Il linfoma è un tumore del sistema linfatico che colpisce i linfociti, cellule del sistema immunitario. Il linfoma di Hodgkin è un tipo specifico di linfoma distinto dai linfomi non Hodgkin (LNH). La biopsia del linfonodo ascellare è una procedura diagnostica cruciale per la diagnosi e la stadiazione del linfoma.
Cos'è il Linfoma di Hodgkin?
Il linfoma di Hodgkin è un tumore del sistema linfatico che origina dai linfociti B, un tipo di globuli bianchi presenti nel sangue, nei linfonodi, nella milza, nel midollo osseo e in numerosi altri organi che compongono il tessuto linfatico. Il linfoma di Hodgkin molto spesso si sviluppa all’interno dei linfonodi, piccoli organi disposti in maggioranza nella parte superiore del corpo, che svolgono un ruolo cruciale nella difesa immunitaria. Ciò che caratterizza il linfoma di Hodgkin rispetto agli altri linfomi, che vanno sotto il nome collettivo di linfomi non Hodgkin (LNH), è la presenza di cellule giganti, chiamate cellule di Reed-Sternberg e cellule di Hodgkin.
Quanto è Diffuso?
È un tumore relativamente raro: colpisce circa 4 persone ogni 100.000 abitanti. Tuttavia è il più comune nella fascia di età di 20 ai 30 anni. In Italia nel 2020 sono state stimate 2.150 nuove diagnosi, di cui 1.220 tra gli uomini e 930 tra le donne. I casi di linfomi di Hodgkin rappresentano circa il 10% di tutti i casi di linfoma.
Chi è a Rischio?
Alcune fasce della popolazione sono maggiormente a rischio di sviluppare questa malattia e sono classificate per:
- Età: soprattutto tra i 20 e i 30 anni e oltre i 60 anni.
- Sesso: gli uomini presentano un rischio di ammalarsi leggermente maggiore rispetto alle donne.
- Storia familiare: sembrano essere più importanti i fattori ambientali piuttosto che quelli genetici (non è una malattia ereditaria).
- Infezioni pregresse: si stima che un terzo dei casi sia legato all’infezione da virus di Epstein-Barr (EBV), responsabile della mononucleosi infettiva.
- Condizioni di immunodepressione (ad esempio in seguito a un trapianto d’organo o in caso di infezione da HIV).
- Fattori geografici: il linfoma di Hodgkin è maggiormente diffuso nel Nord Europa, negli Stati Uniti e in Canada rispetto ai Paesi asiatici.
- Livello socioeconomico: è più comune fra le persone a elevato tenore di vita.
Tipologie
Il linfoma di Hodgkin viene distinto in due tipi principali:
- Classico, per il 95 per cento dei casi (a sua volta classificato in quattro sottotipi: sclero-nodulare, a cellularità mista, ricco in linfociti, a deplezione linfocitaria);
- A predominanza linfocitaria.
Sintomi
Nella gran parte dei casi il primo sintomo del linfoma di Hodgkin è un ingrossamento dei linfonodi, soprattutto nella regione cervicale. È importante sottolineare che avere un ingrossamento dei linfonodi non significa avere un linfoma. Altri sintomi più generici del linfoma di Hodgkin comprendono febbre pomeridiana, sudorazioni notturne, perdita di peso involontaria e prurito. Meno specifici, ma comunque non trascurabili sono la stanchezza e la mancanza di appetito. Se la malattia riguarda i linfonodi presenti nel torace si possono manifestare anche tosse, dolore al petto e difficoltà respiratorie.
Diagnosi del Linfoma
In presenza di sintomi che possono far pensare a un linfoma di Hodgkin, è fondamentale rivolgersi al medico per ulteriori esami di approfondimento. La biopsia dei linfonodi, cioè il prelievo di tessuto dai linfonodi da analizzare al microscopio, è l'esame fondamentale per arrivare a una diagnosi. Una volta ottenuta la diagnosi istologica, occorre effettuare la stadiazione della malattia, cioè valutarne l’estensione. Sono, a questo punto, indispensabili esami di diagnostica per immagini, principalmente la tomografia computerizzata (TC) con mezzo di contrasto e la tomografia a emissione di positroni con 18F-fluorodesossiglucosio (18F-FDG PET). Gli esami di stadiazione consentono di definire uno stadio del linfoma che va da I a IV in base alle sedi linfonodali coinvolte dalla malattia e al coinvolgimento o meno di organi non linfoidi. Allo stadio viene associato il suffisso A o B a seconda dell’assenza o presenza dei seguenti sintomi: febbre, calo ponderale e sudorazioni notturne.
Perché la Biopsia è Fondamentale?
Quando ci si approccia ad un paziente con linfadenomegalia generalizzata e con sospetta neoplasia linfo-proliferativa, oltre agli esami di base (ematobiochimica, elettroforesi, esame urine ed eventuali sierologie in caso di sospette malattie infettive) è assolutamente necessario ricorrere ad una citologia per agoaspirazione dei linfonodi colpiti. Ma perché allora molti oncologi suggeriscono comunque di effettuare una biopsia linfonodale escissionale per definire ancora meglio la patologia neoplastica? Bisogna innanzitutto sottolineare che quando si esegue una biopsia linfonodale, è molto importante evitare biopsie tru-cut o incisionali/cuneiformi, in quanto in caso di una proliferazione neoplastica non diffusa (es. un linfoma follicolare o della zona T), c’è il rischio che il patologo abbia grosse difficoltà ad interpretare il quadro ed a distinguere una patologia reattiva da una neoplastica.
Biopsia del Linfonodo Sentinella
La biopsia del linfonodo sentinella (o del linfonodo ascellare) è un intervento chirurgico che consiste nell’asportazione di uno o più linfonodi del cavo ascellare, necessario per la stadiazione del carcinoma mammario, accertato mediante indagini cliniche, radiologiche e da un prelievo bioptico (esame citologico su agoaspirato, core biopsy ecoguidata o stereotassica, biopsia escissionale). L’intervento può essere eseguito da solo, oppure in associazione con la quadrantectomia o con la mastectomia. Qualora si svolga un esame istologico estemporaneo nel corso dell’intervento, si può rendere necessario procedere con l’asportazione radicale dei linfonodi ascellari.
La biopsia del linfonodo sentinella deve essere preceduta dall’esecuzione della linfoscintigrafia, un esame di medicina nucleare che prevede l’inoculo, a livello della mammella interessata dal tumore, di un liquido contenente un tracciante radioattivo. Entro alcune ore il liquido migra nelle vie linfatiche fino al linfonodo sentinella, ovvero il primo, o i primi linfonodi, che drenano la zona dove è insorto il tumore.
Procedura
La biopsia escissionale di singolo linfonodo ascellare o inguinale è una procedura chirurgica utilizzata per rimuovere un intero linfonodo che si trova nella regione ascellare (sotto il braccio) o inguinale (area dell'inguine). I linfonodi sono piccole ghiandole che fanno parte del sistema linfatico, il quale è una componente essenziale del sistema immunitario del corpo umano. Questi noduli sono distribuiti lungo tutto il corpo e svolgono la funzione di filtrare le sostanze estranee, come batteri e cellule tumorali, impedendo loro di diffondersi attraverso l'organismo. La biopsia escissionale del linfonodo è spesso raccomandata in individui in cui si osservano linfonodi ingrossati o alterati senza una causa evidente. La biopsia escissionale di un linfonodo è generalmente eseguita in anestesia locale o generale, a seconda della posizione del linfonodo e delle condizioni del paziente. Il linfonodo rimosso viene inviato a un laboratorio istologico per essere esaminato sotto il microscopio.
Rischi e Recupero
Come qualsiasi procedura chirurgica, anche la biopsia escissionale del linfonodo presenta potenziali rischi e complicanze. Il periodo di recupero varia a seconda della complessità della procedura e della risposta individuale del paziente.
Trattamento del Linfoma di Hodgkin
Il linfoma di Hodgkin rappresenta uno dei maggiori successi dell’oncologia moderna. La possibilità di guarigione è oggi elevata, specie in giovane età: l’87 per cento circa delle pazienti e l’85 per cento dei pazienti affetti da linfoma di Hodgkin guariscono. Il trattamento si basa sulla polichemioterapia e sulla radioterapia. Lo schema di polichemioterapia maggiormente utilizzato è stato sviluppato da un ricercatore italiano, Gianni Bonadonna, e si chiama ABVD (dalle iniziali dei farmaci che lo compongono: adriamicina o doxorubicina, bleomicina, vinblastina, dacarbazina). Negli stadi più avanzati della malattia si utilizzano altri schemi di terapia più aggressivi, mentre la radioterapia è utilizzata come cura di consolidamento allo scopo di sterilizzare le sedi di malattia voluminosa (detta anche, in inglese, “bulky disease”).
Se il linfoma non Hodgkin non risponde alla terapia, o se la malattia appare di nuovo dopo la cura iniziale, è possibile effettuare il trapianto autologo di cellule staminali (vale a dire con cellule prelevate dalla persona in cura) o allogenico (con cellule provenienti da un donatore compatibile).
Nuove Terapie
I progressi della ricerca hanno permesso di sviluppare nuovi farmaci mirati contro il linfoma di Hodgkin: il brentuximab-vedotin è per esempio un anticorpo monoclonale che riconosce l’antigene CD30 sulle cellule malate e che inoltre veicola una tossina in grado di distruggere tali cellule in maniera selettiva. Un altro esempio sono i checkpoint inhibitors, come il nivolumab e pembrolizumab, che tolgono i freni alle risposte antitumorali dei linfociti T.
Tabella: Tipi di Linfoma e Trattamenti
| Tipo di Linfoma | Trattamenti Comuni |
|---|---|
| Linfoma di Hodgkin Classico | Polichemioterapia (ABVD), Radioterapia |
| Linfoma di Hodgkin a Predominanza Linfocitaria | Chemioterapia + Rituximab |
| Linfomi Non Hodgkin | Chemioterapia, Radioterapia, Farmaci "intelligenti" |
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