Le malattie cardiovascolari rappresentano una delle principali cause di morte, con una parte significativa dovuta a malattie ischemiche cardiache. Tra i sintomi ci sono dolore, aspetto alterato dell’ECG ma anche la necrosi (morte) delle cellule cardiache. In presenza di sintomi come dolore toracico, dispnea o nausea, la misurazione degli enzimi cardiaci aiuta a confermare o escludere l’infarto. Ma cosa sono esattamente questi enzimi e perché sono così importanti?
Cosa sono gli Enzimi Cardiaci?
Gli enzimi cardiaci sono alcune proteine che si trovano nelle fibre muscolari del cuore. In condizioni normali, i suddetti enzimi sono rilevabili nel sangue solo in concentrazioni minime; tuttavia, quando i miociti del cuore subiscono un danno o uno stress significativo, questi enzimi vengono rilasciati in circolo in quantità significativamente elevate. La misura degli enzimi cardiaci è quindi utile come supporto nel diagnosticare l'infarto miocardico e la sindrome coronarica acuta, due patologie associate a un insufficiente apporto di sangue al cuore. La loro valutazione può essere utilizzata anche per determinare il rischio di sviluppare una di queste patologie o per monitorare i pazienti in cui si sospettano tali condizioni.
Gli enzimi cardiaci rivestono interesse clinico come marcatori di lesione miocardica, in quanto riflettono la presenza di necrosi (senza indicarne, però, il meccanismo responsabile). L'analisi della concentrazione plasmatica di questi enzimi cardiaci specifici consente di valutare pertanto lo stato di salute del cuore. L'aumento della concentrazione degli enzimi cardiaci nel sangue o in altri liquidi biologici contribuisce a determinare la presenza di un danno miocardico conseguente a prolungata ischemia tissutale, oltre a stabilirne l'entità.
Principali Marker Cardiaci
Esistono diversi marker cardiaci utilizzati nella pratica clinica. I principali includono:
- Troponina: Questa proteina, che regola la contrazione cardiaca, è presente nelle cellule muscolari del cuore e rappresenta il marcatore di danno più sensibile e specifico. Aiuta pertanto a diagnosticare la cardiopatia ischemica nei casi in cui l' elettrocardiogramma non risulti diagnostico. Contribuisce in fase acuta a valutare l'entità del danno, e successivamente a monitorare l'evoluzione della patologia.
- CK-creatina chinasi: Questo è un enzima cardiaco che viene rilasciato dal cuore subito dopo aver subito uno stress. Anche se meno specifico della troponina, il CK è utile per valutare la gravità del danno, ma anche per rilevare un'eventuale miocardite.
- CK-MB: In questo caso interessa la percentuale di tale Isoenzima all’interno del CPK, generalmente pari al 5-8%. Per porre diagnosi di malattia cardiaca con necrosi tessutale tale percentuale deve aumentare. Compare tra le 4-8 ore, raggiunge il picco tra le 12 e le 18 ore e si normalizza dopo 2-3 giorni.
- Mioglobina: Non si tratta di un Enzima ma di una proteina presente nei muscoli scheletrici ed in quello cardiaco, capace di legare l’ossigeno utilizzabile per la produzione di energia necessaria per la contrazione muscolare. Un danno del tessuto muscolare ne provoca il suo rapido e massivo incremento. I livelli tendono ad aumentare sensibilmente subito dopo l'attacco cardiaco, per poi tornare velocemente nella norma.
- BNP - peptide natriuretico di tipo B: Viene rilasciato quando il cuore fatica a pompare il sangue in modo efficiente.
- Latticodeidrogenasi o LDH: Enzima ampiamente distribuito in più organi e del quale ne esistono varie forme o Isoenzimi. I suoi valori aumentano in caso di distruzione cellulare.
- Transaminasi ALT\AST: Enzimi tra i più importanti e rappresentati nel nostro organismo, prevalendo a livello cardiaco, muscolare, epatico, polmonare e renale. Qualunque malattia che provochi danni cellulari di tali organi ne provoca il loro aumento, cuore compreso.
Troponina: Un Marker Chiave
La troponina è una proteina che nel nostro organismo è presente nei muscoli scheletrici e in quello cardiaco. La contrazione muscolare è possibile nel momento in cui aumentano i livelli di calcio e grazie al legame di quest’ultimo con la troponina C. Essendo un test ad alta specificità per l’infarto del miocardio, le analisi della troponina è il primo esame che viene effettuato in pronto soccorso ad un paziente con sospetto di infarto. In pazienti sani, senza particolari patologie, i livelli di troponina nel sangue dovrebbero essere così bassi da non poter essere misurati.
Livelli ematici alti di troponina sono, generalmente, il principale indicatore di un danno a carico del miocardio. L’incremento dei livelli di troponina avviene nelle prime tre o quattro ore di distanza dal danno. La troponina è uno dei componenti proteici della muscolatura striata. Le troponine sono classificate in tre subunità molecolari: TnC (Troponina C), TnT (Troponina T) e TnI (Troponina I). La troponina C si lega agli ioni calcio. La troponina T si lega alla tropomiosina. Mentre la troponina TnC è espressa sia dal muscolo cardiaco che da quello scheletrico, la TnI e la TnT sono troponine cardiache specifiche del cuore.
Nella cellula muscolare (cardiomiocita) le troponine si trovano prevalentemente in forma legata, il cosiddetto complesso troponinico. Esse vengono rilasciate nel sangue da parte del tessuto miocardico soltanto in seguito a determinati eventi o insulti che causano un danno cardiaco o un'importante sofferenza del cuore. Raggiunto il picco dopo 4-24 ore, rimangono elevate per 1-3 settimane. La Troponina T ha una concentrazione plasmatica normale di 0,2 mg/l. Il valore normale di riferimento per la Troponina I è di 0,1 mg/l. Valori di troponina inferiore al range cut-off del laboratorio di analisi sono considerati fisiologici. Poiché le due troponine sono markers molto sensibili, il loro rialzo è suscettibile anche a sforzi fisici intensi soprattutto in soggetti molto muscolosi.
Grazie alla loro presenza, che viene interpretata qualitativamente e quantitativamente, i medici sono in grado di intervenire tempestivamente e, in molti casi, di salvare la vita del paziente. L'esame si esegue prelevando un campione di 5 ml di sangue in una provetta contenente gel polimerico con silice micronizzata.
Altri Marker e il Loro Significato
Oltre alla troponina, altri marker cardiaci forniscono informazioni importanti:
- Creatina Chinasi (CK): La presenza di un elevato valore della creatina chinasi può essere riconducibile a cause eterogenee, tra cui l'affaticamento (es. sforzi fisici, intenso allenamento sportivo ecc.), le malattie muscolari (come la distrofia) o l'infarto del miocardio. Nei casi di infarto del miocardio, l'aumento dell'isoenzima CK-MB è precoce; comincia ad aumentare nelle prime 4-6 ore, raggiunge il picco rapidamente (12-18 ore) e, più rapidamente rispetto alla CK totale, torna nei limiti normali.
- Mioglobina: Quando la mioglobina aumenta, significa che c'è stato un danno recente al cuore o a un altro tessuto muscolare. L'incremento di questo marcatore indica una sofferenza cardiaca in atto e può essere correlato a un infarto del miocardio. Un aumento dei valori della mioglobina si può riscontrare anche in caso di traumi, interventi chirurgici o miopatie, come la distrofia muscolare. I livelli di mioglobina iniziano ad aumentare entro 2-4 ore dall'attacco cardiaco, raggiungendo alti livelli nelle 8-12 ore successive; generalmente, i valori tornano normali il giorno successivo all'evento patologico. Di conseguenza, l'esame è usato per aiutare ad escludere un attacco cardiaco in pronto soccorso. Alti livelli di mioglobina devono essere confrontati con i risultati di altri esami, come creatinchinasi (CK-MB) o troponina; ciò consente di stabilire se il danno è effettivamente a carico del cuore o coinvolge un altro muscolo scheletrico.
- Lattato Deidrogenasi (LDH): L'incremento della LDH può avvenire in tutte le condizioni patologiche caratterizzate dallo sviluppo di un danno cellulare irreversibile (necrosi), con perdita del contenuto citoplasmatico. Nel corso di un infarto miocardico acuto, l'incremento della concentrazione sierica di LDH aumenta dopo 8-24 ore dall'esordio dell'evento, con un picco dopo 3-6 giorni e un ripristino dei valori normali entro 8-14 giorni. L'LDH rappresenta, quindi, un indicatore generale di danno tissutale e cellulare.
- Aspartato Aminotransferasi (AST): Valori elevati di AST nel sangue possono essere osservati anche in seguito a traumi e malattie muscolari. L'enzima AST non fornisce informazioni diagnostiche aggiuntive rispetto a quelle già ottenute con la determinazione delle CK e LDH. Nei soggetti sani, i valori di AST nel sangue sono bassi.
Quando Viene Prescritto l'Esame?
L'esame degli enzimi cardiaci viene prescritto in diverse situazioni, tra cui:
- Diagnosi di infarto miocardico acuto: in presenza di sintomi come dolore toracico, dispnea o nausea, la misurazione degli enzimi cardiaci aiuta a confermare o escludere l’infarto.
- Valutare il rischio che il paziente presenta di sviluppare una specifica patologia (es. sindrome coronarica, scompenso cardiaco ecc.).
- Monitorare i pazienti in cui si sospettano tali condizioni.
Il dolore toracico, tuttavia, pur essendo uno dei sintomi di infarto più comuni, non è sempre presente.
Come si Esegue l'Esame?
Gli enzimi miocardici vengono misurati su un campione di sangue prelevato da una vena del braccio. L'esame si esegue prelevando un campione di 5 ml di sangue in una provetta contenente gel polimerico con silice micronizzata.
Interpretazione dei Risultati
Le evidenze scientifiche dimostrano che, a prescindere dalla patologia principale di cui soffrono, i pazienti con valori elevati di troponina sono maggiormente a rischio di eventi cardiaci maggiori ed altri possibili esiti sia nel breve che nel lungo termine. L'incremento della concentrazione degli enzimi cardiaci nel sangue o in altri liquidi biologici contribuisce a determinare la presenza di un danno miocardico conseguente a prolungata ischemia tissutale, oltre a stabilirne l'entità.
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