I polipi endometriali sono escrescenze di natura generalmente benigna, che possono presentarsi nelle donne sia durante l’età riproduttiva, sia nel post menopausa. È una piccola neoformazione che origina dalla mucosa endometriale, il rivestimento della cavità uterina (endometrio), o dalla cervice, aderendo alla parete interna dell’utero. Generalmente non causano disagi ma in presenza di sintomi, più o meno gravi, possono essere rimossi in modo sicuro ed efficiente.
Diagnosi dei polipi endometriali
La diagnosi può avvenire con un’ecografia transvaginale effettuata durante la visita ginecologica, che permette di guardare all’interno dell’utero. Altro esame utilizzabile e di un certo rilievo è l’ecografia con infusione salina uterina o sonoisterografia, ecografia transvaginale con introduzione di una soluzione salina nell’utero. L’aggiunta dell’analisi doppler permette di valutarne la vascolarizzazione.
Esistono diverse tecniche diagnostiche:
- Ecografia transvaginale: lo specialista inserisce un sottile dispositivo simile a una bacchetta all’interno della vagina.
- Isterosonografia: viene inserito un catetere all’interno della vagina che permette di iniettare acqua salata.
- Isteroscopia: all’interno della vagina viene inserito un telescopio sottile, che attraversa la cervice e l’utero per guardare il tessuto che riveste l’interno. Il metodo diagnostico di conferma è l’isteroscopia, che consiste nell’introdurre una telecamera nell’utero, al fine di visualizzare direttamente la cavità uterina. Oltre a confermare quanto visto in ecografia, l’isteroscopia ci permette di eseguire analisi istopatologiche in caso di sospetta neoplasia e di asportare i polipi.
- Biopsia endometriale: il ginecologo utilizza uno strumento di plastica morbida per prelevare un pezzo di tessuto dal rivestimento dell’utero (biopsia).
Polipi endometriali: cosa sapere
Definiamo come polipo endometriale, o uterino, una crescita anomala di tessuto composto da ghiandole, tessuto connettivo e vasi sanguigni, che sporge all’interno dell’utero. Le dimensioni di tali lesioni variano dai 5 mm fino a dimensioni molto maggiori, quasi a riempire l’intera cavità e generalmente sono più comuni tra i 40 ed i 60 anni. Distinguiamo i polipi peduncolati (dotati di un iniziale stretto peduncolo) da quelli sessili (privi di gambo ed a base piatta). Polipi della Cervice: cosa sono? Cosa succede invece con la Menopausa?
Sintomi
I polipi endometriali possono decorrere in modo completamente asintomatico. Quando sintomatici, il più tipico è trovare sanguinamento uterino irregolare, di solito poco. Sanguinamenti: rappresentano il sintomo principale presentandosi in quasi 2 donne su 3. Non risultano proporzionati alle dimensioni del polipo ma verosimilmente all’età delle pazienti.
A volte i polipi (soprattutto se sono più grandi di un centimetro), possono essere associati a infertilità o aborti ripetuti rendendo difficile il corretto impianto dell’embrione. Infertilità: le portatrici di polipi uterini presentano una minore tendenza ad iniziare e concludere una gravidanza. I polipi endometriali infatti possono interferire, ostacolando il transito degli spermatozoi diretti alle tube, impedendo l’impianto dell’embrione nell’endometrio o provocando una generalizzata infiammazione dell’endometrio stesso, che interferirà con tutte le attività uterine.
In caso di fallimento dell’impianto e aborti ricorrenti, si consiglia di eseguire un’isteroscopia per valutare la cavità uterina, escludere patologie endometriali ed eseguire polipectomia in caso di rilevamento di polipi endometriali. A causa della dimensione, che impedisce l’impianto dell’embrione o favorisce aborti a ripetizione dalla posizione che ostruisce gli ostii delle tube, ecc.
Neoplasie: come detto, i polipi sono lesioni benigne ma in meno dell’1% dei casi è descritta una loro trasformazione maligna in adenocarcinoma, soprattutto nelle pazienti in post-menopausa. I fattori di rischio per tale trasformazione sono rappresentati soprattutto da: età, ipertensione arteriosa, obesità, terapia ormonale, uso di farmaci antineoplastici tipo il Tamoxifene, nonché le dimensioni del polipo. Inoltre, sembra che il rischio di poliposi endometriale aumenti in caso di precedente assunzione di anti-estrogeni, i quali sono farmaci che possono trovare impiego nel trattamento del tumore al seno (esempi classici sono il tamoxifene e il raloxifene).
Trattamento
Tra i trattamenti chirurgici, è la procedura gold standard per l'eliminazione dei polipi, in quanto non solo è efficace ma anche a basso rischio di complicanze. La prima è la polipectomia isteroscopica. La polipectomia è indicata per i polipi più grandi di 1 cm e per qualsiasi polipo endometriale sintomatico. Allo stesso modo, è consigliabile rimuoverli nei pazienti in studi per sterilità di origine sconosciuta o con aborti ripetuti, indipendentemente dalle dimensioni (richiedere sedazione). La seconda è l'intervento di 'dilatazione e raschiamento'.
Isteroscopia: cos'è e come si esegue
L’isteroscopia è una procedura endoscopica che permette di osservare l’interno dell’utero e di diagnosticare ed eventualmente trattare diverse condizioni patologiche a carico della cavità uterina, che contiene sia la cervice sia il corpo dell’utero. Viene eseguita in regima ambulatoriale o Day surgery mediante l’introduzione in vagina di un sottile strumento, l’isteroscopio, senza l’impiego dello speculum, Il divaricatore vaginale o altri strumenti traumatici quali pinze.
L’isteroscopio è dotato di una piccola telecamera e di una luce all’estremità, che raggiunge l’utero dopo che le sue pareti sono state distese con del gas (anidride carbonica) o, più comunemente, con del liquido, solitamente soluzione fisiologica. Esistono due tipi di isteroscopi, flessibili e rigidi. Gli isteroscopi flessibili danno meno dolore alle pazienti rispetto a quelli rigidi, che, però, forniscono immagini qualitativamente superiori e in tempi più rapidi. Gli isteroscopi rigidi, inoltre, sono indispensabili in caso di procedure chirurgiche. Secondo le più recenti linee guida della European Society for Gynaecological Endoscopy (ESGE), l’isteroscopia è considerata l’esame di riferimento per la valutazione della cavità uterina.
Quando è indicata?
Il sintomo più comune per cui viene eseguita l’isteroscopia è il sanguinamento uterino anomalo nelle donne in età fertile e soprattutto in menopausa. Solitamente è indicata anche per accertare la presenza di ispessimenti endometriali, polipi, miomi, aderenze intrauterine, anomalie congenite (come i setti), malformazioni uterine, tumori come quello dell’utero e dell’endometrio, e, inoltre, in caso di sospetta infertilità.
Oggi, grazie ai progressi tecnologici, questa procedura può essere eseguita in ambulatorio senza anestesia e necessità di ricovero, con grande tollerabilità per le pazienti. L’isteroscopia consente non solo una diagnosi immediata e mirata, ma anche la possibilità di eseguire, durante l’esame stesso, piccole operazioni come l’asportazione di polipi o miomi, ossia di lesioni uterine benigne. Inoltre, l’isteroscopia permette la correzione di lievi malformazioni uterine, evitando così il ricorso a interventi chirurgici più invasivi. Strumenti miniaturizzati e l’utilizzo di energia a freddo, senza calore, aumentano la precisione e riducono i rischi intraoperatori.
Durante la procedura è possibile anche prelevare campioni di tessuto da analizzare successivamente con un esame istologico, ma sono in fase di sviluppo sistemi di supporto basati sull’intelligenza artificiale per il riconoscimento automatico delle lesioni endometriali, che potrebbero migliorare ulteriormente l’efficacia dell’isteroscopia nei prossimi anni.
Come si esegue?
L’isteroscopia può essere preceduta dalla somministrazione di un farmaco anti-dolorifico, anestesia locale o anestesia in sedazione. Può essere eseguita sia in ambulatorio sia in sala operatoria, a seconda dell’indicazione, della propensione delle pazienti e del tipo di procedura che deve essere eseguita.
L’isteroscopia è condotta con la paziente in posizione litotomica, la classica posizione ginecologica. Nelle pazienti in età fertile viene programmata in modo tale da evitare il periodo mestruale, idealmente nei primi 7 giorni dopo la mestruazione. Infatti, l’esecuzione della procedura in questo periodo del ciclo mestruale consente ai ginecologi una visione migliore e più dettagliata dell’utero. Indipendentemente dall’approccio, l’isteroscopio viene delicatamente introdotto nell’ostio uterino esterno e, grazie alla distensione garantita dal mezzo fluido o dal gas, si procede lungo il canale cervicale fino alla cavità uterina.
Chi può fare l'esame?
L'isteroscopia può essere eseguita in donne di tutte le età, purché non in gravidanza, a meno che particolari e rare conformazioni anatomiche impediscano il passaggio dell'isteroscopio. L’esame, inoltre, non può essere effettuato durante il flusso mestruale e in caso di infezione o infiammazione pelvica.
Preparazione all'esame
Per l’isteroscopia a scopo diagnostico non serve una particolare preparazione. Per stabilire l’idoneità all’isteroscopia diagnostica, la paziente dovrebbe sottoporsi a una visita ginecologica e possibilmente a una ecografia transvaginale, esami che possono fornire informazioni sull’anatomia e lo stato di salute degli organi pelvici, quali canale vaginale, utero, ovaie e tube di Falloppio. Inoltre, le analisi del sangue possono permettere di verificare la presenza o meno di eventuali disturbi della coagulazione. Prima dell’isteroscopia è bene che la paziente avvisi il personale curante circa l’assunzione di eventuali farmaci, anche se normalmente non è richiesta la sospensione della terapia. La profilassi antibiotica, salvo casi specifici, non è indicata, dal momento che il rischio di complicanze infettive è estremamente basso e non è influenzato dal pre-trattamento con antibiotici.
Per l’isteroscopia operativa, a causa della somministrazione di un anestetico, alcuni giorni prima si dovranno eseguire esami ematochimici e un elettrocardiogramma. In tal caso l’intervento prevede il digiuno dalla sera prima e la depilazione nella zona interessata.
Dopo l'esame
Se la procedura è esclusivamente diagnostica, al termine la paziente potrà tornare a casa da sola, mentre se si tratta di un’isteroscopia operativa in day surgery, dovrà essere accompagnata a casa da un’altra persona dopo alcune ore e per 48 ore non dovrà eseguire attività che richiedono particolare concentrazione. Al termine dell'isteroscopia la paziente può essere dimessa dopo un breve periodo di osservazione precauzionale, che può durare alcune ore nel caso sia stata eseguita un’isteroscopia operativa in day hospital. In particolare, il recupero da un’isteroscopia diagnostica è alquanto rapido e la paziente può tornare alle proprie attività lavorative 24 ore dopo la procedura. Se è stato eseguito l’esame in regime di ricovero ospedaliero, la degenza dura solitamente 1-2 giorni. Dopo l’esame diagnostico si possono riprendere subito le normali attività. L’isteroscopia operativa può prevedere una breve convalescenza domiciliare senza dover seguire particolari accorgimenti.
Dolore e disagi
L'isteroscopia diagnostica non è dolorosa, anche se può provocare leggeri crampi, per via della distensione dell'utero, simili a quelli avvertiti durante il ciclo mestruale, e un lieve dolore alla spalla. I minimi effetti avversi includono un lieve sanguinamento vaginale (dovuto al passaggio dell’isteroscopio che può provocare piccole lesioni), dolore e crampi a livello addominale e senso di stanchezza e malessere. Tali disagi scompaiono spontaneamente in poco tempo, entro 30-45 minuti dal termine della procedura nella maggior parte dei casi. Se l’esame è di tipo operativo, la paziente dopo l'intervento può avvertire dolori ad addome, schiena e spalla che si risolvono in pochi giorni. L'anestesia può causare una leggera difficoltà di concentrazione per qualche ora e per alcuni giorni (fino a un massimo di 15-20 giorni). Inoltre, potranno persistere perdite dalla vagina che non devono destare preoccupazione.
Rischi
L'isteroscopia è generalmente una procedura sicura con un rischio di complicanze minore dell’1%. La perforazione dell’utero e l’insorgenza d’infezioni sono eventi estremamente rari nella pratica diagnostica e assai poco frequenti anche in quella operativa. Raramente può verificarsi anche una reazione vagale che, per via della stimolazione del collo dell’utero, determina l’insorgenza di sudorazione, un temporaneo rallentamento del battito cardiaco e un abbassamento della pressione arteriosa.
L'isteroscopia non comporta rischi a lungo termine. Nel raro caso in cui si verifichino infezioni o la perforazione dell’utero, normalmente il trattamento domiciliare con antibiotici è sufficiente a risolvere il problema senza necessità di ulteriori interventi.
Durata
La durata dell’isteroscopia diagnostica è di circa 10-15 minuti, mentre quella operativa può durare tra i 15 e i 60 minuti, in base alla complessità dell’intervento.
Biopsia endometriale
La biopsia endometriale è una procedura diagnostica che serve per analizzare al microscopio la mucosa che riveste internamente l’utero, l’endometrio, allo scopo di valutarne la composizione, lo stato e gli effetti che gli ormoni hanno sulla fisiologia dei suoi tessuti.
Considerazioni aggiuntive
Nel sistema immunitario esistono infatti diversi tipi di cellule, ciascuno con un ruolo molto specifico nella difesa dell’organismo da infezioni e tumori. Fra le cellule più importanti ci sono le Natural Killer (NK), linfociti deputati a contrastare batteri, virus e cancro nelle fasi iniziali. Le cause di una sovrapproduzione delle NK posso essere ricercate nella presenza di infiammazioni su diversi distretti (tube di Falloppio, endometriosi, sindrome ovarica policistica) o di una malattia autoimmune, o ancora per disfunzioni del sistema immunitario, spesso dovute a squilibri della tiroide. La questione NK rimane d’altra parte piuttosto controversa, anche per il fatto che uno studio cinese attesta che in realtà le natural killer uterine sono molecole preziose in placenta dato che aiutano la crescita del feto nelle prime settimane di gestazione, grazie alla produzione di particolari proteine, pleiotropina (che interessa fibre nervose, vasi sanguigni, ossa e cartilagini) e osteoglicina (cuore, pelle e occhi).
Tra le complicanze si può avere perdita ematica (solitamente contenuta), dolore al prelievo e sindrome vagale (formicolio agli arti, senzazione di nausea e sudorazione fino, in casi rari, allo svenimento) che solitamente si risolve in pochi minuti. Talvolta, per motivi indipendenti dall’operatore è possibile che il materiale raccolto non sia sufficiente all’analisi, pertanto è necessario ripetere il prelievo il mese successivo.
Il modo migliore per prevenire i polipi endometriali è sottoporsi a esami ginecologici annuali, per poterli diagnosticare precocemente.
AVVISO ALLE UTENTI: Le informazioni contenute in questa pagina sono solo a scopo informativo e non possono assolutamente sostituire il parere del medico. Ogni terapia è individuale e deve essere monitorata dal proprio specialista.
leggi anche:
- Celiachia: Esami del Sangue Negativi e Biopsia Positiva - Cosa Fare?
- Biopsia Prostatica Dopo Risonanza Magnetica Multiparametrica: Quando Farla?
- Risonanza Magnetica Seno Dopo Biopsia: Quando e Perché Farla
- Valori Medi Glicemia Uomo: Scopri i Range Ideali, Cause e Come Gestire la Tua Salute!
- Scopri Tutto sulla Risonanza Magnetica Aperta a Prato: Prezzi Imbattibili e Info Utili!
