Aspartame e Glicemia: Effetti e Considerazioni

Dolcificanti o edulcoranti sono sempre più diffusi e utilizzati nell’alimentazione moderna, non solo da coloro che soffrono di disturbi del metabolismo (diabete, obesità, dislipidemia, ecc.) ma anche da coloro i quali vogliono ridurre l’apporto calorico di bevande e cibi altrimenti ricchi di zucchero. La comunità scientifica si interroga sui potenziali effetti negativi sulla salute che queste sostanze chimiche possano avere.

I Dolcificanti Artificiali e il Microbiota Intestinale

Uno studio pubblicato sulla rivista Nature, dimostra che l’impiego di dolcificanti artificiali acalorici determina modificazioni della flora intestinale (oggi chiamata: microbiota), che in alcuni soggetti possono essere sfavorevoli dal punto di vista metabolico. In base agli studi più recenti, il microbiota sembra giocare un ruolo sempre più importante nel condizionare l’equilibrio degli zuccheri e tutta una serie complessa di processi endocrini e metabolici.

“L’intestino - continua il prof. Bonora - è una grande ghiandola endocrina perché le sue diverse cellule producono decine di sostanze, ma anche e soprattutto perché il suo contenuto, cioè l’enorme ‘giardino zoologico’ di batteri che alberga, produce una miriade di sostanze che possono esercitare un’azione deleteria sia sulle cellule pancreatiche alfa e beta, che sul livello di sensibilità dei diversi organi (fegato, muscolo, cervello) all’insulina”.

Ciò che mangiamo - ha poi sottolineato il professor Bonora - ha un notevole impatto notevole sulla composizione della nostra flora intestinale: se consumiamo in modo regolare alcuni cibi questo comportamento favorirà la crescita di alcune specie batteriche a discapito di altre. L’articolo pubblicato sulla rivista Nature convalida alcuni elementi utili a ritenere che anche i dolcificanti artificiali possano interferire sulla composizione e sulla funzione del microbiota individuale, con possibili ricadute sfavorevoli dal punto di vista metabolico.

Effetti sulla Glicemia

C’è da chiedersi allora se siano davvero utili e/o se vadano eliminati dalla dieta di diabetici ed obesi. Hanno quindi iniziato a monitorare la glicemia di un gruppo di 7 volontari che non consumava dolcificanti. Il monitoraggio avveniva in modo continuo con un sensore che rilevava i valori glicemici ogni 5 minuti. Ogni giorno, inoltre, veniva valutata la composizione del microbiota.

Dopo 2 giorni di follow up i volontari hanno ricevuto una dose di saccarina, con un dosaggio all’interno dei limiti previsti per l’uomo, e sono stati osservati per altri 5 giorni. Gli Esperti hanno notato che nella metà di questi soggetti, anche un’esposizione di breve periodo alla saccarina induceva un aumento significativo della glicemia e tale aumento era mediato da alterazioni della composizione del flora batterica intestinale.

Ovviamente, data la scarsità di soggetti valutati lo studio va considerato preliminare come sottolineano gli stessi Autori, ma comunque evidenzia in modo chiaro che, in linea con la filosofia della medicina personalizzata, in alcuni individui i dolcificanti artificiali possono avere un effetto non favorevole dal punto di vista metabolico.

Un recente studio pubblicato sulla rivista Advances in Nutrition ha indagato su quelli che sono i possibili effetti dell’aspartame sulle risposte ormonali legate al glucosio, all’insulina e all’appetito. Sono stati consultati poi i database PubMed, CINAHL, Medline, Web of Science, Cochrane Library e quattro registri di studi clinici. I livelli di glicemia sono risultati inferiori in seguito all’assunzione di aspartame rispetto a zuccheri dolci.

In un altro studio pubblicato su Cell ha rilevato che la saccarina e il sucralosio, due dolcificanti artificiali, alterano il microbiota intestinale e aumentano i livelli di glucosio nel sangue: si sospettava da tempo, e ora i nuovi test hanno rafforzato ulteriormente quanto rilevato da studi condotti nel 2014.

Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno reclutato 120 volontari e li hanno divisi in sei gruppi. Quattro gruppi hanno consumato ogni giorno per due settimane dei dolcificanti contenenti aspartame, saccarina, sucralosio o stevia; un altro gruppo ha ricevuto l'equivalente (5 grammi) di glucosio; l'ultimo gruppo non ha assunto nulla. A tutti i partecipanti, che hanno dichiarato di non aver assunto alcun dolcificante nei sei mesi precedenti, è stato misurato il livello di glucosio nel sangue prima, durante e dopo il trattamento, per valutare la risposta glicemica del corpo, ed è stato analizzato il microbioma a partire da campioni di saliva.

I risultati hanno evidenziato delle notevoli differenze nei batteri intestinali tra chi aveva assunto dolcificanti e chi no - in particolare nei volontari che avevano assunto sucralosio e saccarina, nel sangue dei quali sono stati riscontrati picchi di glucosio.

Aspartame e Insulina

Quando il team ha analizzato il sangue degli animali, ha scoperto un aumento dei livelli di insulina dopo l’ingestione dell'aspartame: essendo 200 volte più dolce dello zucchero, probabilmente ha «ingannato» i recettori del gusto dolce, inducendoli a rilasciare più insulina nonostante la mancanza di zucchero da assorbire.

Dolcificanti Artificiali: Tipologie e Caratteristiche

Gli edulcoranti (dolcificanti), in base al loro potere calorico, possono essere divisi in energetici e intensivi, alcuni di quelli più utilizzati sono:

Energetici Intensivi
Zuccheri Polioli Aspartame
Saccarosio Sorbitolo Acesulfame K
Fruttosio Mannitolo Ciclamato
Altri zuccheri Xilitolo Saccarina

Ogni dolcificante ha una dose giornaliera ammissibile (DGA) che è una garanzia di sicurezza perché rappresenta la quantità di edulcorante ipocalorico che una persona può consumare ogni giorno per tutta la vita senza rischi per la salute.

Non è possibile controllare se un individuo fa un consumo che resta entro la DGA e l’unica cosa veramente giusta è informare il consumatore e renderlo consapevole di ciò che assume.

Saccarina (E954)

La saccarina ha un potere dolcificante da 300 a 500 volte superiore rispetto a quello del saccarosio. L’organismo umano non metabolizza la saccarina producendo energia, è quindi acalorica. In Italia la DGA è di 2,5 mg/Kg di peso corporeo (pari a circa 180 mg/die in un adulto di peso medio).

Aspartame (E951)

L’aspartame è il dolcificante di sintesi più utilizzato al mondo; viene utilizzato sin dal 1980 in tantissimi cibi e bevande, in particolare quelli etichettati come “zero” o “light“, tra cui bevande dietetiche, chewing gum, gelatine, ice cream, latticini come lo yogurt, cereali per la prima colazione. L’aspartame si trova anche nei dentifrici, nelle gocce per la tosse nelle vitamine masticabili.

L’aspartame ha un potere dolcificante da 120 a 200 volte superiore rispetto al saccarosio. Nell’organismo l’aspartame viene scisso nei due aminoacidi costitutivi, i quali vengono metabolizzati dall’organismo, fornendo circa 4 Kcal per grammo.

La raccomandazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS/WHO) è di moderare il consumo di aspartame, in quanto l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha inserito l’aspartame nel “Gruppo 2B” che comprende i “possibili carcinogeni umani”.

L’OMS - nella sua stessa relazione - ha precisato che assumendone dosi moderate, l’aspartame non è affatto pericoloso, riconfermando come dose massima accettabile il consumo giornaliero di 40 mg/kg di peso corporeo.

Acesulfame K (E950)

L’acesulfame K è un dolcificante sintetico circa 200 volte più potente del saccarosio. Non è metabolizzato dall’organismo ed è pertanto acalorico. In Italia la DGA è di 9 mg/Kg di peso corporeo.

Ciclamato (E952)

Il ciclamato di sodio è prodotto dall’acido ciclammico. Ha un potere dolcificante 30 volte superiore allo zucchero e un sapore amaro, per questo motivo non è quasi mai usato da solo ma in associazione con altri dolcificanti. Non è calorico e neanche cariogeno.

Sucralosio (E955)

Il sucralosio deriva dal saccarosio mediante una clorazione controllata. Presenta un potere dolcificante da 500 a 600 volte superiore al saccarosio senza apporto calorico. Sembra che venga espulso dal corpo con le urine in una forma del tutto non modificata.

Dolcificanti Artificiali e Malattie Cardiovascolari

In un altro studio condotto alla Sorbona di Parigi, pubblicato nel marzo 2022, i ricercatori hanno studiato una casistica di 103.388 adulti francesi, dei quali il 37,1% aveva dichiarato di consumare edulcoranti artificiali. Lo studio ha previsto un periodo di follow-up medio di ben nove anni, alla fine dei quali, l’assunzione di dolcificanti artificiali è risultata correlata a un aumento del 9% del rischio di eventi cardiovascolari o cerebrovascolari, tra cui infarto del miocardio, sindrome coronarica acuta, angioplastica, angina, ictus o attacco ischemico transitorio.

Un recente studio pubblicato sull’European Heart Journal è giunto a conclusioni preoccupanti riguardo allo xilitolo, un comune dolcificante a basso contenuto calorico. La ricerca ha rivelato una significativa correlazione tra i livelli plasmatici di xilitolo e l’aumento del rischio di eventi cardiovascolari maggiori (MACE) nell’arco di tre anni.

Consigli Pratici

La cosa importante che può fare il consumatore è innanzitutto non esagerare con il consumo di tali sostanze; leggere sempre le etichette alimentari per scoprire quando si introducono dolcificanti senza averne la consapevolezza; inoltre, tenere a mente l’effetto sommatoria che si rischia di avere usando diversi alimenti e - infine - essere attenti a non farne un uso cronico.

Se si mantiene uno stile di vita sano, anche per il benessere del microbiota intestinale, è molto probabile che i potenziali effetti negativi dei dolcificanti artificiali vengano compensati dai molteplici effetti pro-salute dello stile di vitacorretto.

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