Camera Sterile in Ematologia: Cos'è e Come Funziona

La camera sterile rappresenta un ambiente cruciale nel trattamento di diverse patologie ematologiche, in particolare per i pazienti sottoposti a trapianto di midollo osseo o affetti da leucemie acute e linfomi aggressivi.

Cos'è una Camera Sterile?

La "Camera Sterile" è una Camera Bianca che però è microbiologicamente controllata, in modo tale da evitare la presenza di batteri, virus o parassiti. Per poter creare un ambiente sterile e senza germi, gli addetti installano dei sistemi di sterilizzazione chimica, fatti dei test microbici ed un’analisi della carica batterica. In questo modo si può determinare quanto un ambiente sia sterile.

L’immagine di una serra, che protegge i fiori dal cattivo tempo, aiuta a capire la necessità di un ricovero in una stanza sterile.

Quando è Necessaria la Camera Sterile?

La Camera Sterile viene usata nei settori dove la presenza di batteri o germi può risultare pericolosa, quindi in ambienti farmaceutici dove la presenza di batteri può compromettere il farmaco, oppure nel settore medicale, e quindi dove vengono tenuti i pazienti sotto osservazione.

La camera sterile è fondamentale per i pazienti sottoposti a:

  • Trapianto di cellule staminali emopoietiche
  • Leucemie acute e linfomi aggressivi
  • Immunodepressione

Questo perché durante queste condizioni, il sistema immunitario del paziente è compromesso, aumentando il rischio di infezioni potenzialmente fatali.

Il Ruolo del Caregiver

Questa parentesi è dedicata ai caregiver. A chi deve prendersi cura di un familiare o di un amico che a causa di una diagnosi di tumore, come leucemia o linfoma, è costretto ad affrontare un periodo di isolamento nella camera sterile.

Da caregiver dopo la diagnosi di leucemia o linfoma, probabilmente avete avuto una reazione di shock simile a quella del vostro caro/a che deve affrontare le cure. Alle paure ed angosce per la condizione della persona cara, si sovrappongono anche cambi di orari e nuove rigide programmazioni quotidiane. Ci si trova soli e costretti a poter far visita al proprio caro/a in camera sterile per poche ore al giorno.

Per questo è molto importante prestare attenzione ai livelli di stress, ansia e disagio. Soprattutto perchè ostacolano il ruolo assistenziale e possono provocare ricadute sul vostro stato di salute.

Non abbiate paura di piangere, potete farlo, ma cercate poi la forza di reagire insieme a lui/lei. Quando sarete lì, scegliete insieme come trascorrere il tempo.

Vi aspetteranno giornate dure e momenti faticosi. Non trattenete tutto: parlate con amici, parenti o specialisti che possano aiutarvi a sfogare ed accogliere le vostre emozioni. Non rischiate di far danni.

Se avete piacere ad andare a fare una visita, prendete accordi con i parenti più stretti e portate con voi una ventata di buon umore e novità. Raccontategli qualcosa di voi e di ciò che accade fuori, stando attenti a non alimentare la distanza ma anzi.

Qualsiasi sia lo stato d’animo, cercate di accoglierlo, comprenderlo ed elaborarlo. Portate pazienza e siate comprensivi, senza mai dimenticarvi però anche di voi. Parlate, condividete, confrontatevi. Non abbiate paura di farlo. Sfruttate internet e la tecnologia per abbattere le barriere che vi dividono.

Scegliete un piccolo oggetto che non attiri o trattenga polvere o una foto da lasciare accanto al letto. Sarà un modo per stargli/le vicino, anche quando le mura della camera sterile vi separano.

Non abbiate paura di raccontar loro cosa sta succedendo. I bambini capiscono molto di più di quel che sembra ma spesso possono fraintendere o pensare che l’allontanamento di un genitore abbia a che fare con loro. Meglio chiarire ogni dubbio.

Comunicare con i Figli

Quando ad ammalarsi di un tumore è un padre o una madre con figli minori un problema che si pone è come informare i ragazzi e bambini, o addirittura ci si chiede se tenerli all’oscuro di tutto inanellando una serie di bugie su ricoveri, visite, malesseri al fine di proteggerli dal dolore e dalla paura.

Sottolinea la dottoressa Manghisi: «In tutti i casi esaminati, comunicare la diagnosi di malattia ematologica ai figli minori, seppure con modalità differenti nei quattro centri, si è visto avere un impatto positivo, senza cambiamenti allarmanti nei comportamenti di bambini e ragazzi.

Il ruolo centrale è dello specialista, il medico ematologo: è lui che spiega la malattia, le terapie, i loro effetti. Col sostegno di uno psicologo e la presenza dei genitori. Non usa però termini da specialista se i figli sono piccoli: il racconto è veritiero ma espresso attraverso metafore e immagini che rendono più comprensibile e più tollerabile la realtà.

Metafore Utilizzate

Vediamole queste “fantasie” che addobbano diagnosi e tragitti difficili.

  • La metafora del giardino fiorito viene impiegata per spiegare la leucemia acuta. Il midollo osseo è descritto come un prato fiorito e i blasti di leucemia come erbacce che infestano il prato.
  • Altra immagine: quella della fabbrica dove le macchine sono rotte è impiegata per spiegare le sindromi mielodisplastiche.
  • Per raccontare la scelta del donatore nel trapianto di midollo osseo e le complicazioni post-trapianto come la “malattia del trapianto contro l'ospite”, viene utilizzata la metafora delle squadre di calcio che indossano divise differenti, per rappresentare il sistema immunitario del donatore che combatte contro i tessuti del ricevente.

Alla fine, lo psicologo aiuta i ragazzi ad esprimere emozioni e paure con domande dirette o giochi o facendoli disegnare a seconda delle loro età.

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