Biopsia Prostatica in Sedazione: Procedura, Indicazioni e Tecniche

La biopsia prostatica è una procedura diagnostica cruciale eseguita quando si sospetta la presenza di un tumore alla prostata. Consiste nel prelievo di un campione di tessuto dalla ghiandola prostatica, che viene successivamente inviato al laboratorio di anatomia patologica per un esame istologico al microscopio. La biopsia prostatica rappresenta, al giorno d’oggi, l’unica metodica che consente di diagnosticare con certezza una neoplasia prostatica di fronte ad un sospetto clinico o strumentale.

Quando è Indicata la Biopsia Prostatica?

L’indicazione all’esecuzione di una biopsia prostatica può derivare da un riscontro di un valore elevato di PSA, un’anomalia all’esplorazione rettale della prostata oppure ad un’area sospetta identificata tramite esecuzione di risonanza magnetica prostatica. Viene prescritta dal medico quando l’esito di esami del sangue indica elevati valori ematici di PSA (antigene prostatico specifico), oppure nel caso in cui siano rilevate formazioni anomale durante l’esplorazione rettale della prostata o in caso di presenza di zone sospette in senso neoplastico alla Risonanza Magnetica Nucleare (RMN) della prostata, e comunque nei casi in cui la valutazione specialistica urologica ponga il sospetto per la presenza di un tumore prostatico.

Come Viene Eseguita la Biopsia Prostatica?

La biopsia prostatica viene effettuata utilizzando un ago apposito, introdotto nello spessore della ghiandola prostatica sotto guida ecografica. La procedura, che permette di prelevare campioni mirati di tessuto, può impiegare dai 10 ai 30 minuti e viene eseguita in sedazione o anestesia locale. In caso di necessità può essere effettuata sotto leggera sedazione. La guida ecografica consente al medico di individuare con precisione le aree da esaminare, rendendo l'intervento mirato e minimizzando l'invasività della procedura.

Esiste più di una tecnica con cui può essere effettuata la biopsia prostatica: nella biopsia transrettale il prelievo avviene attraverso un ago da biopsia introdotto dal retto; la biopsia trans-perineale prevede invece l’accesso alla prostata attraverso il perineo, ovvero la zona tra l’ano e i testicoli. Non esiste una via di accesso “migliore”: la scelta dipende principalmente dalle preferenze dell’operatore o dalla anatomia specifica del paziente.

Biopsia Prostatica Transperineale

Attualmente la biopsia prostatica è eseguita in anestesia locale e sotto guida ecografica, effettuando multipli prelievi per via transrettale o transperineale. Secondo le più recenti evidenze scientifiche l’accesso transperineale riduce il rischio infettivo legato alla biopsia e, se disponibile, è la modalità di scelta per il campionamento bioptico.

La procedura è eseguita in regime ambulatoriale, la sua durata è variabile tra i 15 e 40 minuti in relazione all’esperienza dell’operatore e al numero di prelievi da effettuare. Il paziente viene fatto stendere in posizione litotomica (posizione ginecologica). Dopo esposizione della zona perineale e sua accurata disinfezione con Betadine, il medico operatore esegue un’ecografia prostatica transrettale. In tempo reale viene eseguita la fusione delle immagini ecografiche con quelle ottenute attraverso risonanza magnetica e precedentemente caricate sul software.

A questo punto, sempre sotto controllo ecografico viene effettuata un’anestesia locale superficiale e profonda. Si procede al campionamento in un primo momento della lesione target e successivamente al mapping bioptico sistematico della ghiandola.

Biopsia Prostatica Random

La biopsia prostatica sistematica va eseguita in caso di forte sospetto diagnostico, in assenza di un esame imaging mirato. I frustoli bioptici vanno prelevati campionando in modo completo e bilaterale la prostata, dall’apice alla base. Secondo le attuali linee guida europee nel caso di biopsia prostatica random il numero minimo di prelievi da eseguire deve essere pari a 12.

Biopsia Prostatica Fusion

Nei casi in cui vi è discordanza fra dati clinici e laboratoristici (valori del PSA tot), prima dell’esecuzione di una biopsia prostatica è sempre consigliato eseguire una risonanza magnetica prostatica multiparametrica. Quest’ultima permette di identificare aree a maggior sospetto di tumore secondo la classificazione PIRADS. In caso di risonanza magnetica positiva, ovvero riscontro di aree PIRADS ³3, è indicato combinare alla semplice biopsia sistematica un campionamento mirato della zona sospetta.

La tecnica fusion è una moderna metodica che consente di ottenere una diagnosi mirata di PCa. Attraverso software specializzati è possibile “fondere” le immagini ecografiche ottenute per via transrettale al momento della procedura con quelle precedentemente ottenute tramite risonanza magnetica multiparametrica. Ciò consente all’operatore, con maggior sensibilità e precisione di mirare e campionare le aree PIRADS identificate.

La Biopsia Prostatica Fusion è caratterizzata dalla sovrapposizione e fusione delle scansioni della Risonanza Magnetica con l’ecografia prostatica durante la procedura di biopsia. Questa tecnologia permette prelievi di campioni estremamente specifici e mirati per mappare la lesione sospetta.

Sovrapponendo tali immagini a quelle ecografiche si ottiene una ricostruzione tridimensionale della prostata, che consente di guidare con maggiore precisione l’ago della biopsia verso le zone con una reale potenzialità tumorale.

La tecnica, essendo mirata, consente di ridurre il numero di prelievi bioptici dai 12-50 del passato ai 2-3 di oggi. Nonostante la riduzione dei prelievi, che causa minori disturbi ai pazienti, l’accuratezza diagnostica dei tumori più aggressivi è maggiore, insieme alla possibilità di una migliore gestione della malattia.

Preparazione all'Esame

Prima dell’esecuzione della biopsia prostatica è necessario che il paziente segua alcune indicazioni:

  • Assunzione di profilassi antibiotica, se indicato dal medico
  • Esecuzione di clistere per la pulizia rettale: questo consente di evitare artefatti ecografici e ridurre il rischio infettivo in caso di procedura transrettale
  • Sospensione di eventuali farmaci antiaggreganti o anticoagulanti
  • Depilazione della regione perineale
  • Digiuno da circa 6 ore, solo nel caso in cui la procedura venga eseguita in sedazione

Viene prescritta dal medico curante una profilassi antibiotica per biopsia prostatica, generalmente a partire da due giorni prima dell’esame e da proseguire per alcuni giorni dopo, per evitare eventuali infezioni. Se il paziente sta assumendo anticoagulanti o antiaggreganti (per esempio, l’acido acetilsalicilico), il medico valuta i tempi e i modi della eventuale sospensione della terapia o l’eventuale sostituzione di questi farmaci con medicinali alterativi (come l’eparina a basso peso molecolare). In questo modo è possibile ridurre in modo significativo complicanze come sanguinamenti o emorragie.

La preparazione alla biopsia prostatica prevede anche un clistere di pulizia la sera prima dell’esame e la mattina dell’esame, per pulire la mucosa del retto e favorire la perfetta visione della sonda ecografica e ridurre il rischio di infezioni. Non occorre invece essere a digiuno.

Rischi e Complicanze

Le possibili complicanze della biopsia prostatica sono nella maggior parte dei casi lievi ed autolimitanti. È frequente (circa nel 30% dei casi) riscontrare sangue nelle urine, nelle feci e nel liquido seminale; la loro durata è variabile da 1 a 15-20 giorni e non necessitano di trattamento.

Per quanto ritenuta sicura, la biopsia della prostata è una procedura invasiva e non esente dalla possibilità di complicazioni. Circa 1 persona su 50, al termine dell'esame, fa fatica o non riesce a svuotare spontaneamente la vescica. In questi casi è necessario posizionare temporaneamente un catetere vescicale che verrà rimosso dopo qualche giorno. A partire dai giorni seguenti l’esame - e fino ad alcune settimane - è frequente riscontrare sangue nelle feci, nell'urina e nello sperma.

Generalmente, però, il disturbo scompare spontaneamente e non deve perciò destare preoccupazioni. Raramente può comparire febbre alta, che non va sottovalutata, in quanto potrebbe essere segno di un'infezione in atto.

Cosa Aspettarsi Dopo la Biopsia

  • Sanguinamento: È normale poter vedere sangue durante la minzione e la defecazione per alcuni giorni, così come la presenza di emospermia (sangue nel liquido seminale). L’emospermia può durare anche 15-20 giorni e non deve preoccupare.
  • Riposo: È utile recarsi all’esame accompagnati, ed evitare di guidare autoveicoli nelle ore successive all’esame.
  • Osservazione: Dopo l'esecuzione della procedura è opportuno un periodo di osservazione di circa un'ora per sorvegliare la comparsa di eventuali complicazioni immediate. Prima di tornare a casa è anche importante verificare la ripresa delle minzioni spontanee e pertanto al paziente viene chiesto di bere mezzo litro d’acqua per favorire la diuresi.
  • Attività: Al fine di ridurre il rischio di sanguinamento, è bene evitare lunghi viaggi in macchina nelle 48 ore successive e i rapporti sessuali per circa una settimana. Per il resto si può riprendere subito la vita normale. In caso di impossibilità alla minzione, di febbre superiore a 38 °C oimportante sanguinamento, contattare il pronto soccorso più vicino alla propria abitazione.

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