Biopsia Prostatica Fusion: Informazioni e Innovazioni all'Ospedale Miulli

In Italia, nel 2023, sono stati stimati circa 41.100 nuovi casi di tumore alla prostata. Questo tipo di cancro rappresenta la forma più comune tra gli uomini, costituendo il 19,8% di tutti i tumori maschili e, nell’ultimo decennio, è divenuto il tumore più frequente nella popolazione maschile dei Paesi occidentali.

La diagnosi si basa su esami come PSA, biopsia prostatica con tecnica fusion, risonanza magnetica multiparametrica, nuove tecniche di imaging e analisi di biologia molecolare.

Risonanza Magnetica Prostatica Multiparametrica (RMmp)

Si ricorre alla risonanza magnetica alla prostata per determinare se procedere o meno con la biopsia, che resta per sua natura una procedura diagnostica invasiva. La risonanza magnetica prostatica multiparametrica è un esame diagnostico radiologico non invasivo, in quanto si basa sul principio della radiofrequenza e non contempla l’utilizzo di radiazioni ionizzanti.

Se quindi in un paziente si manifesta un livello alterato di PSA, si può prima di tutto eseguire una RM mp e poi eventualmente procedere con la biopsia. Questo permette di ridurre l’eccesso di diagnosi e di conseguenza anche delle cure, che possono incidere negativamente sulla qualità della vita.

Ma non solo: anche in seguito a una biopsia negativa dopo la quale persista però il sospetto diagnostico a causa di un livello elevato di PSA, si può rivalutare il paziente tramite risonanza magnetica prostatica multiparametrica, che, nel caso rilevi la presenza di un tumore, permette di valutarne l’estensione e di conseguenza studiare la forma di trattamento più opportuna.

Infine, la RM multiparametrica si rivela estremamente utile anche dopo l’eventuale intervento chirurgico, radioterapico o farmacologico: nel caso in cui il livello di PSA si alzasse di nuovo, questo esame potrebbe contribuire all’individuazione di eventuali recidive.

Si tratta di un esame multiplanare: la prostata viene quindi esaminata nei tre piani dello spazio, ciò consente il più accurato studio della sua morfologia. Il paziente deve soltanto restare disteso e immobile sul lettino in posizione supina e respirare regolarmente. I tessuti tumorali sono infatti caratterizzati da composizioni differenti rispetto a tessuti in buone condizioni.

La durata della procedura, che è assolutamente indolore, è di circa 30 minuti. Il risultato è una vera e propria mappatura della prostata, che consente di ottenere perfino le immagini di tumori di dimensioni inferiori a 1 centimetro e di conseguenza il più completo quadro della situazione. Subito dopo il termine dell’esame è possibile cibarsi e svolgere le proprie attività, senza particolari tempi di attesa.

È anche possibile sottoporvisi con una sedazione completa, che va richiesta esplicitamente in precedenza. Si sconsiglia di procedere con la risonanza magnetica se il paziente è affetto da insufficienza renale oppure è portatore di pace-maker, clip vascolari metalliche, pompe per il rilascio di chemioterapici, protesi del cristallino o dell’orecchio interno.

Nuovi Sistemi Mini-Invasivi per l'Ipertrofia Prostatica Benigna (IPB) all'Ospedale Miulli

Ci sono buone notizie per gli uomini pugliesi che soffrono di Ipertrofia Prostatica Benigna (IPB), patologia che ogni anno viene diagnosticata a 7 milioni di uomini italiani, poiché all’U.O.C. di Urologia dell’Ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti (Bari) sono appena stati introdotti i nuovi sistemi mini-invasivi che risolvono questa patologia maschile senza intervento chirurgico.

L’Ipertrofia Prostatica Benigna colpisce circa l’80% degli over 50 e si manifesta con l’aumento volumetrico della prostata, piccola ghiandola attraverso cui passa l’uretra, ovvero il condotto che dalla vescica porta l’urina verso l’esterno. Quando la prostata si ingrossa, essa va a comprimere proprio l’uretra, ostacolando la fuoruscita dell’urina.

La patologia è progressiva, peggiora con il tempo e, se non adeguatamente trattata, può provocare danni permanenti alla vescica. Le prime terapie sono, in genere, farmacologiche e prevedono alfa-bloccanti, oppure inibitori della 5-reduttasi.

Trattamento Rezum

Il trattamento denominato “Rezum“, una rivoluzione terapeutica arrivata in Italia poco più di un anno fa e ora per la prima volta nella provincia di Bari, viene effettuato in endoscopia, dura pochi minuti e impiega solo vapore acqueo per denaturare le cellule ed eliminare il tessuto prostatico in eccesso.

Con il nuovo trattamento si registrano miglioramenti visibili dopo circa un mese, con rapida ripresa delle attività quotidiane. Fondamentale è inoltre la preservazione delle normali funzioni sessuali come erezione ed eiaculazione, nonché il mantenimento della corretta funzione urinaria.

Il trattamento “Rezum” è minimamente invasivo e si basa sul passaggio tra il vapore acqueo e le cellule dell’adenoma prostatico. Il vapore, prodotto da un generatore, viene iniettato nella prostata in dosi controllate di 9 secondi, con un totale di “somministrazioni” per ogni seduta stabilite dall’urologo, in base alle condizioni cliniche del paziente.

Il vapore iniettato nel tessuto prostatico si concentra in modo preciso nello spazio interstiziale tra le cellule tissutali. A contatto con la temperatura corporea, il vapore si raffredda e si condensa, liberando l’energia termica immagazzinata che genera, in questo modo la denaturazione delle cellule. Progressivamente, le cellule denaturate vengono assorbite dal normale metabolismo corporeo, riducendo così il volume del tessuto prostatico che occlude l’uretra, mentre la condensazione del vapore genera anche il “collasso” del sistema vascolare, rendendo la procedura non cruenta.

«Il nostro Ospedale», spiega il dott. Giuseppe Mario Ludovico, Direttore dell’U.O.C. di Urologia del Miulli, «è l’unico del territorio provinciale a effettuare questi interventi con un ricoveri abbreviati e in condizioni di massima sicurezza per il paziente. Le caratteristiche non invasive della procedura ci permettono di intervenire anche su pazienti problematici, sottoposti a terapie anticoagulanti, portatori di cateteri o di dispositivi medici, condizioni che spesso precludono gli interventi.

Informazioni Aggiuntive sul Tumore alla Prostata

Non è del tutto chiaro come nasce il tumore ma si conoscono alcuni fattori di rischio. Sicuramente l’età anziana è il più importante fattore di rischio, infatti dai 50 anni in su esiste un rischio maggiore di avere il tumore della prostata.

Nella prima fase, il cancro alla prostata di solito non mostra sintomi evidenti, ma man mano che la malattia si sviluppa nella regione circostante, possono comparire segni come: difficoltà ad urinare e riduzione della forza del flusso urinario, sensazione di ostruzione all’eliminazione di urina, necessità di urinare spesso durante la giornata, sensazione di mancato svuotamento della vescica, dolore quando si urina, dolore nella zona perineale.

A volte si può osservare sangue nelle urine o nello sperma o problemi di erezione del pene. Nelle fasi più avanzate oltre a determinare disturbi al sistema urinario, può dare disturbi alla sfera sessuale e malessere generalizzato.

In età adulta/anziana è bene tenere sotto controllo le dimensioni della prostata attraverso degli esami semplici, ovvero l’esplorazione rettale (il medico inserisce il proprio dito fino al retto del paziente per valutare le dimensioni e la consistenza della prostata) e l’esame del PSA (attraverso un prelievo di sangue).

Nei casi in cui questi esami pongano il sospetto di tumore, la diagnosi definitiva viene effettuata attraverso la biopsia. Identificato il tipo di tumore attraverso la biopsia, che determina l'aggressività delle cellule tumorali attraverso il punteggio di Gleason, di solito vengono richiesti altri esami radiologici per completare la stadiazione, ovvero il grado di diffusione del tumore in tutto il corpo.

Possono essere utili l’ecografia, TAC, Risonanza Magnetica, scintigrafia ossea, PET o altri esami a seconda dei sospetti. Altri test genetici possono fornire informazioni sulla prognosi.

La terapia, oltre a prendere in considerazione lo stato di salute generale del paziente, varia a seconda dello stadio del tumore, quindi se è limitato all’organo o si è già diffuso in altre parti del corpo, e dei potenziali benefici o effetti collaterali del trattamento.

Per coloro che progrediscono dopo la terapia ormonale, ci sono altre opzioni come la terapia ormonale di seconda linea, chemioterapia con farmaci come docetaxel o cabazitaxel, e inibitori androgenici di nuova generazione come abiraterone acetato ed enzalutamide.

Masterclass all'Ospedale Miulli

Partirà il 1° aprile 2025 la seconda Masterclass dedicata all’”Approccio Multidisciplinare al Tumore della Prostata”, che si terrà all’Ospedale Miulli e che vede come Presidente il Prof. Giuseppe Mario Ludovico e come Responsabile scientifico il Dott. Marcello Scarcia, entrambi afferenti all’U.O.C. di Urologia del Miulli.

L’evento formativo (che proseguirà nei giorni 2 aprile, 5 e 6 maggio, 10 e 11 giugno 2025) prevede la collaborazione tra urologi, oncologi, radioterapisti, patologi, radiologi, medici nucleari e altri specialisti per offrire un trattamento personalizzato e il più efficace possibile.

Obiettivo di questa MasterClass, che si distingue per una faculty di altissimo livello nazionale, è quello di coinvolgere i partecipanti nella gestione pratica e quotidiana di pazienti affetti da tumore della prostata, far conoscere loro le varie realtà specialistiche e supportare il tutto con aggiornamento scientifico.

Le opzioni terapeutiche includono sorveglianza attiva, chirurgia robotica, radioterapia e terapie sistemiche come ormonoterapia e chemioterapia, terapia personalizzate mirate ad eventuali mutazioni geniche. L’integrazione e innovazione tecnologica migliora l’efficacia dei trattamenti riducendo glieffetti collaterali.

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