre accade nel nostro corpo, quindi, si tratta di un equilibrio delicato e perfetto che dobbiamo cercare di mantenere, per evitare che questa molecola si trasformi in un fattore di rischio cardiovascolare.

Valori ottimali di colesterolo LDL

Il valore ottimale è inferiore a 150 mg/dl. Un livello adeguato è il colesterolo LDL. Il valore ottimale è inferiore: più basso è, meglio è. Per i pazienti ad alto rischio di eventi ischemici, deve essere inferiore a 55 mg/dl.

Valori ottimali di colesterolo HDL

Il valore ottimale è superiore a 35 mg/dl per gli uomini e 45 mg/dl per le donne.

Quando preoccuparsi di un colesterolo totale di 207?

Il dubbio è ricorrente, capita spesso infatti che i valori del colesterolo siano fuori dai limiti solo parzialmente, e di conseguenza ci si domandi quale sia il modo corretto di considerarli e interpretarli. Infatti è importante valutare soprattutto il valore dell’LDL, che deve assolutamente stare sotto i 130.

Alti valori di colesterolo totale non determinano da soli un conclamato fattore di rischio cardiovascolare. Dato per assodato che tali valori non debbano superare i 200 mg/dL, per comprendere il reale rischio di insorgenza di problemi cardiovascolari c’è da tenere in considerazione i livelli di colesterolo HDL. L’indice di rischio cardiovascolare è dato dalla divisione dei valori di colesterolemia totale con quelli di colesterolo HDL.

E' importante fare gli esami del colesterolo totale. Se si riscontra un problema si procede con il valore LDL. Nei controlli successivi si analizza sempre il totale e l’LDL per vedere come si evolvono le cose.

Fattori che influenzano i livelli di colesterolo

Questi parametri clinici, comunque - anche se considerati nel loro insieme - rappresentano soltanto uno dei tanti fattori predisponenti alle malattie cardiovascolari, che sono favorite anche da ipertensione, diabete mellito, fumo di sigaretta, obesità (soprattutto quella androide), familiarità per tali patologie e inattività fisica. Livelli elevati di colesterolo nel sangue sono legati più raramente a forme ereditarie e nella maggior parte dei casi sono dovuti ad abitudini alimentari e stili di vita non corretti. In particolare, contribuiscono all’aumento del colesterolo nel sangue un’alimentazione non corretta (consumo di grassi animali, come carni rosse, formaggi e insaccati), l’abitudine al fumo di sigaretta, il sovrappeso, l’obesità, la mancanza di attività fisica e la presenza di alcune malattie metaboliche come il diabete. Inoltre, trigliceridi, glicemia, omocisteina e markers dell'infiammazione (come la proteina C reattiva ed il TNF-alfa) hanno assunto un importante significato nell'intento di definire il rischio cardiovascolare in un'ottica globale.

Specifichiamo che i fattori ambientali giocano un ruolo importante in tutti i casi di ipercolesterolemia LDL, a prescindere da quanto impattanti siano la componente genetica e quella ambientale.

Oltre alle abitudini di vita, un aumento dei valori del colesterolo cattivo in soggetti che seguono una dieta equilibrata, può far pensare a una malattia genetica che prende il nome di “ipercolesterolemia familiare”: nella maggior parte dei casi il difetto molecolare è l’assenza o la carenza di recettori per le LDL funzionanti, situazione che ha come inevitabile conseguenza un aumento dei livelli di LDL nel plasma.

Uno dei rischi che una donna corre durante la fase di passaggio dal periodo fertile a quello non fertile è la possibilità di sviluppare ipercolesterolemia. Dopo i 50 anni le donne sono soggette a squilibri ormonali che causano scompensi di vario tipo. Oltre a vampate, disturbi del sonno e stati di ansia, può essere registrata anche una variazione dei livelli di colesterolo nel sangue. La riduzione degli estrogeni infatti causa un aumento del colesterolo LDL e una diminuzione dell’HDL.

Come mantenere i livelli di colesterolo sotto controllo

Per mantenere i livelli di colesterolo entro valori normali, gli esperti raccomandano innanzitutto di seguire una sana alimentazione. Un’alimentazione sana può, infatti, ridurre il colesterolo nel sangue del 5-10%. Per ottenere questo risultato è necessario limitare i grassi in generale, quindi sostituire i grassi saturi, come burro, formaggi, carne grassa, insaccati, con quelli polinsaturi, cioè pesce, oli vegetali non tropicali, e monoinsaturi come l’olio di oliva. Sono da limitare anche bevande alcoliche e il consumo di dolci, privilegiando, invece, quello di frutta, verdura e legumi.

In caso di sovrappeso, o comunque di cattivo rapporto tra massa magra e massa grassa, è importantissimo dimagrire riconquistando il normopeso. Se presente insulino-resistenza o diabete, ripristinare l'omeostasi del metabolismo glucidico. Ridurre al minimo i grassi saturi (inclusi gli idrogenati) e sostituirli con grassi insaturi, sia monoinsaturi (acido oleico omega-9) che polinsaturi a prevalenza di omega-3 e acido alfa-linolenico (omega-6); attenzione, invece, all'acido arachidonico (un altro omega-6, ma ad azione pro-infiammatoria). Anche se si è dimostrato relativamente efficace, se paragonato all'importanza del primo e del secondo punto, anche diminuire l'apporto di colesterolo alimentare può essere utile. Aumentare l'apporto di fibre, lecitine vegetali, fitosteroli e altri antiossidanti.

È utile:

  • raggiungere un peso corporeo idoneo.
  • sostituire i grassi saturi (burro, formaggi, carni grasse, latticini) con l'olio d'oliva anziché grassi tropicali (palma e cocco) e idrogenati.
  • consumare cibi ricchi di fibre (nei legumi, nei cereali integrali, nella verdura, nella frutta).

L’esercizio fisico è sicuramente utile per eliminare una produzione in eccesso, così come anche stare un po’ attenti al cibo aiuta, ma è un discorso valido per le persone che hanno valori di poco superiori ai limiti, che restano comunque vicini alla norma. Almeno 30 minuti di attività fisica al giorno. Anche la camminata va benissimo.

Sebbene l’adozione di corretti stili di vita sia fondamentale, essa da sola non è sempre sufficiente per mantenere la colesterolemia entro i limiti consigliati e può essere necessario il ricorso a terapie farmacologiche. Numerosi sono i farmaci in grado di ridurre i livelli di colesterolo nel sangue.

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