I villi coriali rappresentano il tessuto che avvolge l’embrione e che in seguito darà luogo alla placenta. L’esame dei villi coriali, quindi, viene effettuato per esaminare il cariotipo fetale, al fine di evidenziare la presenza di eventuali anomalie cromosomiche, o per la diagnosi di eventuali malattie genetiche ereditarie. Le cellule di tale tessuto, poste in un appropriato terreno di coltura, vengono fatte crescere in vitro e poi studiate nel loro assetto cromosomico o nel loro DNA.
Indicazioni e Tempi
L’indicazione principale alla villocentesi è rappresentata dallo studio dell’assetto cromosomico fetale mediante l’analisi del cariotipo tradizionale, al fine di evidenziare la presenza di eventuali anomalie cromosomiche. L’esame viene eseguito ambulatorialmente nel secondo trimestre di gravidanza, preferibilmente tra l’11^ e la 12^ settimana di gravidanza. Il periodo ideale per eseguire la villocentesi è tra la 11˚ e 12˚ settimana, poiché prima di tale periodo il prelievo può comportare rischi per il feto.
Secondo le linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità, la villocentesi si esegue tra l’10a e la 13a settimana di gestazione, solo in casi particolari. In sostanza, la villocentesi si fa quando c’è un elevato rischio di malattia genetica per il feto.
Modalità di Esecuzione
Il prelievo dei villi coriali viene effettuato per via transaddominale e consiste nell’introdurre un sottilissimo ago attraverso l’addome materno e prelevare una opportuna quantità di villi coriali, sotto attento e diretto controllo ecografico. L’intervento avviene sempre a paziente supina e senza effettuare alcun tipo di anestesia. Preliminarmente viene disinfettato accuratamente l’addome, dall’ombelico al pube, e si delimita il campo d’azione con dei telini sterili. Tutta la procedura viene seguita direttamente sullo schermo ecografico in “tempo reale”.
Quando l’ago giunge al margine del chorion, il relativo movimento per circa 10 secondi nello spazio del chorionico permetterà di tranciare ed aspirare il materiale fetale. Alcuni medici usano la tecnica del doppio ago, ovvero eseguono una prima puntura con un ago un po’ più spesso. In questo modo aprono la strada fino alla placenta e, quando usano il secondo ago, la villocentesi si svolge con più facilità. Inoltre, è possibile effettuare il prelievo mediante una cannula che attraversi il collo dell’utero.
La villocentesi non è dolorosa, tant’è che la si esegue senza anestesia e dura pochi minuti. Provoca al più un lieve fastidio, quando il ginecologo inserisce l’ago. Dopo il prelievo, è possibile che la paziente avverta qualche crampo addominale dovuto alle contrazioni uterine. Di solito, questi piccoli crampi durano al massimo 2 giorni, durante i quali si consiglia di rimanere a riposo.
Diagnosi Prenatale Molecolare e Ricerca di Malattie Genetiche
La diagnosi prenatale molecolare (villocentesi genetica) consiste nell’effettuare nel feto, oltre ad un tradizionale studio citogenetico, anche una ricerca, mediante analisi del DNA, delle mutazioni geniche associate alle malattie genetiche più frequenti e più gravi. Le stesse analisi che si fanno per l’amniocentesi si possono fare con la villocentesi. Di routine viene eseguita la mappa cromosomica (per diagnosticare la S di Down ed altre anomalie cromosomiche).
Se richiesto le indagini vengono estesa alle malattie genetiche più frequenti (fibrosi cistica, ritardo mentale X fragile, ...) o di cui si è a rischio .
La ricerca ha permesso di mettere a punto attualmente la diagnosi di oltre 2000 malattie geniche (dovute alla mutazione di singoli geni, in presenza di un cariotipo normale). Esse però debbono essere richieste specificamente. Di solito questi esami particolari vengono fatti se in famiglia esiste il rischio di una determinata malattia .
Villocentesi nelle Gravidanze Gemellari
La villocentesi nelle gravidanze gemellari è un’evenienza alquanto infrequente, ma non rarissima. Il ricorso a questa procedura, in questi casi, la si effettua per la diagnosi prenatale di malattie geentiche, nel caso in cui vi sia a priori un elevato rischio specifico. Nelle gravidanze gemellari è necessario effettuare una valutazione del numero delle placente e dei sacchi amniotici prima di eseguire il prelievo.
Si tratta di un aspetto estremamente importante perché di regola, i gemelli che hanno una sola placenta e che possono essere contenuti nello stesso sacco amniotico o in due sacchi differenti (gemelli monocoriali), sono geneticamente identici. Al contrario, i gemelli che hanno due placente e che sono contenuti in due sacchi amniotici differenti hanno ereditato dai genitori un corredo genetico differente, né più né meno come succede per i fratelli che non sono gemelli.
Tempi di Risposta e Accuratezza dei Risultati
La risposta della mappa cromosomica (lettura diretta) si ottiene dopo 3-4 giorni, quelle delle malattie genetiche dopo 7 giorni. In caso di patologia la diagnosi è definitiva e non richiede altri approfondimenti. I risultati della villocentesi arrivano dopo 20 giorni al massimo, ma molto dipende dal tipo di esame che bisogna eseguire.
Un esame del cariotipo fetale, ovvero l’esame del numero e della struttura dei cromosomi, è relativamente lento: i risultati preliminari arrivano dopo 3 giorni, ma non sono del tutto affidabili. Le cellule fetali in coltura si riproducono per circa 10 giorni, finché non sono abbastanza numerose per l’esame. Qualche volta, questa seconda analisi richiede più tempo del solito. Il cariotipo molecolare, che usa invece la tecnica Array-CGH, è molto più veloce.
I falsi positivi e i falsi negativi della villocentesi sono rari: la diagnosi è affidabile circa nel 99% dei casi. La doppia analisi vista sopra serve proprio a questo: facendo moltiplicare le cellule fetali, è meno probabile sbagliarsi e analizzare le cellule materne al loro posto. I falsi positivi corrispondono a un caso ogni 500-1000 esami.
Rischi e Complicanze
Tra le diverse tecniche di diagnosi prenatale, la villocentesi è forse una delle più invasive. La complicanza più frequentemente osservate dopo la villocentesi risulta essere l’abortività. Il rischio di aborto della tecnica si aggira intorno all’1%, tra i più bassi descritti in letteratura. Di tale percentuale si deve tener conto quando si valuta il rischio/beneficio della procedura diagnostica.
Come detto sopra, la villocentesi comporta dei rischi più per il feto che per la madre. Nei 3 giorni dopo la villocentesi, c’è l’1-2% di rischio che si verifichi un aborto spontaneo. Il rischio sale al 3% se si esegue la villocentesi transcervicale, ovvero facendo passare un catetere attraverso il collo dell’utero. Data la relativa difficoltà dell’intervento, il rischio varia molto in base all’esperienza e alla bravura di chi esegue la villocentesi.
I rischi materni sono rari. Possono verificarsi perdite di sangue e/o di liquido dai genitali, contrazioni uterine, infezioni intrauterine con febbre.
E’ noto che in circa 1% dei casi la gravidanza possa esitare in aborto dopo il prelievo o nei giorni immediatamente successivi. Al momento non sono chiari i meccanismi attraverso i quali si verifica questo evento.
Possibili complicanze:
- Possibile discrepanza tra l’assetto cromosomico dei villi coriali e il cariotipo fetale con la possibilità di falsi positivi o falsi negativi.
- Il mosaicismo (la presenza cioè di due linee cellulari con differente assetto cromosomico all’interno dello stesso individuo).
- Fallimento dell’analisi citogenetica.
- Insorgenza di aberrazioni “in vitro”.
Villocentesi vs Amniocentesi e Test del DNA Fetale
La scelta tra villocentesi e amniocentesi dipende dal tipo di analisi da eseguire, quindi va fatta dietro consiglio del ginecologo. Villocentesi e amniocentesi sono test prenatali diagnostici, che quindi rilevano con quasi assoluta certezza l’eventuale presenza di una malattia. Il test del DNA fetale è invece un test di screening: non diagnostica la malattia, ma misura il rischio che si presenti.
Benché gli attuali test del DNA fetale siano affidabili nel 99% dei casi, non possono comunque sostituire i test prenatali diagnostici. Il test del DNA fetale sostituisce la villocentesi solo in parte, quando serve un controllo preliminare.
Cosa aspettarsi dopo la villocentesi
E’ opportuno che per un paio di giorni faccia una vita tranquilla evitando di affaticarsi o di eseguire esercizi fisici particolarmente impegnativi. Il senso di “fastidio” successivo al prelievo può durare 24-48 ore e può essere controllato con l’eventuale somministrazione di Paracetamolo, che è innocuo in gravidanza.
Se il senso di fastidio o di dolore è particolarmente forte, oppure si verifica perdita di liquido amniotico o sanguinamento o compare febbre elevata, è importante contattare immediatamente il ginecologo che ha eseguito il prelievo.
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