Il cortisone, o più precisamente i corticosteroidi, sono farmaci potenti con un'ampia gamma di applicazioni mediche. Vengono prescritti per ridurre l'infiammazione, sopprimere il sistema immunitario e trattare diverse condizioni, dalle allergie alle malattie autoimmuni. Tuttavia, l'assunzione di cortisone può influenzare i risultati degli esami del sangue, rendendo cruciale la comprensione di queste interazioni per una corretta interpretazione e gestione clinica.
Cosa sono i Corticosteroidi?
I corticosteroidi sono ormoni steroidei prodotti naturalmente dalle ghiandole surrenali. I farmaci corticosteroidi sono versioni sintetiche di questi ormoni, utilizzati per le loro proprietà anti-infiammatorie e immunosoppressive. È fondamentale informare il medico curante e il laboratorio di analisi sull'assunzione di cortisone prima di sottoporsi a qualsiasi esame del sangue.
I farmaci a base di glucocorticoidi, più comunemente definiti cortisonici o steroidi, includono diverse molecole come prednisone o metilprednisolone che, sebbene con dosaggi diversi, hanno effetti sul sistema immunitario e un profilo di sicurezza simili tra di loro. Si tratta di farmaci molto efficaci, specialmente alla dose adeguata, sulle manifestazioni infiammatorie e pertanto non è raro un loro abuso, sia in termini di dosaggio sia in termini di durata nel tempo.
Effetti del Cortisone sugli Esami del Sangue
L'assunzione di cortisone può alterare diversi parametri ematici, rendendo essenziale informare il medico curante e il laboratorio di analisi in merito alla terapia in corso. Alcune delle alterazioni più comuni includono:
- Glicemia: Il cortisone aumenta i livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia). Questo avviene perché il cortisone stimola la gluconeogenesi (la produzione di glucosio nel fegato) e riduce la sensibilità all'insulina. Pertanto, l'assunzione di cortisone può alterare i risultati dei test di glicemia a digiuno, emoglobina glicata (HbA1c) e test di tolleranza al glucosio orale (OGTT), rendendo difficile la diagnosi o il monitoraggio del diabete. Nei pazienti diabetici, può essere necessario aggiustare la dose dei farmaci antidiabetici per controllare la glicemia.
- Elettroliti: Il cortisone può influenzare i livelli di elettroliti nel sangue, in particolare il sodio e il potassio. Può causare ritenzione di sodio (ipernatriemia) ed escrezione di potassio (ipopotassiemia). Questi squilibri elettrolitici possono portare a diversi sintomi, tra cui debolezza muscolare, crampi, aritmie cardiache e ipertensione. È importante monitorare regolarmente i livelli di elettroliti nei pazienti che assumono cortisone, specialmente a dosi elevate o per periodi prolungati.
- Globuli Bianchi: Il cortisone può aumentare il numero di globuli bianchi (leucocitosi) nel sangue. Questo effetto è dovuto principalmente all'aumento dei neutrofili, un tipo di globulo bianco coinvolto nella risposta infiammatoria. L'aumento dei neutrofili è causato dalla mobilizzazione di queste cellule dal midollo osseo e dalla riduzione della loro migrazione verso i tessuti. Questo può mascherare o confondere la diagnosi di infezioni batteriche, dove un aumento dei globuli bianchi è un indicatore comune. Una terapia anche breve può fortemente alterare il leucogramma, inducendo il cosiddetto “leucogramma da stress”: questo si caratterizza da leucocitosi con neutrofilia matura, monocitosi e concomitante possibile linfopenia ed eosinopenia. Questi cambiamenti sono più marcati nel cane rispetto al gatto. Inoltre in alcuni pazienti canini, la leucocitosi può essere anche marcata, superando i 30.000 WBC/µL.
- Globuli Rossi: L'effetto del cortisone sui globuli rossi è meno diretto e significativo rispetto a quello sui globuli bianchi. Tuttavia, in alcuni casi, l'uso prolungato di cortisone può portare a un aumento della produzione di globuli rossi (eritrocitosi), sebbene questo sia meno comune. Questo può essere dovuto alla stimolazione della produzione di eritropoietina, un ormone che stimola la produzione di globuli rossi nel midollo osseo.
- Lipidi: Il cortisone può aumentare i livelli di colesterolo e trigliceridi nel sangue (iperlipidemia). Questo effetto è dovuto all'aumento della produzione di lipoproteine nel fegato e alla riduzione della loro eliminazione. L'iperlipidemia può aumentare il rischio di malattie cardiovascolari. Pertanto, è consigliabile monitorare i livelli di lipidi nei pazienti che assumono cortisone, specialmente se hanno altri fattori di rischio cardiovascolare. Inducendo iperlipemia, è possibile osservare anche un aumento delle lipasi (sia totale che DGGR).
- Ormoni: Il cortisone può sopprimere la produzione di ormoni da parte delle ghiandole surrenali (insufficienza surrenalica). Questo avviene perché il cortisone esogeno (somministrato come farmaco) inibisce la produzione di ACTH, un ormone che stimola le ghiandole surrenali. L'insufficienza surrenalica può manifestarsi con sintomi come affaticamento, debolezza, perdita di peso, ipotensione e ipoglicemia. È importante ridurre gradualmente la dose di cortisone per consentire alle ghiandole surrenali di riprendere la loro normale funzione. Nel caso del dosaggio degli ormoni tiroidei, bisogna considerare che i cortisonici tendono a deprimere l’asse ipotalamo-ipofisi-tiroide, determinando una riduzione del TSH e del T4 (con un quadro analogo a quello della c.d.
- Enzimi Epatici: In alcuni casi, il cortisone può causare un aumento degli enzimi epatici nel sangue (transaminasi), indicando un danno al fegato. Tuttavia, questo effetto è generalmente lieve e transitorio. È importante monitorare gli enzimi epatici nei pazienti che assumono cortisone, specialmente se hanno preesistenti malattie del fegato. In primo luogo un'induzione enzimatica che coinvolge soprattutto la ALP, secondariamente anche GGT, ALT e colinesterasi e solo marginalmente la AST.
Altri Effetti e Considerazioni
Ovviamente stiamo parlando dell’effetto che una terapia cortisonica (o eventualmente un iperadrenocorticismo spontaneo) può determinare sui risultati degli esami di laboratorio.
Meno conosciuti e considerati sono gli effetti del cortisone su altri analiti: ad esempio possono aumentare le albumine (per una incrementata sintesi epatica), ma in alcuni casi possono viceversa ridursi (se il cortisonico provoca in quel paziente una seria proteinuria, vedi sotto).
È’ stato recentemente descritto l’effetto degli ormoni corticosurrenalici sul metabolismo del calcio/fosforo nel cane: è comune infatti lo sviluppo di una condizione per certi versi analoga a quella dell’iperparatiroidismo, ma ancora non ben inquadrata da un punto di vista fisiopatologico. Ne deriva aumento della calciuria e di conseguenza, una possibile ipocalcemia ionica, mentre il fosforo in questi casi tende ad essere lievemente elevato.
Il principale effetto dei cortisonici è un antagonismo nei confronti dell’ormone antidiuretico (diabete insipido nefrogenico secondario), con conseguente ridotta capacità di concentrazione dell’urina nei dotti collettori. I cani (ed in misura molto minore i gatti) sviluppano quindi rapidamente poliuria e quindi polidipsia. Le urine sono poco concentrate, spesso isostenuriche (ovvero con un PS di 1.008-1.015) o addirittura ipostenuriche (PS urinario < 1.008). Questa condizione anche grazie all’effetto di immunosoppressione, in alcuni animali tende anche a favorire l’insorgenza di infezioni del tratto urinario.
Infine, bisogna ricordare l’aumentata permeabilità del glomerulo alle proteine plasmatiche indotta dai cortisonici: una aumento del PU/CU è estremamente frequente anche se di solito di entità moderata e soprattutto è solitamente rapidamente reversibile una volta sospesa la condizione di ipercortisolismo.
Un trattamento cortisonico (anche uno solo!) può avere effetti profondi su alcune popolazioni cellulari che possono scomparire rapidamente dai tessuti per effetto di una vera a propria necrosi.
Quello che è ancor più sorprendente e inaspettato è l’effetto che si può osservare in corso di leucemia acute, anche mieloidi: in pochissimi giorni il quadro ematologico e midollare può risultare completamente sovvertito tanto da rendere impossibile una diagnosi, salvo ripresentarsi rapidamente dopo pochi giorni/settimane dalla cessazione dell’effetto farmacologico.
Un pregresso trattamento con corticosteroidi può rendere complessa anche l’interpretazione della citologia articolare in corso di poliartrite immunomediata, o di quella del liquido cefalo-rachiadiano in pazienti con malattie infiammatorie.
Interazioni con Altri Farmaci
Il cortisone può interagire con diversi altri farmaci, alterandone l'efficacia o aumentando il rischio di effetti collaterali. È importante informare il medico curante di tutti i farmaci che si stanno assumendo, inclusi farmaci da banco, integratori e rimedi erboristici.
- Anticoagulanti: Il cortisone può aumentare il rischio di sanguinamento se assunto con anticoagulanti come il warfarin. È necessario monitorare attentamente i parametri della coagulazione (INR) e aggiustare la dose dell'anticoagulante se necessario.
- Farmaci Antidiabetici: Come accennato in precedenza, il cortisone aumenta i livelli di glucosio nel sangue e può ridurre l'efficacia dei farmaci antidiabetici. I pazienti diabetici che assumono cortisone potrebbero aver bisogno di aumentare la dose dei loro farmaci antidiabetici per mantenere un adeguato controllo glicemico.
- Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei (FANS): L'assunzione concomitante di cortisone e FANS (come l'ibuprofene o il naprossene) può aumentare il rischio di ulcere gastriche e sanguinamento gastrointestinale. È consigliabile evitare l'uso combinato di questi farmaci o assumere un protettore gastrico (come un inibitore della pompa protonica) per ridurre il rischio di complicanze gastrointestinali.
- Diuretici: Il cortisone può aumentare l'escrezione di potassio, e l'uso concomitante di diuretici (come il furosemide o l'idroclorotiazide) può aumentare il rischio di ipopotassiemia. È necessario monitorare i livelli di potassio e integrare il potassio se necessario.
- Vaccini: Il cortisone può ridurre l'efficacia dei vaccini, in quanto sopprime il sistema immunitario. È consigliabile evitare di vaccinarsi durante l'assunzione di cortisone o rimandare la vaccinazione a quando la dose di cortisone è stata ridotta o interrotta.
Considerazioni Speciali
Alcune categorie di pazienti richiedono particolare attenzione quando assumono cortisone e si sottopongono a esami del sangue:
- Pazienti Diabetici: Come discusso, il cortisone può alterare il controllo glicemico nei pazienti diabetici. È necessario monitorare attentamente la glicemia e aggiustare la dose dei farmaci antidiabetici se necessario.
- Pazienti con Malattie Cardiovascolari: Il cortisone può aumentare la pressione sanguigna e i livelli di lipidi nel sangue, aumentando il rischio di malattie cardiovascolari. È necessario monitorare attentamente la pressione sanguigna e i livelli di lipidi e adottare misure preventive, come una dieta sana e l'esercizio fisico.
- Pazienti con Osteoporosi: L'uso prolungato di cortisone può aumentare il rischio di osteoporosi. È necessario assumere integratori di calcio e vitamina D e sottoporsi a densitometria ossea per monitorare la densità ossea.
- Bambini: Il cortisone può influenzare la crescita nei bambini. È necessario monitorare attentamente la crescita e utilizzare la dose minima efficace per il periodo più breve possibile.
Cosa Fare Prima degli Esami del Sangue
Per minimizzare l'interferenza del cortisone sugli esami del sangue, è consigliabile:
- Informare il medico: Comunicare al medico curante e al laboratorio di analisi l'assunzione di cortisone, specificando la dose, la via di somministrazione e la durata del trattamento.
- Seguire le istruzioni: Seguire attentamente le istruzioni del medico e del laboratorio di analisi riguardo alla preparazione per gli esami del sangue (ad esempio, digiuno).
- Non interrompere il trattamento: Non interrompere l'assunzione di cortisone senza il consenso del medico. L'interruzione improvvisa può causare gravi problemi di salute.
- Pianificare gli esami: Se possibile, pianificare gli esami del sangue in un momento in cui la dose di cortisone è stabile e gli effetti collaterali sono minimi.
Interpretazione dei Risultati
L'interpretazione dei risultati degli esami del sangue nei pazienti che assumono cortisone richiede una conoscenza approfondita degli effetti del farmaco sui parametri ematici. Il medico curante è la persona più indicata per interpretare i risultati nel contesto clinico del paziente e prendere le decisioni terapeutiche appropriate.
Proseguire la terapia cortisonica può abbassare livelli di marcatori infiammatori come la proteina C-reattiva (Pcr) e la velocità di sedimentazione degli eritrociti (Ves) e pertanto una riduzione del dosaggio o una sospensione temporanea potrebbero essere auspicabili, se ritenute clinicamente sicure. Gli autoanticorpi, ovvero anticorpi diretti contro antigeni del nostro corpo e pertanto segnali di autoimmunità (come gli anticorpi anti-nucleo Ana, anti-Ena, anti-citrullina o fattore reumatoide), sono meno influenzati dalla terapia cortisonica rispetto agli indici infiammatori. Questo perché la presenza di autoanticorpi è un fenomeno stabile nel tempo, anche in presenza di terapia cortisonica.
Occorre però ricordare come ridurre o sospendere la terapia cortisonica sia vantaggioso nel medio e lungo termine (soprattutto per ridurre il rischio di effetti collaterali come osteoporosi, cataratta, infezioni opportunistiche, alterazioni della pelle), ma non sia privo di rischi, soprattutto nei pazienti che lo assumono per il controllo di malattie autoimmuni o infiammatorie croniche che potrebbero quindi riattivarsi alla riduzione del dosaggio.
Cortisone e Rischio Gastrointestinale
Da una nuova revisione sistematica e meta-analisi di studi clinici randomizzati condotta da un team di ricercatori norvegesi dell’Ospedale universitario di Oslo - presentata sul British Medical Journal - è emerso che l'impiego di corticosteroidi è associato a un aumento del rischio di sanguinamento e perforazione gastrointestinale. L'aumento del rischio è risultato statisticamente significativo solo per i pazienti ospedalizzati.
Per i pazienti in terapia ambulatoriale, la presenza totale di sanguinamento o perforazione è stata molto ridotta e l'aumento del rischio non è stato statisticamente significativo.
I risultati della revisione sistematica mostrano che l’uso di corticosteroidi può aumentare del 40% l’odds ratio (OR) per il rischio di sanguinamento o di perforazione del tratto gastrointestinale. L’aumento del rischio, comunque, è stato limitato ai pazienti ospedalizzati. Per i pazienti in assistenza ambulatoriale, che avevano una occorrenza assoluta di sanguinamento gastrointestinale o perforazione molto bassa, l’aumento del rischio non è stato significativamente rilevante.
L’analisi - hanno concluso i ricercatori - indica che fattori addizionali alla terapia con corticosteroidi, come la gravità della malattia o il trattamento medico avanzato, possono rendere alcuni pazienti più vulnerabili agli eventi avversi legati all’uso di corticosteroidi. Una possibile spiegazione è che i sanguinamenti e le perforazioni riscontrate tra i pazienti ospedalizzati possono essere complicazioni di ulcere da stress riscontrate nei pazienti severamente malati.
Le ulcere da stress si verificano in risposta a grave stress fisiologico in pazienti critici. Sebbene il meccanismo non sia del tutto noto, implica una diminuzione del flusso sanguigno della mucosa con conseguente ischemia dei tessuti e degrado delle difese delle mucose, consentendo a fattori fisiologici di produrre lesioni e ulcerazioni.
leggi anche:
- Esami del Sangue per Assunzione Lavoro: Cosa Richiedono e Perché
- Analisi sangue per assunzione lavoro: quali sono e perché sono richieste
- Farmaci e Esami del Sangue: Interazioni, Cosa Evitare e Quando Sospenderli
- Antibiotici e Analisi del Sangue: Interazioni e precauzioni
- Risonanza Magnetica a Pagamento a Bari: Centri, Costi e Prenotazioni
- Scopri i Migliori Servizi di Ecografia a Sirugo Avola: Specializzazioni e Diagnostica Avanzata
