Cardiopatia Ipertensiva: Diagnosi, Ecocardiogramma e Trattamento

La cardiopatia ipertensiva è una patologia che deriva da valori della pressione arteriosa persistentemente elevati. L'evoluzione naturale dell'ipertensione arteriosa prevede l'instaurarsi graduale e progressivo di lesioni che prevalgono a livello di alcuni organi bersaglio, tra cui cuore, cervello, occhi e reni.

Cos'è la Cardiopatia Ipertensiva?

La cardiopatia ipertensiva è una patologia che raramente si manifesta all'improvviso: in genere, il quadro clinico si sviluppa in modo lento e progressivo. In pratica, nella cardiopatia ipertensiva, il cuore è sottoposto ad un sovraccarico di lavoro. Inizialmente, l'organo cerca di adattarsi alla nuova condizione, andando incontro dapprima all'ipertrofia, poi alla dilatazione (cioè aumentano rispettivamente lo spessore delle pareti ed il volume del muscolo cardiaco), oltre a velocizzare il battito (tachicardia). Questa condizione provoca, infatti, un'alterazione della struttura cardiaca che porta ad un'inadeguatezza del cuore a svolgere le sue normali funzioni di pompa. L'ipertensione arteriosa provoca, infatti, un sovraccarico di lavoro che conduce ad uno sfiancamento muscolare.

Sintomi della Cardiopatia Ipertensiva

Nella maggior parte dei casi, la pressione arteriosa elevata non produce sintomi caratteristici, perciò deve essere prestata attenzione ai segnali generici che possono indurne il sospetto. Nelle forme lievi di cardiopatia ipertensiva, i sintomi sono poco evidenti; quando compaiono, i disturbi più comuni comprendono il respiro difficoltoso e l'affanno (dispnea), il senso di stanchezza continuo (astenia), il gonfiore alle caviglie ed alle gambe, il dolore toracico e la tachicardia.

  • Dispnea: è il principale sintomo della cardiopatia ipertensiva. All'inizio, l'affanno si presenta sotto sforzo, cioè dopo aver compiuto attività di una certa intensità; in un secondo momento, le difficoltà respiratorie sono indotte anche da sforzi lievi e, negli stadi più gravi, perfino quando la persona si trova a riposo. La dispnea è dovuta alle elevate pressioni di riempimento ventricolare che si ripercuotono a livello degli atri e delle vene polmonari. Il respiro difficoltoso può associarsi all'aumento della frequenza del battito cardiaco (tachicardia) e ad un accumulo di liquidi nei tessuti, che provoca gonfiore alle caviglie ed alle gambe, senso di stanchezza continuo (astenia) ed aumento di peso ingiustificato e rapido. La ritenzione di sodio ed acqua determina una congestione di fluidi anche all'interno dei polmoni, condizione che può aggravarsi fino a portare all'edema polmonare acuto.
  • Tachicardia: i battiti accelerati sono determinati da un'alterazione della conduzione elettrica per modificazione delle cellule cardiache, a seguito dell'ipertrofia.

Nelle fasi più avanzate di cardiopatia ipertensiva, inoltre, è possibile riscontrare perdita dell'appetito e sensazione di tensione a livello dell'addome o del collo. La congestione epatica può causare fastidi al quadrante addominale superiore destro. Un grave stato di ipoperfusione cerebrale e di ipossiemia predispone, invece, alla compromissione della funzione mentale (stato confusionale e sincope).

Diagnosi della Cardiopatia Ipertensiva

Gli esami che permettono di diagnosticare l’ipertrofia ventricolare sinistra e altre alterazioni morfologiche tipiche della cardiopatia ipertensiva sono l’elettrocardiogramma e l’ecocardiogramma.

Esami del Sangue

Servono a verificare il grado di funzionalità dei reni e del fegato, la presenza di un'ischemia del muscolo cardiaco ed il livello di elettroliti (sodio, potassio) e di peptidi natriuretici (ormoni che svolgono un ruolo importante nella regolazione dei liquidi circolanti nel corpo, utili nella diagnosi dello scompenso cardiaco). Per l'inquadramento diagnostico, i parametri valutati sono generalmente: emocromo, glicemia, emoglobina glicata (HbA1c), creatinemia, uricemia, trigliceridi e colesterolo totale, HDL e LDL. Per la ricerca di danno d'organo, possono essere prescritti anche il dosaggio di microalbuminuria, troponina, creatina chinasi-MB (CK-MB) e mioglobina.

Ruolo delle tecniche per immagine

Per quanto concerne il rimodellamento miocardico, l’autore sottolinea che nella cardiopatia ipertensiva hanno un ruolo importante l’iperplasia e la conversione dei fibroblasti in miofibroblasti e l’ipertrofia delle cellule muscolari lisce vascolari, unitamente all’attività di fattori non cellulari comprendenti l’espansione del collageno interstiziale e perivascolare, che costituisce la matrice extracellulare; a ciò si aggiungono le modificazioni della densità capillare e arteriolare che contribuiscono all’ischemia caratteristica dell’ipertrofia ventricolare sinistra (IVS) e la condizione di stress biomeccanico che si esplica sulla matrice extracellulare.

L’autore si domanda se l’ipertrofia miocardica è un evento benefico nella cardiopatia ipertensiva e risponde che, inizialmente, l’aumento dello spessore della parete vasale, in proporzionata risposta all’aumento di pressione, favorisce la riduzione dello stress sul miocardio. Tuttavia, in prosieguo di tempo, il progredire dell’ipertrofia e l’aumento della massa ventricolare sinistra determinano la comparsa di eventi cardiovascolari avversi con aumento della mortalità.

Per contro, la regressione dell’ipertrofia, dimostrata dall’elettrocardiogramma (ECG) e dell’ecocardiogramma, coincide con la riduzione della percentuale di infarto miocardico, ictus e mortalità. L’autore consiglia, pertanto, di controllare accuratamente, in queste circostanze, l’IVS al fine sia della diagnosi che della prognosi. L’autore rimarca che in questi casi l’ECG, da solo, presenta dei limiti nella sensibilità e nella specificità e che l’errore diagnostico è particolarmente frequente nei pazienti più giovani; in questo campo l’ecocardiografia è utile specialmente per lo studio dell’ipertrofia miocardica concentrica; in queste evenienze è stata dimostrata l’utilità dell’ecocardiografia tridimensionale e della risonanza magnetica nucleare (RMV) cardiaca.

Inoltre, grazie agli attuali progressi tecnici, è possibile avvalersi della tomografia computerizzata cardiaca; questa tecnica è utile:

  1. negli studi clinici di terapie dirette all’IVS,
  2. nello studio di malattie cardiache rare e
  3. nel controllo in serie di pazienti.

Per quanto riguarda la fibrosi miocardica l’autore ricorda che questa è conseguenza di processi patologici cellulari e non cellulari e che i reperti della biopsia endomiocardica per via transgiugulare hanno dimostrato nella cardiopatia ipertensiva un aumento del volume del collageno e che questi risultati sono stati confermati dall’ecocardiografia a retrodispersione integrata (“integrated backscatter”). L’autore sottolinea che una migliore visualizzazione della fibrosi miocardica si ottiene con la RMN cardiaca potenziata con gadolinio (LGE-CMR) che consente, con appropriata metodica T1-potenziata 10-15 min dopo endovenosa di contrasto con gadolinio, di valutare:

  1. l’espansione del volume extravascolare nel miocardio fibrotico occupato dal mezzo di contrasto e
  2. il compromesso efflusso di gadolinio causato da alterazioni vascolari nel miocardio fibrotico.

Sono citati i risultati di recenti ricerche che hanno indicato che circa la metà dei pazienti con IVS ipertensiva presentano un rinforzo irregolare dell’immagine che è chiaramente distinguibile dal rinforzo subendocardico dell’infarto miocardico; inoltre con questa tecnica è stato possibile dimostrare che la gravità di una disfunzione diastolica aumenta con l’estendersi della fibrosi.

L’autore ritiene che con questi nuovi mezzi di indagine sarà possibile studiare nuove terapie per il trattamento dell’insufficienza cardiaca con frazione di eiezione ventricolare sinistra conservata, che è molto frequente negli ipertesi.

Un altro elemento importante nel quadro della cardiopatia ipertensiva è l’accresciuta rigidità arteriosa a livello microvascolare che si osserva negli ipertesi di lunga data e che può provocare aumento dell’onda pulsatoria aortica, con conseguente precoce onda riflessa a livello della biforcazione iliaca durante la sistole; tutto ciò dà luogo ad aumento del post-carico ventricolare sinistro e della pressione differenziale centrale; in questi casi la concomitante diminuzione della pressione diastolica riduce la perfusione coronarica con conseguente ischemia miocardica. Una valutazione della funzione aortica in questi soggetti è possibile mediante RMN cardiaca.

Trattamento della Cardiopatia Ipertensiva

Una volta diagnosticata la cardiopatia ipertensiva, il medico sceglierà la terapia più appropriata per il singolo paziente, tenendo in considerazione i livelli di ipertensione, i fattori di rischio e/o la presenza del danno d'organo. Quando la cardiopatia ipertensiva non è grave, spesso è sufficiente la terapia farmacologica. Tra i farmaci più utilizzati rientrano gli ACE inibitori, i sartani ed i beta-bloccanti, i quali riducono la pressione e contribuiscono a regolare il ritmo cardiaco.

La Società Italiana dell’Ipertensione, la Società Italiana di Cardiologia e l’Associazione Nazionale dei Medici Cardiologi Ospedalieri hanno aggiornato le linee guida per diagnosi e trattamento sulla base di quelle europee e delle più recenti tecnologie diagnostiche a disposizione. Tra i punti chiave, queste indicazioni mettono l’accento su come sia fondamentale, nella cardiopatia ipertensiva, individuare al più presto e con precisione la gravità del danno subito dal muscolo cardiaco, per poter definire una terapia adeguata. Nelle forme iniziali, infatti, la terapia farmacologica è spesso sufficiente.

Prevenzione

Prevenire fin da giovani il rischio di cardiopatia ipertensiva significa prima di tutto ridurre i fattori che possono portare all’insorgenza dell’ipertensione. La buona notizia è che le sane abitudini alimentari e un corretto stile di vita costituiscono già un valido alleato nella salvaguardia del del cuore e dell’apparato cardiovascolare.

Nei pazienti che soffrono di ipertensione, è opportuno ridurre il più possibile la pressione arteriosa e il conseguente rischio di ipertrofia ventricolare sinistra, sia attraverso la dieta che attraverso la terapia: l’utilizzo di farmaci antipertensivi opportunamente prescritti dal medico può concretamente migliorare la prognosi. Accanto all’adozione di un corretto stile di vita, quindi, come abbiamo visto, per prevenire la cardiopatia ipertensiva e tutte le patologie a carico del sistema cardiovascolare è utile eseguire una volta all’anno alcuni controlli di routine, soprattutto se in famiglia ci sono casi di ipertensione.

Cardiomiopatia Ipertrofica (CMI)

La Cardiomiopatia Ipertrofica (CMI) è una malattia del muscolo cardiaco caratterizzata dalla presenza di aumentato spessore delle pareti del ventricolo sinistro (VS) (ipertrofia ventricolare sinistra) non secondaria a ipertensione arteriosa, malattie delle valvole cardiache o ad altre cause che possono generare un aumento dello spessore delle pareti. Nella maggioranza dei pazienti la Cardiomiopatia Ipertrofica è causata da una o più mutazioni genetiche che possono essere identificate, con le tecniche attuali, in circa il 60% dei casi familiari, nei geni che producono proteine contrattili del sarcomero (Proteina C legante la miosina, Miosina, Troponina). In questi casi la CMI viene definita “sarcomerica”.

La sua prevalenza nella popolazione generale è circa il 2 per mille. Ma dato che in maggioranza si sviluppa in modo lento e progressivo dopo l’adolescenza, la prevalenza è minore in età pediatrica e molto maggiore, fino a 5 per mille, cioè 0,5%, negli adulti, in particolare fra i 30 e 60 anni. Di conseguenza non è considerata una malattia rara.

Inizialmente la CMI è spesso asintomatica, ovvero i sintomi possono essere assenti o non percepiti dal paziente e la diagnosi in questi casi viene fatta per controlli casuali come ad esempio in occasione di una visita medico sportiva. La diagnosi di CMI nell’adulto viene fatta quando lo spessore anche di una sola parete del VS è uguale o superiore a 15 mm, misurata con Ecocardiografia o Risonanza Magnetica.

Una volta fatta la diagnosi, occorre cercare di identificare la causa dell’ipertrofia e distinguere la CMI sarcomerica da altre Cardiomiopatie come le forme Sindromiche e metaboliche alla nascita, le forme mitocondriali o da accumulo di glicogeno, e nell’adulto la malattia di Fabry, e la Amiloidosi cardiaca.

La terapia ha lo scopo di mitigare o abolire i sintomi e ridurre il rischio di complicanze. La terapia può essere diversa, in base alla mutazione genetica specifica che causa la Cardiomiopatia ipertrofica.I risultati degli esami diagnostici, insieme a quelli dell’esame genetico, effettuato con il consenso del paziente dopo aver effettuato una consulenza genetica, possono stabilire, con sufficiente accuratezza, la causa genetica specifica della CMI e la terapia più appropriata. La terapia ha lo scopo di mitigare o abolire i sintomi e ridurre il rischio di complicanze.

La CMI può nel tempo modificarsi: gli spessori di parete tendono a ridursi, mentre i diametri della cavità atriale sinistra e del ventricolo sinistro aumentano di uno o più centimetri nel tempo (“rimodellamento”). All’interno delle pareti del VS possono comparire aree cicatriziali, composte da tessuto fibrotico, che è possibile evidenziare e poi osservare nel tempo con Risonanza magnetica con contrasto.

L’ipertrofia può essere presente solo nel setto interventricolare, cioè la porzione di muscolo che separa i due ventricoli (ipertrofia settale asimmetrica), ma può estendersi anche a tutte le pareti (ipertrofia concentrica).

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