Analisi del Sangue per la Mononucleosi: Guida Completa

La mononucleosi infettiva, comunemente chiamata mononucleosi, è un'infezione causata dal virus di Epstein-Barr (EBV), noto anche come herpes virus umano tipo 4, appartenente alla famiglia degli Herpesvirus. L’EBV è il principale responsabile della mononucleosi infettiva, che tuttavia può essere causata anche da altri virus. La mononucleosi, conosciuta anche come malattia del bacio a causa della modalità più comune di contagio, è una patologia che può colpire ad ogni età ma è particolarmente diffusa tra bambini ed adolescenti.

Cos'è la Mononucleosi?

La Mononucleosi è una malattia infettiva causata dal virus di Epstein-Barr (EBV - Epstein-Barr Virus, appartenente alla famiglia degli herpes virus). Il virus ha un tempo di incubazione di 30-50 giorni e, dopo lo sviluppo della malattia che ha una durata variabile, viene eliminato dal corpo attraverso la faringe. L’agente eziologico della mononucleosi è un virus denominato Epstein-Barr virus (EBV) conosciuto anche come Herpes Virus 4. Come altri virus della famiglia degli Herpes, dopo l’infezione ci si immunizza, ma ci possono essere casi di riattivazione del virus con ricomparsa dei sintomi e contagiosità.

Come si Contrae il Virus Epstein Barr?

La Mononucleosi è una malattia contagiosa che si trasmette sia per contatto diretto (attraverso la saliva, le urine, i rapporti sessuali non protetti o le trasfusioni di sangue ed emoderivati) che indiretto, condividendo stoviglie e bicchieri. La mononucleosi viene trasmessa tramite il contatto con la saliva di una persona infetta, ad esempio durante un bacio. Tuttavia, il bacio non è indispensabile per contrarre l’infezione, che può essere trasmessa attraverso la saliva presente su bicchieri, giocattoli per bambini, bottiglie d’acqua, spazzolino da denti e mani. Raramente, il virus diffonde tramite l’aria o il sangue.

Sintomi della Mononucleosi

I sintomi più comuni sono febbre, faringite, ingrossamento dei linfonodi e una debolezza diffusa che può persistere anche diverse settimane dopo la guarigione. Frequente anche l’ingrossamento della milza (splenomegalia). Solitamente, la mononucleosi determina la comparsa di febbre, mal di gola, linfoadenopatia e debolezza. In alcuni casi, viene riportato l’ingrossamento della milza e/o del fegato. Di solito, i sintomi compaiono dopo circa un mese dall’infezione e permangono per alcune settimane. La debolezza associata all’infezione può persistere per alcuni mesi.

Nel 50% dei casi le tonsille sono anche ricoperte da un liquido detto essudato. dolore alla gola (faringodinia), con tonsille ingrossate e arrossate (faringo-tonsillite) che compare nel 95% dei casi.

Decorso della Mononucleosi

La Mononucleosi può anche essere asintomatica ma, in caso di sviluppo dell’infezione, la fase acuta (caratterizzata dai tipici sintomi) ha una durata variabile di diverse settimane, durante le quali si può trasmettere il contagio. Tuttavia, dal momento che il virus viene eliminato attraverso la faringe, la sua contagiosità può persistere fino ad un anno dalla guarigione. La Mononucleosi, una volta contratta, rimane latente nel corpo e può talvolta ricomparire, come accade per le altre malattie provocate dagli herpes virus. Essendo una malattia virale non è curabile, ma si possono curare i sintomi, che regrediscono entro 2-3 settimane.

Solitamente i sintomi della malattia si risolvono con un trattamento di supporto, che prevede riposo ed apporto di liquidi per circa 1-4 mesi. Talvolta, il paziente può riportare ingrossamento della milza e/o del fegato. In tal caso, è opportuno limitare l’attività fisica fino al ritorno alle dimensioni normali. Raramente, si assiste a problemi cardiaci o al coinvolgimento del sistema nervoso centrale.

Possibili Complicazioni

Si, occasionalmente si possono verificare la rottura della milza (come conseguenza di uno sforzo), ostruzione delle vie aeree, problemi neurologici, ematologici, epatologici ed ittero.

Diagnosi della Mononucleosi: Esami del Sangue

A supporto del Medico per la diagnosi di mononucleosi infettiva ci sono test per il rilevamento di anticorpi fase specifica dosabili su un campione di sangue venoso e consentono di stabilire lo stadio della patologia o, in caso di negatività, consentono di escludere la mononucleosi ed indirizzare il Medico verso un corretto percorso terapeutico. E’ importante diagnosticare la malattia rapidamente e senza equivoci per evitare trattamenti inutili. In caso di sospetta mononucleosi, viene ricercata la presenza di due anticorpi prodotti in corso o in seguito all’infezione da EBV, noti come anticorpi eterofili. Queste proteine non sono specifiche per l’EBV ma, se riscontrate nel sangue di pazienti adolescenti in presenza di sintomi correlati, contribuiscono a stabilire la diagnosi di mononucleosi infettiva.

La diagnostica dell'EBV si basa sul dosaggio degli anticorpi IgM e IgG diretti contro vari siti antigenici del virus. L'EBV esprime più strutture antigeniche contro cui si possono dimostrare movimenti anticorpali. Innanzi tutto abbiamo un complesso antigenico del nucleo detto EBNA (Epstein-Barr Nuclear Antigen). Inoltre abbiano gli antigeni precoci detti EA (Early antigen) che indicano la presenza della replicazione virale. E' da notare che non sempre sono presenti gli anticorpi anti EA e che essi indicano una condizione di reinfezioni o attività virale. Infine abbiamo gli antigeni capsidici VCA (virus capside antigen) che rappresentano sicuramente è la struttura più nota del virus. Contro questi antigeni sono prodotti vari anticorpi; i più importanti da un punto di vista clinico sono le IgM e le IgG anti VCA che compaiono molto precocemente con un lieve anticipo delle IgM che sono evidenziabili fino a due mesi dal contagio.

Gli anticorpi IgG anti VCA raggiungono livelli elevati dopo tre mesi dal contagio, con successivo decremento del titolo, per restare positivi per tutta la vita. In circa il 10% dei soggetti le IgM anti VCA possono permanere anche per periodi molto più lunghi ed in caso di reinfezione possono tornare a positivizzarsi. Gli anticorpi IgM anti EBNA (non utilizzati nella routine di laboratorio) compaiono dopo circa una settimana dall'inizio della mononucleosi scomparendo con il diminuire dei sintomi, mentre le IgG anti EBNA compaiono al termine della malattia per restare positivi per tutta la vita.

Sono inoltre presenti, nella fase acuta della mononucleosi, altri anticorpi detti Anticorpi eterofili, questi anticorpi di classe IgM presentano attività agglutinante nei confronti di emazie di montone che viene messa in evidenza con la reazione di Paul Bunnel.

Tali anticorpi sono dosati con il metodo ELFA, un gold standard per la virologia che assicura elevata specificità e sensibilità e offre al Medico uno strumento efficace e di semplice interpretazione.

Test Sierologico per la Ricerca degli Anticorpi

Si tratta di test in grado di rilevare le differenti classi di anticorpi diretti contro EBV. Gli anticorpi sono prodotti dal sistema immunitario durante un’infezione e sono in grado di riconoscere diversi antigeni del virus Epstein-Barr (anticorpi diretti contro l’antigene del capside virale, contro l’antigene nucleare e gli anticorpi precoci). Durante l’infezione primaria da EBV, la concentrazione di questi anticorpi aumenta e diminuisce progressivamente nel corso dell’infezione. La misura di questi anticorpi nel sangue può quindi essere d’aiuto nella diagnosi e solitamente fornisce al medico informazioni riguardanti lo stadio dell’infezione, ossia se si tratta di un’infezione in corso, recente o passata.

La presenza di anticorpi IgG contro l’antigene del capside virale (VCA IgG) è riscontrabile in quantità elevate durante la fase acuta dell’infezione.

Monotest

Si, è possibile effettuare il Monotest, un test rapido ed economico di supporto per la valutazione di un’eventuale infezione. Il test rileva una specifica classe di anticorpi IgM (anticorpi eterofili), è rapido (5-10 minuti) ed economico. L’utilità clinica di questa diagnostica è stata fortemente ridotta dai dosaggi degli anticorpi specifici anche se permane, modificato con emazie di cavallo, il test rapido detto Monotest, estremamente veloce nell’esecuzione e di basso costo, su cui gravano però l’incidenza dei falsi negativi.

Principalmente, il monotest viene richiesto quando il paziente, in particolare se in età adolescenziale o giovanile, manifesta sintomi riconducibili alla mononucleosi infettiva. Talvolta, i sintomi possono risultare simili a quelli manifestati in corso di influenza e raffreddore comune. Se il paziente è sintomatico e sono presenti linfociti attivati, allora è probabile che il monotest sia stato eseguito in una fase precoce della malattia, prima dello sviluppo degli anticorpi eterofili.

Un risultato negativo indica soltanto assenza dell’evidenza di infezione al momento del test. Tuttavia, se permane il sospetto clinico di mononucleosi infettiva, è possibile ripetere il monotest dopo una o più settimane. I pazienti con monotest negativo che presentano linfociti attivati scarsi o assenti, potrebbero essere stati infettati da altri microrganismi che causano sintomi simili a quelli della mononucleosi, come il Cytomegalovirus (CMV) o la Toxoplasmosi.

Sebbene sia considerato un test molto specifico, la sua sensibilità può dare dei risultati falsi negativi, in particolare nei bambini di età inferiore ai quattro anni. Si tratta, tuttavia, di un test poco sensibile che può dare falsi negativi, soprattutto nei bambini al di sotto dei 4 anni. Per questo la ricerca degli anticorpi specifici contro l’EBV rimane la scelta migliore nella diagnosi della mononucleosi.

Se il monotest risulta negativo pur essendo associato ai segni tipici della mononucleosi, la malattia non può essere esclusa: potrebbe trattarsi di un falso negativo o potrebbe essere ancora presto per individuare la presenza di anticorpi eterofili.

La maggior parte dei bambini molto piccoli non producono anticorpi eterofili; pertanto, il monotest risulta negativo anche in presenza di infezione da EBV. Altrimenti, è possibile che il paziente affetto appartenga ad una ristretta categoria di persone che non produce anticorpi eterofili.

Trattamento

Innanzitutto, è necessario premettere che non esistono trattamenti specifici per la cura della mononucleosi infettiva. Dunque, almeno nella fase iniziale dell’infezione, l’unica prescrizione è il riposo. Dal momento che il virus viene eliminato attraverso la faringe, la sua contagiosità può persistere fino ad un anno dalla guarigione. Raramente il virus si riattiva.

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