Risonanza Magnetica Multiparametrica Prostatica: Interpretazione e Importanza nella Diagnosi del Tumore alla Prostata

Il tumore della prostata è uno dei tumori più frequenti nei soggetti di sesso maschile. Ad oggi la risonanza magnetica multiparametrica rappresenta la metodica di diagnostica per immagini più affidabile tra quelle disponibili per la diagnosi del tumore prostatico. Questo significa che solo 1 paziente su 10 affetto da tumore risulta falsamente negativo. Ad oggi la Risonanza Magnetica Multiparametrica riveste un ruolo di primaria importanza non solo nella diagnosi e nella valutazione del tumore alla prostata, ma anche nella pianificazione terapeutica.

Cos'è la Risonanza Magnetica Multiparametrica Prostatica (RMmp)?

La Risonanza Magnetica Multiparametrica della Prostata (RMmp) è attualmente la metodica di imaging più avanzata per lo studio del tumore prostatico. La Risonanza Magnetica Multiparametrica alla prostata non è un esame invasivo. Come tutte le indagini RM, utilizza un campo magnetico e onde radio, in assenza di radiazioni ionizzanti. La risonanza magnetica prostatica multiparametrica è un esame diagnostico radiologico non invasivo, in quanto si basa sul principio della radiofrequenza e non contempla l’utilizzo di radiazioni ionizzanti. Si tratta di un esame multiplanare: la prostata viene quindi esaminata nei tre piani dello spazio, ciò consente il più accurato studio della sua morfologia.

Quando si Ricorre alla RMmp?

Si ricorre alla Risonanza Multiparametrica della prostata quando vi è il sospetto di un tumore prostatico, derivante da anomali valori dell’antigene prostatico specifico (PSA) o dagli elementi clinici ed esplorazione rettale. Si ricorre alla risonanza magnetica alla prostata per determinare se procedere o meno con la biopsia, che resta per sua natura una procedura diagnostica invasiva. Se quindi in un paziente si manifesta un livello alterato di PSA, si può prima di tutto eseguire una RM mp e poi eventualmente procedere con la biopsia.

Come Funziona la RMmp?

Dall’integrazione dei tre parametri si ottiene, infatti, una valutazione non solo morfologica ma anche funzionale-fisiologica, rendendo possibile riconoscere la presenza di eventuale neoplasia, indicandone la sede al fine di permettere una biopsia mirata per conferma e valutazione del grado della lesione. Il paziente deve soltanto restare disteso e immobile sul lettino in posizione supina e respirare regolarmente. I tessuti tumorali sono infatti caratterizzati da composizioni differenti rispetto a tessuti in buone condizioni. La durata della procedura, che è assolutamente indolore, è di circa 30 minuti. Subito dopo il termine dell’esame è possibile cibarsi e svolgere le proprie attività, senza particolari tempi di attesa.

La RMmp viene eseguita utilizzando diverse tecniche:

  • Studio morfologico (sequenze T1 e T2): volto a valutare l’anatomia della ghiandola e a riconoscere eventuali alterazioni della stessa, consentendo di riconoscere non solo lesioni estese, ma anche alterazioni di pochi millimetri.
  • Studio di diffusione molecolare dell’acqua (sequenze DWI e ADC): fornisce informazioni riguardanti il grado di proliferazione cellulare e di conseguenza il danno tissutale presente.
  • Valutazione dinamica-perfusionale (sequenza DCE): ottenuta con la somministrazione di mezzo di contrasto paramagnetico ed è in grado di caratterizzare le eventuali lesioni in base al loro livello di vascolarizzazione.

Combinando i dati ottenuti dalle immagini acquisite con le suddette tecniche di studio, e dall’elaborazione delle stesse, è possibile fornire con elevata accuratezza informazioni riguardanti l’identificazione e la tipizzazione di lesioni tumorali a livello dell’intera ghiandola prostatica.

Importanza della RMmp nella Diagnosi e Gestione del Tumore Prostatico

La Risonanza Magnetica mostra infatti un’elevata sensibilità nell’identificare i tumori prostatici anche di piccolissime dimensioni, offrendo dunque la possibilità di eseguire uno studio bioptico “mirato” su lesioni sospette e non più un mappaggio esclusivamente “alla cieca”. Inoltre, l’evidenza di eventuali alterazioni sospette permette in sede di biopsia di eseguire prelievi mirati, aumentando la capacità diagnostica della procedura. Questo permette di ridurre l’eccesso di diagnosi e di conseguenza anche delle cure, che possono incidere negativamente sulla qualità della vita. Ma non solo: anche in seguito a una biopsia negativa dopo la quale persista però il sospetto diagnostico a causa di un livello elevato di PSA, si può rivalutare il paziente tramite risonanza magnetica prostatica multiparametrica, che, nel caso rilevi la presenza di un tumore, permette di valutarne l’estensione e di conseguenza studiare la forma di trattamento più opportuna.

Infine, la RM multiparametrica si rivela estremamente utile anche dopo l’eventuale intervento chirurgico, radioterapico o farmacologico: nel caso in cui il livello di PSA si alzasse di nuovo, questo esame potrebbe contribuire all’individuazione di eventuali recidive.

Indagare la presenza o meno di tumori nascosti ad alto rischio in pazienti che già hanno avuto una diagnosi di tumore prostatico a basso rischio (Gleason 2-6), è fondamentale per scegliere l’approccio terapeutico più adatto. Una risonanza magnetica negativa infatti può rassicurare i pazienti che scelgono un approccio di sorveglianza attiva. Inoltre, la risonanza magnetica multiparametrica permette di studiare e valutare con precisione la presenza di una malattia locale residua differenziandola dalla diffusione metastatica nei maschi con una recidiva dopo la radioterapia per tumore localizzato e, sottoposti a biopsia prostatica, questa risultata negativa.

Il Sistema PI-RADS

Data la complessità dell’esame, negli anni sono state codificate delle linee guida internazionali, definite dallo score PI-RADS (Prostate Imaging Reporting & Data System), per l’esecuzione e la refertazione della Risonanza magnetica multiparametrica della prostata. Esse permettono di ottenere una valutazione oggettiva delle lesioni prostatiche con una scala di valori da 1 a 5. Il punteggio viene calcolato valutando il comportamento di segnale nelle sequenze morfologiche, di diffusione e post-contrastografiche. La classificazione PI-RADS permette quindi di assegnare un punteggio crescente di probabilità di malignità ad ogni reperto individuato in risonanza magnetica.

Le categorie di valutazione PI-RADS vengono sintetizzate come segue:

  • PI-RADS 1 - Rischio molto basso: è altamente improbabile la presenza di un tumore clinicamente significativo
  • PI-RADS 2 - Rischio basso: è improbabile la presenza di un tumore clinicamente significativo
  • PI-RADS 3 - Rischio intermedio: la presenza di un tumore clinicamente significativo è incerta
  • PI-RADS 4 - Rischio alto: è probabile la presenza di un tumore clinicamente significativo
  • PI-RADS 5 - Rischio molto alto: è altamente probabile la presenza di un tumore clinicamente significativo

In altre parole, la presenza di un’area PI RADS > o = 3 non consente di fare diagnosi di tumore prostatico, ma guida il clinico nella scelta di eseguire una biopsia prostatica, unico elemento dirimente per poter parlare di cancro alla prostata.

Il sistema standardizzato PI-RADS prevede che se il radiologo identifica uno o più reperti sospetti, segnali nel referto a quale classe di rischio essi appartengano e in quale sede li visualizza. In pratica una risonanza magnetica multiparametrica prostatica nel cui referto è indicato un PI-RADS 1 o 2 va considerata negativa. In alcuni casi di referti negativi il PI-RADS non viene nemmeno riportato.

In presenza di lesioni PI-RADS 4 o 5, al contrario, l’esame va considerato positivo. In questi pazienti la biopsia prostatica andrebbe sempre fatta, e dovrebbe basarsi sulle metodiche di fusione. Questo tipo di biopsia prevede infatti una guida ecografica con immagini “potenziate” dai dati ottenuti dalla risonanza magnetica, in modo da poter mirare con estrema precisione le aree sospette evitando prelievi bioptici inutili. I referti con PI-RADS 3 sono invece considerati dubbi. In questi casi la decisione se eseguire la biopsia dipende anche dagli altri fattori di rischio del caso (come il valore del PSA o i reperti palpatori all’esplorazione rettale).

Preparazione e Controindicazioni

La procedura non richiede particolare preparazione, tuttavia sono necessarie piccole accortezze. Il paziente deve essere a digiuno da cibi solidi da almeno sei ore prima dell’esame e da liquidi da almeno un’ora. È fortemente consigliato effettuare un clistere poche ore prima della procedura per evitare la presenza di feci o aria nel retto, elemento che potrebbe causare artefatti nelle immagini e minarne la qualità complessiva.

Inoltre, è necessaria l’esecuzione di analisi di laboratorio per valutare la funzionalità renale (creatininemia), alcuni giorni prima dell’esame. In caso di insufficienza renale è infatti controindicato l’utilizzo di mezzo di contrasto e la procedura verrà eseguita senza infusione dello stesso.

Infine, in caso di esecuzione di precedenti Biopsie prostatiche è consigliato attendere almeno 6-8 settimane prima di eseguire la RMmp.

Si sconsiglia di procedere con la risonanza magnetica se il paziente è affetto da insufficienza renale oppure è portatore di pace-maker, clip vascolari metalliche, pompe per il rilascio di chemioterapici, protesi del cristallino o dell’orecchio interno.

È fondamentale che il paziente informi il Medico Radiologo di eventuali allergie in modo da valutare la necessità di esecuzione di adeguata preparazione antiallergica. Nonostante si tratti di un evento molto raro, alcuni pazienti possono infatti sviluppare reazione avverse al mezzo di contrasto utilizzato (gadolinio).

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