Un team internazionale di ricercatori ha compiuto un passo importante nella comprensione della leucemia linfatica cronica, una delle forme più diffuse di tumore del sangue.
Il Ruolo degli RNA Circolari
La scoperta riguarda alcuni RNA circolari, molecole speciali di RNA ancora poco conosciute ma promettenti. Queste molecole si sono rivelate indicatori chiave per marcare le forme più aggressive della malattia con alterazioni cromosomiche che aumentano la produzione della proteina Bcl3.
Grazie a metodologie avanzate di sequenziamento e raffinati algoritmi informatici, i ricercatori hanno analizzato per la prima volta il trascrittoma circolare. Il trascrittoma circolare è l’insieme degli RNA che invece di presentarsi nella solita forma "a filo" sono chiusi a cerchio, in pazienti affetti da una rara forma aggressiva di leucemia linfatica cronica (circa l’1% dei casi diagnosticati). Hanno identificato così alcuni RNA circolari molto abbondanti nelle cellule maligne e nello specifico le due molecole CircCoro1C e CircClec2D presenti in quantità elevate nei casi più gravi della malattia.
Protagonisti dello Studio
Tra i protagonisti dello studio “Circular RNA signature of aggressive CLL with t(14;19)(q32;q13). An ERIC study”, pubblicato sulla rivista “Journal of Hematology & Oncology”, spiccano i giovani ricercatori Eleonora Roncaglia ed Enrico Gaffo del Centro Nazionale di Ricerca Sviluppo di Terapia genica e Farmaci a RNA, finanziato dal programma NextGeneration EU (PNRR Missione 4 - Istruzione e Ricerca), che hanno condotto un’analisi pionieristica sugli RNA circolari nelle cellule leucemiche.
«Queste molecole possono diventare veri e propri marcatori di aggressività tumorale. La loro scoperta ci permette di prevedere con maggiore precisione l’evoluzione della malattia e, in futuro, potrebbero diventare nuovi bersagli per lo sviluppo di farmaci a RNA», spiega la professoressa Stefania Bortoluzzi del Dipartimento di Scienze chirurgiche, oncologiche e gastroenterologiche dell’Università di Padova, co-coordinatrice dello studio insieme al dottor Andrea Visentin, che ha raccolto i campioni dalla Svezia alla Grecia, agli Stati Uniti e alla Cina.
Lo studio ha richiesto, infatti, un grande sforzo internazionale che ha coinvolto 28 centri di ricerca e ospedali in 12 Paesi, ma il coordinamento scientifico è stato curato dall’Università di Padova, con un ruolo centrale svolto dai laboratori di Medicina Computazionale, Ematologia e Biologia Molecolare. I ricercatori padovani hanno guidato la raccolta e l’analisi dei campioni, confrontando cellule tumorali aggressive, forme comuni della leucemia e cellule sane del sistema immunitario.
Il Commento del Dott. Andrea Visentin
«Studiare una forma così rara e aggressiva della leucemia ha richiesto una collaborazione internazionale. Ma è grazie all’impegno e all’innovazione dei nostri giovani ricercatori che siamo riusciti a compiere questo importante passo avanti» commenta il dottor Andrea Visentin del Dipartimento di Medicina dell’Università di Padova.
Queste nuove conoscenze possono contribuire a migliorare la diagnosi e, poiché vanno nella direzione di trovare nuovi bersagli per terapie a RNA, aiutare a rendere più efficace la cura della malattia in futuro. La ricerca è stata condotta nei laboratori di Medicina Computazionale del Dipartimento di Scienze chirurgiche, oncologiche e gastroenterologiche dell’Università di Padova, e dell’Unità di Ematologia del Dipartimento di Medicina dell’Università di Padova, diretta dal Prof. Livio Trentin.
La ricerca è stata resa possibile grazie al supporto dell’Università di Padova (con il progetto Stars), della Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro, dei fondi PNRR del Centro Nazionale per lo sviluppo di Terapia genica e farmaci a RNA e del Centro Nazionale di Ricerca in HPC, Big Data e Quantum Computing, dell’associazione “Ricerca per Credere nella Vita”, fondata da una paziente affetta da leucemia per sostenere la ricerca e il reparto di Ematologia dell’Azienda Ospedale - Università Padova.
Leucemia Linfatica Cronica: Un Quadro Generale
La leucemia linfatica cronica è una neoplasia ematologica caratterizzata dall’accumulo di piccoli linfociti B maturi, cioè le cellule che producono gli anticorpi, nel sangue, nel midollo osseo e negli organi linfatici. È definita cronica perché ha quasi sempre un decorso molto lento, spesso senza sintomi o con pochi disturbi per il paziente, che può continuare a svolgere una vita normale per molti anni, senza terapia.
Nella leucemia linfatica cronica i linfociti, pur essendo apparentemente normali, non sono non in grado di debellare le infezioni e di difendere l'organismo come dovrebbero. La leucemia linfatica cronica è un tumore raro ma il tipo più frequente di leucemia che colpisce la popolazione occidentale.
Tra le complicanze vi sono malattie autoimmuni, seconde neoplasie e la “sindrome di Richter”, come rilevato dal dottor Andrea Visentin, ricercatore del dipartimento di Medicina dell’Università di Padova e primo autore dello studio, pubblicato sulla rivista “Haematologica”. Proprio quest’ultima “è la più rara ma grave complicanza di questa leucemia, dato che la sopravvivenza di questi pazienti è inferiore ad un anno”.
I ricercatori, in quest’ottica, hanno identificato i principali marcatori associati al rischio di sviluppare la sindrome e ne hanno poi integrato i dati, riuscendo a sviluppare una sorta di “score prognostico”. Utilizzando questo strumento, infatti, al momento della diagnosi della leucemia linfatica cronica sarà possibile identificare i rischi di sviluppare la “sindrome di Richter” a distanza di 10 anni (3% nel basso rischio, 31% nell'alto rischio).
Nuove Strategie Terapeutiche
“Il trattamento della leucemia linfatica cronica è radicalmente cambiato nell'arco degli ultimi 10 anni. Oggi quasi più nessuno è trattato con chemioterapia, se non casi molto selezionati”, ha commentato Livio Trentin, professore di Ematologia e direttore della UOC dell'Azienda Ospedale Università.
“Quasi la totalità dei pazienti riceve farmaci biologici mirati quali inibitori delle proteine BTK e BCL2. Dato il costo elevato di questi farmaci è fondamentale capire esattamente come utilizzarli al meglio e gestire i possibili effetti collaterali”, ha proseguito.
«Venetoclax è un principio attivo antitumorale somministrato in compresse che colpisce BCL2, una proteina alterata nella leucemia linfatica cronica e che, quando colpita, porta a morte le cellule della leucemia», spiega il professor Livio Trentin, ordinario della cattedra di ematologia dell’Università di Padova e direttore della UOC di Ematologia dell’Azienda Ospedale Università di Padova.
Spiega il dottor Andrea Visentin, coordinatore dello studio: «La chiave di questo studio è stata la personalizzazione della terapia. La riduzione del dosaggio del farmaco o il raggiungimento più lento della dose piena del farmaco ha permesso di limitare gli effetti collaterali della terapia garantendo contestualmente l’efficacia della stessa. Oggi abbiamo a disposizione molti farmaci biologici attivi nei confronti dei tumori; riuscire a bilanciare efficacia ed effetti collaterali è la grande sfida che dovremo affrontare nei prossimi anni».
Aggiunge Trentin: «Interessante notare come i primi autori di questo studio sui pazienti tra 80-94 anni siano dei giovani ricercatori: un assegnista di ricerca, Dr. Alessandro Cellini, ed uno specializzando, Dr. Andrea Serafin. Inoltre, questi studi ricoprono un’importanza sociale perché realizzate grazie al coinvolgimento e al contributo dell’associazione di volontariato Ricerca per Credere nella vita (RCV), associazione creata da una nostra paziente, Franca Boschello e suo fratello Renzo, e che supporta la struttura in cui operiamo da circa 20 anni».
Linfomi Maligni: Un'Altra Sfida
I linfomi maligni rappresentano una delle più frequenti tipologie di tumore nel mondo occidentale, con un’incidenza pari a 19-20 casi per 100.000 abitanti. La loro incidenza è influenzata da fattori geografici, razziali, temporali ed è superiore nei soggetti di sesso maschile e di razza bianca.
Sulla base della classificazione proposta dalla World Earth Organization (WHO) ad oggi esistono più di 60 tipi di linfoma maligno, ognuno con proprie caratteristiche patologiche e cliniche. I linfomi ritenuti a maggiore incidenza sono i linfomi a grandi cellule B, i linfomi follicolari e i linfomi di Hodgkin. In Italia si stima che ogni anno vengano diagnosticati circa 16.000 nuovi casi di linfoma.
La ricerca ha fatto grandi passi avanti per la cura dei linfomi che rappresentano indubbiamente uno degli esempi di neoplasia in cui la moderna onco-ematologia ha ottenuto i migliori risultati terapeutici soprattutto in confronto ad altre neoplasie solide. Infatti con recenti nuove associazioni di farmaci è possibile ottenere delle risposte complete che variano tra l’60-80% dei casi, in considerazione dell’età del paziente e del tipo istologico.
Per il LH di nuova diagnosi o recidivato/refrattario, l’associazione di chemioterapia immunoterapia e radioterapia rappresenta ancora il trattamento standard con una possibilità di guarigione in quasi il 90% dei casi. L’obiettivo di questi incontri è finalizzato alla condivisione delle principali evidenze cliniche, utili ad un corretto inquadramento diagnostico e terapeutico del Linfoma di Hodgkin tra i centri coinvolti.
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