L’anemia sideropenica è la più frequente e diffusa forma di anemia, la cui caratteristica principale è la carenza di ferro, elemento essenziale per la vita.
Generalità sul Ferro
Nel nostro corpo, di ferro ne abbiamo circa 4-5 grammi in condizioni normali, di cui ben 3 grammi presenti nell’emoglobina a completare una particolare struttura chiamata gruppo eme. La molecola di ferro in tale gruppo è fondamentale per la capacità di legare l’ossigeno, rendendone così possibile il trasporto a tutte le cellule del corpo.
Nella norma perdiamo una determinata quantità di ferro ogni giorno: circa 1,4 mg nelle donne, 0,8 mg negli uomini. Questa perdita viene reintegrata attraverso gli alimenti, ma nel caso si vada incontro a una momentanea carenza, essa viene compensata dalla mobilitazione del ferro in riserva, immagazzinato principalmente sotto forma di ferritina.
Incidenza dell'Anemia Sideropenica
L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che ci siano circa 2 miliardi di persone affette da anemia sideropenica. Una maggiore presenza è registrata nei paesi sottosviluppati, diretta conseguenza dello stato di malnutrizione della popolazione.
L'anemia da carenza di ferro è il tipo più comune di anemia. Viene anche chiamata anemia sideropenica (dal latino sìderos = ferro e penìa = povertà) o anemia marziale.
Nei paesi industrializzati, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), interessa il 20.1% dei bambini tra 0 e 4 anni di vita e il 5.9 % dei bambini tra 5 e 14 anni.
Cause dell'Anemia Sideropenica
Le cause alla base dell’anemia sideropenica possono essere molteplici.
- Emorragie e sanguinamenti: La perdita di sangue, anche se non evidente o interna, può comportare una riduzione dei livelli di ferro. Ciò si verifica di frequente nelle donne in età fertile, durante le mestruazioni. Il sanguinamento può essere anche occulto, lento e cronico, ad esempio quando la perdita di sangue si determina all’interno del corpo, per un’ernia iatale, un polipo del colon-retto, un’ulcera peptica, un tumore o anche malattie infiammatorie intestinali che comportano erosione della mucosa intestinale con micro-sanguinamenti.
- Scarso apporto nell’alimentazione: L’anemia può essere causata da una dieta in cui è drasticamente ridotto l’apporto di ferro. L’anemia sideropenica può essere dovuta a un insufficiente apporto di ferro nella dieta. Si tratta, ad ogni modo, di una evenienza abbastanza rara: un’alimentazione sana, equilibrata e varia fornisce un’adeguata quantità di ferro.
- Scarso assorbimento del ferro: In alcuni casi possono esserci difetti del metabolismo che non consentono di assorbire a sufficienza il ferro introdotto con l’alimentazione. Alcuni difetti del metabolismo possono determinare uno scarso assorbimento di ferro, anche se viene adeguatamente introdotto con l’alimentazione.
- Gravidanza e allattamento:
- Interventi chirurgici:
In alcuni casi la causa può essere un alterato assorbimento o uno scarso apporto, specie nelle diete vegane.
Sintomi dell'Anemia Sideropenica
La comparsa dell’anemia è un processo molto lento. In una prima fase (sideropenia) vengono utilizzate le riserve di ferro e quando esse terminano si instaura l’anemia vera e propria.
I sintomi tipici sono pallore, stanchezza, palpitazioni, mancanza di fiato, scarsa resistenza allo sforzo, ma possono essere presenti anche lesioni della cute e fragilità delle unghie.
I sintomi dell’anemia sideropenica possono variare nel corso del tempo. Inizialmente, possono presentarsi in forma lieve, dal momento che il corpo attinge alle riserve di ferro immagazzinate sotto forma di ferritina. Con il progredire della carenza, i sintomi tendono ad aggravarsi.
Le anemie possono dare segni clinici e sintomi più o meno evidenti, a seconda della gravità. Alcuni sintomi spesso associati sono: debolezza motoria, malessere, affaticamento anche mentale, sensazione di freddo, stanchezza visiva, riduzione della temperatura alle estremità.
Le manifestazioni cliniche della carenza di ferro sono irritabilità, svogliatezza, anoressia, scarso accrescimento ponderale, lesioni trofiche delle mucose (glossiti, stomatiti angolari) e degli annessi cutanei (distrofia ungueale) ed aumentata suscettibilità alle infezioni.
Nei casi più gravi di anemia si ha pallore, astenia, cefalea, tachicardia, tachipnea e ridotta tolleranza all’esercizio fisico.
Dunque una carenza di ferro, prima che compaia l’anemia, può manifestarsi con stanchezza (astenia), facile affaticabilità muscolare, caduta dei capelli e fragilità ungueale.
L'anemia sideropenica può essere responsabile di indolenzimenti alla muscolatura - anche se non è chiaro se ciò possa dipendere secondariamente da modificazioni dell'atteggiamento posturale provocate dalla stanchezza - che aggravano il quadro di debolezza generale. Questo è forse il tratto "più tipico" del soggetto anemico.
L’anemia microcitica dà sintomi come pallore del viso e delle labbra, perdita di appetito, fragilità di unghie e capelli.
Diagnosi dell'Anemia Sideropenica
Per la diagnosi dell’anemia sideropenica si prendono in considerazione i valori di emoglobina e la grandezza dei globuli rossi, misurata con il volume corpuscolare medio (MCV): in questa forma i globuli rossi sono infatti piccoli.
Il numero totale dei globuli rossi è poi ridotto. Si valuta quindi l’assetto marziale, attraverso i parametri del ferro, della transferrina e della ferritina. Valutati assieme, questi consento di porre diagnosi di carenza di ferro.
Talvolta i valori delle piastrine possono essere elevati come reazione alla carenza di ferro, anche se il meccanismo non è del tutto chiarito.
Come in tutte le anemie è fondamentale, dopo la diagnosi, arrivare a identificare le cause che sono all’origine della carenza. Tra le donne è frequente che il motivo possa essere un aumentato flusso mestruale o una gravidanza, la cui richiesta di maggiore fabbisogno potrebbe non essere adeguatamente compensata dalla dieta. Per entrambi i sessi è frequente che l’anemia sia causata da perdite di sangue del tratto gastrointestinale.
Fondamentali, per la diagnosi dell’anemia da carenza di ferro, sono gli esami del sangue, che verranno esaminati dal medico tenendo in considerazione alcuni parametri. In particolare, saranno valutati i livelli di emoglobina, la grandezza dei globuli rossi (mediante volume corpuscolare medio, MCV), i livelli di ferro, ferritina e transferrina e il valore delle piastrine.
Una bassa concentrazione di ferro sierico e un’alta capacità di legare il ferro indicano una carenza di questo minerale, mentre i livelli di ferritina sierica possono confermare la condizione.
La conta dei reticolociti è generalmente bassa, e lo striscio periferico rivela globuli rossi ipocromici, ovvero più pallidi rispetto alla norma, dato che è l’emoglobina a conferirgli il colore rosso, con elevata ampiezza di distribuzione.
Ai fini diagnostici si utilizzano i seguenti esami di laboratorio: esame emocromocitometrico e assetto marziale.
All’esame emocromocitometrico si osserva anemia ipocromica microcitica, con contenuto e concentrazione emoglobinica globulare ridotti. L’ampiezza della distribuzione eritrocitaria risulta incrementata data la presenza di anisocitosi (dato utile ai fini della diagnosi differenziale con altre cause di anemia microcitica) e i reticolociti sono ridotti (indice di anemia ipo-rigenerativa).
Alla valutazione dell’assetto marziale si avrà una riduzione della ferritina e della sideremia ed una riduzione della saturazione della transferrina che si riflette in un un aumento della capacità totale di legare il ferro con la transferrina transferrina (TIBC).
La valutazione dell’assetto marziale consente una diagnosi differenziale con altre forme di anemia ipocromica microcitica (come la talassemia minor o l’anemia della malattia cronica).
Esami del sangue: (ferritina, transferrina e sideremia). In corso di mancanza di ferro solitamente i livelli di ferritina (depositi) sono bassi, la sideremia (ferro nel sangue) sono ridotti, mentre la transferrina (proteina carrier del ferro) risulta solitamente aumentata in corso di carenza di ferro.
Analisi dei globuli rossi: La valutazione della ferritina sierica è il parametro chiave (sensibilità 92%; specificità 98%).
Inoltre la ferritina è una proteina della fase acuta dell’infiammazione (aumenta in corso di infiammazione) e dunque in presenza di una malattia infiammatoria cronica, un valore di ferritina tra 30 e 100 è da considerarsi basso e dunque eventualmente da correggere con la terapia onde evitare appunto la comparsa dell’anemia.
Trattamento dell'Anemia Sideropenica
Per curare l’anemia da carenza di ferro, vanno in primis trattate le cause che ne stanno alla base. Per reintegrare le riserve di ferro, verrà inoltre prescritto un integratore a base di solfato ferroso o di altre sostanze, tendenzialmente da assumere per via orale.
Nella maggioranza dei casi la terapia consiste nella somministrazione per via orale di sali ferrosi o ferrici, a seconda della tollerabilità e della capacità di assorbimento dell’individuo. Nei casi con scarso assorbimento, è a volte necessaria la somministrazione per via endovenosa, come in una rara condizione detta irida (iron refractory iron deficiency anemia, ovvero anemia ferro-carente refrattaria al ferro) dovuta a una mutazione genetica di una proteina coinvolta nell’assorbimento e trasporto del ferro.
Il trattamento dell’anemia sideropenica consiste nella terapia marziale, cioè la somministrazione di sali ferrosi per bocca, lontano dai pasti.
La cura è mirata ad apportare sufficienti quantitativi di ferro per normalizzare i livelli di emoglobina, stimolare così una corretta formazione dei globuli rossi, e ricostituire le riserve di ferro nell’organismo.
Le dosi abituali sono di circa 100-200 mg giornalieri e l’assunzione dell’integratore va proseguita fino a quando i parametri normali non saranno ristabiliti, di solito in 4-6 mesi circa.
La terapia solitamente dovrebbe iniziare con Solfato Ferroso che contiene circa 70/100 mg di Ferro preferibilmente assunto a stomaco vuoto per 2-3 volte al giorno. Il successo di tale terapia è determinato dall’aumento di circa 2 g/dl di Hb in 3 settimane. Aumentare di 2 g/dl l’Hb in 21 giorni vuol dire aumentare di circa 0,1 g/dl al giorno l’Hb. Tenuto conto che il nostro corpo contiene circa 5 litri di sangue - 0,1 mg x 50 dL = 5 g di aumento dell’emoglobina totale al giorno. La quantità di ferro per ogni g di Hb è di circa 3,34 mg. In realtà solo l’80% del ferro assorbito viene utilizzato per l’emoglobina mentre la restate quantità viene utilizzata da altri tessuti. Inoltre la perdita quotidiana di ferro è di circa 1 mg al giorno. Dunque abbiamo bisogno di circa 25 mg di ferro per essere efficace, che è circa il 12% della dose di ferro solfato. Il problema della dose ottimale di ferro è quindi di assoluta attualità anche perché, in teoria, andrebbe somministrata la dose minima efficace e non in eccesso.
Molti soggetti considerati intolleranti vengono trattati con ferro parenterale (endovena), che è molto efficace, ma segue un percorso sicuramente diverso rispetto al percorso fisiologico (non assorbito tramite l’intestino, bensì somministrato direttamente tramite il sangue), per cui l’ effetto a lungo termine resta incerto senza tener conto dell’aumento dei i costi del trattamento. Per correggere un’ anemia sideropenica conclamata ci vogliono da 1500 A 3000 mg di ferro assorbiti. Somministrando la terapia con ferro per bocca l’assorbimento è di circa il 10% del ferro somministrato.
Quindi prima che il medico definisca refrattario un paziente (incremento di meno di 1 g/dl in 4-6 settimane dall’inizio della terapia) deve essere somministrata un’ adeguata terapia, ovvero almeno 100 ma meglio 200 mg al giorno, sempre lontana dai pasti perchè ne ritardano l’assorbimento.
Le cause del fallimento o sospensione prematura del trattamento per intolleranza sono solitamente il senso di pesantezza gastrica, epigastralgia prevalentemente, o inadeguato dosaggio del farmaco. La vera refrattarietà (dovuta a malattie infiammatorie intestinali, mutazione TMPRSS6 con alta produzione permanente di epcidina) è invece molto rara e da prendere in considerazione solo nel caso in cui vengono escluse le prime due cause di fallimento della terapia.
La terapia della carenza marziale si basa sulla la correzione della causa che l’ha determinata e sulla somministrazione di ferro al fine di normalizzare i valori di emoglobina e ripristinare le riserve marziali.
La via orale, salvo rare eccezioni, è la preferita. La dose di ferro ottimale è 1-3 mg/kg/die, preferibilmente in due somministrazioni, lontano dai pasti.
In prima istanza sono consigliati i sali ferrosi (solfato, fumarato, gluconato e bisglicinato), in quanto meglio assorbiti rispetto a quelli ferrici. La somministrazione va protratta per almeno tre mesi dopo la normalizzazione della emoglobina per consentire il ripristino dei depositi di ferro.
La somministrazione di ferro per os può provocare disturbi gastroenterici (epigastralgia, nausea, vomito, diarrea o stipsi) che possono comportare una scarsa aderenza alla terapia.
La via parenterale è riservata ai casi di intolleranza ai preparati per via orale, nel malassorbimento cronico e nei casi refrattarietà alla terapia per os. Deve essere effettuata in ambiente ospedaliero ed il preparato più comunemente utilizzato è il ferro gluconato. Gli effetti collaterali più comuni sono artralgie, febbre e cefalea.
Dopo 12-24 ore dalla somministrazione del ferro si verifica la ricostituzione degli enzimi contenenti ferro e un miglioramento del quadro clinico; entro 48-72 h si assiste ad un aumento dei reticolociti che raggiunge il picco in quinta-settimana giornata.
La somministrazione di ferro come prevenzione della carenza marziale è indicata nei lattanti di basso peso alla nascita a partire dal secondo mese di vita (dose 1-4 mg/kg/die in relazione al peso), nei nati a termine allattati artificialmente a partire dal quarto mese e nei nati a termine allattati naturalmente a partire dal sesto mese ad un dosaggio di 1 mg/kg/die.
Gli effetti collaterali sono frequenti e consistono in disturbi gastrointestinali come crampi addominali, bruciori di stomaco e diarrea. In questi casi, è sufficiente ridurre il dosaggio temporaneamente per permettere al paziente di adattarsi al farmaco. La correzione dell’anemia può essere raggiunta in circa 2 mesi.
Alimentazione e Anemia Sideropenica
Quando si parla di anemia da carenza di ferro, risultano importanti anche le scelte alimentari. Gli alimenti di origine animale, infatti, contengono alti livelli di ferro emico, che viene assorbito dall’organismo velocemente e in quantità elevate.
Parliamo di alimenti come fegato, frattaglie, carni bovine, di maiale, di cavallo, di agnello, di pollo, di faraona e di tacchino. Trattandosi di carne rossa, la sua assunzione deve essere controllata da uno specialista dietologo.
I vegetali, invece, contengono il ferro non emico, che viene assorbito in quantità inferiori: circa il 10%. Si consigliano le verdure a foglia verde e la frutta secca. Altre fonti proteiche ricche di ferro da integrare nella dieta sono poi i legumi e il tofu.
Il ferro emico viene assorbito in quantità elevate e velocemente ed è contenuto in alimenti come carne rossa (in particolare fegato e frattaglie), carne di maiale, carne bovina, di cavallo, di pollo, tacchino e faraona.
Il ferro non emico, invece, viene assorbito solo per il 10% e si concentra in: verdure a foglia verde, frutta secca, fagioli, lenticchie, ceci, tofu.
A questi alimenti si possono affiancare cibi con alto contenuto di vitamina C che migliorano l’assorbimento di ferro, come limone, con cui si possono condire gli alimenti, pomodori, peperoni, cavoli, broccoli, kiwi e uva.
Epcidina e Assorbimento del Ferro
Nei primi anni 2000 veniva scoperta la l’Epcidina che è un ormone peptidico prodotto dal fegato e che sembra essere il principale regolatore dell’assorbimento del ferro, sia nell’uomo che in altri mammiferi. la necessità di incrementare l’emopoiesi per qualsiasi motivo (come ad esempio una anemia) riduce solitamente la sintesi dell’epcidina che è regolata da quello che viene chiamato Iron Status Signal (basato sulla quantità di ferro a livello plasmatico e i depositi di ferro cha aumentano l’epcidina).
Solitamente dunque se nell’organismo c’è una abbondanza di ferro, viene prodotta epcidina in eccesso che blocca l’assorbimento di ulteriore ferro.
Può dunque sorgere il dubbio se in corso di terapia con ferro non sia la nostra terapia ad interferire con l’assorbimento della dose successiva di ferro. Ovvero, una dose elevata di terapia marziale per bocca può bloccare l’assorbimento della dose successiva di ferro?
Recentemente uno studio ha dimostrato che un’elevata dose di ferro per bocca è in grado di bloccare per 48 ore l’assorbimento della dose successiva mediante appunto l’aumento dell’epcidina. Questo studio ha di fatto preso in considerazione una diversa assunzione di ferro per bocca dilazionando le dosi ogni 2 giorni, aumentando però la dose giornaliera, anche se le prove a supporto di questo atteggiamento terapeutico sono ancora limitiate.
Altre Forme di Anemia
La vitamina B12 è un altro componente essenziale per la salute: insieme all’acido folico (vitamina B9), agevola la sintesi di DNA e RNA. Per rispondere a questo tipo di anemia, la vitamina B12 viene somministrata insieme all’acido folico.
L’anemia perniciosa è legata alla presenza di una gastrite cronica atrofica, patologia infiammatoria autoimmune che impatta sulla funzionalità dello stomaco. Dovuta a carenza di vitamina B12 e acido folico, l’anemia macrocitica megaloblastica o anemia ipercromica è legata a un aumento anomalo delle dimensioni dei globuli rossi.
L’anemia macrocitica vede fra le cause dieta vegetariana e assorbimento alterato da patologie come celiachia o morbo di Crohn. L’anemia megaloblastica si manifesta con sintomi tipici di altre forme del disturbo (stanchezza, debolezza, ecc.) e per evitare conseguenze è necessario integrare le sostanze di cui l’organismo è carente.
L’anemia microcitica presenta la caratteristica opposta alla forma vista precedentemente: i globuli rossi sono più piccoli della norma, con valori inferiori a 80 femtolitri. In genere, si parla di anemia microcitica ipocromica, in quanto il volume corpuscolare ridotto degli eritrociti si associa a una minore concentrazione di emoglobina.
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