Calcoli Biliari: Esami del Sangue Necessari, Sintomi e Trattamenti

I calcoli biliari sono dei sassolini che si formano nella cistifellea (o colecisti) e possono causare un'infiammazione dolorosa e conseguenze anche serie. La calcolosi biliare è una patologia caratterizzata dalla presenza di calcoli all’interno della cistifellea o delle vie biliari. La presenza dei calcoli all’interno della sola colecisti rappresenta la condizione più frequente (colelitiasi), mentre la presenza di calcoli nelle vie biliari (dotti epatici, dotto cistico e coledoco) è meno frequente (coledocolitiasi).

I calcoli hanno la forma dei sassi e possono variare di dimensioni, da granelli di sabbia a palline da golf. Si stima che il problema interessi fino al 15% della popolazione, ma solo una parte di questi svilupperà la sintomatologia (calcoli biliari sintomatici) che caratterizza la malattia.

Cause e Formazione dei Calcoli Biliari

Tra le cause principali della formazione dei calcoli biliari c’è l’eccesso di colesterolo che non riesce ad essere processato e scomposto dalla bile; ciò causerebbe la formazione di cristalli che si solidificano e formano dei sassolini. La bile è un liquido costituito da acqua, colesterolo, lecitina, bilirubina, acidi biliari e taurina; di norma la concentrazione delle componenti è tale da mantenere il composto in forma liquida. Un eccesso relativo di una delle componenti può determinarne la precipitazione con la conseguente formazione di un primo nucleo per la formazione dei calcoli.

Si ritiene che i calcoli di colesterolo si formino se la bile contiene troppo colesterolo, troppa bilirubina o pochi sali biliari, oppure se la cistifellea non si svuota completamente o con la dovuta frequenza. I calcoli pigmentati, invece, sono più piccoli e più scuri e sono fatti di bilirubina.

Sintomi dei Calcoli Biliari

Molti dei pazienti con litiasi biliare rimangono senza sintomi per molti anni (circa il 50-70%) e possono anche non svilupparne mai alcuno. Il sintomo più comune riferibile con certezza ai calcoli della colecisti è la colica biliare postprandiale. È necessario che il medico definisca con molta cura i sintomi, prima di ascriverli con sicurezza ai calcoli.

I sintomi più comuni causati dai calcoli biliari si manifestano quando i dotti biliari provocano l’infiammazione della cistifellea. La colica biliare, è il sintomo più caratteristico della calcolosi biliare, si verifica solitamente quando un calcolo particolarmente grande oppure quando più calcoli di dimensioni minori si incuneano nel dotto cistico ostruendolo. La colica biliare è caratterizzata da un dolore che insorge nella regione epigastrica, si sposta verso l’ipocondrio destro e si irradia alla spalla destra e alla schiena. Compare generalmente dopo i pasti e ha la tendenza ad aumentare progressivamente d’intensità. È solitamente accompagnata a nausea, vomito biliare, sudorazione, flatulenza e in alcune occasioni a febbre e ittero.

La “colica” biliare si distingue per:

  • la sua localizzazione (generalmente all’epigastrio, la zona al di sotto dello sterno, e solo nel 30% dei casi all’ipocondrio destro, il fianco destro)
  • la durata (da 30 minuti a 3 ore)
  • l’intensità.
e può essere associata a nausea e a vomito. Il dolore ha intensità massima nella regione epigastrica (la zona al di sotto dello sterno), con una irradiazione verso l’ipocondrio destro nel 30% dei casi ed un’irradiazione verso la schiena nel 6%; solo in una percentuale poco superiore al 10% la sede del dolore ‚ esclusivamente l’ipocondrio destro.

Diagnosi dei Calcoli Biliari

Nel caso di familiarità con questa patologia o qualora si sviluppassero alcuni di questi sintomi, è importante sottoporsi ad un check up di controllo. La diagnosi, in presenza di una sintomatologia tipica, è confermata dall’ecografia addominale, con il riscontro di calcoli di varie dimensioni all’interno della colecisti.

Nel caso in cui un soggetto avverta sintomi che possano far sospettare la presenza di calcoli della colecisti o nelle vie biliari la visita chirurgica permetterò di valutare complicanze legate ai calcoli addominali e sistemiche per esempio la presenza di ittero (causato da un eccesso di bilirubina nell’organismo).

Gli esami per diagnosticare i calcoli biliari includono:

  • Visita chirurgica: Nei casi di colecistite acuta, la visita medica può essere sufficiente per una diagnosi corretta.
  • Esami del sangue: Utili per diagnosticare la funzione epatica e valutare l’eventuale gravità del danno. I test più utili per lo screening per le malattie del fegato sono l’aminotransferasi sierica, bilirubina e fosfatasi alcalina. Controllando i valori di Bilirubina e Transaminasi, si può valutare se ci sono problemi nella funzionalità del fegato.
  • Ecografia dell’addome: Permette di inquadrare facilmente i calcoli all’interno della colecisti e ricercare segni di infiammazione.
  • TAC Addominale: Utilizzata quando obesità e gas intestinali bloccano gli ultrasuoni, impedendo un corretto esame ecografico.
  • Colangio-RMN: Risonanza Magnetica focalizzata su fegato, vie biliari e pancreas.
  • ERCP: Test invasivo che combina l’endoscopia con l’acquisizione di immagini mediante un contrasto iniettato nei dotti biliari e pancreatici. Questa procedura ha il vantaggio di essere anche curativa poiché nel corso della stessa procedura è possibile liberare il dotto biliare estraendo calcoli e il fango biliare in esso contenuti.

Trattamenti per i Calcoli Biliari

Qualora i calcoli non presentino sintomi o disagi per la persona, non c’è bisogno di seguire trattamenti specifici, ma è importante seguire uno stile di vita il più possibile sano. Se la colecisti causa sintomi ripetuti, complicazioni o rischi di ostruzione, si indica l’intervento chirurgico di colecistectomia, ovvero la rimozione dell’organo.

Esistono diverse opzioni di trattamento, tra cui:

  • Trattamento farmacologico: In alcuni casi, può essere farmacologico (dissoluzione farmacologica dei calcoli con acidi biliari). Il farmaco di prima scelta per la terapia farmacologica dei calcoli biliari è l’acido ursodesossicolico. La durata del trattamento va da sei mesi a un anno ed è necessario effettuare periodici controlli per monitorare la situazione e verificare l’efficacia della terapia.
  • Colecistectomia: L'intervento di rimozione della colecisti viene detto colecistectomia. La colecistectomia laparoscopica prevede l’utilizzo di una sottile telecamera (il laparoscopio) che viene introdotta in addome attraverso una incisione di circa 1 cm eseguita a livello ombelicale e di altri due o tre strumenti miniaturizzato (pinze, forbici) che vengono a loro volta introdotti attraverso incisioni di 0,5-1 cm localizzate nel fianco destro, sotto lo sterno e sul fianco sinistro. La colecistectomia open viene eseguita solo in casi particolari e prevede l’esecuzione di una incisione di circa 10 cm di solito sotto l’arcata costale destra o in alcuni casi sulla linea mediana.

Considerazioni Post-Operatorie e Alternative alla Chirurgia

Fortunatamente si può vivere bene anche senza la cistifellea, perché il fegato produce una quantità sufficiente di bile per digerire quanto assunto con una dieta normale. Una volta rimossa la cistifellea la bile esce dal fegato, attraversa i dotti epatici e il dotto epatico comune e va a finire direttamente nell’intestino tenue, senza essere conservata nella cistifellea.

Gli approcci non chirurgici sono usati solo in casi particolari, ad esempio se il paziente soffre di una grave malattia che porta a sconsigliare l’intervento, e solo per i calcoli di colesterolo. La dissoluzione farmacologica con acidi biliari è stata introdotta nei primi anni ’70. Il farmaco di scelta è l’acido ursodesossicolico. L’indicazione migliore è rappresentata dai pazienti sintomatici con piccoli (< 5 mm) calcoli di colesterolo mobili in una colecisti funzionante. Tale evenienza comprende circa il 15% dei pazienti portatori di litiasi biliare.

La litotrissia con onde d’urto è stata proposta a metà degli anni ’80 e diverse sono le modalità di produzione delle onde. La metodica prevede la frammentazione dei calcoli in pezzi più piccoli che possano poi essere dissolti farmacologicamente o che possano passare nell’intestino.

La litolisi per contatto è la metodica per la quale l’esperienza clinica è minore. L’agente chimico proposto è il metil-terbutil-etere (o MTBE). L’impiego è consigliato in pazienti che sono ad alto rischio chirurgico.

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