Interpretazione dell'Elettrocardiogramma (ECG) per le Aritmie Cardiache

L’elettrocardiogramma (ECG) è uno strumento diagnostico fondamentale in cardiologia che permette di registrare l’attività elettrica del cuore. Interpretare correttamente un ECG significa saper individuare anomalie che possono indicare patologie potenzialmente gravi e richiedere interventi tempestivi. Per leggere un ECG è necessario conoscere le basi della fisiologia cardiaca e del sistema di conduzione elettrica.

Fisiologia Cardiaca e Sistema di Conduzione Elettrica

Il cuore genera impulsi elettrici che si propagano attraverso il nodo senoatriale, il nodo atrioventricolare e il fascio di His, attivando la contrazione delle fibre miocardiche. Il tracciato elettrocardiografico è costituito da onde, intervalli e segmenti che rappresentano eventi specifici.

Le onde del tracciato dell’elettrocardiogramma sono:

  • Onda P: piccola onda che rappresenta l’attivazione degli atri (contrazione degli atri).
  • Complesso QRS: rappresenta l’attivazione dei ventricoli (contrazione ventricolare).
  • Onda T: rappresenta la ripolarizzazione ventricolare (rilascio dei ventricoli dopo la contrazione).
  • Onda U: rappresenta la ripolarizzazione delle fibre del Purkinje. Ricorda: molto spesso non è visibile!

Gli intervalli e segmenti:

  • Intervallo PR: tempo necessario perché l’attivazione degli atri raggiunga i ventricoli. L’intervallo PR si calcola dall’inizio della P all’inizio del QRS.
  • Tratto ST: intervallo fra la fine dell’attivazione ventricolare e l’inizio della ripolarizzazione ventricolare.
  • Intervallo QT: rappresenta l’intera attività elettrica dei ventricoli.

Approccio Metodico all'Interpretazione dell'ECG

L’interpretazione di un elettrocardiogramma richiede un approccio ordinato e metodico per non tralasciare dettagli fondamentali. Il primo passo consiste nella verifica dei dati anagrafici del paziente e delle impostazioni tecniche del tracciato, come la velocità di registrazione e l’amplificazione del segnale. La fase successiva prevede l’analisi del ritmo cardiaco per stabilire se sia regolare o irregolare e se l’attività elettrica sia originata dal nodo senoatriale o da altri foci ectopici, ovvero punti diversi all’interno del cuore.

Segue la misurazione degli intervalli PR, QRS e QT. L’intervallo PR allungato può indicare un blocco atrioventricolare di primo grado, mentre un complesso QRS largo è tipico di un blocco di branca o di una conduzione ventricolare anomala.

Determinazione dell'Asse Elettrico Cardiaco

La determinazione dell’asse elettrico cardiaco, ovvero la direzione di propagazione dell’impulso elettrico che fa contrarre i ventricoli, è un passaggio fondamentale per comprendere l’orientamento globale della depolarizzazione ventricolare. Un’alterazione dell’asse può essere indice di ipertrofie, blocchi di branca o infarti miocardici.

Valutazione del Segmento ST e dell'Onda T

La valutazione del segmento ST e dell’onda T è altrettanto importante. Un sopraslivellamento del tratto ST può essere espressione di un infarto acuto, mentre un sottoslivellamento suggerisce ischemia subendocardica o altre condizioni come il sovraccarico ventricolare.

Interpretazione di Base

  • Calcola la frequenza cardiaca. Per farlo, ti basta dividere 300 per il numero di quadrati da 5mm presenti tra due complessi QRS.
  • Controlla che il ritmo sia sinusale, ovvero che ogni onda P sia seguita da un complesso QRS, con una frequenza cardiaca (FC) tra 60 e 100 BPM, e senza alterazione delle varie onde e segmenti!
  • Se l’onda P è positiva in DII e negativa in aVR, ed ogni P segue un QRS con un intervallo regolare, allora il ritmo è sinusale, ovvero il ritmo normale del cuore che origina dal nodo senoatriale.
  • Se l’onda P è negativa in DII, potrebbe esserci un’inversione degli elettrodi o una possibile extrasistole atriale (un battito che nasce da una zona diversa del nodo senoatriale).
  • Se l’onda P si trova dopo il complesso QRS, probabilmente ci troviamo in un quadro di aritmia in cui l’impulso si attiva per primo nei ventricoli e arriva successivamente agli altri (fenomeno della retro-conduzione).

Riconoscimento delle Alterazioni Elettrocardiografiche

La capacità di riconoscere le alterazioni elettrocardiografiche è cruciale per una diagnosi precoce. La fibrillazione atriale si manifesta con l’assenza di onde P e un ritmo ventricolare irregolare. La tachicardia ventricolare presenta complessi QRS larghi e frequenza elevata, richiedendo interventi immediati per prevenire l’arresto cardiaco. L’infarto miocardico acuto, una delle principali urgenze cardiologiche, mostra all’ECG modificazioni dinamiche del tratto ST, comparsa di onde Q patologiche e inversioni dell’onda T.

Principali Aritmie

Con aritmia si intende un’alterazione del normale ritmo cardiaco.

  1. Fibrillazione atriale (350 bpm circa): La fibrillazione atriale o FA è un ritmo patologico in cui si nota l’assenza delle onde P al tracciato ecg: ricordiamo che l’onda P rappresenta l’impulso elettrico del nodo seno atriale, l’unica onda che rappresenta una contrazione efficace degli atri in alternata sincronia con quella ventricolare, tale da permettere un’adeguata gittata cardiaca. Il risultato è un ritmo cardiaco irregolare, con complessi QRS indotti casualmente da centinaia di onde caotiche atriali.
    • Onde P: Onde P assenti.
    • Ritmo: “irregolarmente irregolare”.
  2. Flutter atriale (250 bpm circa): È un’aritmia cardiaca che coinvolge gli atri, simile alla fibrillazione atriale. Spesso, flutter e fibrillazione atriale, si alternano in un ritmo chiamato “fibrillo-flutter“. La frequenza del focus ectopico può raggiungere fino ai 250-300 cicli al minuto.
    • Onde P: Onde P assenti.
    • Frequenza: la frequenza atriale nel flutter è compresa tra 250 e 350 bpm.
  3. Tachicardia parossistica sopraventricolare o TPSV (150 bpm circa): È indotta da cause che stimolano focus ectopici irritabili provocando questa esasperata forma di tachiaritmia sopraventricolare, appunto parossistica. Quando all’elettrocardiogramma si presenta una tachicardia con complessi stretti in cui le onde P sono impossibili da vedere si può parlare di tachicardia sopraventricolare.
    • Onda P: a causa della tachicardia non è sempre possibile identificarla.
    • Complesso QRS: un QRS stretto in max 2,5 mm identifica la natura sopraventricolare dell’impulso.
  4. Ritmo giunzionale (40-60 bpm): Quando il nodo senoatriale (NSA) cessa di svolgere la sua funzione di primo pacemaker e non conduce più impulsi, di conseguenza non sarà presente alcuna attività sistolica atriale efficace. In questa situazione è il nodo atrioventricolare (NAV) a prendersi carico del ruolo di segnapassi dominante.
    • Se presente: L’impulso nato dal NAV depolarizza l’atrio dal basso verso l’alto (retrocondotto) e risulterà elettricamente invertita (Onda P invertita o negativa) probabilmente nella derivazione D2.
    • Complesso QRS Il NAV si trova all’imbocco tra atrio e ventricolo (in cui svolge la funzione di filtro e rallentamento) e conduce l’impulso attraverso fascio di His, branche e fibre di Purkinje, quindi il complesso QRS avrà un aspetto normale. La sua durata è uguale o inferiore a 0,1 sec ( 2,5 mm circa)
    • Frequenza Mediamente il nodo atrioventricolare depolarizza ad una velocità media di 40 bpm al minuto.
  5. Tachicardia ventricolare (TV): Soggiace, quindi, alle stesse cause ed effetti di quelle sopraventricolari: parte da un focus ectopico ventricolare estremamente irritabile, determinando una frequenza di contrazione ventricolare di 150-250 bpm.
    • Onda P: nonostante l’attività atriale prosegua indisturbata dalle contrazioni ventricolari, l’onda P non è visibile.
  6. Flutter ventricolare Complessi QRS: nel flutter ventricolare il complesso QRS è slargato (>0,12 sec) e di forma bizzarra. Frequenza: nel flutter ventricolare: tachicardia sui 250 - 350 bpm.

Importanza della Pratica Clinica e dell'Aggiornamento Costante

La lettura dell’elettrocardiogramma richiede studio, metodo e aggiornamento costante per restare al passo con le conoscenze scientifiche e le linee guida internazionali. Sviluppare la capacità di leggere un elettrocardiogramma significa dotarsi di uno strumento indispensabile per il monitoraggio e la diagnosi di patologie cardiache. Conoscere la sequenza di interpretazione e allenarsi nella pratica clinica consente di riconoscere precocemente alterazioni significative e di intervenire in modo appropriato.

L’infermiere, oltre a garantire una buona qualità tecnica dell’elettrocardiogramma, deve saper distinguere un tracciato normale da uno potenzialmente patologico. La competenza di saper interpretare almeno le principali aritmie, è una riconosciuta responsabilità dell’infermiere ed è basata sullo storico incarico, sin dai tempi delmansionario, dell’esecuzione dell’ecg e dell’eventuale richiesta tempestiva dell’intervento medico, secondo la Legge 42/99 (Abrogazione del mansionario) e i suoi criteri guida e criteri limite delle competenze infermieristiche.

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