Biopsia Prostatica Positiva: Gestione, Procedure e Considerazioni Importanti

La biopsia prostatica è un esame diagnostico fondamentale per la conferma o l’identificazione di un tumore alla prostata. Questa procedura consiste nel prelievo di piccoli campioni di tessuto prostatico, che vengono poi analizzati al microscopio per verificare la presenza di cellule tumorali. La biopsia prostatica rappresenta l’esame diagnostico principale per arrivare alla diagnosi di tumore della prostata (adenocarcinoma prostatico).

Indicazioni e Preparazione alla Biopsia Prostatica

Le indicazioni comuni per una biopsia prostatica includono elevati valori di PSA, anomalie rilevate durante l’esplorazione rettale o anomali e alla risonanza magnetica prostatica multiparametrica. È importante sottolineare che esami preliminari come il dosaggio del PSA ed esplorazione rettale non sono conclusivi e servono a individuare i pazienti che potrebbero avere maggiori probabilità di avere un tumore alla prostata. La preparazione alla biopsia prostatica è un passaggio fondamentale per garantire la sicurezza e l’efficacia della procedura.

In generale, il paziente deve seguire alcune indicazioni comuni sia per la biopsia prostatica standard che per quella fusion:

  • Esame delle urine e del sedimento urinario
  • Urinocoltura per escludere una infezione urinaria; la presenza di una infezione in genere rende necessario rimandare la biopsia alla prostata ed instaurare subito una terapia antibiotica mirata
  • Sospensione di una eventuale terapia in corso con anticoagulanti quali warfarin o aspirina
  • Esecuzione di un clistere per pulire il retto
  • Profilassi antibiotica allo scopo di ridurre il rischio di infezioni
Per quanto riguarda le differenze tra la preparazione alla biopsia standard e quella fusion, quest’ultima richiede generalmente una risonanza magnetica multiparametrica (mpRM) preliminare.

Come Viene Eseguita la Biopsia Prostatica

La biopsia prostatica standard è una procedura poco invasiva, comunemente utilizzata in urologia per la diagnosi del tumore alla prostata. Generalmente, vengono prelevati 12 campioni di tessuto seguendo uno schema prestabilito, al fine di esaminare accuratamente l’intera ghiandola prostatica. Durante una biopsia prostatica standard, vengono prelevati solitamente 12 campioni di tessuto prostatico in zone specifiche, secondo uno schema prestabilito. La procedura dura pochi minuti e viene eseguita in regime ambulatoriale, il che significa che il paziente può tornare a casa lo stesso giorno dell’esame.

Esistono diverse modalità di esecuzione della biopsia prostatica:

  • Biopsia prostatica transrettale: L’ago viene fatto passare dalla parete anteriore del retto. Il retto viene sterilizzato tramite una soluzione di iodopovidone. Dopodiché viene eseguita una anestesia tramite pomata anestetica e/o mediante infiltrazione diretta dell’anestetico con una siringa. L’ecografo utilizza gli ultrasuoni per ricostruire sul monitor le immagini della prostata. Tali immagini fornite in tempo reale aiutano l’urologo a svolgere la procedura.
  • Biopsia prostatica transperineale: l’ago viene fatto passare attraverso il perineo (la zona compresa tra l’ano e lo scroto).
  • Fusion biopsy: La fusion biopsy consente di biopsiare selettivamente i noduli che la risonanza magnetica ha evidenziato, combinando in tempo reale l’immagine della risonanza magnetica con l’ecografia transrettale.

L’ago utilizzato per una biopsia alla prostata ha solitamente il calibro di 24 Ch. Tramite questo ago l’urologo preleva frammenti di tessuto prostatico dalla forma di piccoli cilindri denominati frustoli. Generalmente, almeno alla prima biopsia della prostata, vengono prelevati 12 frustoli dalla zona periferica della ghiandola, quella dove con maggiore frequenza può insorgere un tumore. In altre circostanze sarà possibile prelevare un numero maggiore di frustoli provenienti anche dalla zona di transizione della prostata. Dopo una biopsia prostatica è opportuno astenersi dall’attività sessuale per almeno uno o due giorni.

Possibili Effetti Collaterali

Gli effetti collaterali comuni della biopsia prostatica standard possono includere sanguinamento nelle urine, nel liquido seminale o perdite rettali di colore rosso. Questi includono la presenza di sangue nelle urine o nel liquido seminale, dovuta ai piccoli sanguinamenti causati dall’ago utilizzato per prelevare i campioni di tessuto prostatico. Il sanguinamento dopo una biopsia prostatica può variare da persona a persona. In rari casi, la biopsia prostatica standard può causare una prostatite, un’infezione della prostata che richiede l’assunzione di antibiotici per alcuni giorni. Sì, di solito viene prescritta una terapia antibiotica dopo una biopsia prostatica per ridurre il rischio di infezioni.

Interpretazione dei Risultati della Biopsia

La biopsia prostatica viene esaminata dal medico specializzato nella diagnosi del tumore e delle altre malattie della prostata: l’anatomopatologo, più comunemente denominato patologo. La presenza di cellule tumorali viene indicata dal patologo come “adenocarcinoma”. Se il patologo rileva la presenza di un tumore alla prostata ha anche il compito di definire il grado di malignità delle cellule. Un Gleason score elevato sta a significare che le cellule prostatiche tumorali sono molto differenti dalla loro controparte normale ed hanno una elevata aggressività. Il score di Gleason è determinato dopo aver analizzato le biopsie della prostata. Ci sono cinque tipi di cellula della prostata : le cellule di tipo 1 sono normali e quelle di tipo 5 sono quelle nelle quali il cancro è più avanzato. Il Gleason score è calcolato osservando quali delle cellule nel campione sono più numeroso e poi facendo la somma delle stesse.

Alcune volte il patologo rileva la presenza di cellule che appaiono anomale ma non francamente neoplastiche. Il riscontro di una di due di queste lesioni potrà indurre il vostro urologo a far ripetere l’esame:

  • Hg-PIN (Neoplasia Prostatica Intraepiteliale ad Alto Grado): è una lesione neoplastica non invasiva limitata all’epitelio duttulo-acinare della prostata. I pazienti con HgPIN monofocale non devono essere obbligatoriamente sottoposti a rebiopsia: l’indicazione a rebiopsia va decisa sulla base degli altri dati clinici a disposizione (come l’andamento del PSA o i reperti all’esplorazione rettale).
  • ASAP (Atypical Small Acinar Proliferation): si tratta infatti di cellule prostatiche organizzate in gruppi di piccoli acini di aspetto atipico e sospetti per adenocarcinoma prostatico. I pazienti con ASAP e HgPIN devono essere innanzitutto rassicurati: non hanno un tumore prostatico e in più della metà dei casi mai lo avranno.

La rebiopsia prostatica è un evento fondamentale nella gestione clinica di questi pazienti: dovrebbe essere eseguita entro 3-6 mesi in caso di ASAP e entro 12 mesi in presenza di HgPIN multifocale. In corso di rebiopsia si potranno eseguire più prelievi nelle sedi in cui erano emersi alla prima biopsia HgPIN o ASAP. La rebiopsia dovrà comunque campionare per intero tutto il parenchima prostatico, compresa la zona di transizione (che normalmente non rientra nei prelievi della prima biopsia).

Gestione del Tumore alla Prostata Diagnosticato

Una volta che viene diagnosticato il cancro della prostata, si usa monitorare il PSA per monitorare il progresso del cancro. Secondo lo stadio della malattia e il trattamento utilizzato, l’interpretazione da parte del vostro dottore del PSA non sarà basat sugli stessi criteri. Quando il cancro della prostata è stato diagnosticato , la diagnosi deve essere rifinita con una serie di esami di immagini per la valutazione dello stadio.

La scelta della terapia è effettuata in base a diversi parametri, tra cui lo stadio del tumore, la concentrazione dell’antigene prostatico specifico (PSA) nel sangue, il punteggio di Gleason e il numero di prelievi risultati positivi dopo la biopsia di conferma della diagnosi.

Tra i possibili trattamenti è ormai inclusa anche la sorveglianza attiva, che ha come obiettivo “non la rinuncia al trattamento, ma la possibilità di effettuarlo se e quando si renda necessario”, come si legge nelle più recenti linee guida dell’Associazione italiana di oncologia medica (AIOM). La sorveglianza attiva permette invece di rinunciare all’intervento in prima battuta e di ricorrervi all’occorrenza in un secondo momento, soltanto nel caso in cui la malattia evidenzi segni di progressione. A tale scopo il protocollo prevede un calendario serrato di controlli, con il dosaggio del PSA ogni 3 mesi, la visita con palpazione della ghiandola a cadenza semestrale e una nuova biopsia prostatica a 1, 4 e 7 anni dopo la diagnosi.

Prevenzione e Diagnosi Precoce

Lo screening e i controlli regolari della prostata sono essenziali per la prevenzione e la diagnosi precoce del cancro alla prostata. Gli esami del PSA sono spesso consigliati dall’età di 50 anni. Il tasso del PSA cresce nei casi di malattia della prostata ma non basta per diagnosticare il cancro. Il cancro alla prostata è raro prima dei 45-50 anni, ma diventa più comune con l’aumentare dell’età. Tuttavia, l’utilità degli esami di screening come il dosaggio del PSA e l’esplorazione rettale digitale nelle persone asintomatiche è ancora oggetto di dibattito tra gli esperti. Molti tumori prostatici sono benigni a basso rischio ed evolvono lentamente, ma esistono anche casi ad alto rischio in cui la malattia si sviluppa rapidamente e forma metastasi già in uno stadio precoce.

Tabella Riepilogativa dei Punteggi di Gleason

Tipo di Cellula Descrizione Gleason Score
Tipo 1 Cellule normali N/A
Tipo 5 Cellule con cancro più avanzato Valore più alto nel Gleason Score
Gleason 7 (3+4) Esempio di Gleason Score Moderatamente differenziato
6-10 Range del Gleason Score Indica l'aggressività del cancro

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