La scintigrafia ossea è una metodica di diagnostica per immagini che studia l’apparato scheletrico. È una delle metodiche di imaging medico nucleare più comunemente utilizzate.
Come Funziona la Scintigrafia Ossea
La scintigrafia ossea totale corporale è un esame che si basa sull’iniezione per via endovenosa di un radiofarmaco e sul successivo studio della sua distribuzione, condotto per mezzo di un apposito macchinario (la gamma camera). L’esame prevede la somministrazione endovenosa di un radiofarmaco debolmente radioattivo che va a fissarsi a livello dell’osso in proporzione alla sua attività metabolica.
Lo scheletro viene fotografato in toto da un’apparecchiatura chiamata gamma camera. Le immagini vengono acquisite dalla gamma camera, con il paziente sdraiato sul lettino dell’apparecchiatura. Trascorse un paio d’ore, si può poi dare il via all’esame vero e proprio, che prevede l’acquisizione delle immagini da parte della gamma camera. Dalle immagini si ottengono informazioni sull’anatomia e sul metabolismo dell’osso, rivelando eventuale presenza di patologie benigne o di natura tumorale.
Per ottenere la massima qualità delle immagini è essenziale acquisirle non prima di 2-3 ore dalla somministrazione del radiofarmaco perchè in tal modo si permette la massima concentrazione dello medesimo nell'osso e la contemporanea riduzione, a livelli ottimali, della radioattività in circolo e nei tessuti molli ("fondo").
Tipologie di Scintigrafia Ossea
- Scintigrafia ossea totale corporale: Consiste nell'acquisizione delle immagini dell'intero apparato scheletrico per mezzo di una scansione del paziente nelle proiezioni anteriore e posteriore dopo 2-3 ore dall'iniezione, eventualmente seguita dall'acquisizione di immagini in dettaglio nelle proiezioni opportune.
- Scintigrafia ossea distrettuale: Consiste nell'acquisizione di immagini planari, in più proiezioni, relative ad un solo distretto scheletrico.
- Scintigrafia ossea tomografica (SPET): Consiste nell'acquisizione di immagini tomografiche relative ad uno o più distretti scheletrici, mediante l'impiego di una gamma camera tomografica.
Scintigrafia Ossea Trifasica
La scintigrafia ossea o articolare o segmentaria trifasica è una metodica di medicina nucleare utilizzata per la diagnosi di patologie ossee, articolari o segmentarie. L'esame sfrutta l'uso di un radiofarmaco, solitamente un derivato del Tecnezio-99m, che ha un'affinità per il tessuto osseo. L'indagine fornisce la mappa della distribuzione del radiofarmaco nello scheletro evidenziando il grado di attività osteoblastica dei vari distretti scheletrici, per mezzo di variazioni cromatiche proporzionali alla radioattività regionale.
La scintigrafia ossea o articolare o segmentaria trifasica è un esame di imaging che sfrutta l'uso di un radiofarmaco, solitamente un derivato del Tecnezio-99m, che ha un'affinità per il tessuto osseo.
Questo tipo di scintigrafia si divide in tre fasi:
- Fase Angiografica (fase immediata): Questa fase inizia subito dopo l'iniezione del radiofarmaco e dura circa 1-2 minuti.
- Prima fase (perfusoria): Contemporaneamente alla somministrazione del radiofarmaco viene acquisita una serie di immagini sequenziali, per evidenziare il primo transito del radiofarmaco nel distretto esplorato.
- Terza fase (tardiva): 2-3 ore dopo l'iniezione si acquisisce l'abituale scintigrafia corporea totale o distrettuale.
Indicazioni Cliniche
La scintigrafia scheletrica permette una valutazione completa dell’apparato scheletrico. Con questo esame è possibile inoltre studiare diverse patologie infiammatorie articolari (es. artrite reumatoide), patologie di natura infettiva (es. osteomielite) o metabolica (es. osteomalacia). La scintigrafia ossea è utile soprattutto nei casi localizzati alla colonna, perchè permette di riconoscere più precocemente la lesione rispetto alle indagini radiologiche di routine.
In ambito oncologico l’esame permette di studiare la sede del tumore primitivo dell’osso, la sua estensione ed eventuali ulteriori localizzazioni; oppure, nel caso di un tumore localizzato in altri organi, la scintigrafia viene utilizzata per la ricerca di possibili metastasi a livello scheletrico.
La scintigrafia ossea è molto più sensibile della radiografia per individuare le metastasi (RX negativo nel 30-50% dei pazienti con scintigrafia positiva) e si stima attorno al 5% il numero dei falsi negativi, generalmente affetti da mieloma multiplo, cancro della tiroide, alcuni tumori anaplastici o da lesioni metastatiche puramente litiche, senza una reazione perifocale reattiva.
La scintigrafia ossea viene anche usata per valutare la risposta alla terapia. L'aumento del numero, delle dimensioni o del grado di attività delle lesioni sono segni di progressione della malattia, mentre, in caso di terapia efficace, si osserva una riduzione dei segni o un quadro invariato. In rari casi in risposta ad un trattamento efficace si osserva un aumento di attività delle lesioni (Flare phenomenon). Ciò è dovuto a aumentato flusso sanguigno causato dalla risposta infiammatoria e dall'aumentato turnover dell'osso nuovo. Tali segni scompaiono entro 3 mesi.
Altre indicazioni includono:
- Valutazione di neoplasie primitive dell'osso
- Diagnosi di malattia infiammatoria scheletrica
- Studio della perfusione e della vitalità ossea
- Ricerca di fratture occulte, non dimostrabili radiologicamente
- Valutazione delle protesi
Radiofarmaci Impiegati
Per lo studio dell'apparato scheletrico vengono utilizzati i Polifosfati marcati con 99mTc, che possono presentare o il legame inorganico (P-O-P) o il legame organico (P-C-P). Attualmente i difosfonati organici rappresentano i radiofarmaci più largamente utilizzati per lo studio scintigrafico dell'osso, in ragione della loro efficacia, economia, dosimetria e facile disponibilità.
Nel soggetto normale circa il 50% del difosfonato iniettato si lega allo scheletro e la restante parte viene eliminata per via urinaria nelle prime 5-6 ore. Il miglior rapporto tra l'attività ossea e l'attività nei tessuti molli si ottiene circa 3 ore dopo l'iniezione. Le grandi superfici di idrossiapatite idratata, presenti ad esempio nei centri di crescita o nelle lesioni ossee metabolicamente attive, permettono un maggiore chemioadsorbimento e quindi mostrano maggiore capacità di concentrare il radiofarmaco.
Preparazione all'Esame
Non sono previste norme di preparazione particolari, ma è necessario portare all’appuntamento tutta la documentazione medica. Non è necessaria alcuna preparazione prima di eseguire l'esame. In genere, nella prima ora dopo la somministrazione del tracciante è necessario bere acqua in abbondanza (0,5-1 litro). Salvo diversa indicazione da parte del medico, il digiuno non rientra tra le norme preparatorie.
È necessario togliere gli oggetti metallici (es. collane, spille, monili) dal campo di rilevazione per non alterare la qualità delle immagini. Oggetti metallici come collane, spille, orecchini, orologi, mazzi di chiavi ecc. devono essere rimossi per non interferire con la procedura diagnostica.
Sicurezza dell'Esame
La scintigrafia ossea non è né dolorosa né pericolosa. L’esame, che in totale dura 3 ore, non è doloroso né pericoloso. Il radiofarmaco utilizzato per l’esame non ha effetti collaterali, non è un mezzo di contrasto e non causa reazioni allergiche. La quantità di radiofarmaco iniettata, infatti, è molto piccola e proporzionale al peso del paziente. L'esame è sicuro e innocuo perché la dose di radioattività somministrata è molto bassa. La quantità di radiofarmaco iniettato è minima e l’esposizione del paziente alle radiazioni ionizzanti è sovrapponibile ad altri esami simili.
Nel caso di presunta o accertata gravidanza, prima dell’inizio dell’esame la paziente è tenuta a informare il medico nucleare del suo stato. La scintigrafia non deve essere effettuata in gravidanza perché le radiazioni, per quanto in piccole dosi, possono nuocere all’embrione. Se la paziente allatta, potrebbe essere necessaria una temporanea sospensione dell’allattamento.
Dopo l'Esame
Al termine della scintigrafia il paziente può riprendere le normali attività della vita quotidiana. Al termine della scintigrafia ossea l'esaminato può riprendere immediatamente le proprie attività abituali, senza particolari precauzioni. Per motivi di prudenza è consigliabile non sostare a lungo nei luoghi pubblici ed evitare fino al giorno successivo la vicinanza con donne e bambini. Per facilitare l’eliminazione del radiofarmaco è importante bere liquidi in abbondanza nelle 24 ore successive all’esame, svuotando la vescica non appena si avverte lo stimolo.
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