La toxoplasmosi è una malattia causata da un parassita chiamato Toxoplasma gondii. Sebbene la toxoplasmosi possa colpire chiunque, compresi gli adulti sani, può essere particolarmente preoccupante durante la gravidanza a causa dei potenziali rischi per il feto. Conoscendo come si trasmette la malattia e con le dovute accortezze, però, non c’è nulla da temere.
Cos'è la Toxoplasmosi?
La toxoplasmosi è un’infezione determinata dal parassita Toxoplasma gondii che tendenzialmente non causa particolari sintomi. La toxoplasmosi presenta rischi anche per le persone fragili con un sistema immunitario compromesso, per le quali può risultare anche letale, ed è la più frequente causa di infiammazione a livello intraoculare. Spesso chi ha contratto la toxoplasmosi non si rende conto dell’avvenuto contagio. Questo in condizioni normali.
Come si Trasmette la Toxoplasmosi?
Nell’essere umano, il contagio da toxoplasmosi può avvenire mediante l’indigestione del parassita Toxoplasma gondii. La toxoplasmosi può essere trasmessa attraverso:
- Il contatto con feci di gatti infetti.
- Terreno o acqua contaminata.
- Ingestione di cibo contaminato.
- Infezione da altri animali.
Dopo aver contratto la toxoplasmosi, i gatti espellono il parassita responsabile con le feci per diverse settimane. Attenzione! Un gatto può ammalarsi di toxoplasmosi anche mangiando la stessa carne cruda che consuma l'essere umano, chiaramente se contaminata.
La trasmissione è di tipo oro-fecale, e non per via aerea, per questo bisogna evitare il contatto con le feci dei gatti e lavare accuratamente frutta e verdura con abbondante acqua corrente per eliminare residui di terra che potrebbero contenere il toxoplasma. Attenzione anche alla cottura della carne: durante la gravidanza è preferibile consumarla ben cotta per eliminare l’eventuale presenza del parassita.
Prevenzione
Per prevenire l’infezione è fondamentale adottare alcune precauzioni, con l’obiettivo di eliminare il batterio della toxoplasmosi. In primo luogo, è essenziale cuocere accuratamente tutti i cibi per uccidere il parassita; si deve evitare il consumo di carne cruda, specialmente di agnello, maiale e manzo e lavarsi le mani dopo aver maneggiato carne cruda. Gli utensili utilizzati per manipolare carne e verdura crudi devono essere attentamente lavati. Si deve anche evitare il contatto diretto con le feci dei gatti, soprattutto durante la pulizia della lettiera. Dopo ogni contatto con felini le mani vanno accuratamente lavate. Chi possiede un gatto dovrebbe prestare attenzione alla sua alimentazione, evitando di dare carne cruda, facendo in modo che non abbia prede animali ed eviti il contatto con gatti randagi.
- Consumare esclusivamente carni cotte.
- Evitare il consumo di affettati (a eccezione di quelli cotti), specie se di origine non controllata.
- Lavare bene con bicarbonato la verdura cruda e la frutta che si coltiva in terra e si consuma senza rimuovere la buccia, per esempio le fragole.
- Indossare sempre i guanti di lattice per non venire in contatto con le feci.
- Durante questa operazione, indossare sempre i guanti di lattice per non venire in contatto con le feci.
- Non tutti i gatti sono portatori della toxoplasmosi, ma soltanto quelli che sono stati infettati dal parassita.
Toxoplasmosi e Gravidanza
La toxoplasmosi rappresenta un problema rilevante se viene contratta per la prima volta durante la gravidanza. Il pericolo maggiore è la trasmissione del parassita per via verticale al feto, che può esporre al rischio di danni a carico del sistema nervoso e degli occhi.
Rischi per il Feto
In gravidanza, il parassita può essere trasmesso al feto che, essendo incapace di reagire immunologicamente, può subire danni. I dati raccolti da studi prospettici dimostrano che l'incidenza e la severità della Toxoplasmosi congenita variano con il periodo nel quale è avvenuta l'infezione.
- Durante il primo trimestre di gravidanza l'infezione può essere trasmessa nel 15-25% dei casi e può determinare aborto spontaneo o nascita di feto morto.
- Le infezioni del secondo trimestre si possono trasmettere nel 25-54% dei casi e possono causare idrocefalia e forme tardive di corioretinite (anche a distanza di anni).
- Nel terzo trimestre il rischio di infezione del feto aumenta al 65% ma, di solito, si ha una evoluzione asintomatica o una manifestazione clinica meno grave quale l'ittero neonatale per la sofferenza epatica e splenica.
Rarissima è la possibilità di trasmissione transplacentare nel caso in cui la madre abbia subito l'infezione due mesi prima del concepimento.
Toxo Test in Gravidanza
Tra gli screening prenatali indicati in gravidanza c’è il toxo test, cos’è esattamente? Prima di parlare di questo esame occorre spiegare brevemente cos’è la Toxoplasmosi. Si tratta di una malattia piuttosto comune trasmessa attraverso il contagio del Toxoplasma gondii, un protozoo il cui ciclo di riproduzione avviene nei gatti e altri felini. Se contratta per la prima volta in gravidanza può rappresentare un problema serio, in quanto c’è il rischio che venga trasmessa dalla madre al bambino. È indicato eseguire questo test nel primo trimestre di gravidanza. Qualora la presenza degli anticorpi di tipo IgG dimostri che si è già incontrato il parassita e si è immuni a esso, il Toxo test non andrà più ripetuto. Il Toxo test permette quindi di verificare l’assenza o la presenza di anticorpi e, in questo secondo caso, di evidenziare se si è in una fase a rischio o se invece la donna è da considerarsi protetta.
L’incontro con il toxoplasma induce nel corpo la produzione di immunoglobuline specifiche. Entro una settimana vengono prodotte le immunoglobuline M (IgM), che scompaiono abitualmente entro qualche settimana (talvolta più tardivamente).
Interpretazione dei Risultati del Toxo Test
Spesso la donna si sottopone per la prima volta al test per la ricerca degli Ab anti- toxoplasma a gravidanza iniziata, per cui l'interpretazione dello status sierologico può essere complesso e critico, pertanto la datazione presenta maggiori difficoltà soprattutto nei casi IgM e IgG positivi al I° controllo.
- IgM e IgG negative: Soggetto non immune: se si tratta di una donna gravida dovrà essere monitorata fino al parto. Nei pazienti immunodepressi i risultati negativi non escludono la presenza di un'infezione attiva.
- IgM negative ed IgG positive con titolo < di 300 UI: Soggetto immune: infezione di vecchia data.
- IgM negative con IgG positive ad alto titolo > di 300 UI: Soggetto immune: l'infezione è avvenuta da più di un anno. Se il paziente è immunodepresso è possibile escludere una riattivazione valutando il titolo di IgA.
- IgM presenti e IgG negative: Può significare una infezione molto recente: la positività delle IgM potrebbe però essere dovuta ad anticorpi naturali. E' importante effettuare un 2° controllo dopo 15 gg. per valutare l'eventuale comparsa delle IgG che confermerebbe l'infezione toxoplasmica con la sieroconversione, contrariamente si tratterebbe di anticorpi naturali. In questi casi è da valutare la necessità di intraprendere una antibiotico terapia. Il laboratorio provvede a conservare campioni di siero per eventuali indagini di approfondimento.
- IgM presenti e IgG positive: Può trattarsi di una toxoplasmosi in fase acuta o recente oppure di una forma pregressa con persistenza di una "coda" di IgM e/o anticorpi naturali.
La datazione della malattia è facilitata da alcune indagini di 2° livello eseguite sullo stesso campione di siero quali:
- La determinazione di IgA, la cui presenza indica un'infezione recente inferiore a sei mesi.
- Il test dell'avidità delle IgG:
- se il valore dell'avidità è superiore al 30% si tratta di una infezione pregressa databile oltre quattro mesi, si esclude quindi il sospetto di infezione recente e non è pertanto necessario procedere ad indagini di 3° livello.
- se l'avidità è debole (0-20%) o in zona grigia (20-30 %) è probabile che si tratti di infezione molto recente soprattutto se l'avidità è < 10%. In questi casi si consiglia di eseguire indagini di 3° livello presso un centro di riferimento e di iniziare un trattamento farmacologico adeguato.
Dosaggio degli Anticorpi Specifici
Il dosaggio delle IgA specifiche e il test di avidità delle IgG consentono nella maggior parte dei casi di confermare o meno l'eventuale infezione e di datare il probabile momento del contagio.
Dosaggio delle IgM Specifiche
Le IgM compaiono precocemente, 10-12 giorni dall'infezione, raggiungono il plateau dopo 2-4 settimane, nel 72% dei casi risultano ancora rilevabili dopo 9-10 mesi e possono mantenersi a basso titolo anche per più di un anno. La presenza di IgM nel siero non è necessariamente riferibile ad infezione in atto o recente, potendo in alcuni casi essere attribuita a "code" di IgM a lunga permanenza, oppure ad IgM "naturali" non specifiche.
Dosaggio delle IgG Specifiche
Gli anticorpi IgG compaiono normalmente nella seconda settimana dopo l'infezione. Raggiungono il picco dopo 2-3 mesi, calano entro 1-2 anni e persistono a titoli bassi anche per tutta la vita.
Dosaggio delle IgA Specifiche
La produzione delle IgA è incostante ma di solito inizia dopo la sintesi delle IgM e prima delle IgG. Inizialmente vi è un rapido incremento e successiva riduzione entro il 6°-9° mese, più precocemente delle IgM: possono ricomparire dopo riattivazione, in assenza di IgM. La presenza contemporanea di IgA e di IgM permette di diagnosticare con discreta affidabilità una toxoplasmosi recente, acquisita negli ultimi sei mesi.
Test dell'Avidità delle IgG Specifiche
Si ritiene che il test dell'avidità delle IgG sia a tutt'oggi il metodo migliore per affrontare il problema della datazione dell'infezione e per ridurre il ricorso alla funicolocentesi. Il concetto di avidità è basato sul presupposto che in corso di prima infezione gli anticorpi che si formano abbiano poca affinità con l'antigene toxoplasmico con cui vengono a contatto. I legami risultano quindi deboli e sono facilmente rimossi dal lavaggio con urea. La percentuale di avidità delle IgG sarà tanto più bassa, tanto più recente potrà essere l'esordio dell'infezione.
Tabella Riassuntiva dell'Interpretazione dei Risultati
| Risultati | Interpretazione | Azioni Raccomandate |
|---|---|---|
| IgM e IgG negative | Soggetto non immune | Monitoraggio durante la gravidanza |
| IgM negative e IgG positive (< 300 UI) | Soggetto immune (infezione di vecchia data) | Nessuna azione specifica |
| IgM negative e IgG positive (> 300 UI) | Soggetto immune (infezione da più di un anno) | Valutare IgA in caso di immunodepressione |
| IgM positive e IgG negative | Possibile infezione molto recente | Secondo controllo dopo 15 giorni; considerare antibiotici |
| IgM positive e IgG positive | Infezione acuta/recente o pregressa con persistenza IgM | DeterminazioneIgA e test avidità IgG |
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