Aneurisma Cerebrale: Diagnosi e Trattamenti

Per aneurisma intendiamo la dilatazione focale di un vaso arterioso in corrispondenza della quale la parete si tende, assottigliandosi e formando una bolla. Quando questa malformazione viene riscontrata a carico delle arterie cerebrali, parliamo di aneurisma intracranico, o aneurisma cerebrale. I tratti vasali più suscettibili a sviluppare un aneurisma sono quelli a livello delle biforcazioni, in quanto il sangue che attraversa queste regioni ha un flusso più turbolento e l’impatto su queste aree è più vigoroso.

Diagnosi dell'Aneurisma Cerebrale

Spesso capita di riscontrare aneurismi non rotti in modo occasionale, perché si sta valutando un paziente per altre sintomatologie. Ciò succede perché gli aneurismi possono rimanere silenti o dare sintomatologia da “effetto massa” con nausee, cefalee e compressione di nervi cranici con disturbi della motilità oculare.

Per questo genere di indagini TAC e Risonanza Magnetica sono gli esami di prima istanza, risolutivi nella maggior parte dei casi. La TAC è utile se vogliamo osservare le strutture ossee che sono difficilmente indagabili con l’esame di Risonanza Magnetica. Ad esempio, se dobbiamo valutare la teca cranica in seguito a traumi oppure accertare la presenza di fratture o calcificazioni, si esegue prima la TAC poi, se necessario, anche una Risonanza Magnetica, la quale, grazie all’altissimo livello di risoluzione spaziale, è in grado di studiare anche i più piccoli dettagli. L’utilizzo ottimale però è sicuramente in ambito traumatologico: la TAC è fondamentale per evidenziare la presenza degli ematomi extradurali e subdurali, delle contusioni e delle fratture craniche. Mentre per le lacerazioni tra corteccia cerebrale e sostanza bianca, che possono portare alla morte o lasciare invalidità importanti, è più indicata la Risonanza.

Attraverso la TAC possiamo innanzitutto valutare le dimensioni e la sede della sacca aneurismatica, le dimensioni sono infatti direttamente correlate al rischio di rottura. Un aneurisma di 6-7 mm ha un rischio di sanguinamento/anno basso, se superiore a 7 mm è generalmente da trattare.

Presso Clinica Privata Villalba, grazie alla nostra TAC Volumetrica Dinamica 4D, possiamo osservare l’aneurisma che pulsa, ma non solo: possiamo verificare la presenza di altre bolle, più piccole, nella parete della sacca aneurismatica.

Aneurismi non rotti

L'aneurisma cerebrale consiste in una dilatazione di un'arteria cerebrale; gli aneurismi cerebrali non rotti sono spesso rilevati in occasione di altri controlli. L'aneurisma è una dilatazione di un'arteria cerebrale. Le sue dimensioni possono andare da pochi millimetri fino ad arrivare a lesioni, dette "giganti", di diametri superiori a 2.5 cm. L'aneurisma può riguardare qualsiasi arteria cerebrale, seppure con frequenza, e certe volte sintomatologia, differenti. Gli aneurismi non rotti sono lesioni che di solito vengono rilevate durante lo svolgimento di altri accertamenti. All’atto stesso della sua diagnosi, questo aneurisma diviene un problema, ovviamente per il paziente, ma anche per il neurochirurgo, che deve determinare se la lesione richieda un trattamento o vada invece soltanto tenuta sotto controllo.

Trattamenti Disponibili

Una volta individuato il problema, occorre indagare le probabilità di sanguinamento e la conseguente necessità dell’intervento chirurgico. Ad oggi non c'è modo di prevedere il sanguinamento, l’aneurisma viene spesso diagnosticato al momento della sua rottura. La diagnosi dev'essere rapida e precisa, in quanto le cure da prestare al paziente devono essere immediate. Il trattamento può essere chirurgico o endovascolare.

Il trattamento chirurgico, da eseguirsi in anestesia generale, prevede la chiusura selettiva dell’aneurisma con una o più clip in titanio, avendo cura di mantenere il flusso nel vaso portante e nei vasi vicini. Il vantaggio principale della chirurgia è quello di ottenere un’esclusione completa della sacca aneurismatica nella quasi totalità dei casi.

Il trattamento endovascolare, effettuato mediante embolizzazione, consiste nel rilascio all’interno dell’aneurisma di sottili filamenti metallici in platino, allo scopo di rallentare il flusso ematico all’interno della sacca aneurismatica e di indurne in tal modo la trombosi.

Queste due modalità di indagine rispondono a necessità e utilizzi differenti, e molto dipende dalle indicazioni cliniche per ogni singolo paziente.

Il trattamento endovascolare non rappresenta un'alternativa a quello microchirurgico, ma una scelta di intervento vera e propria. Certi aneurismi in effetti sono indicati per il trattamento chirurgico, altri per il trattamento endovascolare. Il trattamento microchirurgico consta nell'escludere la sacca aneurismatica con l’applicazione di una o più "clip" (piccole mollette) a livello del colletto della malformazione. I rischi sono moderati, tenendo presente che i vasi cerebrali si appoggiano sulla superficie dell'encefalo e non all’interno, e che per questo motivo l'intervento microchirurgico "opera" sulla superficie senza addentrarsi nel tessuto cerebrale.

E’ compito del neurochirurgo determinare se la lesione necessiti di un trattamento o se vada invece solamente tenuta sotto controllo. Il corretto approccio è la valutazione caso per caso, considerando l’età, l’area in cui si trova la lesione e la condizione psicologica del soggetto rispetto alla nuova diagnosi.

Fattori di Rischio e Prevenzione

L'aneurisma viene di solito individuato nella biforcazione dei vasi cerebrali, segno che l’origine è sovente embriologica. L'ipertensione è un considerevole co-fattore nello sviluppo e nella rottura degli aneurismi. In certi casi può restare silente tutta la vita. In una percentuale piuttosto ridotta avviene la rottura. Le dimensioni della sacca sono direttamente correlate al pericolo di rottura.

Non c’è un vero programma di prevenzione.

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