Colesterolo: Valori Normali e Massimo Consentito

Da anni, la questione del colesterolo è oggetto di discussioni e nuovi sviluppi. Chi stabilisce le linee guida per la gestione di questa condizione? Le società scientifiche, che riuniscono specialisti del settore, come la società italiana di cardiologia e l’associazione dietologi italiani, dovrebbero garantire le migliori cure per i pazienti.

Tuttavia, emerge un conflitto di interessi tra le raccomandazioni volte a tutelare il paziente e quelle che incentivano l’uso di farmaci prodotti da aziende che finanziano singoli o associazioni. Sebbene i presidenti di queste associazioni neghino influenze esterne, studi dimostrano che anche piccoli doni possono influenzare i medici.

Il settore delle patologie cardiovascolari, in particolare l’ipercolesterolemia, è da tempo al centro dell’attenzione delle aziende farmaceutiche. Una delle strategie di marketing più efficaci è medicalizzare condizioni naturali come l’adolescenza, la gravidanza, la menopausa e l’invecchiamento. Abbassare i parametri di normalità delle linee guida può facilmente creare nuovi “malati”, aumentando esponenzialmente il numero di persone che necessitano di trattamento.

Il colesterolo è un esempio perfetto di questa tecnica: è un parametro del sangue facilmente misurabile, asintomatico e con un contributo minimo al rischio cardiovascolare. La teoria del colesterolo si basa su studi degli anni ’40, in cui conigli nutriti con cibi ricchi di colesterolo sviluppavano malattie cardiovascolari. Successivamente, lo studio “Seven countries” di Ancel Keys ha creato l’illusione che il colesterolo fosse la causa principale delle patologie cardiovascolari.

Nuovi Limiti per il Colesterolo LDL

Nel 2016, la società europea di cardiologia ha fissato nuovi limiti per il colesterolo LDL, portando i valori a livelli molto bassi. Il massimo consentito è pari a 100, un valore sconosciuto ai più, e per i pazienti con altri fattori di rischio cardiovascolare, il limite è inferiore a 70. Questo significa che un gran numero di persone potrebbe essere considerato eleggibile per una terapia con statine.

La paura del colesterolo è stata “suggerita” dall’industria farmaceutica per aumentare le vendite di farmaci che lo abbassano, i più venduti al mondo, nonostante i ridotti vantaggi clinici e gli effetti collaterali. L’abbassamento del colesterolo, sia con farmaci che con la dieta, può aumentare la mortalità per tutte le cause, un dato spesso nascosto o non divulgato.

Il colesterolo è fondamentale per l’organismo: è precursore di testosterone, estrogeni, steroidi anabolizzanti, cortisolo, vitamina D, coenzima Q10 e componenti della bile. Regola anche la rigidità della membrana cellulare. Una riduzione artificiale del colesterolo può quindi essere più dannosa della sua abbondanza.

Per uno sportivo, ridurre il colesterolo può compromettere le prestazioni, diminuendo i livelli di testosterone, cortisolo e steroidi anabolizzanti, e bloccando il coenzima Q10, essenziale per l’attività mitocondriale. Questo può causare dolori muscolari, stanchezza e rabdomiolisi.

Milioni di persone sane potrebbero diventare eleggibili al trattamento con statine, generando potenziali danni alla salute e alle finanze pubbliche. È fondamentale che chi vigila sulla salute pubblica non accontenti incondizionatamente gli interessi dell’industria.

Milioni di persone sane, classificate come malate per interessi commerciali, non possono lasciarci indifferenti.

Quando e Come Controllare i Valori di Colesterolo?

Portare verso il basso i livelli di colesterolo LDL è la strategia più efficace per ridurre le malattie cardiovascolari. Oltre a evitare il fumo, l’accumulo di colesterolo “cattivo” nei vasi sanguigni è l’evento che avvia l’aterosclerosi. Questo meccanismo è reversibile con i farmaci, ma soprattutto evitabile con una dieta sana e uno stile di vita attivo.

Le nuove linee guida europee confermano che il colesterolo LDL è uno dei principali “nemici” del cuore. Secondo dati pubblicati su The Lancet Public Health, nel 2017 in Italia ci sono stati 47mila decessi per cause cardiovascolari attribuibili a valori di colesterolo LDL troppo elevati. Pertanto, meno colesterolo “cattivo” è in circolo, meglio è. «Non esiste un limite inferiore assolutamente sicuro», afferma Pasquale Perrone Filardi.

Prevenzione Primaria e Secondaria

È fondamentale distinguere tra persone sane (prevenzione primaria) e chi ha già subito un evento cardiovascolare (prevenzione secondaria). Nel primo caso, l’indicazione è di mantenere l’LDL sotto i 116 e i 100 (mg/dl), in base al rischio cardiovascolare individuale, che tiene conto di età, abitudine al fumo, pressione sanguigna, colesterolemia totale e diabete. Per stare nei limiti, se si è sani, non servono farmaci.

«L'arma più potente per una prevenzione primaria cardiovascolare è rappresentata dall'adozione di uno stile di vita attivo - aggiunge Perrone Filardi -. In linea generale, ci muoviamo meno rispetto a quanto dovrebbero fare. Ma nonostante ciò, in Italia la mortalità cardiovascolare è calata del 53 per cento dal 1990 a oggi».

L’esercizio fisico regolare (almeno 150 minuti a settimana) e una dieta sana possono ridurre il colesterolo “cattivo” (LDL) e mantenere intatto quello “buono” (HDL).

Valori Più Bassi per Chi È a Rischio

Molto più rigidi sono i nuovi limiti per i pazienti ad alto e ad altissimo rischio, come gli infartuati e coloro che, sebbene in trattamento, rischiano di subirne un altro entro due anni. In questi casi, il colesterolo LDL non dovrebbe superare 55, e per i pazienti ad altissimo rischio, il limite è 40. È utile ottenere rapidamente una riduzione relativa minima pari al 50 per cento del valore di partenza.

Per questi pazienti, la dieta e l’attività fisica non bastano: servono i farmaci per abbassare i livelli di colesterolo LDL. Il trattamento dell’ipercolesterolemia si basa sull’uso delle statine, spesso combinate con l’ezetimibe, che impedisce l’assorbimento del colesterolo a livello intestinale.

Per i pazienti refrattari a queste terapie o per cui è indicato un drastico calo dei livelli di colesterolo LDL, è possibile utilizzare gli anticorpi monoclonali. Entro un anno, dovrebbe arrivare sul mercato un farmaco a base di acido bempedoico, con un'efficacia comparabile a quella delle statine.

Integratori: Funzionano o No?

In Italia, tra 2.5 e 3 milioni di persone soffrono di ipercolesterolemia. Molti, prima di iniziare una terapia farmacologica, provano con gli integratori, come il riso rosso fermentato, il coenzima Q, l’acido folico, la berberina, la vitamina E e i polifenoli dell’olio d’oliva.

«Questi integratori hanno dimostrato di poter ridurre del 10-15 per cento i livelli di colesterolo Ldl, ma non ci sono studi che correlino l'assunzione alla riduzione delle dimensioni della placca aterosclerotica e degli eventi cardiovascolari», chiosa Perrone Filardi. Secondo le linee guida europee, questi integratori sono adatti a chi ha livelli intermedi di colesterolo (valore totale tra 200 e 240) e che non per forza necessita di un intervento farmacologico. Anche gli integratori possono avere effetti collaterali.

Colesterolo HDL: Valori e Funzioni

Il colesterolo HDL (lipoproteine ad alta densità) trasporta le molecole di colesterolo presenti nel sangue. Gli esami del sangue del colesterolo HDL possono essere prescritti nell’ambito del tracciamento del profilo lipidico. Nelle ore che precedono il test, è consentito solo bere acqua.

I valori di riferimento del colesterolo HDL all’interno di una popolazione sana sono pari ad una concentrazione ematica superiore ai 40 milligrammi per decilitro. I valori cambiano leggermente in base al genere. Alte concentrazioni ematiche di HDL sono associate ad una riduzione del rischio cardiovascolare e in particolare dell’aterosclerosi.

Il rischio di sviluppare aterosclerosi aumenta in presenza di livelli ematici inferiori alla norma di lipoproteine ad alta densità.

Differenza tra LDL e HDL

Le lipoproteine a bassa densità hanno dimensioni maggiori rispetto a quelle ad alta densità. Le LDL trasportano colesterolo e trigliceridi dal fegato ai tessuti dell’organismo. HDL e LDL sono profondamente diverse a livello molecolare. In generale, le HDL, rispetto alle LDL, hanno percentuali superiori di proteine e fosfolipidi, coinvolti nella modificazione della permeabilità selettiva delle membrane cellulari.

Brandimarte: Il colesterolo rappresenta un componente essenziale delle membrane cellulari, nonché precursore di ormoni steroidei prodotti dalle ghiandole surrenali e dalle gonadi. In particolare, le particelle di LDL, formate all’80% da lipidi, sono le principali responsabili del trasporto di colesterolo nel sangue e nei fluidi extracellulari.

Che la riduzione dei livelli di colesterolo LDL determini una parallela diminuzione degli eventi cardiovascolari sia in prevenzione prima che secondaria è ormai assodato. Come evidenziato dal Cholesterol Treatment Trialist Collaboration, ad ogni riduzione di 39mg/dL di colesterolo LDL corrisponde un calo del 22% degli eventi cardiovascolari.

Le ultime linee guida ESC sulle dislipidemie hanno ridotto molto i valori di colesterolo LDL considerati ottimali sia in prevenzione primaria che secondaria.

L’introduzione di anticorpi monoclonali in grado di inibire la funzionalità di PCSK9 ha consentito ai clinici di spingere ancora oltre la riduzione del colesterolo LDL: lo studio FOURIER ha dimostrato come, in pazienti con malattia cardiovascolare aterosclerotica, l’aggiunta di evolocumab a una statina ha permesso di ridurre, in media, i livelli di colesterolo LDL del 59%, riducendo il rischio di morte per malattie cardiovascolari, infarto miocardico, stroke e ospedalizzazione per angina instabile del 15% rispetto al placebo, in una media di 2.2 anni di follow-up.

Brandimarte: Grazie per questa attenta disamina che ci permette di tranquillizzare i nostri pazienti sulla sicurezza delle moderne terapie ipolipemizzanti che consentono di abbattere in maniera netta il rischio di eventi cardiovascolari.

Le nuove linee guida europee abbassano il livello di colesterolo massimo consentito dei grassi nel sangue a 190. Ma più importante ancora, afferma il presidente della Società Italiana di Cardiologia, è guardare all’LDL, la parte cosiddetta “cattiva”: qui i valori ammessi a seconda dello stato di salute vanno da 160 a 70.

Il colesterolo perde quota. Dove perdere quota, massimo 190 quello totale ammesso, non più 200 o 220 come molti pazienti si ostinano a credere che vada bene.

«Più che al valore totale, a me pare più importante guardare al cosiddetto colesterolo “cattivo”», esordisce. Dunque, il livello massimo di LDL deve mantenersi uguale o inferiore a 160 se la persona non presenta alcun fattore di rischio.

«A proposito di quest’ultimo dato vanno purtroppo segnalati i dati di una Survey della Società Europea di Cardiologia (Euroaspire III, 2006) dimostrante che ben il 47,5% di quanti hanno avuto un infarto o un ictus oppure fatto un’angioplastica non riesce a raggiungere e a tenersi sotto quota 70 dell’LDL», commenta il professor Salvatore Novo.

Secondo l’Istituto Superiore della Sanità il 23% delle donne e il 21% degli uomini hanno un colesterolo totale molto alto e rispettivamente il 34% e 37% si tengono in zona sospetta tra 200 e 240.

Professor Novo, si parla sempre di abbassare il colesterolo cattivo. Ma perché, per contrastarlo, non si punta ad alzare il colesterolo “buono”?

«Ci sono ben pochi metodi per alzarlo», è la risposta. «L’attività fisica quotidiana e il bere un bicchiere di vino per pasto, specie se rosso, possono dare incrementi del 10-20%. Le statine riescono ad elevarlo solo del 5-10%, che è poco. Di recente con l’acido nicotinico più un inibitore delle prostaglandine si hanno risultati migliori. Ma non ancora soddisfacenti. Farmaci nuovi e promettenti sono alla studio, alcuni già in fase avanzata.

Alimenti da Consumare con Prudenza in Caso di Colesterolo Alto

  • Carne di manzo
  • Carne di agnello
  • Carne di maiale
  • Carne di pollo (con la pelle)
  • Lardo di maiale
  • Formaggi e prodotti lattiero-caseari ad alto contenuto di grassi
  • Oli vegetali ricchi di grassi saturi (palma, cocco, palmisto)
  • Snack salati
  • Prodotti da forno
  • Alimenti fritti (in particolar modo fuori casa)
  • Bevande alcoliche

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