L'appendicite è una patologia che, se non trattata, soprattutto nella sua forma acuta, può portare a complicanze severe come la perforazione e la peritonite. L'appendicectomia, ovvero l’asportazione chirurgica dell’appendice, rappresenta la soluzione più comune.
Cos'è l'Appendicite?
L’appendicite è un’infiammazione dell’appendice cecale (definita anche vermiforme per via della sua forma), un piccolo diverticolo situato nel tratto iniziale dell’intestino crasso, localizzato sotto l’ombelico dal lato del fegato. La sua infiammazione, oltre a provocare un forte dolore addominale e febbre lieve, può mettere in pericolo la salute dell’organismo, per cui sorge la necessità della sua urgente asportazione chirurgica.
L’appendice è un organo vermiforme della lunghezza compresa fra 6 e 12 cm con diametro intorno ai 10 mm. Essa si sviluppa normalmente sulla base del cieco. A livello della parete addominale corrisponde alla zona antero-inferiore destra.
L’infiammazione può essere provocata da irritazioni o ostruzioni del lume appendicolare, cioè la cavità interna dell’appendice, molto ridotta e dunque facilmente soggetta a queste tipologie di problemi provocati dai cibi ingeriti o maldigeriti, da calcoli biliali, da batteri intestinali e da diverse altre possibili cause.
Non c’è nessun modo certo per prevenire l’appendicite.
Sintomi dell'Appendicite
Il sintomo più importante presentato dai pazienti è il dolore addominale, il quale si presenta nella parte bassa e destra dell’addome che può diffondersi al resto del ventre. Esso può essere accompagnato da febbre, nausea, gonfiore, inappetenza e vomito. Qualora si avvertano nausea, vomito, inappetenza, febbre è dunque molto importante rivolgersi subito al medico, che riconoscerà con facilità i sintomi dell’appendicite.
- Dolori all’addome localizzati prevalentemente in regione inferiore destra.
- Nausea e vomito con inappetenza
- Febbre con differenza maggiore di un grado tra temperatura ascellare e rettale
Un sintomo molto particolare ed indicativo di un’appendicite, è il dolore irradiato all’arto inferiore destro. Ciò è dovuto ad un’infiammazione del muscolo Psoas, con il quale l’appendice contrae rapporti in caso di infiammazione, irritandolo ed estendendo i sintomi all’arto inferiore destro.
I sintomi clinici dell’appendicite sono davvero tipici nella maggior parte dei casi. Si comincia con un lieve dolore epigastrico, che poi passa alla fossa iliaca destra, accompagnato da una leggera nausea e vomito, poi compare la febbre. Nelle forme più gravi si manifestano i sintomi della peritonite: il paziente non ce la fa più a camminare, sta bene solo sdraiato in posizione supina, accusa un dolore irradiato alla gamba destra, è pallido, sudato, ipoteso.
Diagnosi dell'Appendicite
La diagnosi di appendicite si basa inizialmente sulla valutazione clinica.
Il sintomo iniziale e suggestivo per appendicite è il dolore in fossa iliaca destra, spesso associato a nausea, vomito, costipazione ed inappetenza, febbre soprattutto a livello rettale. Si effettua quindi una Visita Chirurgica, una diagnostica costituita da Ecografia Addome e TAC Addome e degli esami ematici in particolare con valutazione degli indici di flogosi (leucociti, PCR e VES).
L’esame ecografico rappresenta oggi un importante ausilio nell’iter diagnostico di questa patologia nell’ottica di ridurre il numero di interventi non necessari, rendendosi indispensabile nei casi che presentano una clinica dubbia o poco specifica.
L’esame ecografico è da considerarsi di prima istanza, soprattutto in pazienti pediatrici e/o giovani-adulti, che rappresentano il target medio di età nella diagnosi delle appendiciti acute, e anche in donne gravide.
Ruolo dell'Ecografia
L’ecografia è il primo esame necessario per la diagnosi, per evitare l’esposizione alle radiazioni, per la sua maggiore disponibilità ed i costi inferiori. Tale tecnica, non invasiva e ripetibile, non usa radiazioni ionizzanti e rappresenta il gold standard nella ricerca di segni diretti e indiretti specifici.
È un esame semplice e indolore che si avvale di una sonda lineare che va meno in profondità (pertanto, è poco adatta a pazienti sovrappeso e/o obesi), ma permette un’accurata definizione delle strutture esplorate, nella fattispecie le pareti dell’intestino.
All’esame ecografico è importante riconoscere e saper individuare specifici “reperi” e caratteristiche semeiologiche; l’appendice va sempre ricercata con sonda lineare da posizionare in fossa iliaca destra.
All’esame ecografico un’appendice normale può essere visualizzata alla base del cieco, come struttura tubulare aperistaltica a fondo cieco, con spessore della parete di 2 mm o meno, e diametro uguale o inferiore a 6-7 mm.
Un’appendice infiammata, invece, viene visualizzata come una struttura tubulare non comprimibile, a fondo cieco, con parete ispessita e diametro superiore a 6-7 mm. Effettuando una compressione graduale con il trasduttore ecografico, possiamo facilmente differenziare una normale appendice mobile sul piano da un’appendice infiammata a sede fissa.
Ogni esame ecografico va sempre completato con integrazione del segnale color- e power-Doppler; la sua presenza, infatti, è necessaria per rendere evidente l’iperemia parietale e, in caso di raccolte ascessuali, l’iperemia flogistica della raccolta.
Quando c’è il sospetto clinico di appendicite, la presenza di un’appendicolita in appendice conferma la diagnosi.
L’appendice normale all’esame ecografico viene visualizzata come struttura tubulare a fondo cieco priva di movimenti peristaltici, con spessore parietale inferiore ai 2 mm e diametro trasverso inferiore a 6-7 mm.
Inoltre può essere osservata la presenza di corpoliti, di flogosi dei tessuti periappendicolari (con iperecogenicità dei piani adiposi circostanti), di raccolte peritiflitiche e di linfonodi mesenterici reattivi; il color-Doppler consente di rilevare un incremento della vascolarizzazione parietale.
I limiti dell’esame ecografico sono rappresentati dall’esperienza dell’operatore e dalle condizioni del paziente (meteorismo, varianti anatomiche, reazione di difesa parietale che non consente un’adeguata compressione).
Tomografia Computerizzata (TC)
La TC rappresenta, invece, un esame di seconda scelta sia in caso di dubbio diagnostico, per differenziare le appendiciti da altre patologie, sia per avere conferma diagnostica nei casi dubbi all’esame ecografico. Rappresenta l’esame di prima scelta solo nel caso in cui il paziente sia in condizioni critiche.
All’esame TC con mezzo di contrasto, invece, un’appendice normale è visualizzata come segmento tubulare a fondo cieco in corrispondenza della valvola ileo-cecale, riempita con mezzo di contrasto o gas. Il diametro, in media, è compreso tra 6-10 mm, nonostante un diametro maggiore di 7 mm venga generalmente considerato già patologico.
Il ruolo della TC è fondamentale in caso di ecografia negativa e di sintomatologia clinica persistente, per la ricerca di altre patologie accompagnate da dolore in fossa iliaca destra, che possono simulare una patologia appendicolare, come in caso di adenite mesenterica, di intussuscezione, di diverticolite, di ileite terminale, di ascesso appendicolare o peri-appendicolare, di perforazione intestinale, di patologie utero-annessiale (torsione ovarica, ascesso ovarico, gravidanza ectopica, cisti ovarica complex, corpo luteo emorragico), di calcoli ureterali e di infezioni del tratto urinario.
L’American College of Radiology (ACR) ha formato un gruppo di lavoro per individuare i quesiti clinici più comuni in cui la diagnostica per immagini può essere male utilizzata. Secondo le linee-guida pubblicate successivamente dall’ACR, la TC per la valutazione della sospetta appendicite, specie nei bambini, rappresenta un’opzione solo dopo l’esame ecografico, in quanto quest’ultima non usa radiazioni ionizzanti e presenta un rapporto costo/beneficio elevato soprattutto se eseguita da mani esperte. Solo un esame ecografico non dirimente deve essere quindi seguito dalla valutazione TC.
Trattamento
Il trattamento dell’appendicite, a seguito della diagnosi, può essere di due tipologie:
- Chirurgico, con il classico approccio laparotomico, ossia una piccola incisione effettuata sul fianco destro, oppure un intervento in laparoscopia
- Conservativo, in cui si propone l’assunzione di antibiotici volti a raffreddare il processo infettivo.
La terapia è fondamentalmente chirurgica (appendicectomia), con utilizzo anche di antibioticoterapia nei casi di infezione più marcata. In Auxologico si effettua l’intervento con metodica laparoscopica mininvasiva, attraverso 3 piccole incisioni (2 da 10 mm. ed una da 5 mm.). L’intervento viene effettuato in anestesia generale e dura circa 40 minuti, con ricovero di una notte.
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