La biopsia prostatica è un atto diagnostico fondamentale per la conferma o l’identificazione di un tumore alla prostata. Questa procedura consiste nel prelievo di piccoli campioni di tessuto prostatico, che vengono poi analizzati al microscopio per verificare la presenza di cellule tumorali.
La biopsia multipla ecoguidata è attualmente l’unico mezzo riconosciuto per la diagnosi di neoplasia prostatica. La sua esecuzione si rende indispensabile in caso di sospetto palpatorio alla visita specialistica, o in caso di alterazione confermata del PSA (antigene prostatico specifico). Un livello elevato di PSA, che viene misurato con un semplice esame del sangue, può infatti essere un campanello d’allarme della presenza di un tumore prostatico anche in fase iniziale.
È importante sottolineare che esami preliminari come il dosaggio del PSA ed esplorazione rettale non sono conclusivi e servono a individuare i pazienti che potrebbero avere maggiori probabilità di avere un tumore alla prostata.
Perché si esegue una biopsia della prostata?
La biopsia della prostata è indicata nel sospetto di un tumore. Una biopsia della prostata è indicata per valori di PSA superiori a 10 ng/ml. In presenza di valori compresi tra 4 e 10 ng/ml, la decisione si basa sul rapporto tra PSA libero e totale (PSA libero/totale).
Le indicazioni comuni per una biopsia prostatica includono elevati valori di PSA, anomalie rilevate durante l’esplorazione rettale o anomali e alla risonanza magnetica prostatica multiparametrica.
Un grande e vivo dibattito è tuttora in corso nella comunità scientifica per determinare con maggior precisione i candidati ideali alla biopsia; a differenza del dosaggio ematico del PSA, che consiste in un semplice esame del sangue, la biopsia è un esame più invasivo che può avere ricadute psicologiche ed effetti collaterali non trascurabili, ad oggi riveste quindi un ruolo determinante l’esperienza dello specialista, che dovrebbe richiedere l’esame solo in caso di fondati rischi di salute per il paziente.
Come viene eseguita la biopsia prostatica?
La biopsia della prostata viene eseguita in anestesia locale: questo permette di ridurre i rischi dell’anestesia generale sul paziente e non rende necessaria la degenza in ospedale.
In base alle preferenze dell’operatore, il paziente viene invitato ad assumere una delle seguenti posizioni: sul fianco; ginecologica, genu-pettorale.
La fase successiva prevede l’introduzione di una sonda ecografica nel retto. Questo strumento consentirà all’operatore di visualizzare la prostata, le vescichette seminali e la vescica. In particolare, l’operatore procederà alla misurazione del volume della prostata e valuterà l’eventuale presenza di aree sospette a livello della zona periferica della ghiandola.
Vengono utilizzati speciali aghi da biopsia muniti alla loro estremità di un uncino tagliente (cripta) in grado di prelevare piccoli frustoli di tessuto prostatico. Entrambe queste metodiche si sono dimostrate particolarmente efficaci e sicure.
Biopsia Prostatica Transrettale
La biopsia per via transrettale viene eseguita in anestesia locale. La sonda ecografica introdotta nel retto è munita di un canale per il passaggio di aghi sottili. Le punture di anestetico possono provocare un certo fastidio. Dopo qualche minuto, nel canale della sonda ecografica viene inserito un ago sottile da biopsia e si procede all’esecuzione dei prelievi di tessuto prostatico.
La procedura viene eseguita in posizione ginecologica. Il medico esegue un’esplorazione rettale per escludere la concomitante presenza di anomalie della parete rettale.
Per alcune settimane dopo l’esecuzione della biopsia prostatica con approccio transrettale è possibile assistere alla perdita di sangue dal retto (rettorragia) . Tale evenienza si osserva nel 10-40% dei casi.
Biopsia Prostatica Transperineale
Durante la biopsia prostatica transperineale il paziente si trova in posizione supina, con le cosce flesse verso il petto e con una mano a sostegno dello scroto. Il perineo, cioè la zona compresa tra scroto ed ano viene adeguatamente depilato e disinfettato; in tale area viene quindi iniettata una doppia dose di anestetico, la prima negli strati superficiali e la seconda, dopo qualche minuto, in profondità nei tessuti che circondano la prostata.
Il paziente viene invitato a sollevare con una mano i testicoli. La cute localizzata tra i testicoli e l’ano viene depilata e disinfettata. Il punto d’ingresso dell’ago è localizzato 1,5 cm al di sopra dell’ano. A tale livello, si iniettano alcuni ml di anestetico locale con un ago sottile e corto. Durante questa fase il paziente può avvertire un certo grado di fastidio o dolore dovuto in parte al passaggio dell’ago ed in parte all’azione dell’anestetico.
Un sottile canale metallico cavo viene introdotto lungo il percorso anestetizzato fino a raggiungere la prostata. Questo sistema renderà agevole e non fastidioso per il paziente il ripetuto passaggio dell’ago da biopsia.
Negli individui sottoposti a biopsia della prostata per via transperineale, inoltre, è comune la formazione di un ematoma nella zona di accesso dell'ago bioptico, localizzata tra lo scroto e l'ano; ancora una volta, se l'ematoma ed il gonfiore dovessero divenire particolarmente consistenti è bene allertare al più presto il proprio medico curante.
In una biopsia TPUSP, il medico farà passare l’ago per biopsia attraverso la pelle perineale e nella prostata, invece di far passare l’ago per biopsia attraverso il retto.
Se la biopsia viene eseguita in anestesia locale, verrà chiesto di spogliarsi, indossare un camice e sdraiarsi supini su una poltrona reclinabile con le gambe posizionate in staffe di supporto. Lo scroto sarà nastrato per assicurarsi che non sia di intralcio. Verranno praticate due iniezioni per anestetizzare la zona. La prima iniezione viene somministrata sotto la pelle del perineo per addormentare il punto di ingresso dell’ago per biopsia e la seconda per addormentare la prostata.
Numero di Prelievi
La biopsia prostatica prevede il prelievo di frustoli a livello dell’apice, dalla zona media e della base della zona periferica della prostata. Il numero di prelievi effettuati varia in relazione al volume della ghiandola prostatica.
- Per prostate di volume inferiore o uguale a 30 cc è indicata l’esecuzione di 8 prelievi.
- Nei pazienti con volume prostatico compreso tra 30 e 50 cc è indicata l’esecuzione di 10-12 prelievi.
- Nei pazienti con prostata di volume superiore a 50 cc è preferibile l’esecuzione di un numero di prelievi superiore, compreso tra 14 e 18.
Durante una biopsia prostatica standard, vengono prelevati solitamente 12 campioni di tessuto prostatico in zone specifiche, secondo uno schema prestabilito.
Fusion Biopsy
La fusion biopsy consente di biopsiare selettivamente i noduli che la risonanza magnetica ha evidenziato, combinando in tempo reale l’immagine della risonanza magnetica con l’ecografia transrettale.
Per quanto riguarda le differenze tra la preparazione alla biopsia standard e quella fusion, quest’ultima richiede generalmente una risonanza magnetica multiparametrica (mpRM) preliminare.
Dolore durante la biopsia
Grazie all'impiego di anestetici, la biopsia prostatica è un esame generalmente ben tollerato e poco doloroso. Fitte molto brevi e di intensità limitata vengono tipicamente avvertite durante i prelievi bioptici.
Durante l’esecuzione della manovra, sia con l’approccio transrettale che con quello transperineale, il paziente può avvertire dolore nonostante l’esecuzione dell’anestesia.
Tuttavia, se si avverte dolore quando viene inserito l’ago per biopsia, informare immediatamente il medico.
Talvolta è possibile avvertire dolore dopo il termine della biopsia.
Come ridurre il dolore durante la biopsia
Per ridurre i disturbi legati all’esecuzione di un esame fondamentale per la diagnosi del tumore alla prostata, la biopsia prostatica, negli ultimi anni sono state sviluppate diverse tecniche. Quella messa a punto presso Humanitas, basata sull’utilizzo dell’anestesia locale, ha consentito nella maggior parte dei casi di annullare, o comunque di ridurre, il dolore.
“Utilizziamo questa tecnica ormai da quattro anni, ed è divenuta per noi una procedura standard - afferma il dott. Gianluigi Taverna, specialista dell’Unità Operativa di Urologia diretta dal prof. Pierpaolo Graziotti -. L’abbiamo messa a punto con l’obiettivo specifico di migliorare l’approccio dei pazienti ad un esame molto importante ma spesso fastidioso”.
Quali sono le possibili complicanze?
Nello specifico, la biopsia prostatica può dare complicanze emorragiche, infiammatorie, infettive ed allergiche. Le complicanze sono rare, attestandosi globalmente su un 5-10% dei casi.
Le complicanze emorragiche sono le più frequenti, tanto da manifestarsi fino al 20% dei casi; in genere si tratta di emorragie lievi e transitorie, rese evidenti da tracce di sangue più o meno vistose nelle urine, nelle feci e/o nell'eiaculato; in tal senso non è nemmeno corretto parlare di complicanze, dato che entro certi limiti sono da ritenersi fenomeni normali.
Raramente l'emorragia urinaria diviene cospicua, sino al punto da formare grossi e consistenti coaguli che occludono l'uretra impedendo lo svuotamento della vescica, con conseguente incapacità di urinare. Questa eventualità, che richiede un intervento di cateterizzazione e svuotamento vescicale presso il più vicino pronto soccorso, può essere prevenuta bevendo molta acqua dopo l'intervento.
Tracce di sangue possono rendersi evidenti anche nelle feci durante l'evacuazione, ma soltanto quando la biopsia della prostata viene eseguita per via transrettale; anche in questo caso, entro certi limiti, si tratta di un evento abbastanza comune e non preoccupante che può continuare per qualche giorno; solo quando il sanguinamento perdura nel tempo, o diviene particolarmente vistoso, si rende necessario un tempestivo intervento medico.
Infine, cosa molto importante, dopo una biopsia prostatica il sanguinamento si rende spesso evidente in occasione delle prime eiaculazioni. Lo sperma, di conseguenza, abbandona i classici riflessi biancastri ed opalescenti per assumere tonalità scure, color "caffè latte"; anche in questo caso la situazione torna spontaneamente alla normalità nel giro di qualche settimana.
La presenza di sangue nelle urine (ematuria) e/o nel liquido seminale (emospermia) sono eventi comuni sia alla biopsia transrettale che a quella transperineale.
Per alcuni giorni dopo la biopsia, la prostata potrebbe essere un po’ “indolenzita”, con conseguenti difficoltà temporanee di erezione.
Il prelievo dei frustoli prostatici può comportare un sanguinamento all’interno della prostata. Tale evenienza è molto più frequente e grave nei pazienti che assumono farmaci che interferiscono sulla coagulazione. Per tale motivo è indispensabile sospendere questi farmaci prima dell’esecuzione della biopsia.
Oltre al rischio di sanguinamento, esiste il rischio infettivo che viene affrontato facendo assumere al paziente una terapia antibiotica profilattica: a partire da 24 ore prima della biopsia e sino a qualche giorno dopo a seconda dei casi.
Per ridurre al minimo il rischio di infezioni è opportuno assumere prima dell’esame un antibiotico.
Al termine della procedura, una rara complicanza (meno del 2% dei casi) può essere rappresentata dall’impossibilità di svuotare spontaneamente la vescica. In questi casi è necessario inserire temporaneamente un catetere vescicale che verrà rimosso dopo qualche giorno.
In alcuni casi estremamente rari, la biopsia potrebbe non rilevare un cancro significativo nella prostata e potrebbe essere necessaria una seconda biopsia.
Preparazione alla biopsia prostatica
La preparazione alla biopsia prostatica è un passaggio fondamentale per garantire la sicurezza e l’efficacia della procedura. In generale, il paziente deve seguire alcune indicazioni comuni sia per la biopsia prostatica standard che per quella fusion.
Il medico indicherà come prepararsi in base al tipo di biopsia a cui ci si dovrà sottoporre.
È importante informare il medico se si è portatori di impianti (ad es. stent, protesi articolari, pacemaker, valvola cardiaca, innesto di vasi sanguigni), se si usano anticoagulanti (ad es. Se si utilizza warfarin, potrebbe essere necessario interrompere l’assunzione del farmaco cinque giorni prima della procedura.
Se si assumono clopidogrel o altri anticoagulanti sopra elencati, verrà chiesto di interrompere il trattamento sette giorni prima della biopsia. Questo aiuterà a prevenire un eccessivo sanguinamento durante e dopo la biopsia.
Potrebbe essere necessario assumere antibiotici orali il giorno prima e la mattina della biopsia.
Prima di sottoporsi a una biopsia, verrà chiesto di prelevare un campione di urina per assicurarsi che non sia presente un’infezione.
Potrebbe essere necessario un piccolo clistere circa mezz’ora prima della biopsia per ripulire l’intestino e il retto.
Per prevenire eventuali infezioni batteriche, a partire dal giorno prima del test viene di solito prescritta una terapia antibiotica, da proseguire per altri 4 5 giorni.
Inoltre, sempre allo scopo di ridurre al minimo le possibilità di contaminazione batterica, viene consigliato un clistere (per pulire il retto e rendere più igienica la procedura).
Dopo la Biopsia
Subito dopo la biopsia ci si potrebbe sentire storditi, quindi non fare sforzi e farsi accompagnare a casa da qualcuno.
L’anestesista deciderà come alleviare il dolore dopo la procedura.
Potrebbero essere fornite delle calze a compressione da indossare. Queste aiutano a prevenire lo sviluppo di coaguli di sangue durante l’anestesia e il loro passaggio ai polmoni.
Analisi dei campioni e referto istologico
I campioni tissutali prelevati durante biopsia prostatica, detti frustoli, vengono successivamente esaminati al microscopio ottico dallo specialista anatomo-patologico, che nel giro di qualche giorno redige il referto istologico dell'esame.
L'analisi microscopica permette di distinguere le cellule sane da quelle cancerose e, nell'eventualità, di stabilire la localizzazione ed il grado di anormalità ed aggressività delle stesse. A tale scopo viene utilizzata una scala numerica (punteggio di Gleason) che va da uno+uno (lieve grado di anormalità) a cinque+cinque (massimo grado di anomalia con alta probabilità che il tumore si sviluppi e diffonda rapidamente).
In caso di reperti cellulari anomali, ma non necessariamente cancerosi, viene in genere richiesta l'esecuzione di una seconda biopsia (dopo tre/sei mesi) in modo da accertare l'assenza di processi tumorali in corso.
Screening e Prevenzione
Lo screening e i controlli regolari della prostata sono essenziali per la prevenzione e la diagnosi precoce del cancro alla prostata.
Il cancro alla prostata è raro prima dei 45-50 anni, ma diventa più comune con l’aumentare dell’età.
Molti tumori prostatici sono benigni a basso rischio ed evolvono lentamente, ma esistono anche casi ad alto rischio in cui la malattia si sviluppa rapidamente e forma metastasi già in uno stadio precoce.
Se individuato in fase iniziale, questo tumore può essere curato ed anche guarito. Da qui l’importanza dell’eventuale diagnosi precoce, che consente agli specialisti di evidenziare neoplasie prostatiche di piccoli volumi prima che queste, evolvendosi, diano segni o sintomi al paziente.
Tabella Riepilogativa delle Complicanze
| Complicanza | Frequenza | Descrizione | Gestione |
|---|---|---|---|
| Emorragica | Fino al 20% | Sangue nelle urine, nelle feci o nell'eiaculato | Generalmente lieve e transitoria, raramente richiede intervento medico |
| Infettiva | Rara (5-10%) | Prostatite | Antibiotici |
| Ritenzione urinaria | Meno del 2% | Incapacità di svuotare la vescica | Cateterizzazione vescicale temporanea |
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