Tutti sappiamo quanto colesterolo e glicemia siano storici nemici della salute e quanto averne valori troppo elevati nel sangue possa esser causa di problemi cardiovascolari. Spesso ci si chiede se queste due patologie abbiano una correlazione scientifica o se siano invece disgiunte. Proviamo a fare un po’ di chiarezza.
Colesterolo e Glicemia: un Legame “Rischioso”
In medicina non è ancora chiaro il meccanismo esatto che lega glicemia e colesterolo ed il loro innescarsi a vicenda, ma è certo invece che tra di essi esista un legame. È ormai evidente infatti come un valore glicemico elevato sia responsabile di un aumento nel sangue del colesterolo cattivo LDL. Nel frattempo, nei soggetti diabetici, è stata notata una riduzione ed una modificazione del comportamento delle molecole di colesterolo buono HDL che aiuta la “pulizia” dei grandi vasi, agganciandosi al colesterolo cattivo LDL e facilitandone l’espulsione. Nei soggetti diabetici invece, l’HDL, oltre ad essere meno presente, appare non più capace di proteggere il colesterolo cattivo LDL dall’ossidazione e di trasportarlo per l’eliminazione.
Ciò che conta, quindi, è non sbilanciare i perfetti e delicati equilibri del nostro corpo con un apporto esagerato di questi elementi.
Aterosclerosi: Un Rischio Comune
Quando i livelli di colesterolo in circolo sono troppo elevati, il rischio è che si inneschi il processo dell’aterosclerosi, che progredisce in modo silente fino alla completa ostruzione dei vasi o alla formazione di trombi che ostruiscono il flusso del sangue e che aumentano notevolmente il rischio di malattie cardiovascolari, danni renali e ictus cerebrale. Il diabete, così come il fumo e la vita sedentaria rappresentano dei fattori di rischio importanti per lo sviluppo di aterosclerosi.
Una dieta eccessivamente ricca di grassi animali determina un aumento del tasso di colesterolo circolante. Quando la quantità di colesterolo presente nel sangue - e soprattutto quella trasportata nelle lipoproteine a bassa densità (colesterolo LDL o colesterolo cattivo) - raggiunge valori elevati, comincia ad accumularsi sulla parete dei vasi fino a formare una placca aterosclerotica resistente che indurisce le pareti vasali, le rende meno elastiche e rallenta il flusso del sangue. Con il passare del tempo la placca cresce (anche senza manifestare alcun sintomo!!) e ostruisce sempre di più il lume del vaso anche fino alla completa ostruzione o alla formazione di trombi. È un processo lento, che può richiedere decenni e proprio per questo subdolo.
L’aterosclerosi è una patologia vascolare cronica, a decorso silente (senza manifestare sintomi!), ed è la principale causa di eventi ischemici di cuore e vasi. Con il termine “ischemia” si intende qualsiasi diminuzione o interruzione dell’apporto di sangue in un distretto corporeo. L’evoluzione della placca aterosclerotica coinvolge una combinazione di vari fattori sistemici ma anche locali: disfunzione dell’endotelio (rivestimento interno dei vasi sanguigni), eccessiva deposizione di lipidi nella membrana intima, risposta immunitaria amplificata, proliferazione delle cellule muscolari lisce e rimodellamento della matrice extracellulare.
I danni provocati dalla placca aterosclerotica possono verificarsi a carico di importanti arterie (come le coronarie del cuore) e altri organi vitali e se trascurato facilita lo sviluppo di gravi malattie acute, con esito repentino, come l’infarto del miocardio, la trombosi, l’ictus cerebrale o complicanze renali.
Fattori di Rischio Modificabili e Non Modificabili
In quali situazioni il rischio può aumentare l’aterosclerosi? Un eccesso di lipidi (colesterolo, trigliceridi, etc) nel sangue (iperlipidemia), diabete tipo 2, ipertensione arteriosa, fumo di sigaretta e vita sedentaria sono i principali fattori di rischio modificabili, mentre età e familiarità per malattie associate all’aterosclerosi sono i principali fattori non modificabili, per questo è così importante modificare il proprio stile di vita in senso preventivo (alimentazione sana, attività fisica regolare, limitare fumo ed alcolici), quando il proprio profilo lipidico nel sangue risulta alterato.
Colesterolo, Diabete di Tipo 1 e Tipo 2
Nelle persone con diabete tipo 2 (DT2), il colesterolo-LDL (colesterolo cattivo) è spesso più alto dei valori normali ma in alcuni soggetti con DT2 tale rialzo non viene evidenziato dagli esami pur essendoci una dislipidemia (alterazione dei lipidi nel sangue). Nella metà dei pazienti con diabete tipo 2, si riscontra un aumento dei trigliceridi o una riduzione del colesterolo-HDL (colesterolo buono) a digiuno o nella fase post-prandiale. Sia le lipoproteine LDL che quelle HDL che servono per trasportare il colesterolo, nel soggetto con diabete tipo 2 mostrano delle variazioni nella composizione - che assume un profilo lipidico più aterogenico - che alterano le loro funzioni. Tutte queste alterazioni si osservano spesso anche nelle persone con accumulo di grasso addominale (grasso viscerale) considerato il più pericoloso per il maggior rischio cardiovascolare associato, con insulino-resistenza o con ridotta tolleranza al glucosio.
Anche il diabete tipo 1 è associato a un più alto rischio cardiovascolare in particolare nei soggetti con microalbuminuria e malattia renale. Sappiamo che l’iperglicemia accelera l’aterosclerosi. Migliore è il controllo del proprio diabete, minore sarà tale rischio nel tempo. Il profilo lipidico del soggetto con diabete tipo 1 con un buon controllo glicemico è normale ed è caratterizzato da livelli più bassi della norma di trigliceridi e colesterolo-LDL mentre i valori di colesterolo-HDL (colesterolo buono) sono in genere al limite superiore del range normale o lievemente superiori. Ciò si spiega con la somministrazione sottocutanea dell’insulina che aumenta l’attività delle lipoproteine (complessi molecolari che trasportano nel sangue trigliceridi e colesterolo) nel tessuto adiposo e nel tessuto muscolo-scheletrico e di conseguenza accelera il turnover delle particelle VLDL. Le VLDL (acronimo di Very Low Density Lipoproteins) sono lipoproteine cariche di grassi (trigliceridi) che vengono sintetizzate dal fegato e fungono da trasportatori di lipidi (grassi) verso i tessuti periferici (soprattutto muscolare e adiposo); in tal modo, le VLDL perdono densità e si trasformano dapprima in IDL (Intermediate Density Lipoproteins - intermedie) e poi in LDL, le quali continuano a circolare trasportando il colesterolo cattivo come ultimo elemento di cessione. Anche nel diabete di tipo 1 si osservano delle modificazioni potenzialmente aterogene nella composizione delle lipoproteine sia LDL che HDL.
Monitoraggio del Profilo Lipidico
Ogni quanto andrebbe controllato il profilo dei lipidi nel sangue? Nei soggetti con diabete, il controllo del profilo lipidico (livelli dei grassi nel sangue), comprensivo di colesterolo totale, colesterolo LDL, colesterolo HDL e trigliceridi andrebbe effettuato almeno 1 volta all’anno e a intervalli di tempo più ravvicinati in caso di diabete non ben controllato e di dati fuori dalla norma del profilo lipidico.
Valori di Riferimento del Colesterolo LDL nel Diabete
Le Linee Guida ESC-EASD 2019 [ documento congiunto tra la Società Europea di Cardiologia (ESC) e l’European Association for the Study of Diabetes (EASD)] sottolineano come in generale il diabete mellito conferisca un eccesso di rischio di malattie cardiovascolari di due volte più elevato, indipendentemente dalla presenza di altri fattori di rischio. Stratificare il rischio cardiovascolare nei pazienti con diabete riveste dunque un ruolo importante per impostare trattamenti di intensità proporzionale al rischio individuale del singolo paziente (terapia personalizzata). I pazienti con diabete possono essere distinti in soggetti a rischio molto alto, alto o moderato.
MODERATO RISCHIO CARDIOVASCOLARE Pazienti giovani (diabete tipo 1 ed età inferiore ai 35 anni o diabete tipo 2 ed età inferiore ai 50 anni) con diabete di durata inferiore ai 10 anni, SENZA altri fattori di rischio
ALTO RISCHIO CARDIOVASCOLARE Pazienti con diabete mellito di durata uguale o maggiore ai 10 anni senza danno in organi target più qualsiasi altro fattore di rischio addizionale
MOLTO ALTO RISCHIO CARDIOVASCOLARE Pazienti con diabete mellito e presenza di malattia cardiovascolare o danno di un organo target o 3 o più fattori maggiori di rischio o insorgenza precoce di diabete mellito di tipo 1 di lunga durata (maggiore ai 20 anni)
I valori target (valori di riferimento) da raggiungere per il colesterolo-LDL (colesterolo cattivo) variano in funzione del rischio cardiovascolare (CV) del singolo paziente con diabete mellito:
- Rischio CV molto alto → target colesterolo-LDL< 55 mg/dl (1,4 mmol/l)
- Rischio CV alto → target colesterolo-LDL < 70 mg/dl (1,8 mmol/l)
- Rischio CV moderato → target colesterolo-LDL < 100 mg/dl (2,5 mmol/l)
Cosa Mangiare e Cosa Evitare
In quei casi, è bene modificare le proprie abitudini alimentari privilegiando il modello dieta mediterranea con qualche accorgimento in più. Le fibre solubili sono, per esempio, molto utili perché riducono l’assorbimento di colesterolo a livello intestinale. Avere colesterolo e glicemia alti, non significa per forza rinunciare a piatti gustosi e saporiti. Basilico e aglio aiutano a depurare fegato, stomaco e intestino. Ma è fondamentale usare proprio questa varietà? Sì, perché, a differenza di altre, sono più ricche di procianidine. Questo secondo piatto è indicato per la glicemia alta? Per prima cosa, è bene abolire il fumo e il consumo di bevande alcoliche. Per combattere colesterolo e glicemia alti, bisogna poi bere tanto. L’acqua è, infatti, un elemento essenziale per la corretta funzionalità di organi e apparati e, assunta in giuste quantità, contribuisce alla riduzione dei livelli di glucosio nel sangue. Lo zucchero viene, infatti, diluito ed eliminato mediante le urine. Spesso l’alimentazione e l’attività fisica non sono sufficienti per abbassare i livelli di colesterolo e glicemia.
Alimenti Consigliati
- Cereali, legumi, prodotti provenienti da farine non raffinate
- Frutta e verdura di stagione
- Pesce e carni bianche magre (meglio se non più di due volte a settimana)
- Alcuni alimenti, come il salmone, sono ricchi di Omega3, quindi di colesterolo buono.
Alimenti da Limitare o Evitare
- Cibi lavorati (come dolci e insaccati)
- Alimenti grassi
- Fritture
- Contenere il consumo di uova e carne rossa
Attenzione alla frutta! Non sarà mai una nemica della salute, è evidente, ma se per il colesterolo non esistono limitazioni particolari, per soggetti diabetici o con valori glicemici elevati nel sangue è meglio un consumo controllato e la priorità a quella meno zuccherina.
Importanza dello Stile di Vita
Abbiamo parlato fino ad ora del legame tra diabete e colesterolo e abbiamo analizzato le patologie e i valori connessi ad esse. Condurre uno stile di vita sano può sembrare la risposta più scontata, e lo è, ma è anche la più veritiera. Uno stile di vita sano si compone di una dieta bilanciata, un ritmo regolare di sonno-veglia e di attività fisica. L’attività fisica, infatti, può aiutare a combattere diabete e colesterolo alto. L’esercizio fisico migliora la sensibilità all’insulina e promuove l’uso del glucosio. Per concedersi un momento di relax a fine giornata, infine, possiamo preparare un tè alla cannella. Questa spezia, dunque assolutamente naturale, è comprovato che aiuti ad abbassare i livelli di glucosio e colesterolo nel sangue. Non può essere sostitutiva, ovviamente, di alcun trattamento prescritto dal medico, ma, aggiunta nei dolci, nelle bevande o preparata sotto forma di tè, è da considerare un coadiuvante naturale. È stata notata, infatti, una correlazione tra l’utilizzo di cannella nei malati di diabete di tipo 2 e ipercolesterolemia.
Un potenziale aiuto a chi soffre di colesterolo e glicemia alti potrebbe arrivare anche da PROBIOTICO ACT. Dunque, inizia a seguire una dieta per colesterolo e glicemia alti privilegiando carni magre, pesce azzurro, frutta e verdura, cereali integrali e legumi. Smetti di fumare, non bere alcolici, fai attività fisica e prendi COLESTEROL ACT PLUS FORTE e GLICEMY ACT, integratori alimentari per controllare i livelli di colesterolo e glucosio nel sangue.
Glicemia, Colesterolo e Trigliceridi: Cosa Sono?
È buona abitudine tenere sotto controllo con le analisi del sangue i valori di colesterolo, trigliceridi e glicemia. Il colesterolo è una sostanza molto importante per il nostro organismo nel quale svolge molteplici funzioni. Quando i livelli nel sangue di colesterolo diventano troppo alti, per una dieta non equilibrata, o meno frequentemente per una predisposizione familiare (genetica), iniziano i problemi. Il colesterolo, infatti, inizia a depositarsi sulle pareti dei vasi sanguigni, queste si ispessiscono e aumentano la loro rigidità. Progressivamente si formano delle vere e proprie placche (aterosclerosi) che restringono il vaso ostacolando il flusso sanguigno. In queste condizioni il cuore, il cervello e gli altri organi non ricevono un adeguato apporto di ossigeno e si verificano danni molto gravi tra cui l’infarto e l’ictus.
I trigliceridi sono un’altra forma di grasso presente nel sangue. Questi rappresentano un’importante fonte di energia per l’organismo. Quando con la dieta vengono introdotti troppi grassi, carboidrati (zucchero, pane, pasta) o alcol, i livelli ematici di trigliceridi aumentano. Elevati valori di trigliceridi nel sangue sono spesso associati a elevati valori di colesterolo-LDL e a bassi livelli di colesterolo-HDL e ad altre malattie quali il diabete e l’obesità.
Il termine glicemia indica la concentrazione di glucosio nel sangue, il nutriente essenziale di tutte le cellule del nostro organismo. La principale fonte di glucosio sono gli alimenti, ma, in misura minore, può anche essere sintetizzato dal nostro organismo a partire da proteine e lipidi (grassi). Valori di glicemia uguali o superiori ai valori “desiderabili” sono, secondo l’American Diabetes Association, da considerarsi probabili sintomi di diabete.
Valori di riferimento
- Colesterolo totale fino a 200 mg/dl
- Colesterolo “cattivo” (LDL) fino a 100 mg/dl
- Colesterolo “buono” (HDL) non inferiore a 50 mg/dl
I livelli di HDL non devono essere al di sotto del valore indicato perché queste sostanze svolgono un’importante azione protettiva: rimuovono il colesterolo in eccesso dai tessuti.
Dislipidemia e Iperglicemia
È noto che abitudini dietetiche come il consumo di quantità eccessive di carboidrati raffinati, zucchero, grassi saturi e grassi trans, unite alla sedentarietà aumentano il rischio di sviluppare dislipidemia e iperglicemia. Si ha dislipidemia quando i livelli di colesterolo "cattivo" LDL sono troppo elevati e/o i livelli di colesterolo "buono" HDL sono troppo bassi. Si ha iperglicemia quando le concentrazioni di glucosio nel sangue che rimangono superiori alla norma. Spesso queste condizioni hanno una componente ereditaria, ma attraverso uno stile di vita adeguato è spesso possibile rallentarne l’insorgenza o addirittura evitarle.
Oltre alla trasmissione genetica esistono numerosi fattori che favoriscono l’insorgenza di queste condizioni: l’obesità o il sovrappeso, soprattutto a carico del grasso addominale, la sedentarietà ed un’alimentazione troppo ricca in grassi e povera in fibre naturali sono i principali elementi che ne provocano l’insorgenza in soggetti predisposti. Generalmente le persone non avvertono importanti sintomi fisici anche quando l’iperglicemia è già presente. In certi casi un solo parametro alterato può portare con il tempo ad alterarne altri. Le iperlipidemie, l’eccesso di colesterolo o di trigliceridi nel sangue sono un fattore di rischio cardiovascolare importante quanto e più della glicemia.
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