Cirrosi Epatica e Glicemia Alta: Una Stretta Correlazione

Il diabete mellito coinvolge il 5,9% della popolazione italiana, con un dato in crescita. Ma quali sono le relazioni tra il diabete e le problematiche a danno del sistema gastrointestinale?

Le Conseguenze del Diabete si Manifestano in Tutto il Corpo

Il diabete si conferma una malattia sistemica che può coinvolgere e danneggiare tutti gli organi. «Non esiste tessuto, organo o apparato che non sia interessato dagli effetti negativi del diabete - spiega Perseghin -. Una quota di pazienti non trascurabile può sviluppare, soprattutto se obesa, un vero e proprio processo infiammatorio del fegato che predispone all’insorgenza della fibrosi e cirrosi epatica».

Nei pazienti che soffrono di diabete, l’insulina non riesce a svolgere la sua funzione: perché non viene prodotta o perché non riesce a entrare nella cellula. Quando l'ormone non agisce correttamente, il glucosio si accumula nel sangue: da qui l'iperglicemia. La condizione, se non curata, è dannosa per l’organismo e può portare alla comparsa di altri importanti problemi di salute anche a lungo termine, come malattie cardiovascolari, danni al sistema nervoso (neuropatie) o ai reni (nefropatie o insufficienza renale).

Fegato Grasso in Oltre la Metà dei Diabetici

Il diabete di tipo 2 può comportare anche problemi al fegato. E, talvolta, nemmeno «passeggeri». Come già osservato tra i bambini, la malattia che scaturisce dalla difficoltà nella metabolizzazione e nello stoccaggio degli zuccheri è in grado di danneggiare anche la più grande ghiandola del nostro organismo. Nello specifico, quello che si osserva nelle persone affette da diabete è un aumento dei casi di steatosi epatica. Un problema che sembra riguardare 1 paziente su 5. Numeri che invitano dunque a considerare anche lo stato di salute del fegato, nel momento in cui si ha a che fare con una persona diabetica.

Il diabete di tipo 2 si conferma uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo della steatosi epatica. Andando a studiare le condizioni del fegato di 825 adulti con una diagnosi di diabete, i ricercatori hanno infatti riscontrato che 7 pazienti su 10 avevano anche la malattia da fegato grasso. Minoritaria (15 per cento) la quota di coloro che avevano già un fegato in avanzato stato di fibrosi. Una condizione che fa da prologo alla cirrosi epatica, rilevata quasi nell'8 per cento dei diabetici. Dati che, escludendo un ruolo da parte di altre condizioni, confermano quanto la malattia che si manifesta (principalmente) con la difficoltà nell'assorbimento degli zuccheri sia in grado di avere un impatto sulla salute nel suo complesso.

Steatosi Epatica Non Alcolica e Diabete di Tipo 2

C’è una correlazione tra i livelli elevati di glucosio nel sangue e lo sviluppo di steatosi epatica non alcolica (NAFLD). Lo conferma uno studio condotto dai ricercatori della School of Nursing della Duke University, nel North Carolina, che è stato pubblicato sulla rivista Hepatology. La ricerca, che ha portato a scoprire come un peggior controllo glicemico predica la severità del quadro istologico della NASH (sia per quanto concerne il ballooning degli epatociti che della fibrosi epatica), ha coinvolto 713 pazienti con NAFLD/NASH sottoposti a biopsia epatica.

Il 59% dei partecipanti era composto da donne, l’84% di etnia caucasica con un’età media di 50 anni (42-58), il 49% era diabetico [98% diabete di tipo 2 (DM2), 2% diabete di tipo 1 o indeterminato/misto] e la cirrosi è stata osservata nel 3,8%. Dei pazienti con DM2, il 66% assumeva metformina e quasi uno su quattro era in terapia con insulina al momento della biopsia epatica. L’HbA1c mediana (indicatore del controllo glicemico) era 6,9% nel gruppo con DM2 e del 6% nell’intera coorte.

Attraverso dei modelli di regressione lineare generalizzata aggiustati per età, sesso, razza, DM, indice di massa corporea e iperlipidemia è stata valutata l’associazione tra i livelli medi di HbA1c nell’anno antecedente la biopsia epatica e la gravità delle lesioni istologiche tipiche della NAFLD/NASH. Una HbA1c media più è risultata associata a un grado più elevato di steatosi e di ballooning, ma non all’infiammazione lobulare. Ogni aumento dell’1% di HbA1c media era associato ad una probabilità del 15% più elevata di avere uno stadio di fibrosi epatica più avanzato.

Considerando che il fegato si fa carico di tutto il glucosio non assimilato dagli altri organi, si capisce perché una ghiandola funzionante impedisce di andare incontro a episodi di iperglicemia potenzialmente dannosi per l’organismo.

Diabete e Steatosi Epatica: Come Potenziare lo Screening?

Al momento, la diagnosi di steatosi epatica si basa principalmente sull'ecografia addominale. Mentre per avere la conferma di un'eventuale evoluzione (quasi sempre asintomatica) in steatoepatite non alcolica è necessario effettuare una biopsia epatica. L’esame istologico mostra lesioni simili a quelle osservate nell'epatite alcolica. Comprese, in genere, le grosse gocce di grasso osservabili in un fegato affetto da steatosi. E permette di quantificare la presenza e la severità della fibrosi epatica.

Considerando i numeri della steatosi epatica, che precede l'insorgenza della Nash, non è però possibile sottoporre tutte le persone a rischio a una biopsia. Per razionalizzare le procedure, già da qualche anno si utilizza un algoritmo (Fib-4) che, combinando quattro parametri (età, AST, ALT e piastrine), permette di stratificare la probabilità di avere di fronte un paziente con la Nash. Soltanto dopo aver compiuto questo passo, si decide chi sottoporre a ulteriori esami: l’elastografia epatica ed eventualmente la biopsia.

Seguendo i criteri indicati nelle nuove linee guida di tre società scientifiche europee (EASD/EASL/EASO) è possibile definire un profilo di “rischio-fegato” attraverso dei calcolatori di rischio che si basano su esami del sangue di routine, per individuare tra le persone con diabete quelle a maggior “rischio-fegato”, da inviare allo specialista epatologo per un’approfondita valutazione.

Obiettivo di una ricerca presentata da giovani soci SID a Barcellona al 55° congresso annuale dell’EASD “Prevalence of nonalcoholic fatty liver disease in patients with type 2 diabetes and association with micro- and macrovascular complications” è stato stimare quanti pazienti con diabete mellito tipo 2 andrebbero inviati a un controllo epatologico per una valutazione più approfondita secondo le linee guida EASL/EASD/EASO utilizzando score non invasivi e valutare se vi sia un’associazione tra i valori di questi score e la presenza di complicanze croniche del diabete.

«I risultati suggeriscono che, applicando l’algoritmo diagnostico delle linee guida - rivela Stefano Ciardullo dell’Università Milano Bicocca, Policlinico di Monza - tra i pazienti con diabete di tipo 2 seguiti presso un ambulatorio di diabetologia, il 13-28% di questi andrebbero inviati all’epatologo. Gli score non invasivi di steatosi hanno inoltre mostrato una buona correlazione con la presenza di microalbuminuria, mentre quelli di fibrosi con la presenza di complicanze renali (insufficienza renale) e cardiovascolari (infarti, ictus e problemi vascolari agli arti inferiori)».

Questo studio evidenzia dunque che, seguendo le linee guida congiunte EASL/EASD/EASO, i diabetologi dovrebbero inviare ai colleghi epatologi una percentuale rilevante dei loro pazienti per una migliore definizione della patologia epatica.

Nafld, Nash e Diabete: Un Legame Pericoloso

Diabete, cirrosi epatica e cancro del fegato vengono spesso identificati quando sono in uno stadio già avanzato e le persone con diabete di tipo 2 e una concomitante patologia del fegato hanno più del doppio delle probabilità di sviluppare una forma aggressiva della malattia, secondo i risultati di uno studio europeo pubblicato sulla rivista BMC Medicine.

Dal punto di vista epidemiologico sembra inoltre che esista una relazione bidirezionale tra i due disturbi e che la Nafld possa precedere e/o promuovere lo sviluppo del diabete di tipo 2. È peraltro noto che i pazienti con diabete di tipo 2 hanno un'alta prevalenza di Nafld (fino al 70-75%) e che sono a più alto rischio di sviluppare la steatoepatite non alcolica oltre ad avere un rischio da due a quattro volte maggiore di sviluppare gravi complicanze epatiche (cirrosi, insufficienza epatica e carcinoma epatocellulare).

Uno studio che ha valutato 18 milioni di pazienti ha rilevato che, nei pazienti con Nafld/Nash, la più forte associazione con l’incidenza di complicanze epatiche è stata osservata in quanti avevano avuto in passato anche una diagnosi di diabete. Le cartelle di oltre 136mila persone con Nafld/Nash hanno evidenziato che coloro che oltre al disturbo epatico soffrivano anche di diabete di tipo 2, avevano più del doppio delle probabilità di sviluppare una malattia epatica aggressiva.

William Alazawi ha dichiarato che «la popolazione, i medici e i politici devono essere consapevoli di questa malattia silenziosa ed è necessario che vengano messe in atto delle strategie per affrontarne le cause profonde, per evitare che la malattia progredisca in uno stadio potenzialmente letale».

«Le persone che vivono con il diabete di tipo 2» ha aggiunto «hanno un maggior rischio che la malattia epatica evolva in stadi più avanzati e potenzialmente letali. Per questo motivo dovremmo concentrare i nostri sforzi nell'educare e nel prevenire le malattie del fegato nei pazienti diabetici».

Sindrome Metabolica: Come Correggere lo Stile di Vita?

Con sindrome metabolica si intende un insieme di disordini metabolici, che come caratteristica comune hanno l’insulino-resistenza. Colpisce un adulto su quattro in Europa ed è un importante fattore di rischio per lo sviluppo di malattie croniche come le malattie cardiovascolari, il cancro e le malattie autoimmuni.

L’infiltrazione grassa del fegato è dovuta alla sindrome metabolica. Normalmente, il corpo umano scompone il cibo in glucosio. L’insulina è l’ormone secreto dal pancreas che aiuta il glucosio a passare dal sangue alle cellule.

Dieci Consigli per Prevenire il Diabete di Tipo 2

  1. Mantenere il peso al livello ideale o poco superiore o, se in eccesso, cercare di perderlo.
  2. Adeguato consumo quotidiano di frutta (almeno due) e verdura (almeno una).
  3. Alternare i cereali integrali a quelli raffinati.
  4. Consumare con cautela formaggi e salumi.
  5. Dare più spazio ai legumi e al pesce, piuttosto che alla carne.
  6. Utilizzare olio d'oliva, sia a crudo sia per le cotture, è il più indicato per condire i piatti e prevenire l'insorgenza del diabete di tipo 2 (massimo giornaliero di 30-40 millilitri).
  7. Consumare dolci e bevande zuccherate con moderazione.
  8. Non porsi particolari limiti per il caffè.
  9. Non fumare e non far fumare chi ci circonda.
  10. Ritagliarsi ogni giorno un intervallo di tempo per l'attività fisica (camminare per almeno trenta minuti al giorno).

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