Bradicardia Sinusale: Limiti Normali e Interpretazione dell'ECG

Per bradicardia sinusale (o semplicemente bradicardia) si intende la riduzione della frequenza cardiaca al di sotto dell’intervallo di riferimento. Nell'adulto, si parla di bradicardia quando la frequenza cardiaca (FC) è inferiore ai 60 battiti al minuto (bpm). La bradicardia è una condizione molto diffusa, soprattutto nell’età giovanile e negli atleti. In generale, quindi, in soggetti giovani ed allenati la bradicardia viene considerata assolutamente fisiologica.

La condizione assume invece connotati patologici, e potenzialmente pericolosi, quando compromette il normale apporto di sangue ai distretti dell'organismo, rendendolo insufficiente rispetto alle richieste metaboliche. Tutto ciò rende ragione dei sintomi tipicamente associati ad una bradicardia patologica, tra cui ricordiamo: senso di vertigine, dispnea, fatica/stanchezza, sincope, confusione, dolore toracico, ipotensione e disturbi del sonno e della memoria.

La bradicardia è molto presente, nell’età giovanile e negli atleti. Nel soggetto giovane, in particolar modo negli atleti che svolgono attività aerobiche (soprattutto runner, ciclisti e nuotatori), in cui la frequenza cardiaca può anche arrivare a 30-40 bpm senza dare manifestazioni cliniche di rilievo.

Cause della Bradicardia Sinusale

La bradicardia può manifestarsi anche in modo fisiologico, come negli sportivi e qualche volta negli anziani. Nel caso in cui si verifichi un'anomalia in una delle varie componenti del sistema elettrico del cuore, possono comparire aritmie più o meno severe, associate o meno a bradicardia. Il più delle volte il problema si presenta a livello del nodo seno-atriale, con diminuzione della sua frequenza di scarica; in questi casi si parla di bradicardia sinusale.

  • Malattia del nodo seno-atriale: è una patologia cardiaca definita dall’alterazione della formazione dell’impulso cardiaco. Questa condizione è molto frequente nel soggetto anziano, poiché il sistema di conduzione cardiaca riduce gradualmente la sua attività, a causa dell’invecchiamento.
  • Blocco atrioventricolare: è una patologia cardiaca determinata da un’alterazione della trasmissione dell’impulso cardiaco dal nodo seno-atriale (dove l’impulso insorge normalmente), al nodo atrioventricolare.
  • Miocardite, endocardite: sono patologie caratterizzate da un’infiammazione del muscolo cardiaco, o del suo rivestimento più interno.

La bradicardia può essere anche la conseguenza di anomalie esterne al cuore, legate - ad esempio - all'abuso di determinate droghe, all'utilizzo di farmaci particolari (come la digossina, i beta-bloccanti e antiaritmici, tutti medicinali responsabili di bradicardia iatrogena), all'ipotiroidismo, ad alterazioni elettrolitiche (ad esempio un eccesso di potassio nel sangue - iperpotassiemia), all'ittero ostruttivo e a malattie degenerative epatiche.

Diagnosi

Lo strumento diagnostico più importante è l'elettrocardiogramma, che utilizza piccoli sensori elettrici, collegati al petto e alle braccia, per registrare gli impulsi elettrici del cuore e la loro conduzione. L'esame può essere condotto a riposo, sotto sforzo e in altre condizioni di stress, oppure per periodi di tempo prolungati sfruttando dispositivi portatili. Particolari esami del sangue possono rendersi necessari per indagare la presenza di patologie sottostanti, come l'ipotiroidismo o l'iperpotassiemia, potenzialmente responsabili di bradicardia.

ECG e Interpretazione

L’esecuzione dell’elettrocardiogramma è fondamentale per individuare eventuali anomalie del tracciato, che possono essere indicative della disfunzione del sistema di conduzione cardiaco. Ma cosa vuol dire leggere in maniera sequenziale il tracciato ecg? Vuol dire appurare ogni singolo tratto, onda elettrica o segno grafico. Uno alla volta.

Un’attenta lettura progressiva dei segni grafici dell’elettrocardiogramma, la comprensione basilare della loro natura ed un’esposizione metodologica delle aritmie dissertate ci renderà in grado di interpretare l’elettrocardiogramma e acquisire, con il tempo e lo studio, la capacità di riconoscere la maggior parte dei ritmi patologici. Così come per imparare a leggere, dobbiamo imparare le singole lettere dell’alfabeto, e riuscire a dare un senso alle parole e alle frasi, così per “leggere” l’elettrocardiogramma, e capire cosa vuole dirci il cuore del nostro paziente, è necessario dare un senso al singolo segno grafico che si presenta ai nostri occhi (sottoforma di onde e di tratti nel tracciato).

L’alfabeto del ciclo cardiaco

Ogni evento elettrico che osserviamo nel tracciato corrisponde ad un evento meccanico del ciclo cardiaco. Sarà quindi fondamentale conoscere il significato di ogni singola onda o tratto. Come ogni suono corrisponde ad una lettera, così ogni segno elettrocardiografico corrisponde ad una fase del ciclo cardiaco.

Il ciclo cardiaco, in quanto tale, è un susseguirsi e ripetersi di eventi. Qualunque sia il punto da cui partiamo per descriverlo, lo ritroveremo. In sintesi, quello che devi sapere è che nell’interpretazione di un elettrocardiogramma ogni evento elettrico che vedi nel tracciato ecg, corrisponde ad un evento meccanico nel cuore.

Onde Elettriche

L’onda P è la prima delle onde analizzate quando ci si approccia alla lettura del tracciato. Rappresenta, elettricamente, i fenomeni meccanici che coinvolgono gli atri, a partire dall’attivazione del nodo senoatriale. Sebbene in troppi riassumono il ciclo cardiaco in sole due fasi, in una sistole e in una diastole, nella realtà dei fatti è suddiviso in ben sette fasi, in cui l’atrio ha un ruolo proprio poiché detiene una sua fase sistolica denominata “sistole atriale”. L’onda P rappresenta quindi la depolarizzazione e la trasmissione dell’impulso dal nodo senoatriale, attraverso le vie internodali e il fascio di Bachman, per raggiungere tutto il miocardio atriale, precedendo, a questo punto, la contrazione sistolica di entrambi gli atri.

Cerchiamo l’onda P soprattutto nelle derivazioni che guardano il vettore elettrico venirgli incontro: quindi D1, D2. Onda P positiva in D1 e D2. Frequenza: ci sono tante onde P quanti QRS? Se la forma (o la polarità) è ambigua o bizzarra, o varia continuamente è da far valutare ad un cardiologo.

Intervallo PQ/PR

L’intervallo PQ o intervallo PR è quel segmento grafico-temporale nel tracciato che intercorre tra l’inizio dell’onda P e l’inizio del complesso QRS. Nel ritmo sinusale, rappresenta il tempo che l’impulso impiega a percorrere il sistema di conduzione: dal nodo senoatriale alla fine delle fibre del Purkinje.

Tuttavia, a livello clinico è importante perché un suo aumento suggerisce un’alterazione della conduzione dell’impulso al di sotto del nodo atrioventricolare. I valori normali di questo evento dovrebbero essere compresi tra i 3 e i 5 mm, ovvero tra 0,12s 0,2s. Un tempo superiore deve far sospettare uno dei blocchi atrioventricolari (BAV, vedi articolo dedicato). Com’è la morfologia della linea isoelettrica? la distanza aumenta o rimane costante? In entrambi i casi possibile BAV? nell’intervallo PQ è presente onda delta e QRS che appare slargato?

Complesso QRS

Il complesso QRS è la rappresentazione elettrografica della depolarizzazione ventricolare e quindi della sua contrazione. Per il fatto che la massa del ventricolo destro è nettamente inferiore rispetto a quella del ventricolo sinistro, possiamo affermare che il complesso rappresenti sostanzialmente i vettori miocardici coinvolti nella depolarizzazione ventricolare sinistra. È formato da 3 onde consecutive (Q↓, R↑, S↓) che insieme rappresentano singolarmente i tre macrovettori ventricolari che si manifestano durante la sistole ventricolare.

La prima cosa da controllare in un complesso QRS è la sua durata che deve essere compresa tra 0,08 - 0,1 ms (2 - 2,5 mm). Se la durata del complesso rispetta questo limite, possiamo supporre che l’impulso sia perlomeno sopraventricolare. Se preceduto dall’onda P possiamo essere certi che l’impulso parte dal nodo senoatriale e che ha raggiunto il ventricolo.

Con tratto ST si definisce quella porzione del segno elettrocardiografico che inizia quando finisce il complesso QRS e termina all’inizio dell’Onda T (l’ultima onda dopo il complesso QRS). Chiameremo punto J, la fine del complesso QRS e l’inizio del tratto ST.

Onda T

L’onda T è la piccola onda simmetrica appena dopo il complesso QRS. Rappresenta la ripolarizzazione ventricolare: il suo vettore è direzionato verso il basso e a sinistra, a volte di bassa intensità, potrebbe non essere visualizzabile e positiva in tutte le derivazioni.

Ciò che è fondamentale analizzare nel tracciato riguardo l’onda T è la sua polarità, ovvero se si trova sopra o sotto la linea isoelettrica, e la sua morfologia, rispetto ai precedenti tracciati.

Trattamento

Il trattamento della bradicardia è relazionato alle cause che l'hanno generata; quando viene interpretata come fisiologica o decorre in maniera asintomatica, generalmente non si rende necessario alcun tipo di intervento. Altre volte, invece, bisogna ricorrere a farmaci particolari, oppure sospendere o diminuire quelli responsabili di bradicardia.

Nelle bradicardie sintomatiche, o nelle bradicardie gravi, soprattutto nei soggetti anziani con una funzionalità cardiaca compromessa, si preferisce trattare la bradicardia con l’impianto di un pace-maker. Si tratta di un dispositivo impiantato a livello sottocutaneo e collegato con il cuore per mezzo di un catetere, che agisce stimolando la contrazione cardiaca ad una frequenza programmata. Con l’impianto del pace-maker il paziente potrà condurre una vita normale e dovrà sottoporsi a periodici controlli cardiologici.

Tabella: Frequenza Cardiaca Normale e Bradicardia

Condizione Frequenza Cardiaca (bpm)
Adulto a riposo (normale) 60-100
Bradicardia Inferiore a 60
Bradicardia Grave Inferiore a 40
Neonato 90-180

leggi anche: