L'iperbilirubinemia è una condizione caratterizzata da alti livelli di bilirubina nel sangue. In condizioni normali, tutta la bilirubina prodotta viene eliminata dall'organismo con un meccanismo che si trova in equilibrio: ciò che viene prodotto è anche processato per essere degradato.
La bilirubina è una sostanza giallo-arancione derivante dal catabolismo dei globuli rossi invecchiati o danneggiati. La bilirubina è un prodotto di scarto della degradazione del gruppo EME. Come viene prodotta? La bilirubina si forma prevalentemente a partire dalla degradazione dei globuli rossi (eritrociti) ormai giunti al termine del loro ciclo di vita, che dura in media 120 giorni.
Una volta invecchiati, vengono distrutti in specifiche cellule specializzate della milza, del fegato e del midollo osseo, dette macrofagi. All’interno dei macrofagi, gli eritrociti vengono frammentati e le sostanze che li compongono convertite in modo da poter essere riutilizzate. Non essendo idrosolubile, non può circolare nel sangue (che ha una matrice acquosa) liberamente.
Attraverso la circolazione sanguigna, giunge nel fegato, dove viene metabolizzata mediante reazioni di coniugazione con acido glucuronico. Si ottiene così la bilirubina diretta (o bilirubina coniugata), che è idrosolubile e può quindi essere escreta nella bile. Tramite questo percorso, la bilirubina diretta passa dal fegato all'intestino tenue, dove viene degradata dai batteri che fanno parte del microbiota ed eliminata con le feci.
I livelli ematici di bilirubina diretta e totale vengono rilevati con un semplice esame del sangue; in alternativa, il test può essere condotto anche sulle urine. Le concentrazioni di bilirubina indiretta si ottengono per differenza, sottraendo dal valore totale quello della forma coniugata. L'esame misura la concentrazione di bilirubina nel sangue.
Tale pigmento può essere dosato tramite un prelievo di sangue da una vena del braccio. Viene eseguito tramite prelievo di sangue da una vena del braccio, che deve essere eseguito preferibilmente al mattino, a digiuno da almeno 6-8 ore. È importante evitare di interpretare i risultati degli esami del sangue come una diagnosi: perché tali esiti possano essere significativi dal punto di vista medico, devono essere analizzati nel contesto di tutto il quadro clinico del paziente e di tutte le altre indagini eseguite.
Nell'adulto, per valutare la quantità della bilirubina, è necessario un campione di sangue prelevato da una vena del braccio. Prima di sottoporsi al prelievo di sangue, è necessario osservare un digiuno nelle quattro ore che precedono il test. In questo periodo è consentito solo assumere una modica quantità di acqua. Il medico potrà ritenere necessario interrompere momentaneamente l'assunzione di certi medicinali come, ad esempio, penicilline, sedativi (come il fenobarbital), diuretici (es. furosemide) e alcuni farmaci per l'asma (tra cui la teofillina).
Quando Preoccuparsi dell'Aumento della Bilirubina?
La bilirubina è una scoria prodotta dall’organismo, che deve essere eliminata. Quando, però, questo meccanismo si inceppa, per cause diverse, il pigmento si accumula e si deposita a livello della pelle e della sclera degli occhi (la membrana bianca che circonda l’iride). Pelle e sclere assumono in tal modo una colorazione giallastra (pelle gialla, occhi gialli). Valori superiori a 1 mg/dL sono sintomo di un malfunzionamento epatico.
L’accumulo di questo pigmento nel sangue segnala la presenza di un disturbo che altera il metabolismo dell'emoglobina del sangue. Si tratta però di un riferimento di massima, che può variare in circostanze particolari. I diversi momenti in cui sono presenti nel ciclo di smaltimento dell’emoglobina e delle altre proteine minoritarie consentono di correlare le alterazioni della concentrazione della bilirubina indiretta e della bilirubina diretta a problematiche di salute differenti.
I livelli di bilirubina nel sangue si riducono trattando la causa sottostante (tumore del fegato, tumore del pancreas, epatite, cirrosi epatica, anemia emolitica, anemia falciforme, …). In generale, si possono mettere in atto strategie palliative per accelerare la sua eliminazione, una volta che è stata istituita la terapia, laddove è possibile farlo. In questi casi, viene consigliata una alimentazione ricca di antiossidanti, in particolare frutta e verdura, e apportatrice di proteine magre.
Cause Comuni di Bilirubina Alta
- Sindrome di Gilbert: è una condizione genetica benigna e relativamente frequente (si stima interessi il 5-8% della popolazione di razza caucasica), che comporta un ritardo, da parte del fegato, nel catturare e processare la bilirubina indiretta presente nel sangue, la quale si accumula.
- Ittero emolitico: è dovuto ad una produzione eccessiva di bilirubina, dovuta ad una distruzione eccessiva di globuli rossi, come nel caso delle malattie che provocano emolisi.
- Ittero ostruttivo: un’ostruzione a livello epatico impedisce al pigmento presente nella bile di abbandonare il fegato per raggiungere l’intestino tenue ed essere quindi escreta con le feci.
- Ittero neonatale: nella maggior parte dei bambini appena nati compare una forma di ittero fisiologico, dovuta al fatto che nel loro fegato il sistema di degradazione dell'emoglobina non è ancora maturo.
- Malattie associate all’ostruzione delle vie biliari: la presenza di calcoli biliari, tumori del fegato (o metastasi epatiche) o del pancreas o colestasi (ridotta secrezione della bile) può ostacolare il flusso della bile dal fegato all'intestino, riducendo la capacità di escrezione della bilirubina e causando un aumento dei livelli della bilirubina coniugata o diretta.
Bilirubina Alta e Colecisti
Un aumento della bilirubina diretta può dipendere da stasi biliare dovuta a epatite, cirrosi oppure ostruzione delle vie biliari per la presenza di calcoli o di malattie del pancreas. Spesso l’aumento di bilirubina nel sangue è legato a una patologia del fegato o della rete delle vie biliari intra-epatiche localizzate all'interno del fegato. In questo caso l’aumento è dovuto a un problema di ostruzione delle vie biliari a monte e va ricercato fuori dal fegato.
Quasi sempre, dopo una o più coliche, un calcolo si può spostare nel coledoco (ossia il dotto che trasporta all'interno dell'intestino la bilirubina che fuoriesce dalla colecisti) ostruendo più o meno. È una delle cause più frequenti dell'aumento della bilirubina nel sangue.
La colecisti o cistifellea è un organo dell’apparato digerente che si trova sotto il fegato, deputato a raccogliere la bile rilasciata da quest’ultimo e a riversarla nell’intestino per permettere l’assorbimento dei grassi. La bile è una sostanza liquida formata in maggioranza da acqua (95%) e soluti: acidi e sali biliari, colesterolo, fosfolipidi, proteine e pigmenti (bilirubina). I sali biliari demoliscono i grassi, mentre la bilirubina conferisce alla bile ed alle feci il caratteristico colore marroncino giallastro.
Calcoli Biliari e Bilirubina
Con i termini di colelitiasi, calcolosi della colecisti o calcolosi biliare, si intende la presenza di calcoli all’interno della colecisti. I calcoli biliari rappresentano un disturbo molto diffuso nella popolazione generale e le cui cause dipendono dallo stile di vita e da influenza genetiche, metaboliche, ormonali e gastrointestinali.
I calcoli biliari presenti nella cistifellea possono in alcuni casi spostarsi anche nei dotti biliari e permanere al loro interno, dando luogo ad una condizione definita coledocolitiasi. I calcoli possono ostruire il passaggio della bile se si spostano dalla cistifellea bloccando uno dei tubicini che permette il passaggio della bile dal fegato all’intestino tenue.
Se uno dei dotti biliari rimane ostruito per un periodo sufficientemente lungo, la cistifellea, il fegato, o il pancreas possono riportare danni o infezioni gravi che, se non curati, possono addirittura risultare fatali.
Si ritiene che si formino se la bile contiene troppo colesterolo, troppa bilirubina o pochi sali biliari, oppure se la cistifellea non si svuota completamente o con la dovuta frequenza. La presenza dei calcoli può essere rilavata in modo occasionale durante indagini di routine, oppure durante una colica biliare dove un calcolo si muove e viene spinto all'interno del coledoco dove può eventualmente entrare.
I calcoli pigmentati, invece, sono più piccoli e più scuri e sono fatti di bilirubina; possono essere delle dimensioni di un granello di sabbia, oppure grandi come una palla da golf. I calcoli colorati di colore nero possono essere associati a condizioni fisiologiche come l’emolisi e la produzione di bilirubina non coniugata, oppure in caso di cirrosi epatica, sferocitosi, talassemia e malaria.
Sintomi di una Colecisti Infiammata
Quando, tuttavia, i calcoli si spostano dalla loro posizione originaria e vanno a ostruire i flussi biliari, può verificarsi una colica biliare, un dolore forte che dura da 15 minuti a 5 ore, di tipo crampiforme, localizzato in alto nell’addome a destra o al centro. La diagnosi si basa sull’anamnesi e sulla clinica.
Anche se si verifica raramente, esiste una forma di colecistite acuta non provocata dalla presenza di calcoli: la colecistite alitiasica. Si tratta di un’infiammazione più grave di altri tipi di colecistite, che si manifesta con un dolore acuto e prolungato nella porzione alta destra dell’addome, simile a quello scatenato da una colica biliare, ma di maggiore durata (fino a mezza giornata) e intensità (è quasi insostenibile).
Diagnosi della Colelitiasi
Per diagnosticare la colelitiasi e valutare la condizione della colecisti, vengono utilizzati diversi esami:
- Ecografia: L’ecografista tiene in mano una bacchetta, la fa scorrere sull’addome e invia speciali onde sonore verso la cistifellea; le onde sonore fanno eco sulla cistifellea, sul fegato e sugli altri organi, generando impulsi elettrici che creano un’immagine dell’organo sul video. Se ci sono dei calcoli le onde sonore rimbalzano anche su di essi e ne rivelano l’esatta posizione.
- TAC: La TAC è una procedura radiografica non invasiva che produce immagini in sezione dell’organismo.
- Scintigrafia: Al paziente viene iniettata una minima quantità di una sostanza radioattiva che viene assorbita dalla cistifellea, che poi viene stimolata a contrarsi.
- Colangiopancreatografia retrograda endoscopica (ERCP): Quest’esame serve per individuare e rimuovere i calcoli presenti nei dotti biliari.
- Esami del sangue: Sono utili per valutare la funzionalità del fegato e individuare eventuali segni di infezione o infiammazione.
Trattamenti per la Colelitiasi e Bilirubina Alta
La scelta del trattamento dipende dalla gravità dei sintomi e dalla presenza di complicanze. Le opzioni includono:
- Colecistectomia: Quasi tutti gli interventi di colecistectomia sono effettuati in laparoscopia, tecnica che richiede l’anestesia generale.
- Terapia dissolutoria orale: Per sciogliere i calcoli vengono usati farmaci che contengono acidi biliari.
- Litotripsia extracorporea ad onde d’urto: è un’alternativa non chirurgica per la gestione dei calcoli biliari, praticabile in pazienti con cistifellea sana e calcoli di ridotte dimensioni.
Prevenzione e Gestione
Per ridurre il rischio di formazione di calcoli biliari e mantenere livelli di bilirubina sani, è possibile adottare alcune strategie:
- Mantenere un peso sano e seguire una dieta equilibrata, ricca di fibre e povera di grassi saturi.
- Evitare dimagrimenti improvvisi e digiuni prolungati.
- Praticare attività fisica regolare.
- Consultare regolarmente il medico per monitorare la salute del fegato e della colecisti.
Tabella: Fattori di Rischio per Calcoli Biliari
| Fattore di Rischio | Descrizione |
|---|---|
| Età | Soggetti con più di 60 anni sono più a rischio. |
| Sesso | Le donne hanno il doppio di probabilità degli uomini di soffrire di calcoli biliari. |
| Peso | Il sovrappeso, anche moderato, fa aumentare il rischio di soffrire di calcoli biliari. |
| Dieta | Una dieta ricca di grassi e colesterolo aumenta il rischio. |
| Dimagrimento Improvviso | Durante i periodi di digiuno o di dimagrimento rapido il fegato secerne più colesterolo nella bile, e quindi si possono formare i calcoli. |
| Diabete | Chi soffre di diabete di solito ha i trigliceridi alti. |
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