Biopsia Epatica: Importanza nella Diagnosi dei Tumori

La biopsia epatica è un esame che si basa sul prelievo di una piccola porzione di tessuto epatico, che viene successivamente sottoposta a esame al microscopio.

Cos'è la Biopsia Epatica?

La biopsia epatica è un esame che viene prescritto per la diagnosi e la caratterizzazione di malattie del fegato. Grazie alla biopsia epatica, è possibile diagnosticare o confermare il sospetto di alterazioni e patologie che colpiscono il fegato: da quelle congenite a quelle acquisite, come le epatiti e i tumori.

Lo studio in laboratorio delle cellule prelevate con la biopsia consente di valutare lo stadio della malattia e fornire importanti informazioni sul trattamento più indicato.

Quando è Necessaria la Biopsia Epatica?

La biopsia epatica viene utilizzata per diagnosticare malattie del fegato acute e croniche. Consente di formulare diagnosi e di chiarire eventuali dubbi sulla causa della patologia e permette di giudicare la severità della malattia e di prevederne l’evoluzione.

La biopsia epatica utilizzata per la diagnosi di epatocarcinoma è in genere limitata alle lesioni epatocellulari di piccole dimensioni. Lesioni che sono spesso morfologicamente impegnative in quanto richiedono una precisa distinzione tra noduli displastici ad alto grado e carcinoma epatico ben differenziato.

Come si Esegue la Biopsia Epatica?

Per eseguire la biopsia epatica, il paziente deve essere posizionato supino. Il medico provvederà alla disinfezione della cute nel punto di ingresso dell’ago e alla somministrazione dell’anestesia locale. La metodica prevede l’ausilio dell’ecografia che consente al medico di monitorare il tragitto dell’ago.

L’ago della biopsia - in grado di prelevare una porzione di tessuto della lunghezza di 2-4 centimetri - verrà inserito e rimosso rapidamente.

Biopsia Epatica Percutanea

Il paziente viene fatto distendere supino, il medico disinfetta la parte superiore destra dell’addome e parte del torace. Inoltre, per evitare che il paziente avverta dolore, effettua un’anestesia locale. Successivamente, per prelevare un campione di tessuto epatico inserisce un apposito ago molto sottile.

La manovra dura pochi secondi e viene eseguita sotto la guida dell'ecografia, che permette di visualizzare con precisione l’area attraversata dall’ago. Nel caso in cui il paziente sia particolarmente agitato può essere necessaria una sedazione leggera.

Biopsia Epatica Transgiugulare

Si tratta di un tipo di esame eseguito di rado, quando cioè le condizioni del paziente non permettono una normale biopsia epatica, per esempio per la presenza di ascite, ossia di liquido che si accumula nella cavità addominale. L’esame consiste nell’inserire un catetere nella vena giugulare interna del collo facendolo scendere, sotto guida radiologica, in una vena del fegato.

Qui, grazie a un ago estremamente sottile, viene prelevato un campione di tessuto epatico da sottoporre a esame istologico. Si tratta di un esame tecnicamente complesso, che deve essere eseguito in ambiente ospedaliero da parte di reparti di radiologia interventistica con un’esperienza specifica e una casistica adeguata.

Preparazione all'Esame

È necessario che il paziente, prima di sottoporsi a questo esame, sia a digiuno sia di cibi solidi che liquidi da almeno sei ore. Il medico potrebbe richiedere, nei giorni precedenti l’intervento, la sospensione dell’assunzione di alcuni farmaci che potrebbero interagire con l’esame.

Tra i farmaci dei quali può essere richiesta la sospensione ricordiamo gli antidepressivi, gli anticoagulanti, gli antiaggreganti piastrinici, i farmaci per la pressione alta, gli antibiotici, gli antiasmatici, i FANS.

Per ridurre i rischi correlati alla procedura, inoltre, si raccomanda di non assumere farmaci con potere anticoagulante nella settimana precedente l’appuntamento (quali Aspirina, farmaci anti infiammatori non steroidei, anticoagulanti o altri farmaci capaci di aumentare il rischio di sanguinamento).

Rischi e Complicazioni

Se, da una parte, si può affermare che la biopsia epatica è un esame con un elevato margine di sicurezza e che non comporta particolari rischi per il paziente, dall’altra non si può non mettere in evidenza la sua natura di esame piuttosto invasivo. Se le gravi complicanze sono rare, alcune complicanze minori sono invece piuttosto frequenti: tra queste il dolore post intervento, che può arrivare a interessare 1 paziente su 3 (il dolore può insorgere nel punto dell’iniezione ed estendersi fino alla spalla destra) e il sanguinamento.

Le complicanze sono molto più rare di un tempo grazie al supporto dell'ecografia durante l’esecuzione dell’esame e all’impiego di nuovi aghi più sottili e meno traumatici. La complicanza più frequente è il sanguinamento.

Alternative alla Biopsia Epatica

Nell’ambito delle patologie croniche del fegato (steatosi, fibrosi e cirrosi epatica) la biopsia epatica non è più un esame di routine per il follow-up, essendo stata sostituita da tecniche di imaging radiologico (ecografia, fibroscan, TC, risonanza magnetica) meno invasive e con ottime capacità diagnostiche.

La prescrizione della biopsia è quindi di norma discussa in ambito specialistico, con esperti di malattie del fegato.

La raccolta delle informazioni relative alla presenza di tumore e sua caratterizzazione attraverso l’utilizzo di tali biomarcatori viene indicata con il termine “biopsia liquida”. Attualmente vogliamo sviluppare un test di biopsia liquida per una precoce individuazione della malattia utile ad offrire significative probabilità di sopravvivenza.

Tumore al Fegato: Diagnosi e Approccio

Un tumore al fegato è una malattia seria, che deve essere affrontata con determinazione con l’aiuto di professionisti che si occupano specificatamente di queste malattie epatiche.

Accade però frequentemente che il termine “tumore” venga usato dai medici in maniera generica per descrivere la presenza di una “massa”, di un “nodulo” di una “formazione” o di una “neoformazione” che è stata rilevata con un qualche esame radiologico (ecografia, TC, Risonanza) all’interno di questo importante organo del nostro corpo.

Quindi, per definire la “gravità” di una malattia del fegato che è stata vista come un “tumore”, è indispensabile chiarirne la natura. Fare cioè la diagnosi della condizione che è stata rilevata.

Come Diagnosticare un Tumore al Fegato

Per giungere a definire cosa è un tumore al fegato, è necessario che un medico analizzi la storia clinica del paziente e lo indirizzi nella sequenza degli esami strumentali da eseguire in base agli elementi che raccoglie.

E’ poi necessario completare il percorso con l’esecuzione di esami radiologici appropriati:

  • L’ecografia è spesso il primo esame che viene eseguito per lo studio del fegato.
  • La TC dell’addome è forse l’esame più utile per lo studio del fegato.
  • La Risonanza (RM) è l’esame migliore nello studio del fegato.
  • La PET o TC-PET.
  • La biopsia epatica: ha indicazioni assai precise.

Esami del Sangue

Anche gli esami del sangue da fare dovrebbero essere orientati e prescritti in base alla storia del paziente ed ai dati in possesso del medico che segue il singolo ammalato.

Un piccolo e semplice pannello preliminare, che si potrebbe adattare un po’ a tutte le situazioni, potrebbe comprendere:

Questi esami sono facilmente eseguibili in qualunque laboratorio di analisi ed i referti dovrebbero essere disponibili in tempi assai brevi.

Esame
Transaminasi (GOT e GPT)
Bilirubina totale e frazionata
Gamma-GT
Fosfatasi alcalina
Proteine totali
Elettroforesi proteica
Colinesterasi
Glicemia
Emocromo con formula e conta piastrine
Azotemia
Creatinina
Esame delle urine
Sodio serico
Potassio serico
Colesterolo totale
Trigliceridi
Attività Protrombinica (INR)
aPTT
HBsAg
anti-HCV
AFP (alfa-fetoproteina)
CEA
CA 19-9

Marcatori Tumorali

Dal punto di vista degli esami di laboratorio esistono, per alcuni tumori, dei marcatori tumorali dosabili nel sangue. Essi possono dimostrarsi elevati in caso di tumore rispetto a valori definiti “normali” misurabili in individui sani.

Il tipo di marcatore tumorale e la loro sigla identificativa sono diversi a seconda del tipo di tumore e della sua natura (primitiva o metastatica). Ad esempio il marcatore CEA (antigene carcino-embrionale) è tipico dei tumori del colon-retto metastatici al fegato, il CA15-3 per i tumori metastatici della mammella, il CA19.9 per i colangiocarcinomi (e anche per i tumori del colon metastatici), l’AFP (alfa-fetoproteina) è tipicamente dosata nel caso degli epatocarcinomi.

Una caratteristica da ricordare dei marcatori tumorali è la loro non elevata specificità, ovvero la probabilità sempre presente di trovare livelli di marcatore elevato anche per condizioni non sicuramente tumorali.

I markers tumorali non equivalgono in nessun modo ad un esame istologico e non permettono da soli di porre diagnosi di tumore.

Tecniche di Immagine

Dal punto di vista strumentale, la diagnosi dell’epatocarcinoma è effettuata nella maggior parte dei casi con tecniche di immagine quali un’ecografia dell’addome ed una TAC (tomografia assiale computerizzata) o una RMN (risonanza magnetica nucleare).

Le tecniche di immagine usate per la diagnosi dell’HCC e in genere per la diagnosi delle lesioni epatiche di tipo tumorale permettono di: 1) individuare la lesione, 2) valutare le caratteristiche del nodulo, 3) stadiare il tumore (cioè valutare le sue dimensioni, il numero dei noduli tumorali la topografia della loro sede all’interno del fegato e la loro eventuale diffusione in altre sedi dell’organismo).

Principali Caratteristiche delle Tecniche di Immagine:

  • Ecografia: tecnica semplice, economica e non invasiva.
  • TAC: assieme alla RMN rappresenta la migliore tecnica oggi disponibile per la diagnosi e per la stadiazione dell’HCC.
  • RMN: esame tecnicamente più avanzato attualmente disponibile.

Ricerca di Biomarcatori

Ricercatori italiani in collaborazione con colleghi svizzeri e coreani hanno valutato l’accuratezza diagnostica di una selezione di biomarcatori (HSP70, GPC3 e GS), precedentemente testati in campioni umani, in una serie di biopsie epatiche. La selezione dei biomarcatori è risultata utile per il rilevamento del carcinoma epatico ben differenziato nella biopsia.

Due dei 3 biomarcatori immunoreattivi sono quindi raccomandati quale combinazione importante per la valutazione diagnostica della presenza di epatocarcinoma.

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