Le ghiandole salivari sono essenziali per la difesa, la lubrificazione e l’iniziale digestione nella bocca tramite la saliva. La saliva prodotta contiene amilasi che ha un ruolo nella digestione del cibo. La saliva forma un film protettivo per i denti e previene le carie e la rottura dello smalto. Le ghiandole salivari producono anche lisozima e immunoglobuline A, che ha un ruolo contro i virus ed i batteri della cavità orale.
Le ghiandole salivari maggiori sono sei: le due parotidi, le due sottomascellari e le due sottolinguali. Le ghiandole salivari minori comprendono 600-1000 ghiandole distribuite lungo tutto il tratto aereo-digestivo. Le ghiandole salivari insieme producono 1-1,5 litri di saliva al giorno. Circa il 45% è prodotto dalle parotidi, il 45% dalle sottomascellari e il 5% dalle sottolinguali e dalle ghiandole salivari minori.
Un ingrossamento delle ghiandole salivari si manifesta anche nelle malattie autoimmuni come la sindrome di Sjogren o l'HIV, dove il sistema immunitario attacca le ghiandole salivari provocando una forte infiammazione. Questo può avvenire anche con altre malattie sistemiche come l'artrite reumatoide. Il diabete può provocare un ingrossamento delle ghiandole salivari, in specie delle ghiandole salivari.
Tra le neoplasie delle ghiandole salivari, l'80% colpisce la parotide, il 15% la sottomandibolare e il restante 5% la sottolinguale e le ghiandole salivari minori. L’80% delle neoplasie parotidee sono benigne, mentre nella sottomascellare e nella sottolinguale aumenta fino al 50% la percentuale di tumori maligni. Tra i tumori parotidei benigni il più frequente è l’adenoma pleomorfo (60%), il secondo più frequente è il cistoadenolinfoma. Le neoplasie delle ghiandole salivari sono rare nei bambini. Nel 65% dei casi sono benigni, i più frequenti sono gli emangiomi, seguiti dagli adenomi pleomorfi. Nel 35% sono maligni, in particolare carcinomi muco epidermoidi. Il fumo di tabacco aumenta l’incidenza di formazione di tumore di Warthin o cistoadenolinfoma.
Indicazioni e Diagnosi
La diagnosi si basa sulla storia clinica, sull’esame fisico e sugli esami. In caso di una ostruzione dei dotti ghiandolari, l’ecografia è utile e in successione la TAC. In presenza di una massa nelle ghiandole salivari è necessaria la TAC o la RMN (risonanza magnetica nucleare). L’agoaspirato ci dà la possibilità di sapere il tipo di tessuto della neoformazione e ci dà indicazioni sulla benignità o malignità. In presenza di una neoformazione di una ghiandola, una volta messe in atto tutte le procedure diagnostiche, in genere è preferibile l’asportazione. Questo perché come sempre nella vita, se una lesione tende a crescere è preferibile rimuoverla, quando migliori sono le prospettive e minori sono i rischi.
La procedura di aspettare e controllare è giustificata solo nelle lesioni sicuramente benigne, a lentissima crescita, in persone non giovani e comunque va discussa come sempre con la persona. Nelle lesioni maligne a volte il nervo è infiltrato e deve essere sacrificato. In questi casi residua una paralisi di metà faccia e l’intervento è seguito da procedure ricostruttive e di riabilitazione. Nei tumori maligni si esegue la radioterapia da quattro a sei settimane dopo l’intervento, per consentire la guarigione dei tessuti. Il rischio di lesione del nervo facciale esiste anche nelle lesioni benigne.
Cos'è la Biopsia delle Ghiandole Salivari?
La biopsia, in termini generali, è una procedura diagnostica che prevede il prelievo di un campione di tessuto da una parte specifica del corpo per essere esaminato al microscopio. Una biopsia di ghiandola o dotto salivare è una procedura medica utilizzata per prelevare un campione di tessuto dalle ghiandole salivari o dai loro dotti per un esame istopatologico.
Uno dei principali utilizzi della biopsia delle ghiandole o dei dotti salivari è la diagnosi di tumori. Le malattie autoimmuni come la sindrome di Sjögren possono colpire le ghiandole salivari, causando infiammazioni croniche. A volte le ghiandole salivari possono sviluppare cisti o calcoli che bloccano i dotti salivari.
Prima della biopsia, il medico potrebbe richiedere alcuni esami preliminari, come esami del sangue, ecografie o risonanze magnetiche, per valutare lo stato delle ghiandole salivari. La procedura può essere eseguita in ambulatorio o in ospedale e generalmente dura tra 15 e 60 minuti.
La biopsia delle ghiandole o dei dotti salivari è una procedura diagnostica preziosa e utile per una vasta gamma di patologie. Dalla diagnosi di tumori alle malattie autoimmuni, la biopsia fornisce informazioni dettagliate e accurate che sono fondamentali per la gestione clinica dei pazienti.
Biopsia della Parotide
La biopsia della parotide è un esame diagnostico che consiste nel prelevare un campione di tessuto dalla ghiandola parotide per esaminarlo al microscopio. La biopsia della parotide è un esame diagnostico importante per la valutazione dei noduli parotidei e per la diagnosi precoce di eventuali tumori. Questo esame viene solitamente eseguito quando un nodulo o una massa viene rilevata all’interno della ghiandola parotide, al fine di determinare se il tessuto è benigno o maligno.
A chi è consigliata
La biopsia alla parotide è consigliata per i pazienti che presentano sintomi come gonfiore o dolore alla ghiandola parotide, o se un nodulo viene rilevato durante un esame fisico o una scansione. Inoltre, la biopsia della parotide può essere eseguita per confermare la presenza di un tumore già diagnosticato, per valutare la risposta al trattamento o per monitorare la progressione della malattia.
Come avviene l’intervento
L’intervento di biopsia alla parotide viene eseguito sotto anestesia locale o generale, a seconda della preferenza del paziente e della dimensione del nodulo. Durante l’intervento, un ago viene inserito nella ghiandola parotide per prelevare un campione di tessuto. In alcuni casi, può essere necessario eseguire una biopsia a cielo aperto, che comporta l’apertura della ghiandola per prelevare il tessuto.
I rischi
La biopsia della parotide è un esame sicuro e poco invasivo, ma può comportare alcuni rischi, come sanguinamento, infezione o danni ai nervi facciali. Tuttavia, questi rischi sono rari e la maggior parte dei pazienti non riscontra alcun problema durante o dopo l’intervento.
A quale specialista rivolgersi
Se si sospetta la presenza di un nodulo alla ghiandola parotide, si consiglia di consultare un medico specialista otorinolaringoiatra per determinare se la biopsia della parotide è l’opzione diagnostica migliore. La terapia nella maggior parte dei casi è chirurgica in accordo con le linee guida ATA.
Tumori delle Ghiandole Salivari
Il cancro delle ghiandole salivari (SGC) è un gruppo distinto ma eterogeneo di tumori maligni che comprende circa il 6,5% dei casi all’interno del cancro della testa e del collo. La più recente classificazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità dei tumori della testa e del collo distingue 22 sottotipi istopatologici di SGC, il che rende ogni sottotipo ancora più raro.
Per la malattia localizzata e resecabile, la resezione chirurgica con o senza radioterapia postoperatoria è l’indicazione terapeutica per eccellenza. In caso di malattia locale ricorrente o metastatica (R/M), il trattamento sistemico è impegnativo, ma urgente data la prognosi di questo stadio della malattia. La diversità clinico-patologica della malattia giustifica una terapia adeguata allo specifico sottotipo di SGC, evidenziando l’importanza di un adeguato esame patologico (es. sottotipo, stadio, pattern di crescita), preferibilmente eseguito da un patologo esperto di ghiandole salivari.
Tuttavia, la rarità di SGC e la sua ampia eterogeneità ostacola l’accumulazione di pazienti su larga scala nelle analisi retrospettive e prospettiche e le difficoltà nella corretta sottotipizzazione istopatologica di SGC mettono in pericolo l’omogeneità delle carotidi.
I tassi di sopravvivenza e il beneficio limitato delle diverse opzioni di trattamento sottolineano la necessità insoddisfatta di nuove strategie di gestione e terapeutiche per i pazienti affetti da SGC sia primari che R/M. Questa scarsità potrebbe essere ridotta creando set di dati di grandi dimensioni che mappano le caratteristiche cliniche, patologiche e comportamentali del tumore, insieme allo studio di potenziali fattori predittivi svelati alla ricerca di possibili strategie terapeutiche più personalizzate.
Tecniche Bioptiche delle Ghiandole Salivari Minori
La biopsia delle ghiandole salivari minori è una tecnica utilizzata per valutare la diagnosi di patologie autoimmuni. Originariamente, la biopsia veniva eseguita asportando un segmento ellittico della mucosa del cavo orale contenente tessuto delle ghiandole salivari labiali. Nel corso degli anni, questa metodologia è andata incontro a evoluzione, prediligendo metodiche molto meno invasive. Queste tecniche producono campioni adeguati all'analisi istologica, con rare complicazioni procedurali. Lo scopo di questa revisione è identificare le metodologie di biopsia delle ghiandole salivari minori.
Materiali e Metodi
E stata condotta una revisione della letteratura, utilizzando il database PubMed e le parole chiave "Minor Salivary Gland Biopsy" "Salivary Gland Biopsy". Sono state prese in esame le revisioni sistematiche e le revisioni narrative.
Risultati
La biopsia delle ghiandole salivari minori è indicata principalmente nella diagnosi di patologie autoimmuni come Sindrome di Sjögren, Sclerodermia e Amiloidosi. Esistono diverse tecniche che interessano le ghiandole della mucosa del labbro inferiore. La prima tecnica consta di un'incisione ellittica con estensioni di 3 cm per circa 1 cm, che raggiunge lo strato muscolare. Successivamente, Greenspan et al. nel 1975, hanno descritto una tecnica di prelievo che corrispondeva ad un'incisione lineare di circa 1.5-2 cm, a livello della mucosa labiale, parallela al bordo vermiglio e lateralmente alla linea mediana. In seguito, viene considerato l'utilizzo di una pinza da calazio palpebrale media, per circoscrivere la zona di incisione labiale.
Nel 2001, viene descritta la tecnica dell’X-marks, che prevede l'evidenziazione con una penna chirurgica, delle papule sporgenti delle ghiandole salivari, per poi praticare l'incisione superficiale e ridotta della mucosa labiale di 1.5-2 mm, e una seconda incisione perpendicolare alla prima, creando così una 'X' sopra la ghiandola. È possibile inoltre utilizzare la Punch Biopsy, eseguita utilizzando un bisturi punch, con un diametro di 4 mm. Sono invece da segnalare altre tecniche, che hanno descritto microincisioni orizzontali di 2-3 mm e di minima profondità. Dopo, le ghiandole venivano fatte sgusciare in superficie e asportate delicatamente con forbici e pinze chirurgiche. Infine, viene descritta da Comini et al. nel 2020 una tecnica per cui l'estrazione delle ghiandole veniva eseguita, utilizzando un ago con punta affilata e tagliente per sfilare le ghiandole e prelevarle.
Tutte queste tecniche chirurgiche hanno dimostrato sicurezza ed efficacia nel prelievo e minimi disturbi post-operatori. Solo in alcuni casi viene riportata una parestesia transitoria nel sito chirurgico.
Procedure Chirurgiche
Le ghiandole salivari possono essere infettate o bloccate (in presenza di tumore) e possono contenere pietre salivari che si formano quando le sostanze chimiche nella saliva si accumulano nel condotto o ghiandola. L’intervento viene eseguito rimuovendo una parte o tutta la ghiandola colpita. Prima dell’intervento, il medico deve conoscere il quadro clinico del paziente, presente e passato e può prescrivere alcune analisi del sangue.
- Parotidectomia: è l’intervento chirurgico per la rimozione dei tumori (benigni o maligni) e delle infezioni croniche della ghiandola parotide. Il chirurgo applica una incisione a livello della loggia parotidea rimuovendo o il lobo profondo e il lobo superficiale della parotide (parotidectomia totale), solamente il lobo superficiale (parotidectomia superficiale o laterale) o asportando esclusivamente il tumore (enucleoresezione).
- Scialoadenectomia sottomandibolare: è l’intervento chirurgico a cui è necessario ricorrere in caso di tumori (benigni o maligni) ed infezioni croniche della ghiandola sottomandibolare, sulla quale scorre il Marginalis Mandibulae, un ramo del nervo facciale che è responsabile della motilità della metà del labbro corrispondente al nervo. L’intervento è spesso associato allo svuotamento linfonodale del collo e viene realizzato con una incisione al di sotto dell’arco della mandibola con successiva asportazione della ghiandola.
- Svuotamento linfonodale del collo: riguarda la rimozione dei linfonodi e del tessuto adiposo circostante.
La rimozione delle ghiandole viene spesso eseguita a regime ambulatoriale e laddove richiesto può essere necessario riposare una notte in ospedale. Nei casi di ghiandole di piccola entità l’operazione può richiedere meno di un’ora, nelle situazioni più complesse può durare anche fino a 4/5 ore. Quando si tratta di rimuovere ghiandole più piccole, il medico suggerisce l’anestesia locale.
Decorso Post-Operatorio
Il medico controlla il funzionamento dei muscoli facciali, chiedendo al paziente di sorridere o assumere diverse espressioni. Illustra come avere cura del drenaggio e spiega dettagliatamente il decorso post-operatorio da seguire a casa e le relative tempistiche di recupero. Quando il paziente torna a casa deve avere cura di mantenere l’incisione pulita (si consiglia l’applicazione di perossido diidrogeno con un tampone di cotone due volte al giorno, per cancellare l’area intorno alla ferita), pulire con acqua e sapone e curare con pomata antibiotica la zona dell’operazione.
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