Augmentin e Glicemia: Effetti Collaterali e Considerazioni Importanti

Augmentin® è il nome commerciale del composto amoxicillina e acido clavulanico. L’amoxicillina è un antibiotico che fa parte della famiglia delle penicilline, definito spesso “ad ampio spettro” perché efficace su molti microrganismi.

Agisce su batteri gram positivi e gram negativi andando ad inibire la sintesi della parete cellulare dei batteri. L’acido clavulanico è anch’esso un antibiotico, che fa parte della famiglia degli aminoglicosidi, con uno scarso potere antibatterico se assunto singolarmente, ma in grado di potenziare l’effetto dell’amoxicillina, impedendo la distruzione delle molecole di antibiotico da parte degli enzimi extra - cellulari.

Al domicilio e in molti setting assistenziali Augmentin® è l’antibiotico di prima scelta utilizzato per gestire le comuni infezioni o per l’antibioticoprofilassi. Augmentin® viene ben assorbito per via orale e l’assorbimento si ottimizza se viene assunto ad inizio pasto. Ha un’emivita di circa un’ora e il 60-70% circa delle molecole vengono escrete dopo le prime 6 ore dall’assunzione.

Le indicazioni all’utilizzo di Augmentin® sono numerose. Augmentin® è sempre controindicato se la persona ha un’allergia ad uno dei componenti presenti nel farmaco, in particolar modo alle famiglie di antiobiotici delle penicilline, delle cefalosporine e dei beta-lattamici. Ad esempio, nell’Augmentin® 875 mg/125 mg compresse sono presenti 875 mg di amoxicillina e 125 mg di acido clavulanico.

In caso di infezioni più gravi ed importanti come otite media, sinusite, infezioni del tratto respiratorio o urinario, la dose raccomandata negli adulti è di 875 mg/125 mg tre volte al giorno. Nei bambini il dosaggio raccomandato è da 25 mg/3,6 mg/kg/al giorno a 45 mg/6,4 mg/kg/al giorno suddiviso in due volte al giorno.

Augmentin® raramente interagisce con gli anticoagulanti orali. Augmentin® e le altre penicilline possono interagire con il metotrexato (farmaco antitumorale), riducendone l’escrezione e causando così un aumento della tossicità. In caso di sovradosaggio, gli effetti più comuni sono sintomi gastrointestinali e alterazione dell’equilibrio idro-elettrolitico.

Antibiotici e Glicemia: Un Quadro Generale

L’antibiotico di per sé non incide sull’aumentare della glicemia. Le infezioni, indipendentemente dall’assunzione di antibiotici, possono causare un aumento temporaneo della glicemia. Alcuni antibiotici possono interferire con l’azione di alcuni farmaci antidiabetici orali, come i sulfamidici. Questo può portare a un aumento della glicemia in alcuni pazienti.

Alla luce di questa realtà, possiamo anche affermare che l’aumentare della glicemia può essere letto come un campanello d’allarme. Alcune volte la glicemia alta può anticipare l’insorgenza di stati febbrili. Discorso diverso se si stanno assumendo farmaci, come il cortisone ad esempio, per infezioni più gravi. Il cortisone nelle sue caratteristiche può portare ad alterare i livelli di glicemia.

Se sei diabetico e stai assumendo antibiotici, è importante monitorare attentamente i livelli di glicemia. Se noti un aumento significativo della glicemia durante l’assunzione di antibiotici, informa il tuo medico curante.

Studio Case-Control sul Diabete di Tipo 2 e Antibiotici

Uno studio case-control ha investigato la possibile implicazione degli antibiotici nello sviluppo del diabete mellito di tipo 2 e, quando identificata una responsabilità, accertato l’effettiva dipendenza dall’assunzione di specifici farmaci. La ricerca è stata condotta su 5,6 milioni di casi riportati nella popolazione danese durante il periodo compreso fra Gennaio 2000 e Dicembre 2012; una combinazione di tutti i dati registrati nel Danish National Prescription Registry, il Danish National Registry of Patients and il Danish Person Registry.

La valutazione del tasso di probabilità (OR) per l’associazione fra antibiotici e diabete di tipo 2 ha rivelato un OR particolarmente superiore nei casi in cui erano somministrati antibiotici battericidi ed a spettro-ristretto rispetto a quelli in cui erano usati antibiotici batteriostatici e ad ampio-spettro; non è stata tuttavia riscontrata una chiara associazione fra il diabete di tipo 2 ed una specifica classe di antibiotici.

I risultati riportati nell’articolo forniscono quindi delle iniziali prove sul coinvolgimento degli antibiotici nello sviluppo del diabete di tipo 2; i ricercatori ritengono però necessari ulteriori studi per la valutazione degli effetti degli antibiotici a lungo termine sul metabolismo dei lipidi e del glucosio, e dell’aumento di peso corporeo.

Farmaci che possono influenzare la glicemia

Alcuni principi attivi possono anticipare l'appuntamento con il diabete in persone già predisposte. Altri creano situazioni di obesità o squilibri nella betacellula tali da provocare il diabete di tipo 2.

Quali farmaci possono creare o anticipare il diabete di tipo 2? I più comuni sono i corticosteroidi o cortisonici. Sono principi attivi simili al cortisone naturalmente prodotto dall’organismo. Oltre a essere un potente anti-infiammatorio, il cortisone ha una azione esattamente opposta a quella dell’insulina. È il cortisone per esempio che poche ore prima del risveglio e nei momenti di stress aumenta naturalmente la quota di glucosio nel sangue.

Cosa si può fare? Prima di tutto il medico che prescrive cortisonici per terapie di lunga durata valuterà il rischio che il paziente ha di sviluppare il diabete sulla base dei consueti fattori di rischio, poi potrà raccomandare l’esercizio fisico e una alimentazione povera di zuccheri semplici e un frequente controllo anche domiciliare della glicemia. Può chiedere alla persona di effettuare periodici controlli della glicemia, se la glicemia supera i livelli di guardia si può impostare una terapia con metformina o nei maschi con pioglitazone.

I farmaci anti-psicotici invece portano al diabete come conseguenza del rapido aumento di peso. L’effetto è rilevante, anche se è un po’ meno marcato nei farmaci ‘atipici’ o di seconda generazione. E il rapido aumento di peso facilita la comparsa del diabete.

Il punto di equilibrio è meno chiaro per farmaci che non ‘salvano la vita’ ma contribuiscono a controllare dei fattori di rischio e che hanno delle alternative. È il caso dei diuretici tiazidici (Clorotiazide, Clortalidone, Idroclorotiazide, Triclormetiazide, Idroflumetazide, Metolazone, Chinetazone). Sono i ‘grandi vecchi’ tra i farmaci contro la pressione e i beta bloccanti di prima generazione.

Lo specialista che prescrive per lungo tempo farmaci che possono ‘far venire il diabete’ deve prendere in considerazione questi aspetti «dovrebbe mettere in guardia il paziente e consigliargli di modificare le sue abitudini di vita, aumentando l’esercizio fisico e riducendo le quantità di calorie in modo da compensare almeno in parte l’effetto dei farmaci che sta per prescrivere. Dovrebbe anche consigliare al paziente di monitorare non occasionalmente la sua glicemia sia a digiuno sia a due ore dal pasto».

Antimicrobico-Resistenza e Diabete Mellito

L’antimicrobico resistenza (o antibiotico-resistenza) è la capacità dei microorganismi resistere ai trattamenti antimicrobici. I batteri resistenti sopravvivono anche dopo la somministrazione dell’antibiotico, allungando il decorso della malattia o portando a complicanze, con gravi rischi per la salute individuale e più in generale per la sanità pubblica, richiedendo maggiore necessità di assistenza sanitaria o il ricorso ad antibiotici alternativi, più costosi e/o con maggiori effetti collaterali.

L’Italia è uno dei paesi dove è maggiore la diffusione di germi antibioticoresistenti, registrando nel 2018 rispetto alla media europea le percentuali più alte di resistenza alle principali classi di antibiotici per 8 batteri sotto sorveglianza. La situazione sta peggiorando in quanto stanno comparendo nuovi ceppi batterici resistenti contemporaneamente a più antibiotici; in questo caso si parla di batteri multiresistenti (ad esempio il temibile Stafilocco Aureo meticillino-resistente o MRSA).

Questo pericolo è in particolare rilevante per le persone affette da diabete mellito, un noto fattore di rischio per alcune malattie batteriche in quanto a volte caratterizzato da uno stato di immunodepressione. Le persone con diabete immunodepresse sono quelle che presentano uno scarso compenso glicemico, in quanto la iperglicemia riduce la funzionalità dei globuli bianchi e la risposta anticorpale.

Livelli di glicemia maggiori di 200 mg/dl danneggiano la funzione dei neutrofili, i globuli bianchi maggiormente coinvolti nella risposta dell’organismo all’aggressione batterica. Inoltre, a causa della frequenza di infezioni, le persone con diabete vengono trattate con antibiotici più spesso dei non diabetici e questo può portare ad un aumento della antibioticoresistenza batterica.

La causa principale della crescita e della diffusione di microorganismi resistenti è l’uso improprio o scorretto di antibiotici. Un antibiotico viene usato in modo improprio quando non serve: nella maggior parte dei casi raffreddore e influenza sono causati da virus, ovvero da microrganismi contro i quali gli antibiotici non sono efficaci. In questi casi l’uso di antibiotici non porta a nessun miglioramento: ad esempio, gli antibiotici non riducono la febbre né fanno smettere di starnutire.

Come contrastare il fenomeno dell'antimicrobico-resistenza

  • Assumere gli antibiotici solo se prescritti dal medico.
  • Rispettare le modalità e i tempi di assunzione raccomandati dal medico (non saltare le dosi e non sospendere anticipatamente la cura, anche se ci si sente meglio).
  • Non assumere di propria iniziativa antibiotici avanzati da terapie precedenti.

Inoltre per le persone con diabete è anche in questo caso fondamentale mantenere un buon compenso glicemico, per migliorare la risposta del sistema immunitario alle infezioni batteriche.

Fluorochinoloni e alterazioni della glicemia

In America e in Canada la ditta produttrice di gatifloxacina, uno degli ultimi fluorochinoloni, ha ritirato dal commercio il proprio prodotto. Il ritiro è successivo ad alcune dear doctor letters che ne sconsigliavano l’utilizzo in pazienti diabetici a causa di gravi ipo o iperglicemie. Effettuando una ricerca in letteratura si è appurato che tutti i fluorochinoloni presentano effetti collaterali legati al metabolismo del glucosio ed ipo e iperglicemia sono un effetto avverso noto, anche se raro associato al trattamento con fluorochinoloni.

Nella maggior parte dei casi è stata segnalata la comparsa di ipoglicemia, ma in alcuni pazienti si è manifestata iperglicemia o entrambe le condizioni. In un caso l'assunzione di levofloxacina si è associata alla comparsa di diabete mellito.

leggi anche: