Il Pap test, o test di Papanicolau, è un esame di screening utilizzato per la diagnosi precoce del tumore al collo dell’utero. Più precisamente, il Pap test è in grado di rilevare alterazioni cellulari, che possono precedere di molti anni lo sviluppo del cancro cervicale vero e proprio. L’esame permette, così, un trattamento precoce delle lesioni precancerose, riducendo il rischio di sviluppare la malattia.
Negli ultimi anni, il Pap test è spesso condotto in combinazione con il test per l’HPV, ovvero l’esame che serve a rilevare la presenza del Papilloma virus (HPV). Ma che differenza c'è tra Pap test e HPV test? Il Pap test, come abbiamo visto, è un esame citologico che consiste nel prelievo di cellule dall’area del collo dell’utero, che vengono poi analizzate al microscopio. L’HPV test, invece, è specificamente progettato per rilevare il virus del Papilloma umano (HPV). Questo esame consiste nel prelievo di campioni di cellule cervicali, ma anziché analizzare le caratteristiche cellulari, ricerca la presenza del materiale genetico del virus. Entrambi gli esami sono fondamentali per lo screening e la diagnosi precoce del cancro cervicale.
Come si esegue il Pap test
Il Pap test consiste in un prelievo, tramite un’apposita spatolina, di alcune cellule dal collo dell’utero. Il Pap test non dovrebbe causare dolore significativo, anche se alcune persone possono provare una leggera sensazione di disagio o pressione durante l’esame.
È consigliato eseguire il Pap test almeno ogni 3 anni, tra i 25 e i 30 anni di età.
Pap test tradizionale vs. Pap test in fase liquida
Il Pap test tradizionale e il quello in fase liquida sono entrambi test di screening utilizzati per individuare anomalie cellulari che potrebbero indicare la presenza di lesioni precancerose o cancerose del collo dell’utero. Nel Pap test su vetrino e quello in fase liquida (thin prep) le modalità di prelievo sono le stesse.
Nel Pap test tradizionale, le cellule cervicali vengono raccolte utilizzando uno strumento simile a uno scovolino e vengono stese direttamente su un vetrino. Al contrario, nel Pap test in fase liquida, le cellule sono prelevate con il Cervex brush, uno strumento con setole centrali più lunghe e setole laterali più corte. Questo strumento consente di raccogliere contemporaneamente cellule endo ed esocervicali. Le cellule vengono poi immerse in un mezzo di contrasto liquido per preservarne l’integrità.
Nel Pap test in fase liquida, infatti, tutto il materiale raccolto è utilizzato. Nel test in fase liquida, inoltre, la preparazione del vetrino per l’analisi del materiale è standardizzata, garantendo uniformità e precisione. Questo riduce il numero di casi con materiale non adeguato e quindi la necessità di richiamare i pazienti per ripetere l’esame.
Interpretazione dei risultati del Pap test
I risultati del Pap test vengono solitamente comunicati utilizzando una classificazione nota come Sistema Bethesda. Questa fornisce una descrizione standardizzata delle cellule cervicali osservate durante l’esame.
- Negativo per lesioni intraepiteliali o malignità: Indica che non sono state rilevate anomalie significative nelle cellule cervicali.
- Anomalie cellulari di significato indeterminato (ASC-US o AGC): Indica la presenza di anomalie cellulari che non possono essere chiaramente classificate come normali o indicative di lesioni precancerose.
- Lesioni intraepiteliali di basso grado (LSIL).
- Lesioni intraepiteliali di alto grado (HSIL).
Cosa succede se il Pap test è positivo?
Un Pap test positivo indica che sono state rilevate anomalie nelle cellule cervicali durante l’analisi. In ogni caso, è fondamentale seguire le indicazioni del medico e sottoporsi a tutti gli esami di follow-up raccomandati.
Un Pap test positivo può portare a:
- monitoraggio nel tempo, soprattutto se le anomalie sono lievi o moderate.
- colposcopia, in presenza di anomalie più significative.
- biopsia. Se durante la colposcopia si riscontrano aree sospette, il medico può prelevare un campione di tessuto per ulteriori analisi in laboratorio.
- trattamento. Se la biopsia conferma la presenza di lesioni precancerose o cancerose, possono essere raccomandati trattamenti.
Colposcopia e biopsia
Semplice e indolore, la colposcopia è l'esame di screening di secondo livello, effettuato per accertare il reale significato di lesioni pre-cancerose emerse dal Pap-test e riconducibili a un tumore della cervice uterina. La conferma diagnostica a un Pap-test positivo circa la presenza di possibili lesioni pre-cancerose o cancerose spetta ad altri esami, primo fra tutti la colposcopia.
Come detto, la colposcopia rappresenta l'esame di screening di secondo livello, eseguito per accertare o meno la presenza della lesione pre-tumorale e determinarne sede e gravità; ma non è tutto: l'esame colposcopico, infatti, consente anche la raccolta mirata di un campione di tessuto cervicale sospetto, da sottoporre successivamente a specifiche analisi microscopiche di laboratorio (vedi biopsia cervicale). Tale riscontro rende necessario effettuare una piccola biopsia cervicale delle aree presentanti le alterazioni lesive più significative, in modo da stabilirne il significato e giungere a una diagnosi precisa.
Come si esegue la colposcopia?
Mediante il colposcopio, strumento utilizzato per l’esame della superficie di rivestimento della vagina e del collo dell’utero, la visione viene ingrandita da 2 a 60 volte, consentendo al medico di rilevare anomalie, eventuali lesioni, alterazioni o neoplasie che potrebbero sfuggire a una visione a occhio nudo. Valuta la giunzione squamocolonnare attraverso l’immagine ingrandita della portio, dopo detersione con acido acetico e colorazione di Lugol, per mettere in evidenza zone iodo positive e iodo negative. Nelle zone sospette, per una diagnosi sicura, può essere effettuata una biopsia.
L’esame colposcopico si può completare con l’acquisizione di immagini (foto, filmati) permanenti delle aree sospette evidenziate nel corso dell’esame. Si tratta di un’ indagine diagnostica ginecologica specialistica di II° livello utilizzata come indagine complementare al Pap-test nella diagnosi precoce della patologia preneoplastica del collo dell’utero. Costituisce importante mezzo diagnostico nei quadri patologici di origine virale (HPV-HSV) del tratto genitale inferiore, permettendo di eseguire una scelta terapeutica individualizzata.
La colposcopia oltre che come esame di secondo livello per la diagnosi preclinica del CCU ha altre applicazioni:
- Riconoscere i falsi negativi ed i falsi positivi della citologia in pazienti asintomatiche e non;
- Diagnosticare le lesioni benigne (polipi, ecc.) e le infezioni soprattutto da HPV del collo dell’ utero, della vagina, e della vulva con scelta del trattamento adeguato e successsivo controllo della normalizzazione;
- Valutare e selezionare le pazienti con CIN per la scelta del trattamento (terapia conservativa o ultraconservativa)
- Controllare il CIN in gravidanza;
- Diagnosticare le neoplasie intraepiteliali della vulva (VIN) e della vagina (VAIN);
- Valutare la risposta alla stimolazione estrogenica spontanea e dopo trattamento in menopausa.
Risvolti terapeutici in base ai risultati della biopsia
- Assenza di alterazioni significative (biopsia cervicale negativa): in disaccordo con quanto evidenziato dagli esami precedenti (Pap-test e colposcopia), significa che il collo dell'utero è sano. Associata talvolta a displasia lieve o CIN I, la suddetta infezione regredisce spontaneamente in una percentuale molto alta di casi,senza provocare danni o altre conseguenze.
- Displasia lieve o CIN I: in base a specifici fattori, in primis la gravità dell'infezione, il ginecologo può optare per il controllo periodico della condizione, attraverso Pap-test ed eventualmente un'altra colposcopia (casi meno gravi), oppure per un intervento di chirurgia mini-invasiva (casi più gravi), finalizzato all'eliminazione/asportazione dell'area anomala visualizzata in corso di colposcopia.
- Displasia moderata, o CIN II: le alterazioni a questo grado di displasia cervicale riguardano la metà dello spessore di cellule che riveste il collo dell'utero; pertanto, il numero di cellule epiteliali interessate è più che discreto. Rispetto alla displasia lieve, la displasia cervicale moderata tende più frequentemente a persistere o a evolvere in carcinoma. Tali circostanze impongono un intervento terapeutico, finalizzato all'asportazione della lesione displastica.
- Displasia severa, o carcinoma "in situ" o CIN III: le alterazioni a questo grado di displasia cervicale interessano tutto lo spessore di cellule che riveste il collo dell'utero, membrana basale esclusa; pertanto, il numero di cellule epiteliali coinvolte è elevato. Questo tipo di displasia ha un'alta probabilità di persistere o evolvere in carcinoma. La displasia cervicale severa necessità assolutamente di un intervento terapeutico mirato all'asportazione della lesione displastica. Se il medico reputa necessario intervenire (caso assai remoto), ricorre quasi sempre alle già citate metodiche distruttive (diatermocoagulazione, crioterapia, termocoagulazione e laser vaporizzazione).
- Presenza di adenocarcinoma cervicale: è il tumore delle cellule ghiandolari del collo dell'utero (per la precisione dell'endocervice). Più l'adenocarcinoma cervicale si è insinuato in profondità (processo di infiltrazione) e più è elevato il rischio di metastasi. In presenza di un adenocarcinoma cervicale, è indispensabile rimuovere il tumore mediante intervento chirurgico. Quando il tumore è ai primi stadi, tale intervento consiste, in genere, in una metodica escissionale (conizzazione); quando invece il tumore è a stadi medio-avanzati, il suddetto intervento può consistere nell'asportazione parziale o nell'asportazione totale dell'utero malato (rispettivamente, isterectomia parziale e isterectomia totale). Tanto più grave è l'adenocarcinoma cervicale e tanto più cruento dev'essere l'intervento chirurgico per l'asportazione del tumore.
Pertanto, lo screening mediante Pap-test e colposcopia permette di scoprire i tumori della cervice uterina agli stadi iniziali (microinvasivi) o addirittura quando sono ancora allo stadio pre-canceroso.
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