L'ittero è un segno di comune riscontro sia nei neonati prematuri che in quelli nati a termine. La caratteristica più lampante dell'ittero è la comparsa di evidenti sfumature cutanee giallognole, sostenute dall'aumento dei livelli di bilirubina nell'organismo. L'ittero cutaneo del neonato, in particolare, si manifesta quando tale pigmento raggiunge e supera concentrazioni di 5/6 mg su 100 ml di sangue.
La bilirubina è un pigmento giallo-arancione derivato dalla degradazione splenica dell'emoglobina contenuta nei globuli rossi, resa poi solubile dal fegato per essere eliminata con la bile e le urine.
Valori Normali e Ittero Fisiologico
L'ittero si rende evidente quando la quantità di bilirubina supera i 3 mg per decilitro. La colorazione giallastra si manifesta dapprima al volto e alle sclere (la parte bianca dell'occhio), per poi estendersi al tronco e agli arti superiori e inferiori, mano a mano che i livelli di bilirubina aumentano.
Il 50% dei neonati sani a termine di gravidanza sviluppa ittero. L'ittero fisiologico appare all'incirca verso il secondo giorno di vita, raggiunge l'apice durante il terzo o quarto giorno e poi inizia a regredire fino ad annullarsi nel giro di una o due settimane a termine e oltre due settimane nel pretermine.
Per quanto detto nella parte introduttiva, l'itterizia neonatale fisiologica è caratterizzata da iperbilirubinemia indiretta, mentre sono considerati anomali gli episodi itterici accompagnati ad elevati livelli di bilirubina coniugata.
Ittero Patologico
È caratterizzato dalla comparsa nelle prime 24 ore di vita e da una velocità di incremento dei valori di bilirubina molto rapido ( > di 0,5 mg/dl all’ora). Nel corso delle situazioni patologiche elencate la bilirubina può aumentare in modo così rilevante da esaurire la capacità legante dell’albumina e di altre proteine presenti nel plasma. I potenziali danni dovuti all’iperbilirubinemia si concretizzano al di sopra dei 20 mg/dl, per la possibilità che il pigmento superi la barriera ematoencefalica depositandosi nelle cellule nervose. L’ittero nucleare è raro nei neonati a termine in assenza di livelli plasmatici superiori a 23-25 mg/dl.
La più importante forma di ittero patologico a bilirubina indiretta, di natura immunologica, è quella dovuta alla incompatibilità da fattore Rh (mamma Rh negativa e figlio Rh positivo) o da gruppo sanguigno AB0 (cioè mamma con gruppo sanguigno zero e bambino con gruppo A, B, AB). Un'altra comune causa di itterizia è legata alle anemie neonatali, caratterizzate da una ridotta sopravvivenza delle emazie e da un aumentato catabolismo delle forme anomale. Anche infezioni od intossicazioni di vario tipo e l'assunzione di determinati farmaci o sostanze tossiche si accompagnano tipicamente ad ittero da aumentata emolisi. Se l'incremento è a carico della forma indiretta, le cause possono essere diverse. Altre cause meno frequenti sono rappresentate dal riassorbimento di emorragie (ad es. in caso di cefaloematoma), da alcune anomalie congenite del globulo rosso, da infezioni, da deficit di alcuni enzimi (ad es. artificiale.
Ittero e Allattamento al Seno
Un'altra forma di ittero è quella correlata all'allattamento al seno. A volte ha una lunga durata, fino alle 12 settimane di età. Diverso è il cosiddetto "ittero associato all'allattamento al seno" nei casi in cui, nei primi giorni di vita, il bambino allattato al seno non si alimenti bene e cali di peso. Un’altra forma di ittero non patologico è quello legato all’allattamento al seno. Le cause non sono ancora del tutto note ma sembra che a causarlo sia un enzima presente nel latte materno che aumenta il riassorbimento di bilirubina dall’intestino tramite la cosiddetta circolazione entero-epatica. Questa forma non va confusa con l’ittero dell’inizio dell’allattamento al seno che compare nei primi giorni di vita quando il neonato assume scarse quantità di latte e tende a calare di peso. In particolare, se l'ittero è "da latte materno", non va assolutamente interrotto l'allattamento al seno.
Diagnosi e Trattamento
Gli esami per la valutazione di un possibile ittero sono condotti alla nascita presso il punto nascita.
Ove richiesto, i livelli di bilirubina possono essere abbassati irradiando il bambino con speciali sorgenti luminose (fototerapia); in alternativa o in associazione a questo intervento, l'iniezione endovenosa di albumina può evitare il deposito del pigmento nei tessuti, mentre attende di essere adeguatamente smaltito dal fegato. Il bambino va esposto alla fototerapia fin quando la bilirubina si riduca a valori non pericolosi. L’effetto terapeutico è dovuto all’azione di fotodegradazione della bilirubina dopo esposizione del neonato alla luce emessa da lampade fluorescenti.
Si utilizzano lampade fluorescenti a luce azzurra (con lunghezza d’onda di 440-470 nm) poste ad una distanza non superiore a 50 cm rispetto al neonato, o lampade a tubi catodici che emettono fluorescenza blu-verde (con lunghezza d’onda di 430-490 nm) che risultano più efficaci perché posizionabili a distanza di 10 cm dal bambino. Durante l’esposizione alla luce di queste lampade gli occhi dei neonati devono essere protetti da apposite mascherine per evitare danni retinici. Solo se la fototerapia non si rivela efficace, in casi particolari e selezionati, è necessario ricorrere alla c.d.
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