Bilirubina Alta: Cosa Mangiare e Cosa Evitare

La bilirubina è una componente della bile prodotta in gran parte dalla degradazione dell’emoglobina in seguito alla distruzione dei globuli rossi. La bilirubina è una scoria prodotta dall’organismo, che deve essere eliminata. Normalmente la bilirubina viene espulsa dall’organismo solo dopo aver subito una reazione chimica nel fegato, che si occupa di convertire la forma tossica della molecola (bilirubina non coniugata) nella forma innocua (bilirubina coniugata). In condizioni fisiologiche, tutta la bilirubina che si origina dall’emoglobina viene metabolizzata ed eliminata dall’organismo.

Quando si registrano alti livelli di bilirubina si parla di iperbilirubinemia. Quando, però, questo meccanismo si inceppa, per cause diverse, il pigmento si accumula e si deposita a livello della pelle e della sclera degli occhi (la membrana bianca che circonda l’iride). Pelle e sclere assumono in tal modo una colorazione giallastra (pelle gialla, occhi gialli). I livelli di bilirubina vengono rilevati con un normale esame del sangue o delle urine.

Il valore normale è tra 0,3 e 1 mg/dL. Valori superiori a 1 mg/dL sono sintomo di un malfunzionamento epatico. L’accumulo di questo pigmento nel sangue segnala la presenza di un disturbo che altera il metabolismo dell'emoglobina del sangue.

Come si forma e viene smaltita la bilirubina?

La bilirubina si forma prevalentemente a partire dalla degradazione dei globuli rossi (eritrociti) ormai giunti al termine del loro ciclo di vita, che dura in media 120 giorni. Una volta invecchiati, vengono distrutti in specifiche cellule specializzate della milza, del fegato e del midollo osseo, dette macrofagi. All’interno dei macrofagi, gli eritrociti vengono frammentati e le sostanze che li compongono convertite in modo da poter essere riutilizzate.

Non essendo idrosolubile, non può circolare nel sangue (che ha una matrice acquosa) liberamente. Attraverso la circolazione sanguigna, giunge nel fegato, dove viene metabolizzata mediante reazioni di coniugazione con acido glucuronico. Si ottiene così la bilirubina diretta (o bilirubina coniugata), che è idrosolubile e può quindi essere escreta nella bile. La bilirubina coniugata, quindi, abbandona il fegato e raggiunge l’intestino, mescolata con la bile. Tramite questo percorso, la bilirubina diretta passa dal fegato all'intestino tenue, dove viene degradata dai batteri che fanno parte del microbiota ed eliminata con le feci. Qui viene smaltita insieme alle feci.

Poiché l’iperbilirubinuria si esprime in una riduzione della escrezione del pigmento nelle feci, che normalmente proprio grazie alla bilirubina assumono il caratteristico colore marrone, esse saranno più chiare.

Come viene misurata la bilirubina?

Tale pigmento può essere dosato tramite un prelievo di sangue da una vena del braccio. Viene eseguito tramite prelievo di sangue da una vena del braccio, che deve essere eseguito preferibilmente al mattino, a digiuno da almeno 6-8 ore. È importante evitare di interpretare i risultati degli esami del sangue come una diagnosi: perché tali esiti possano essere significativi dal punto di vista medico, devono essere analizzati nel contesto di tutto il quadro clinico del paziente e di tutte le altre indagini eseguite. L'insieme dei risultati dei test della bilirubina fornisce informazioni utili per individuare la patologia presente.

A chi rivolgersi in caso di bilirubina alta?

Il medico vi visiterà e vi chiederà se manifestate i classici sintomi delle malattie epatiche, ad esempio dolori addominali e urine più scure della norma. Vi può consigliare gli esami del sangue per escludere i problemi al fegato che potrebbero far aumentare la bilirubina. Lo specialista di riferimento è, di solito, l’epatologo e occasionalmente il gastroenterologo.

Cause dell'aumento della bilirubina

Da cosa dipende l’aumento della concentrazione di tale sostanza nel sangue? I diversi momenti in cui sono presenti nel ciclo di smaltimento dell’emoglobina e delle altre proteine minoritarie consentono di correlare le alterazioni della concentrazione della bilirubina indiretta e della bilirubina diretta a problematiche di salute differenti.

  • Sindrome di Gilbert: è una condizione genetica benigna e relativamente frequente (si stima interessi il 5-8% della popolazione di razza caucasica), che comporta un ritardo, da parte del fegato, nel catturare e processare la bilirubina indiretta presente nel sangue, la quale si accumula. Affinché si manifesti la sindrome di Gilbert normalmente ne sono necessarie due copie, ereditate quindi da ciascun genitore; si noti tuttavia che non tutti i soggetti con questa caratteristica genetica manifestano i sintomi tipici della sindrome, segno inequivocabile che sono coinvolti altri importanti fattori nella genesi del disturbo. È causata da una mutazione genetica ereditaria, quindi si manifesta già alla nascita, ma di norma non viene diagnosticata per molti anni. I più colpiti sono gli uomini e di solito viene diagnosticata durante l’adolescenza. È quindi presente una iperbilirubinemia indiretta cronica. Si manifesta generalmente dopo la pubertà ed è più frequente negli uomini rispetto alle donne. Non altera l’aspettativa di vita e nella quasi totalità dei casi non produce manifestazioni patologiche. L’ittero è lieve e non sempre apprezzabile, mentre i sintomi talora presenti sono stanchezza, debolezza generale, lievi dolori addominali. In condizioni normali, i livelli di bilirubina indiretta sono solo lievemente superiori alla norma; ma quando subentrano fattori che, di per sé anche nelle persone sane, possono determinare modesti aumenti della bilirubinemia, nei soggetti con sindrome di Gilbert i rialzi sono abnormi. L’anomalia del gene che provoca la sindrome di Gilbert è piuttosto diffusa.
  • Malattie associate all’ostruzione delle vie biliari: la presenza di calcoli biliari, tumori del fegato (o metastasi epatiche) o del pancreas o colestasi (ridotta secrezione della bile) può ostacolare il flusso della bile dal fegato all'intestino, riducendo la capacità di escrezione della bilirubina e causando un aumento dei livelli della bilirubina coniugata o diretta. Il primo segnale di un aumento significativo dei valori è rappresentato dall’ittero.
  • Ittero emolitico: è dovuto ad una produzione eccessiva di bilirubina, dovuta ad una distruzione eccessiva di globuli rossi, come nel caso delle malattie che provocano emolisi.
  • Ittero ostruttivo: un’ostruzione a livello epatico impedisce al pigmento presente nella bile di abbandonare il fegato per raggiungere l’intestino tenue ed essere quindi escreta con le feci. Post epatico, ostruttivo e colestatico, provocato da corpi solidi che bloccano il passaggio della bile nella cistifellea o nei dotti biliari.
  • Ittero neonatale: nella maggior parte dei bambini appena nati compare una forma di ittero fisiologico, dovuta al fatto che nel loro fegato il sistema di degradazione dell'emoglobina non è ancora maturo. In generale, nel neonato l’ittero può essere causato dall’immaturità del fegato ma anche dalla malattia emolitica del neonato (dovuta all’incompatibilità del suo gruppo Rh con quello della mamma). In entrambi i casi, ad essere alta è la bilirubina non coniugata (indiretta), ed è fondamentale monitorare l’andamento della sua concentrazione. L’eventuale protrarsi della iperbilirubinemia nel neonato, infatti, può portare a gravi ripercussioni sul sistema nervoso centrale, responsabili di condizioni quali ritardo mentale, perdita dell’udito, problemi nei movimenti dell’occhio. Nei casi gravi, l’ittero prolungato può portare a morte. L’ittero post partum può anche essere causato da patologie congenite delle vie biliari che impediscono il normale deflusso della bile (atresia delle vie biliari) o da epatite: in questi casi, è la bilirubina diretta ad essere aumentata.
  • Disfunzione epatica: qualsiasi condizione che influenza la funzionalità epatica può comportare un accumulo di bilirubina. Un aumento della bilirubina diretta può dipendere da stasi biliare per epatite, cirrosi oppure ostruzione delle vie biliari per la presenza di calcoli o di malattie del pancreas. NB. La cirrosi epatica è una conseguenza dell'epatite (alla quale può seguire il carcinoma), spesso caratterizzata dall'insufficienza funzionale dell'organo.

Bilirubinuria

La bilirubinuria è la quantità di sostanza presente nelle urine. Fisiologicamente la bilirubina non deve essere presente nelle urine oppure può essere presente, ma in quantità molto basse. La sua presenza è di norma sinonimo di una patologia a carico del fegato, come ittero, cirrosi, epatite o tumore del pancreas.

Cosa mangiare con la bilirubina alta

La dieta è in grado di evitare o migliorare le anomalie potenzialmente responsabili dell'ittero. In generale, si possono mettere in atto strategie palliative per accelerare la sua eliminazione, una volta che è stata istituita la terapia, laddove è possibile farlo. In questi casi, viene consigliata una alimentazione ricca di antiossidanti, in particolare frutta e verdura, e apportatrice di proteine magre.

Va da sé che per non appesantire il fegato si devono scegliere pietanze semplici e poco condite: carni magre (pollo, tacchino, coniglio), pesci magri (merluzzo, sogliola). Un filo di olio d’oliva extra vergine o olio di semi di lino, dalle spiccate proprietà antinfiammatorie e antiossidanti.

Aumento del consumo di cibi freschi e non lavorati, promuovendo soprattutto l'utilizzo di ortaggi, frutti, cereali integrali e legumi. Riduzione degli alimenti con grossi carichi glicemici ed alto indice glicemico, prediligendo alimenti ricchi di fibre ed acqua in porzioni moderate. Si consiglia di eliminare gli snack dolci e salati, torte e brioches, grosse porzioni di patate, di pasta, di pane e di pizza fatti con farine raffinate. Al contrario, prediligere l'apporto di modeste quantità di cereali integrali (segale, farro, mais, riso ecc), leguminose (fagioli, ceci, lenticchie ecc), ortaggi (insalata, radicchio, zucchini, cavoli ecc) e frutta poco dolce (arance, fragole, kiwi, mele, pompelmo ecc). Assicurarsi di dare il giusto peso allo stimolo della sete. Assicurarsi di dare il giusto peso allo stimolo della sete.

Epatite steatosica

Epatite steatosica alimentare: si tratta dell'accumulo di grassi nelle cellule del fegato associato ad infiammazione più o meno grave. La causa scatenante è l'eccesso alimentare, in particolare di carboidrati raffinati (soprattutto saccarosio e fruttosio granulari, sciroppi e farine bianche) e grassi "cattivi" (vegetali idrogenati o bifrazionati e saturi). Epatite steatosica alcolica: si manifesta come la precedente.

Cosa evitare con la bilirubina alta

Con la bilirubina alta i cibi da evitare sono le fonti di grassi animali come carne di maiale, interiora, burro, formaggi, ridurre l’uso di sale, zucchero, salse e cibi industriali, dato l’alto contenuto di grassi idrogenati.

Eliminazione dell'alcol dalla dieta o rispetto del limite per una sana e corretta alimentazione. 1-3 per gli adulti sani e la metà per i soggetti in terza età.

Calcoli Biliari

Calcoli biliari: la calcolosi biliare è dovuta alla calcificazione di alcune sostanze quali il colesterolo o la bilirubina e si accumulano nella cistifellea, organo deputato alla produzione di bile. I calcoli bloccano il passaggio di bile nell’intestino e di conseguenza la bilirubina non viene escreta e i valori ematici aumentano. Questi "sassolini" (grandi o piccoli) si formano per uno scompenso tra i vari "ingredienti" del succo biliare. Possono essere a base di colesterolo o pigmentati.

Fattori di rischio:

  • Obesità e diabete mellito tipo 2, che causano un aumento eccessivo dell'insulina e della trigliceridemia.
  • Sedentarietà.
  • Stipsi e carenza di fibre.

Si raccomanda di consumare il 25-30% delle calorie totali provenienti dai lipidi. La maggior parte dev'essere insatura ed almeno il 2,5% di tipo polinsaturo essenziale. In termini pratici, è necessario prediligere: oli vegetali spremuti a freddo (ad es extravergine di oliva), frutta secca, pesce azzurro (sarde, sgombro, palamita ecc) e alghe commestibili.

Ittero Emolitico: Favismo e Anemia Perniciosa

L'ittero emolitico è provocato dalla distruzione dei globuli rossi. In ambito dietetico, questa reazione gravissima può avvenire per favismo e anemia perniciosa.

Favismo è una patologia basata sulla deficienza ereditaria di un enzima (6-glucosio-fosfato deidrogenasi). Già carente, se questo enzima viene inibito dall'ingestione di certi legumi, droghe vegetali, farmaci o altre sostanze, provoca la distruzione degli eritrociti con conseguente ittero. Quella per il favismo è una semplice dieta di esclusione e deve eliminare totalmente: fave, piselli e Verbena x Hybrida.

L'anemia perniciosa è una malattia con eziologia nutrizionale, che aumenta la demolizione dei globuli rossi (motivo dell'ittero) e si associa alla così detta glossite atrofica (lingua liscia e arrossata nei bordi).

Cause:

  • Scarsità del fattore intrinseco: una molecola secreta dallo stomaco necessaria all'assorbimento della cobalamina.
  • Complicazione dell'ileo terminale: parte dell'intestino nella quale viene assorbita la vitamina B12.

Ricchezza di ferro e acido folico: pur non essendo implicati direttamente nell'anemia perniciosa, possono aggravare o migliorare tale condizione.

Agenti Patogeni negli Alimenti

Agenti patogeni che possono essere assunti con gli alimenti. Tra tutti, il più rilevante è il virus A (HAV), che si contrae prevalentemente per via oro fecale. Questo vale soprattutto per i molluschi bivalvi (soprattutto mitili e ostriche) che, allo stato selvatico, trattengono grosse cariche virali (soprattutto nelle zone inquinate). Anche la frutta e la verdura potrebbero essere contaminate dal virus A, soprattutto nel caso in cui vengano irrigate con acque inquinate (ad es di canale). Per prevenire la malattia è quindi necessario lavarle e sbucciarle con cura.

NB. Sempre in merito agli alimenti, è molto importante eliminare il rischio di mangiare funghi velenosi. Al contrario dei virus, molte di queste tossine NON sono termolabili e possono dare i primi sintomi a distanza di parecchi giorni, quando la malasorte del fegato è ormai inevitabile.

Alcol e Molecole Nocive

Molecole nocive che possono danneggiare le cellule epatiche. L'elemento venefico più diffuso è senz'altro l'alcol etilico. Questo è dannoso soprattutto in caso di abuso nel lungo termine, ma si sono verificati non pochi casi di infiammazione acuta dell'organo.

Come abbassare i livelli di bilirubina?

I livelli di bilirubina nel sangue si riducono trattando la causa sottostante (tumore del fegato, tumore del pancreas, epatite, cirrosi epatica, anemia emolitica, anemia falciforme, …). Tuttavia, ognuna di queste cause ha un'eziologia differente, che dev'essere trattata in maniera specifica. Non esiste una vera e proprio cura per abbassare la bilirubina, ma è possibile aiutare il fegato e la colecisti a funzionare meglio, attraverso rimedi colinergici, coleretici, ed epatoprotettori. La dieta curativa serve a ripristinare la condizione fisiologica dell'organo epatico.

Lievito di Birra

Lievito di birra: ricco di calcio, fosforo, magnesio, potassio e ferro, minerali utili per rinforzare ossa e midollo e per combattere debolezza e anemie: il contenuto di vitamina B12, acido folico e un aminoacido essenziale, l’istidina, contribuiscono alla produzione di globuli rossi. Il lievito di birra è ricco anche di rame, manganese, selenio, zinco e cromo: un mix di oligoelementi che contrasta la formazione di radicali liberi e previene i disturbi cardiovascolari conun’azione stabilizzante sui rialzi glicemici.

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