Colesterolo e Calcoli Renali: Una Correlazione Complessa

Diverse ricerche hanno rilevato che le persone afflitte da calcoli renali (KSF) sono a maggior rischio di sviluppare malattie cardiovascolari (CVD). I meccanismi sottostanti sono poco conosciuti e molti medici non sono consapevoli di questa connessione.

È stata effettuata un’esplorazione approfondita della letteratura e, alla fine, sono stati selezionati 669 articoli di natura epidemiologica, poi ridotti a 15, per un totale di 4.259.869 partecipanti, 230.720 dei quali portatori di calcoli renali. È stata riscontrata una significativa eterogeneità tra gli studi e i KSF di genere femminile presentano un pericolo più significativo di incorrere in ictus (rapporto = 1,10) e nella CAD (1,20).

Sotto l’aspetto biologico, la ricerca in letteratura ha permesso di estrapolare 125 pubblicazioni poi ridotte a 14.

Malattie Croniche Renali e Importanza della Dieta

Secondo le ultime stime fornite dalla Società Italiana di Nefrologia, un italiano su dieci soffre, anche a sua insaputa, di una malattia cronica renale. Le malattie croniche renali sono patologie che, nella loro evoluzione progressiva, portano alla condizione irreversibile di insufficienza renale, cioè all’incapacità delle reni di svolgere la funzione di ‘filtro’, depurando l’organismo dalle scorie e dai sali minerali in eccesso. Nelle condizioni più serie, il cattivo funzionamento delle reni rende necessario un trattamento sostitutivo, rappresentato dalla dialisi o dal trapianto di organo.

Una malattia renale, secondo gli esperti, richiede una diagnosi precoce e un trattamento mirato per prevenire o ritardare sia una condizione di insufficienza renale acuta o cronica, sia la comparsa di complicanze cardiovascolari a cui spesso è associata. Sono infatti l’ipertensione e il diabete, non adeguatamente controllati dalla terapia farmacologica, l’ipertrofia prostatica, i calcoli renali o i tumori voluminosi a favorirne l’insorgenza in quanto riducono il normale deflusso di urina, aumentano la pressione all'interno dei reni e ne limitano la funzionalità. O ancora il danno renale può essere determinato da processi infiammatori (pielonefriti, glomerulonefriti) o dalla formazione di cisti all'interno dei reni (malattia renale policistica) o dall’utilizzo cronico di alcuni farmaci, da alcool e droghe consumate in eccesso.

Un ruolo fondamentale, nell’alleviare il lavoro dei reni già compromessi, è svolto dalla dieta che è, dunque, la prima prevenzione. L’apporto calorico deve essere di circa 35 Kcal per kg (riferito al peso ideale della persona) al giorno in caso di età inferiore ai 60 anni e di 30 Kcal con età uguale o superiore a 60 anni. I valori di questa sostanza dovrebbero mantenersi entro 8-10 mg/Kg peso corporeo. Il sodio è presente in molti alimenti e in grandi quantità.

Colesterolo Alto e Funzione Renale

Oltre a diabete e ipertensione arteriosa, anche avere il colesterolo alto, ovvero soffrire di ipercolesterolemia, può compromettere la salute e funzione renale portando a insufficienza renale cronica - spiega il dottor Leonardo Spatola, nefrologo di Humanitas -. Pressione alta e ipercolesterolemia contribuiscono a determinare un danno vascolare a livello dei vasi renali inducendo progressivamente ischemia e insufficienza renale cronica, mentre il diabete, che negli USA si stima sia al causa di circa il 40% di casi di insufficienza renale cronica, come si è visto, è correlato a differenti meccanismi quali l’iperglicemia non adeguatamente controllata, l’insulino-resistenza e i prodotti di glicazione non enzimatica.

Dal momento che alti livelli di colesterolo, così come ipertensione e il diabete, specie di tipo 2, sono correlati allo stile di vita, per aiutare a preservare la funzione renale è importante cercare di modificare le proprie abitudini in favore di uno stile di vita sano. Questo può aiutare non solo a ridurre il rischio che tali malattie insorgano ma anche contribuire a controllare la loro evoluzione, e quindi eventuali danni a livello renale.

Dislipidemia e Malattia Renale Cronica

La malattia renale cronica è caratterizzata da una progressiva e irreversibile riduzione della funzione renale (i reni iniziano a funzionare sempre meno). Si tratta di una condizione clinica in costante aumento e le principali cause sono rappresentate dal progressivo invecchiamento della popolazione, dalle complicanze a livello renale di malattie sistemiche quali l’ipertensione arteriosa, diabete mellito II e da colesterolo e trigliceridi alti (Dislipidemia). La Dislipidemia nel paziente con malattia renale cronica (una creatinina che aumenta gradualmente nel tempo) espone il paziente a maggiori problemi cardiaci e contribuisce alla malattia del rene stesso.

È noto che l’incremento del rischio delle malattie cardiache aumenta quando i reni iniziano a funzionare di meno, in parole più semplici quando la creatinina inizia a salire, maggiore sarà il rischio di avere un infarto.

Caratteristiche della Dislipidemia in Pazienti con Malattia Renale Cronica:

  • Basso colesterolo HDL (o meglio conosciuto come colesterolo buono o colesterolo "spazzino")
  • Alti trigliceridi
  • Il colesterolo cattivo (LDL) diventa molto aggressivo
  • Aumenta anche il "terzo colesterolo" ancora poco conosciuto che si chiama lipoproteina (a) "piccola"

La terapia per abbassare il colesterolo e i trigliceridi è personale e varia da paziente a paziente, è compito dello specialista individuare non solo una corretta terapia personalizzata: infatti, a seconda della storia clinica del paziente, la terapia varia, per alcuni basta una speciale dieta insieme a prodotti naturali specifici, in altri occorre invece specifici farmaci anticolesterolo. Inoltre esami strumentali non invasivi a basso costo che spesso invece vengono ignorati, sono indispensabili per prevenire malattie cardiache ictus e malattie renali.

Statine e Danno Renale

L'introduzione delle statine nella pratica clinica ha rivoluzionato il trattamento delle dislipidemie. Diversi studi hanno recentemente dimostrato che le statine posseggono, oltre all'azione ipocolesterolemizzante, anche altri effetti, denominati "pleiotropici", che coinvolgono le cellule endoteliali, le cellule muscolari, i monociti-macrofagi ed i linfociti T. Il legame tra dislipidemia e danno renale è noto da decenni. Oggi sappiamo che elevati livelli di colesterolo nel rene sono un fattore importante per sostenere processi infiammatori cronici nell'organo e per lo sviluppo di sclerosi glomerulare e fibrosi interstiziale, che a lungo termine possono portare alla perdita di funzionalità dell'organo.

Una meta-analisi pubblicata nel 2001 ha dimostrato che qualsiasi trattamento (statine, fibrati, dieta, ecc) in grado di correggere le diverse forme di dislipidemia nel paziente con insufficienza renale si associa a una significativa riduzione nella velocità di declino della funzione renale (p=0,008), e riduzione dell'escrezione di proteine nelle urine (p=0,077). I lavori pubblicati successivamente alla meta-analisi hanno portato ad ipotizzare che le statine, attraverso meccanismi non direttamente legati alla riduzione del colesterolo, potrebbero avere un ruolo primario nel trattamento di alcune malattie renali croniche.

Calcoli Biliari e Colesterolo

La bile prodotta dal fegato contiene in maniera equilibrata diversi componenti; può tuttavia accadere che tale equilibrio si spezzi favorendo la precipitazione del colesterolo e/o dei pigmenti biliari in essa contenuti. I calcoli della colecisti sono un disturbo piuttosto diffuso. Come spesso capita per molte patologie, anche i calcoli della cistifellea possono non dare segni della loro presenza (calcoli asintomatici). I sintomi dei calcoli della colecisti, qualora esistano, sono riconducibili soprattutto alla colica biliare. Parlando in termini puramente statistici circa il 60-80% dei portatori di calcoli alla cistifellea è asintomatico; di questi ogni anno anno il 3% diventerà sintomatico (20-40% in 10 anni).

Indipendentemente dalla causa e dal grado di deficit della funzione renale, i pazienti con una malattia renale cronica (MRC) presentano significative ed importanti alterazioni del metabolismo lipidico. La dislipidemia osservata il questi pazienti infatti, fino dagli stadi iniziali della malattia ed in misura sempre maggiore quanto più elevata è la proteinuria e maggiore la riduzione della filtrazione glomerulare, si caratterizza per alterazioni quantitative e qualitative delle lipoproteine, degli enzimi lipolitici e dei recettori delle lipoproteine.

Alterazioni del Metabolismo Lipidico nella MRC

Con il progredire della MRC, si osserva invariabilmente un aumento dei trigliceridi circolanti ed una riduzione delle lipoproteine ad alta densità (HDL), mentre le lipoproteine a bassa densità (LDL) non manifestano modificazioni quantitative rilevanti, con la eccezione di quanto osservato nelle nefropatie intensamente proteinuriche e nella sindrome nefrosica. Tuttavia, anche in presenza di LDL normali o ridotte, si assiste ad una progressiva modificazione qualitativa di queste con aumento delle LDL aterogene “piccole e dense” (sdLDL) e delle LDL ossidate. Nei pazienti con proteinuria elevata ed in quelli che presentano il quadro clinico della sindrome nefrosica, anche in presenza di una normale funzione renale, il profilo lipidico diviene marcatamente aterogenico anche da un punto di vista quantitativo, con elevati valori circolanti di colesterolo, lipoproteine a densità molto bassa (VLDL) ed intermedia (IDL), lipoproteina (a) ed una marcata riduzione delle HDL.

Il metabolismo lipidico nella MRC è profondamente alterato e spesso condizionato dalla coesistenza di condizioni, quali il diabete mellito, la sindrome metabolica e l’obesità, esse stesse di per se responsabili di un peculiare fenotipo dislipidemico.

Anomalie Lipidiche Quantitative nella MRC:

  • Aumento dei trigliceridi plasmatici
  • Riduzione del colesterolo HDL
  • Valori di colesterolo totale e colesterolo LDL che possono essere ridotti, nella norma o lievemente aumentati

La MRC si caratterizza per alterazioni quantitative dei lipidi circolanti cosi come per una significativa alterazione della composizione delle lipoproteine. Le alterazioni più peculiari e più frequentemente osservate in questi pazienti, in tutte le fasi della malattia, da quelle iniziali alla terapia sostitutiva, sono un aumento dei trigliceridi e delle lipoproteine contenenti ApoB ed ApoC ricche in trigliceridi, una riduzione delle LDL e VLDL ed un aumento delle sdLDL, chilomicroni remnant ed una costante riduzione delle HDL, con ridotta trasformazione della frazione HDL3 in HDL2, maggiormente implicata nei meccanismi di protezione vascolare, oltre ad una globale riduzione delle attività antiinfiammatorie, antiossidanti e della capacità di trasporto inverso del colesterolo da parte di queste particelle lipidiche ad alta densità.

Calcoli Biliari: Composizione e Fattori di Rischio

I calcoli biliari sono piccoli ammassi di materiale solido che si possono formare nella cistifellea o nelle vie biliari. Fra le sostanze che possono essere presenti al loro interno c’è anche il colesterolo. Questa molecola, infatti, è naturalmente presente nella cistifellea, dove partecipa alla sintesi della bile, sostanza che facilita la digestione dei grassi e che per questo viene riversata nell’intestino ogni volta che si mangia. Fra i tipi di calcoli alla cistifellea, quelli di colesterolo si formano quando le concentrazioni di questa molecola all’interno della bile sono troppo elevate.

Ciò che è noto è che i calcoli biliari sono più frequenti nelle persone in sovrappeso o obese, soprattutto se donne. Il rischio di calcoli alla cistifellea sembra aumentare quando l’alimentazione è ricca di colesterolo, di grassi saturi, di acidi grassi trans e di zuccheri raffinati. Secondo alcuni studi anche un eccesso di legumi potrebbe portare ad avere a che fare con questo problema.

Secondo alcuni studi chi segue una dieta vegetariana corre un minor rischio di sviluppare dei calcoli biliari. Non a caso tra i consigli degli esperti per prevenirli c’è proprio quello di aumentareil consumo di frutta e verdura. Accanto alla buona abitudine di mangiare frutta e verdura, va ricordato che anche ridurre il consumo di grassi aiuta ad evitare la formazione dei calcoli biliari.

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