Il colesterolo è un grasso essenziale per il funzionamento dell'organismo, coinvolto nella formazione delle membrane cellulari, nella sintesi degli ormoni e in altri processi biologici.
Il colesterolo si divide in buono (HDL) e cattivo (LDL) e quando quest'ultimo raggiunge valori troppo elevati, a causa di una predisposizione ereditaria a produrne troppo oppure perché si consumano quantità eccessive di alimenti ricchi di grassi saturi, può depositarsi sotto forma di placche sulle pareti dei vasi sanguigni.
È importante sottolineare che la gravità e la manifestazione dei sintomi possono variare notevolmente da persona a persona.
Colesterolo Totale, LDL e HDL: I Valori di Riferimento
Nelle persone adulte si considera normale un valore inferiore ai 200 mg/dl di sangue. Tuttavia, i livelli considerati nella norma variano a seconda dell'età.
Le linee guida relative ai valori-soglia del colesterolo totale si sono abbassate nel tempo. Pertanto anche un valore di 220 mg/dl, che fino a poco tempo fa era considerato ancora nella norma, ora viene valutato come lievemente sopra la soglia ideale.
Questo non significa che il rischio cardiovascolare con livelli di colesterolo totale (considerato che conta soprattutto il rapporto tra lipoproteine LDL e HDL) fino a 240 mg/dl sia elevato, ma solo moderato.
Colesterolo HDL
Abbiamo già visto che per colesterolo HDL (impropriamente definito “buono”) s’intende il colesterolo aggregato alle lipoproteine ad alta densità, aventi lo scopo di “recuperare” dalle cellule il grasso eccedente e di riportarlo al fegato.
Per tale ragione nel sangue le troviamo più “leggere” delle lipoproteine a bassa densità, essendo ancora prive di “zavorra”.
In linea di massima buoni valori di colesterolo HDL nel sangue sembrano collegati con un minor rischio cardiovascolare anche in presenza di un colesterolo LDL ugualmente elevato, e quindi di un colesterolo totale oltre la media.
La funzione biologica dell’HDL di rimuovere l’eccesso di colesterolo dai tessuti periferici, comprese le pareti arteriose, e trasportarlo al fegato per l’eliminazione, secondo il processo noto come trasporto inverso del colesterolo, rappresenta la base fisiologica per l’ipotesi protettiva dell’HDL.
Attualmente, le linee guida internazionali non raccomandano interventi specifici per aumentare l’HDL, concentrandosi invece sulla riduzione del colesterolo LDL, il principale target terapeutico nella prevenzione cardiovascolare.
Colesterolo LDL
Viceversa l’LDL è il colesterolo che dal fegato viene trasportato alle cellule del corpo formando un legame con le lipoproteine a bassa densità.
Il colesterolo LDL non è, infatti, “cattivo” di suo. Non tutto l’LDL che produciamo ha un effetto infiammatorio, ma bisogna distinguere tra LDL ossidato e LDL “sano”.
Quando le lipoproteine a bassa densità si legano al colesterolo e iniziano a circolare nei vasi per raggiungere le zone del corpo in cui ve ne è necessità, possono incontrare composti molecolari instabili - chiamati radicali liberi - sorta di sostanze di scarto del metabolismo cellulare, che aggregandosi alle lipoproteine LDL ne inducono un processo di stress ossidativo che di fatto le danneggia.
Colesterolo non-HDL
Oltre al colesterolo “buono” e “cattivo”, esiste un parametro ancora più affidabile per valutare la salute cardiovascolare: parliamo del colesterolo non-HDL, che individua le lipoproteine potenzialmente dannose per il rischio di eventi cardiovascolari avversi.
Il colesterolo non-HDL rappresenta l’insieme di tutte le lipoproteine aterogene, ovvero che possono contribuire all’accumulo di placche nelle arterie, aumentando la probabilità di patologie cardiovascolari come aterosclerosi, infarto e ictus.
Tra queste citiamo:
- Lipoproteine a bassa densità (LDL), che trasportano il colesterolo nel sangue;
- Lipoproteine a densità molto bassa (VLDL), che trasportano i trigliceridi dal fegato alle cellule adipose dell’organismo;
- Lipoproteine a densità intermedia (IDL), con una densità compresa tra le lipoproteine VLDL e il colesterolo LDL;
- Lipoproteina(a) [Lp(a)]: una variante dell’LDL associata ad un aumento del rischio di disturbi cardiovascolari, secondo varie ricerche.
Il calcolo del colesterolo non-HDL è semplice: è sufficiente sottrarre il valore del colesterolo HDL da quello del colesterolo totale.
Le Cause dell'Ipercolesterolemia
Ipercolesterolemia? Può suonare strano ma il colesterolo è in realtà un “grasso”, ovvero una molecola lipidica, fondamentale per la nostra salute.
I problemi insorgono quando quantità eccessive di questa sostanza, in combinazione con altre condizioni di rischio, arrivano a danneggiare le arterie, ostruendole, e provocando in tal modo malattie cardiovascolari.
Come anticipato, gran parte di questo grasso ce lo “fabbrichiamo” da noi, e ad occuparsi di tale incombenza è il fegato. In piccola parte, circa il 25-30% del totale, desumiamo il colesterolo dal cibo (presente solo negli alimenti di origine animale), ed è questa la quota di grassi su cui abbiamo la possibilità di intervenire.
Fattori di Rischio
I fattori di rischio per l’ipercolesterolemia su cui possiamo influire hanno molto a che vedere con il nostro stile di vita.
Quindi si tratta di elementi che possiamo influenzare, andando ad incidere sulla concentrazione colesterolo e trigliceridi nel sangue. Bisogna evitare una dieta troppo ricca di grassi saturi e di grassi trans (idrogenati di tipo industriale) e povera di fibre e antiossidanti, sostanze alimentari che ci aiutano a ridurre l’assorbimento del colesterolo a livello intestinale.
L’inattività fisica rende il fegato pigro e rallenta il metabolismo, incluso quello lipidico.
Tabagismo e/o eccessivo consumo di bevande alcoliche.
Con il termine familiarità si intende la presenza di malattie cardiovascolari precoci (come infarto miocardico, ictus ischemico o angina instabile) in parenti di primo grado (genitori, fratelli o figli).
Come Abbassare il Colesterolo non-HDL nel Sangue?
Di seguito una panoramica delle strategie più efficaci per ridurre il colesterolo non-HDL:
- Seguire una dieta equilibrata: aumentare le fibre solubili (frutta, verdura, legumi, cereali integrali) per ridurre l’assorbimento del colesterolo, preferire i grassi insaturi (olio d’oliva, frutta secca, pesce azzurro ricco di omega-3) e limitare i grassi saturi o trans, evitare zuccheri e carboidrati raffinati per ridurre i trigliceridi.
- Svolgere attività fisica regolare: 150 minuti di esercizio aerobico moderato (camminata veloce, nuoto, bicicletta) o 75 minuti di esercizio intenso a settimana, integrando allenamenti di resistenza per migliorare l’attività del metabolismo lipidico.
- Smettere di fumare: il fumo abbassa il colesterolo HDL e favorisce l’ossidazione delle lipoproteine LDL, aumentando il rischio di aterosclerosi ed eventi cardiovascolari.
- Limitare l’alcol: un consumo eccessivo, maggiore di 1 unità alcolica al giorno per le donne e 2 per gli uomini, può aumentare i trigliceridi e il colesterolo non-HDL.
- Gestire lo stress e il sonno: lo stress cronico e l’insonnia alterano il metabolismo lipidico, che può giovare delle tecniche di rilassamento e di 7-8 ore di sonno.
Quando e Come Controllare i Valori di Colesterolo?
Il monitoraggio dei livelli di colesterolo nel sangue è fondamentale per la prevenzione delle malattie cardiovascolari.
Nei bambini e adolescenti, il primo screening è raccomandato tra i 9 e gli 11 anni, con un successivo controllo tra i 17 e i 21 anni, salvo diversa indicazione in presenza di fattori di rischio genetici o metabolici.
Sul piano nutrizionale, è consigliato ridurre l’assunzione di grassi saturi e trans, preferendo grassi insaturi provenienti da fonti vegetali (come olio d'oliva, frutta secca e avocado) e da pesce azzurro ricco di omega-3.
Colesterolo e Stile di Vita: Cosa Fare?
In caso di sovrappeso, o comunque di cattivo rapporto tra massa magra e massa grassa, è importantissimo dimagrire riconquistando il normopeso.
Se presente insulino-resistenza o diabete, ripristinare l'omeostasi del metabolismo glucidico.
Ridurre al minimo i grassi saturi (inclusi gli idrogenati) e sostituirli con grassi insaturi, sia monoinsaturi (acido oleico omega-9) che polinsaturi a prevalenza di omega-3 e acido alfa-linolenico (omega-6); attenzione, invece, all'acido arachidonico (un altro omega-6, ma ad azione pro-infiammatoria).
Anche se si è dimostrato relativamente efficace, se paragonato all'importanza del primo e del secondo punto, anche diminuire l'apporto di colesterolo alimentare può essere utile.
Aumentare l'apporto di fibre, lecitine vegetali, fitosteroli e altri antiossidanti.
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