Ansa Esami Sangue: Significato e Applicazioni Diagnostiche

Gli esami del sangue forniscono informazioni fondamentali per la diagnosi e il monitoraggio di diverse condizioni mediche. Tra questi, il test degli anticorpi anti-citoplasma dei neutrofili (ANCA) riveste un ruolo importante nelle patologie infiammatorie intestinali e nelle vasculiti.

Anticorpi Anti-Citoplasma dei Neutrofili (ANCA)

Gli anticorpi anti-citoplasma dei neutrofili (ANCA) sono autoanticorpi diretti contro antigeni contenuti nel citoplasma dei granulociti. Il dosaggio degli ANCA è utile nella distinzione tra morbo di Crohn e coliti ulcerose, le due più comuni forme di malattie infiammatorie croniche intestinali. Gli ANCA possono contribuire, inoltre, alla diagnosi delle malattie infiammatorie croniche intestinali (in particolare, nella distinzione tra morbo di Crohn e coliti ulcerose) e della colangite sclerosante.

Esistono diversi tipi di ANCA, tra cui:

  • Mieloperossidasi (MPO): enzima con proprietà battericide.
  • Proteinasi 3 (PR 3): serin-proteasi con attività antimicrobica.

Il test degli ANCA individua la presenza di questi autoanticorpi nel sangue. Alcuni tipi di vasculite sono strettamente associati alla produzione di ANCA. Queste condizioni vengono spesso collettivamente definite “vasculiti-ANCA-associate”.

Per quanto riguarda le malattie infiammatorie intestinali, gli ANCA sono di norma associati a coliti ulcerose (80% dei casi), mentre solo il 20% dei pazienti affetti da morbo di Crohn risultano, di solito, positivi. Nei casi in cui gli ANCA risultino positivi e gli anticorpi anti-Saccharomyces cerevisiae negativi (ASCA), è possibile che il paziente sia affetto da colite ulcerosa.

Un risultato negativo al test ANCA fa pensare che sia improbabile la presenza di un disordine autoimmune. Se i sintomi ricorrono, però, potrebbe essere utile ripetere l'esame.

Modalità di Esecuzione del Test ANCA

Per l'analisi degli ANCA, il paziente si deve sottoporre a un prelievo di sangue da una vena del braccio. La determinazione di questi autoanticorpi prevede la metodica standard di immunofluorescenza indiretta (IFI), alla quale si associa il test di conferma ELISA (enzyme linked immunosorbent assay) antigene specifico.

  • IFI (dosaggio a immunofluorescenza indiretta): il campione di sangue del paziente è mescolato con le cellule che sono fissate al vetrino. Gli autoanticorpi che sono presenti nel sangue reagiscono con le cellule. Il vetrino è trattato con un reagente contenente anticorpi fluorescenti ed esaminato al microscopio. Ciò che si osserva è la presenza (o l'assenza) della fluorescenza.
  • ELISA: viene eseguito con strumenti automatizzati, ma risulta meno sensibile del dosaggio a immunofluorescenza indiretta nella determinazione degli ANCA.

Prima di sottoporsi all'esame, il paziente deve osservare un digiuno di almeno 8-10 ore, durante le quali è ammessa l'assunzione di una modica quantità di acqua.

Interpretazione dei Risultati

  • cANCA/PR3: colorazione fluoroscopica citoplasmatica granulare diffusa.
  • pANCA/MPO: colorazione perinucleare e/o nucleare causata nell'80% circa dei casi dalla presenza di MPO-ANCA. Questi anticorpi sono i più frequentemente associati a forme di poliangiti microscopiche (poliarterite nodosa e sindrome di Churg-Strauss), malattie croniche intestinali e colangite sclerosante.

Ecografia delle Anse Intestinali

L’ecografia delle anse intestinali è un’indagine ultrasonografica che permette di studiare il tratto gastro enterico (stomaco, duodeno, intestino tenue, colon, retto). Questo esame consente di studiare il piccolo intestino, in particolare l’ultima ansa ileale e seguire tutte le pareti del colon, valutando il contenuto del colon stesso, come gas o feci; spesso i pazienti che soffrono di dolori addominali hanno coliche dovute alla presenza eccessiva di gas nell’intestino e grazie a questo esame possiamo distinguere questo tipo di dolore (di natura funzionale) da un dolore legato ad una sottostante patologia e ad uno stato di infiammazione (di natura organica).

È un esame semplice e indolore che si avvale di una sonda lineare che va meno in profondità (pertanto, è poco adatta a pazienti sovrappeso e/o obesi), ma permette un’accurata definizione delle strutture esplorate, nella fattispecie le pareti dell’intestino.

Con l’ecografia delle anse intestinali è anche possibile valutare l’eventuale presenza di diverticolosi e, soprattutto, di diverticolite, anche grazie all’utilizzo dell’eco-color-doppler che permette di stabilire se le pareti dell’intestino sono più vascolarizzate del normale, essendo questo un indice di infiammazione. L’ecografia delle anse intestinali è anche un utile strumento complementare nella diagnosi di malattia celiaca: l’ispessimento o la dilatazione delle anse intestinali, la presenza di linfoadenopatie e/o di versamento nello scavo pelvico, l’aumentata peristalsi sono tutti segni suggestivi di malattia celiaca.

Applicazioni dell'Ecografia delle Anse Intestinali

L’ecografia delle anse intestinali serve a identificare:

  • La presenza di raccolte in cavità addominale.
  • Malattie infiammatorie croniche intestinali (morbo di Crohn, rettocolite ulcerosa): caratterizzate da ispessimento di parete delle anse intestinali, con coinvolgimenti di tratti anche lunghi dell’ansa, simmetrico nel senso che interessa tutto il tubo intestinale, l’utilizzo dell’ecografia in questi pazienti è molto importante nel follow up, cioè nei controlli dopo la prima diagnosi, perché l’accuratezza nell’individuazione dello spessore delle anse intestinali è molto elevata, elemento che appare di fondamentale importanza per valutare lo stato della malattia.
  • Malattia diverticolare / diverticolite: in molti casi l’ecografia riesce a individuare anche la presenza di diverticoli in assenza di patologia infiammatoria associata. Nel caso di diverticolite, la caratteristica principale è l’ispessimento di parete esteso per tutto il tratto interessato dalla reazione infiammatoria, caratteristica che la differenzia dalla patologia tumorale in cui l’ispessimento è limitato al tratto neoplastico.
  • Appendicite: mentre l’appendice non infiammata si individua con difficoltà, l’appendice infiammata (appendicite) si visualizza abbastanza agevolmente come una formazione vermiforme, con pareti ispessite, contenente delle formazioni denominate coproliti. Il tessuto vicino all’appendice infiammata può presentarsi anch’esso infiammato e quindi valutabile all’ecografia. Inoltre, si possono osservare raccolte ascessuali in zona appendicolare o, nei casi più gravi, anche in cavità addominale.
  • Addome acuto: caratterizzato da forte dolore addominale, l’ecografia delle anse intestinali può essere d’ausilio all’indagine radiologica perchè permette di valutare l’entità della distensione delle anse e la loro motilità, e riscontrare liquido libero in cavità peritoneale, segno di sofferenza della anse.
  • Invaginazione Intestinale: L'invaginazione può coinvolgere una sola parte dell'intestino (invaginazione unica). La parte dell’intestino più frequente colpita da invaginazione è quella ileo-cecale (60-80%). soprattutto nei bambini che si presentano all’esame ecografico con dolore addominale, va sempre sospettata questa patologia che riguarda prevalentemente l’età pediatrica, più rara in età adulta dove generalmente è legata a patologie tumorali. L’immagine tipica rilevata all’ecografia è quella di una massa addominale con aspetto a cerchi concentrici dovuta alla invaginazione dell’ansa all’interno di se stessa. Si presenta più spesso durante i primi 2 anni di vita. Soprattutto nelle prime età della vita, l’invaginazione viene risolta nella maggior parte dei casi dal clisma opaco. Per praticarlo occorre infatti posizionare nel retto un piccolo tubo e iniettare un fluido che serve come mezzo di contrasto per la diagnosi radiografica.

Altre Condizioni Diagnosticabili con Esami del Sangue ed Ecografia

Ostruzione delle Vie Biliari

Gli esami del sangue mostrano livelli aumentati di bilirubina (in particolare quella che viene definita diretta, o coniugata), di fosfatasi alcalina (abbreviata come ALP o FA) e di gamma GT (GGT). Anche le transaminasi possono essere incrementate. L’ecografia è un esame importante, perché permette di visualizzare con semplicità la dilatazione delle vie biliari all’interno del fegato. Gli esami più importanti sono però la colangio-RM, la colangiografia retrograda e la colangiografia percutanea.

  • Colangio-RM: è un particolare tipo di risonanza magnetica nucleare (RMN) il cui programma del computer viene impostato per studiare come è fatta la via biliare e quale è il motivo del possibile ostacolo al deflusso della bile. Richiede esperienza da parte del medico radiologo che la esegue. Se eseguita bene, la colangio-RM permette di visualizzare tutta la via biliare senza bisogno di una manovra “invasiva”, quali invece sono la colangiografia retrograda e la colangiografia percutanea. Non è però “operativa”, nel senso che l’esame fornisce delle immagini ma non consente di rimuovere l’ostacolo.
  • Colangiografia retrograda (ERCP): L’ERCP viene eseguita come una normale gastroscopia, inserendo cioè un endoscopio attraverso la bocca fino ad arrivare nel primo tratto di intestino. Nel caso però dell’ERCP lo strumento è in grado di eseguire anche delle manovre operative. Quest’indagine consente di ottenere un’ottima visualizzazione della via biliare principale e permette, se necessario, di eseguire delle manovre “operative” per rimuovere (anche temporaneamente) l’ostacolo. È quindi una manovra “invasiva” e come tale può avere delle complicanze. La più frequente è la pancreatite, che è causata dalla vicinanza del dotto pancreatico del wirsung alla via biliare. La pancreatite che si sviluppa dopo l’ERCP è in genere di intensità moderata e ben controllabile con il digiuno ed i farmaci. Per prevenirla viene in genere somministrata una profilassi.
  • Colangiografia percutanea (PTC): La PTC viene eseguita inserendo un catetere nelle vie biliari introdotto attraverso la parete addominale (con anestesia locale) da un medico radiologo sotto la guida di un fluoroscopio. L’indagine consente di ottenere una ottima visualizzazione delle vie biliari all’interno del fegato. Può essere eseguita in più diramazioni biliari, posizionando diversi cateteri. Può risultare possibile superare o rimuovere l’ostacolo. Anche questa metodica è “invasiva” e può quindi dare in alcuni casi (pochi) dei problemi.

Volvolo Intestinale

La prima importante conseguenza consiste nel cosiddetto blocco intestinale. La seconda importante conseguenza è il ridotto apporto di sangue al tratto di intestino interessato (ischemia intestinale). Per gli organi del corpo umano - intestino compreso - un ridotto apporto di sangue è causa di danno e sofferenza, in quanto comporta una minore ossigenazione delle singole cellule.

La sintomatologia precisa di un volvolo dipende da dove ha sede quest'ultimo, lungo l'intestino. I neonati e i bambini molto piccoli non riescono a comunicare, come farebbe un adulto, la sofferenza dolorosa all'addome.

Un accurato esame obiettivo e un'attenta anamnesi rappresentano, di solito, il primo step del percorso diagnostico. La radiografia dell'addome serve ad approfondire quanto emerso dall'esame obiettivo e dall'anamnesi.

La TAC addominale fornisce una visione altamente dettagliata degli organi addominali, intestino compreso. È utile per studiare approfonditamente il grado di severità di un volvolo e le conseguenze che quest'ultimo ha sull'irrorazione sanguigna della porzione di intestino soggetta a torsione.

L'ecografia addominale sostituisce la TAC addominale, quando il paziente è un neonato o un bambino molto piccolo. Il clistere a base di solfato di bario (o clisma opaco).

Occorre precisare che, sulla scelta del tipo di trattamento, la gravità della torsione è un fattore determinante, ma non può e non dev'essere l'unico elemento considerato. Il trattamento conservativo per il volvolo sigmoideo consiste nella decompressione del colon sigma attraverso le tecniche di sigmoidoscopia o colonscopia.

Carcinoma Gastrico

Alterazioni cellulari della mucosa gastrica possono avere carattere benigno (tumore benigno) o maligno (carcinoma). I tumori benigni rappresentano il 20% circa delle neoformazioni dello stomaco. Si presentano solitamente sotto forma di polipi (escrescenze) o cisti ghiandolari. Un fattore di rischio è la colonizzazione della mucosa gastrica con un batterio (Helicobacter pylori).

Il carcinoma dello stomaco si pone al 5° posto, come frequenza negli uomini e al 6° nelle donne. Non in tutti i paesi si riscontra però la stessa frequenza statistica, in Giappone ad esempio, si ammalano molte più persone di carcinoma dello stomaco che non in Germania o negli Stati Uniti. Il perché di questa differente distribuzione non si conosce ancora con certezza. Si presume che il maggior consumo, nell’est asiatico, di prodotti salati o contenenti sali possa avere un ruolo decisivo.

Nel 70% dei casi il tumore si sviluppa nella parte terminale (antrum) dello stomaco poco prima della sua uscita. Dal 10-20% dei tumori si trova nell’angolo superiore, direttamente dopo l’entrata e nella parte centrale (corpo). Il carcinoma dello stomaco si presenta in vari stadi e può avere forme differenti. Il suo accrescimento può avvenire in forma superficiale, sporgente oppure a cratere. Gli stadi vengono differenziati secondo la classificazione TNM (tumore, linfonodi, metastasi).

La crescita del carcinoma gastrico passa spesso inosservata e sintomi aspecifici come il mal di stomaco, nausea e mancanza di appetito. Col passare del tempo nell’80% dei casi si registra una perdita di peso. Le persone colpite manifestano spesso dolori addominali, nausea, rigetto, inappetenza e stanchezza. Una parete addominale molto compromessa tende al sanguinamento, che si manifesta con vomito contenente sangue (ematemesi). A seconda della posizione si possono verificare ritardi nello svuotamento gastrico, difficoltà a deglutire e bruciori di stomaco. Carcinomi di grandi dimensioni, in persone molto magre possono anche essere palpati. Un segno di diffusione è dato dalla presenza di metastasi nei linfonodi. Il linfonodo di Virchow, posto nella fossa clavicolare sinistra, può ingrossarsi ed essere palpabile in caso di metastasi. In diagnosi differenziale sono da escludere le patologie con sintomi simili al carcinoma dello stomaco, come ulcere, gastriti, stomaco irritabile, disturbi delle vie biliari o malattie del fegato, reflusso e bruciore di stomaco. Per una diagnosi corretta è necessario raccogliere tutte le notizie sui precedenti fisiologici e patologici, personali ed ereditari, della paziente e del paziente (anamnesi), effettuare l'ispezione e la palpazione dell'addome, mentre le analisi del sangue, nel caso specifico, non danno purtroppo un valido aiuto. Spesso si riscontra anche anemia. In caso di carcinomi sanguinanti si può constatare la presenza di sangue nelle feci, di solito sotto forma di melena (feci nere). Vi sono anche marker tumorali per il carcinoma dello stomaco. Questi hanno un valido riscontro diagnostico solo quando presentano valori elevati, valori normali non escludono però la presenza di un tumore. L’indagine di elezione per una diagnosi certa è la gastroscopia con biopsia.

La terapia viene scelta in base allo stadio della neoplasia. Operativamente si asporta il tessuto circostante in un raggio di circa 5-7 cm dal tumore. Questo significa la rimozione parziale (75%) o totale dello stomaco. Le resezioni localizzate svolgono attualmente un ruolo subordinato. Una diagnosi precoce aumenta sensibilmente le possibilità di sopravvivenza. In generale, la percentuale di sopravvivenza a cinque anni di carcinomi isolati è pari al 50% circa, in caso di metastasi cala purtroppo al 15% circa. Se si interviene operativamente in uno stadio precoce, quando il carcinoma interessa solo la superficie più interna dello stomaco, le possibilità salgono fino al 90%. La rimozione simultanea o ritardata di metastasi ha delle restrizioni e non è sempre possibile. In un prossimo futuro, per una selezionata popolazione di pazienti, ci si aspetta dei notevoli progressi con l’uso della chemioterapia, sia prima che dopo l’intervento. Per quanto riguarda la qualità di vita, i pazienti che hanno subito una gastrectomia parziale stanno meglio di quelli ai quali è stato asportato tutto lo stomaco. Si consigliano comunque regolari visite di controllo.

La prognosi in caso di volvolo dipende principalmente dalla tempestività delle cure.

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