Colecistite e Iperglicemia: Un Collegamento Importante

La colecisti, nota anche come cistifellea, è un piccolo organo a forma di pera situato sotto il fegato. Questo organo ha la funzione di accumulare e modificare la composizione della bile prodotta dal fegato, che giunge attraverso il dotto epatico e si raccoglie nella cistifellea appunto. Essa ha il compito di immagazzinare e concentrare la bile, una secrezione del fegato che contiene principalmente acidi biliari. Attraverso la sua mucosa, inoltre, essa contribuisce ad arricchire di muco la bile. Grazie allo sfintere di Oddi, bile e succhi pancreatici non si riversano nell’intestino quando si è a digiuno.

Cos'è la Colecistite?

La cistifellea infiammata accompagnata dalla presenza di calcoli, è la forma più comune di colecistite e rappresenta circa il 95% di tutti i casi. I calcoli biliari sono un disturbo diffuso in circa il 10-15% della popolazione e in aumento, a causa della dieta occidentale ricca di zuccheri e grassi animali e dell’elevata incidenza di sovrappeso e obesità.

Tipi di Calcoli Biliari

  • Calcoli di colesterolo: Sono di colore giallo-verde e rappresentano circa l’80% dei casi. La causa della loro formazione è un eccesso di colesterolo nella bile.
  • Calcoli pigmentanti: Sono invece di colore scuro e sono formati da un eccesso di bilirubina, un pigmento che costituisce lo scarto della degradazione dei globuli rossi. Ne soffre chi ha patologie del fegato o malattie del sangue, come l’anemia falciforme.

Se la bile diventa troppo densa, le sostanze all’interno possono precipitare formando dei calcoli. Questi possono avere dimensioni variabili da pochi millimetri a qualche centimetro. Una colecistite alitiasica può verificarsi anche in seguito a digiuno e nutrizione parenterale molto prolungati o a ustioni molto gravi.

Sintomi e Diagnosi della Colecistite

Il primo sintomo dell’infiammazione della colecisti è generalmente un dolore molto forte, pungente e persistente, che parte dalla zona in alto a destra della pancia e può diffondersi verso la scapola e la schiena. In presenza di questi sintomi bisogna rivolgersi immediatamente al medico. Lo specialista, oltre alla visita, può ricorrere ad alcuni esami per effettuare una diagnosi. In base ai risultati, il medico stabilisce in che modo intervenire. Se l’ostruzione non si risolve e l’infiammazione sfocia in infezione, infatti, si possono avere conseguenze anche gravi. Il problema può arrivare a coinvolgere anche altri organi come il fegato e il pancreas.

Trattamento e Gestione della Colecistite

Nei casi non gravi, quando i calcoli alla colecisti sono asintomatici oppure in caso di predisposizione familiare, è possibile intervenire con una dieta adeguata. Una dieta per colecisti infiammata deve essere povera di grassi animali (carne e latticini) e zuccheri semplici, i quali stimolano la produzione endogena di colesterolo.

Esistono infatti dei farmaci, come l’acido ursodesossicolico, che aiutano a dissolvere piccoli calcoli di colesterolo. I calcoli alla cistifellea possono essere espulsi? La risposta è sì, con un però. Quando si presentano tutti i sintomi di un’infiammazione della cistifellea, dopo la somministrazione di analgesici ed antibiotici, generalmente la soluzione è l’intervento chirurgico. Questo viene eseguito nella maggior parte dei casi in laparoscopia.

La colecisti è infatti un organo utile ma non indispensabile e si può vivere tranquillamente anche senza. Ma si può vivere senza cistifellea? Anche in questo caso, la risposta è sì.

Obesità, Iperglicemia e Colecistite

L’obesità è una malattia cronica complessa e in progressivo aumento a livello globale, per la cui diagnosi non ci si può basare soltanto sul BMI, che rischia invece, a seconda dei casi, di sovra o sottostimare l’impatto dell’adiposità sulla salute generale della persona. Questa misurazione risulta infatti inadeguata a valutare correttamente gli effetti dell’eccesso di grasso corporeo sulla funzionalità degli organi e dei tessuti dell’organismo. Al BMI, allora, vanno affiancati altri criteri diagnostici e misurazioni, come la circonferenza vita-fianchi, il rapporto circonferenza vita/altezza o rilevazioni strumentali dirette quali la bioimpedenziometria (BIA) e la densitometria (DEXA), correlandoli a sesso, età ed eventuali altri fattori.

La negazione dell’obesità come malattia e lo stigma non solo sociale, ma anche sanitario nei confronti dell’obesità comportano un ritardo nella presa in carico e un’inerzia terapeutica già ampiamente superati per altre malattie croniche non comunicabili, come per esempio il diabete o l’ipertensione. L’obesità è spesso accompagnata da uno stigma sociale, per cui le persone che ne sono interessate si trovano a dover affrontare biasimo e/o condizioni di esclusione sociale, sia in ambito familiare e lavorativo o scolastico, sia in ambito sanitario.

Complicanze dell'Obesità

  • Osteoartrite
  • Ostruzione delle vie aeree superiori
  • Linfedema degli arti inferiori
  • Lipedema
  • Insufficienza cardiaca
  • Fibrillazione atriale
  • Disfunzioni gonadiche
  • Infertilità
  • Danno renale

Queste predisposizioni alla disfunzione d’organo e alle complicanze sono parte integrante della fisiopatologia e della storia naturale dell’obesità clinica. L’osteoartrite, che colpisce in particolare le articolazioni grandi e portanti come fianchi e ginocchia, si sviluppa come effetto diretto dell’aumento delle dimensioni e del peso del corpo sulle articolazioni. L’ostruzione delle vie aeree superiori causata dall’aumento della massa grassa, in particolare nel collo, influisce direttamente sulla funzionalità delle vie aeree determinando lo sviluppo di disturbi respiratori nel sonno, che vanno dal russare con aumentata resistenza delle vie aeree superiori, all’apnea notturna ostruttiva e alla sindrome da ipoventilazione dell’obesità. La presenza di disturbi respiratori del sonno con l’ipossia ricorrente e l’attivazione del sistema nervoso simpatico contribuiscono allo sviluppo di ipertensione, sindrome metabolica e diabete di tipo 2. Il linfedema degli arti inferiori è fortemente associato all’obesità grave, in particolare nella popolazione femminile; si sviluppa a causa della compressione meccanica dei vasi linfatici e del drenaggio ridotto, con sensazioni di dolore, tensione o entrambi, con conseguente riduzione dell’ampiezza del movimento. Il lipedema è un disturbo doloroso caratterizzato da accumulo simmetrico di tessuto adiposo sottocutaneo nelle gambe, che si verifica quasi esclusivamente nelle donne.

Iperglicemia e il Suo Legame con l'Obesità

L’iperglicemia (disglicemia o inappropriata glicemia a digiuno o prediabete) derivante dalla coesistenza di resistenza all’insulina e disfunzione delle cellule β che originano dalla malattia dell’organo adiposo con deposito di grasso ectopico all’interno delle stesse isole pancreatiche.

Effetti dell'Obesità sulla Fertilità e Reni

Sia i maschi sia le femmine possono avere disfunzioni gonadiche derivanti dai complessi adattamenti ormonali legati all’obesità. L’obesità può essere una causa di infertilità. Nelle femmine, la disfunzione ormonale del tessuto adiposo e l’iperinsulinemia e la resistenza all’insulina costituiscono i principali collegamenti allo sviluppo di iperandrogenismo funzionale o sindrome dell’ovaio policistico. La presenza di un danno renale caratterizzato da glomerulopatia correlata all’obesità può portare a malattia renale allo stadio terminale. La causa è complessa e sembra essere correlata a processi metabolici od ormonali (ad esempio, aumento dell’attività simpatica, attivazione del sistema renina-angiotensina e resistenza all’insulina), emodinamici e infiammatori che si sviluppano a seguito dell’aumento della massa grassa.

Impatto Psicologico e Sociale dell'Obesità

L’obesità spesso genera disabilità che limita le attività di routine della vita quotidiana, compresi gli aspetti legati alla gestione della malattia stessa, come l’attività fisica, la preparazione dei pasti e l’accesso alle cure. Si può arrivare a limitare la mobilità, l’equilibrio e l’ampiezza dei movimenti, compromettendo le attività di cura di sé, tra cui l’igiene personale. Un fattore importante che contribuisce all’obesità è lo stress psicologico, che può portare a un’alimentazione incontrollata. Lo stress psicologico modifica non solo la quantità di cibo ingerito, ma influenza anche i modelli alimentari dalle diete raccomandate a cibi più dolci e grassi. Esiste una forte associazione tra alimentazione disordinata e mancanza di esercizio fisico, che può esacerbare i livelli di stress, causando inoltre un aumento dell’assunzione di cibo.

Obesità e Salute Mentale

Obesità e depressione hanno relazioni bidirezionali con una prevalenza crescente e condividono una serie di presunti percorsi patogenetici. Le condizioni correlate all’obesità (tra cui disturbi del sonno, comportamenti e disturbi alimentari, disabilità, stigma del peso, bassa autostima e compromissione psicosociale) agiscono compromettendo la qualità della vita con entrambe le condizioni, indipendentemente da altri fattori causali.

Problemi Dermatologici e l'Obesità

L’integrità della pelle è compromessa dall’obesità. La maggior parte dei problemi si riscontra nelle aree di contatto pelle a pelle, tra cui sotto il seno e nelle ascelle, inguine, cosce e parte inferiore dell’addome. Lo sfregamento e l’eccessiva umidità danneggiano la pelle, causando infiammazione ed eruzione cutanea (ad esempio, intertrigine), che predispongono la pelle a infezioni fungine e batteriche.

Obesità e Rischio di Tumori

L’obesità, come abbiamo detto, si associa all’aumento del rischio di insorgenza di varie patologie, come ipertensione, patologie cardiovascolari, respiratorie e psichiche e alcuni tumori. L’obesità è infatti il secondo fattore di rischio, tra quelli classificati come “evitabili”, per determinati tumori (almeno 13), come quelli dell’apparato digerente (tumore di esofago, stomaco, pancreas, fegato, colecisti e colon-retto), quelli che interessano la popolazione femminile (tumore di seno, ovaio e utero) e quelli di tiroide, rene e, nella popolazione maschile, prostata. Questa associazione tra obesità e tumori si può correlare all’aumento di stato infiammatorio (in particolare quando si parla di tumori dell’apparato digerente) e di sovrapproduzione di ormoni sessuali e della crescita che l’eccesso di grasso corporeo provoca. In questi casi, infatti, le cellule tendono ad aumentare i cicli riproduttivi, rischiando di arrivare a una moltiplicazione incontrollata e alla produzione di cellule tumorali. Inoltre, anche l’aumento di rischio di diabete associato alla minor capacità di assorbimento degli zuccheri causata dall’obesità, può rappresentare un ulteriore fattore di rischio per l’insorgenza di tumori, in particolare quelli di rene e colon.

È importante anche segnalare come i tumori da cui sono interessate le persone con obesità tendono a essere di maggior aggressività, così come in questi pazienti è anche frequente l’insorgenza di recidive di malattia. Anche le complicanze in fase di trattamento sono maggiori in presenza di obesità, in particolar modo perché l’eccesso di adipe può alterare la distribuzione dei farmaci nell’organismo, rendendone più complicato il dosaggio.

Diabete di Tipo 2 e Rischio di Tumori

È il più grande studio real world mai condotto sull’argomento (su oltre 410 mila persone) e confermato che il diabete di tipo 2 aumenta il rischio di ammalarsi di alcuni tipi di tumore, soprattutto tra le donne. Tra gli uomini il rischio di sviluppare un tumore della prostata è aumentato dell’84%. Tra le donne, il diabete di tipo 2 raddoppia il rischio di ammalarsi di tumore del naso-faringe. In entrambi i sessi infine, il diabete aumenta il rischio di malattie ematologiche (leucemie e linfomi), dell’apparato digerente, dei polmoni, della mammella.

Il diabete di tipo 2 si associa ad un aumentato rischio di sviluppare almeno 13 tipi di tumori diversi nelle donne. Si tratta dello studio più ampio mai condotto sull’argomento; per realizzarlo gli autori hanno attinto all’ampio database dello Shanghai Hospital Link, all’interno del quale sono stati individuati oltre 40 mila soggetti adulti con diabete di tipo 2 e senza storia di tumore, dal luglio 2013 al dicembre 2016. Nel corso del follow-up sono emersi 8.485 casi di tumori neo diagnosticati. Tra i maschi con diabete il tumore a maggior rischio di comparsa è risultato essere quello della prostata (nei soggetti con diabete il rischio è aumentato dell’86%). Ma il diabete è risultato associato anche ad un aumentato rischio di leucemie, tumori della pelle, cancro della tiroide, linfomi, tumore renale, del fegato, del pancreas, del polmone, del colon retto e dello stomaco. Tra le donne l’associazione più significativa tra diabete di tipo 2 e tumori è risultata essere quella con il cancro del nasofaringe; il diabete di fatto raddoppia il rischio di ammalarsi di questo tumore. Ma il diabete aumenta anche il rischio di: tumore del fegato, dell’esofago, della tiroide, del polmone, del pancreas, dell’utero, del colon retto, linfomi, leucemie, tumore della mammella, della cervice e dello stomaco.

Disturbi Intestinali e Diabete

Le persone che soffrono di diabete hanno frequenti disturbi intestinali e allo stomaco. La diarrea si presenta anche in orario notturno con una frequenza fino alle 20 evacuazioni al giorno e peggiora dopo il pasto. La neuropatia viscerale è il maggior fattore patogenetico, provoca una alterazione del trasporto ionico di acqua ed elettroliti e un disturbo della motilità intestinale. La perdita di regolazione e di autonomia del trasporto ionico, secondaria alla scomparsa dei recettori enterocitici (alfa 2 adrenergici) del tenue, impedisce l’assorbimento di cloruro di sodio. Una proliferazione batterica eccessiva può portare alla formazione di micelle di grasso con la deconiugazione degli acidi biliari, il che spiega la presenza di steatorrea (eccesso di grasso). Il malassorbimento di acidi biliari comporta una diminuzione di sali biliari. L’eccessivo consumo di alimenti contenenti sorbitolo può provocare diarrea. Molto spesso chi lo consuma non è consapevole della sua presenza negli alimenti come gomma senza zucchero, noci tostate, derivati della carne, glasse, condimenti, derivati del latte, bevande, zucchero di canna ecc. La diarrea è correlata alla quantità ingerita, quindi maggiore è il consumo, maggiore è la probabilità di sviluppare l’effetto collaterale. Un altro meccanismo evidenziato è l’insufficienza pancreatica che consiste in una insufficiente secrezione di enzimi pancreatici, dovuta a lesioni delle cellule pancreatiche causate dal diabete. Per quanto concerne i farmaci per diabetici, l’assunzione di alcune sostanze può avere, tra gli effetti collaterali, la diarrea.

In caso di neuropatia autonomica viscerale il trattamento può essere a base di clonidina, un agonista specifico dei recettori alfa2-adrenergici, che stimola l’assorbimento mucosale di liquidi ed elettroliti ed inibisce la secrezione di anioni. Se la diarrea è provocata da una proliferazione batterica si prescrivono antibiotici orali, che coprano anche i batteri anaerobi. È consigliabile ridurre il consumo di alcune sostanze nella dieta.

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