La prevenzione del tumore del colon-retto è un tema di crescente importanza, data l'incidenza in aumento di questa patologia, anche in età sempre più giovani. La colonscopia rappresenta uno strumento fondamentale per la diagnosi precoce, ma l'accesso a questo esame può rivelarsi un percorso ad ostacoli.
La Legge e la Realtà: Il Caso del Codice D04
Esiste una legge (388/00) che, al comma 04 dell’art. 85, prevede la possibilità, per gli ultracinquantenni, di eseguire una colonscopia quinquennale in esenzione ticket (cod. prescrittivo D04) per la prevenzione del cancro del colon. Tuttavia, nella Regione Lazio, il codice D04 è stato "sospeso" in sordina, rendendo di fatto impossibile per i medici di base emettere una prescrizione con tale codice.
Prendiamo ad esempio la storia di Paride, un cittadino romano sessantenne che si prende cura della propria salute attraverso controlli annuali. Ha letto che il tumore del colon-retto è in aumento in tutto il mondo, che compare ad età sempre più basse e che, comunque, soprattutto dopo i 50 anni, il rischio di esserne affetto cresce notevolmente.
Paride, informato sull'importanza della prevenzione, viene a sapere dell'esistenza del codice D04 e si reca dal suo medico di base per richiedere la prescrizione. Va sul sito della Regione Lazio, vede che il codice di esenzione D04 è attivo e valido. Il MMG prova a emettere la prescrizione, ma il sistema informatico regionale, inspiegabilmente, non glielo permette.
Le Alternative e le Difficoltà
Paride scopre che la Regione Lazio ha stabilito che la prevenzione del cancro del colon debba avvenire solo con un protocollo basato sulla ricerca biennale del sangue occulto fecale. In via "ufficiosa", peraltro, viene a sapere che (sembra che) il codice D04 è attivo, ma solo alcuni medici specialisti ASL potrebbero usarlo, ma non riesce a trovare da nessuna parte il testo di tale disposizione.
Il nostro inappuntabile quanto testardo cittadino suppone allora - dato che nel DCA non se ne parla - che la Regione abbia annullato o, quantomeno, limitato “in sordina” e in modo ufficioso il codice D04 e, in sua vece, abbia adottato il protocollo del DCA. In sostanza una legge dello Stato sarebbe stata disattesa attraverso una delibera regionale.
Non demordendo, Paride valuta le alternative:
- Eseguire l'esame privatamente, con costi elevati (dai 500 ai 1.500 euro, più eventuali costi per la sedazione).
- Convincere il medico di base a prescrivere l'esame tramite il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), inserendo una diagnosi motivazionale fittizia.
Paride opta per la seconda soluzione, ottenendo una prescrizione con codice di priorità "P" (esame programmabile). Con la sua prescrizione in mano il nostro amico pensa finalmente di aver risolto il suo problema, ma non è così e se ne accorge quando prova a chiamare il CUP regionale per prenotare l’esame.
Si imbatte, però, in lunghe liste d'attesa e nella difficoltà di prenotare l'esame tramite il CUP regionale. Prova per giorni a chiamare, ma la risposta è sempre la stessa: “nessuna disponibilità in tutto il Lazio per i prossimi mesi; provi a chiamare continuamente, perché può darsi che riceveremo qualche rinuncia”.
Il Piano Nazionale Gestione Liste di Attesa (PNGLA)
Paride scopre l'esistenza del Piano Nazionale Gestione Liste di Attesa (PNGLA) 2019-2021, che prevede un'attesa massima di 180 giorni (poi ridotti a 120) per il codice "P". In base a tali disposizioni, ovviamente neanche accennate dal call-center al povero Paride (altra violazione delle norme e dei diritti del cittadino, oltre alla limitazione del codice D04), qualora la prenotazione non fosse stata possibile ordinariamente entro 120-180 giorni, la ASL avrebbe dovuto “attivarsi”, anche su richiesta (che il nostro, ovviamente, ha inutilmente inoltrato), per permetterne l’esecuzione in regime di convenzione attraverso altri canali e con spesa a carico ASL.
Frustrato, Paride scopre l'esistenza di una sanità convenzionata apparentemente più efficiente e, attraverso prenotazione diretta, riesce ad ottenere un appuntamento entro i tempi previsti.
Il suo pensiero è andato ad un articolo precedentemente letto, circa le prestazioni pubbliche: un centro endoscopico con 2 sale, 2 operatori e 6 infermieri, lavorando 12 ore, dichiarava di eseguire un massimo di 17-20 endoscopie al giorno e per ogni esame veniva stabilito un tempo “sindacale” di esecuzione di: 45′ per una colonscopia non complicata (quando bastano 20′) e ben 30′ per una gastroscopia non complicata (quando ne bastano 10′-12′).
Questo può spiegare, in parte, per quale motivo le liste di attesa pubbliche siano eterne. Tutto questo è accaduto al povero Paride in epoca pre-COVID; quindi, con molta probabilità, oggi le cose potrebbero essere notevolmente peggiorate.
Raccomandazioni e Prospettive Future
Le ultime raccomandazioni negli USA consigliano una colonscopia ogni cinque anni circa a partire dai 40 anni, in considerazione del notevole aumento dell’incidenza di cancro del colon, anche in persone al di sotto dei 30 anni.
Inoltre stime ufficiali del 2019 riportano che “un incremento dal 13 al 50% di diagnosi di tumore al I° stadio si tradurrebbe in 130.000 vite salvate ogni anno e in un sensibile aumento del numero dei pazienti con un’aspettativa di sopravvivenza al 90%”: figuriamoci un incremento delle diagnosi di tumore allo “stadio 0” attraverso colonscopia!
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