Appendicite: Sintomi, Diagnosi ed Esami del Sangue

L'appendicite è una dolorosa infiammazione dell’appendice, un tratto dell’intestino lungo circa 5-10 centimetri e dal diametro piuttosto ridotto. L'appendicite è un'infiammazione, di tipo acuto o con andamento cronico, dell’appendice. Tutti sanno cos'è l’appendicite, per averlo letto o per averne avuta esperienza diretta in famiglia o perché capitata a qualche amico.

Dal punto di vista medico è un’infiammazione acuta dell’appendice (una formazione tubolare, vermiforme che fa parte dell’intestino crasso) e rappresenta una delle più frequenti cause di dolore addominale acuto, che a sua volta dà conto del 7-10% di tutti gli accessi al pronto soccorso. L’appendicite acuta è una malattia piuttosto comune, che interessa annualmente circa lo 0,2% della popolazione ed un individuo su sette nell'arco della vita. Per quanto possa sembrare scontato che diagnosticare questa condizione costituisca l’ABC di qualsiasi medico o chirurgo, nella realtà i quadri clinici e le conseguenti indicazioni terapeutiche possono essere molto diversi.

Cos'è l'appendice?

L’appendice, nota anche come appendice vermiforme, è un piccolo tubicino che si estende dall’intestino crasso, precisamente dal cieco. L'appendice vermiforme è una piccola e sottile formazione, lunga in media dai 5 ai 10 cm. Sebbene non sia ancora chiara la sua funzione biologica, si ritiene che possa svolgere un ruolo nel sistema immunitario durante i primi anni di vita, grazie alla presenza di tessuto linfatico. L'appendice è costituita da tessuto linfatico e durante i primi anni di vita funziona come parte del sistema immunitario. L'appendice si localizza nel quadrante inferiore destro dell'addome, quindi appena sotto l'ombelico dallo stesso lato del fegato.

Cause dell'appendicite

L’appendicite è l’infiammazione di questo tubicino, generalmente causata da un’ostruzione. L’appendicite è una conseguenza dell’ostruzione dell’appendice, che si riempie di muco e materiale fecale, determinando l’infiammazione. Generalmente, l'infiammazione è causata da un'ostruzione interna all'appendice, conseguente al ristagno di materiale indigerito, o all'ipertrofia dei follicoli linfatici appendicolari, che possono aumentare di numero e dimensioni in risposta ad un'infezione locale o sistemica (mononucleosi, morbillo, tifo, morbo di Crohn, gastroenteriti, infezioni respiratorie ecc.).

La struttura dell’appendice, ricca di tessuto linfatico e con un diametro ridotto, è predisposta alla formazione di un “tappo” causato da vari fattori, come feci, muco, corpi estranei, o un eccesso di tessuto linfatico. Tra i corpi estranei ricordiamo corpi estranei ingeriti (semi o noccioli) e i coproliti (depositi di feci disidratati che creano dei piccoli agglomerati duri simili a sassolini). Quando l’appendice è ostruita, la flora microbica presente inizia la sua moltiplicazione, e proprio da questa moltiplicazione ha origine un’infezione. Nell'appendice ostruita, la flora microbica rimasta intrappolata comincia a moltiplicarsi, favorendo lo sviluppo di un'infezione locale.

Il lume dell'appendice è tubulare e presenta un calibro ridotto, quindi è predisposto all'ostruzione. Qualunque sia l'origine dell'ostruzione, l'accumulo di muco, che continua ad essere prodotto e riversato in sede intra-appendicolare senza trovare sfogo, aumenta la pressione interna all'appendice. Il pus, nel corso del tempo, causa distensione dell’appendice, oltre che una sua infiammazione. A ciò segue una risposta immunitaria che determina il richiamo di globuli bianchi e l'infiammazione locale.

Sintomi dell'appendicite

I sintomi caratteristici dell’appendicite comprendono: dolore addominale, inappetenza, nausea, vomito, stitichezza o diarrea, qualche linea di febbre, gonfiore addominale. Si parla di appendicite acuta quando l'appendice s'infiamma. Il processo infiammatorio acuto si accompagna tipicamente a un forte dolore localizzato a destra, nella parte bassa dell'addome, mentre fanno da contorno sintomi come nausea, inappetenza e febbre.

Il sintomo più suggestivo di un'appendicite in corso è la comparsa di un dolore addominale di forte intensità. Questo dolore può nascere nell'area centro-ombelicale, quindi spostarsi entro alcune ore sul lato inferiore destro dell'addome. Nelle 12-24 ore successive, il dolore, che rappresenta il sintomo cardine dell'appendicite, si sposta verso il basso, insediandosi nella fossa iliaca destra (tra l'ombelico e l'osso dell'anca) in corrispondenza della sede anatomica propria dell'appendice. In tale zona, il dolore persiste e può essere aggravato da colpi di tosse, respiri profondi, movimenti e palpazione dell'area, mentre tende a diminuire sdraiandosi. È molto importante precisare che a volte il dolore associato all'appendicite si localizza in sedi diverse, ad esempio a livello inguinale, lombare o nella parte superiore destra dell'addome.

Ulteriori sintomi che potrebbero suggerire un attacco di appendicite sono nausea, vomito, febbre, fitte estese alla gamba e diarrea, o al contrario stitichezza. Questo dolore può avere una insorgenza assolutamente spontanea oppure può essere un episodio acuto in un contesto cronico. Occorre comunque osservare che l'appendicite acuta non sempre si presenta con segnali tipici.

Appendicite nei bambini

L’appendicite acuta nei bambini può manifestarsi in modi diversi oppure con sintomi più evidenti e gravi che richiedono un intervento tempestivo. Qualsiasi bambino o bambina, che non abbia subito un’appendicectomia (cioè la rimozione dell’appendice, di solito per un precedente episodio di appendicite acuta), può sviluppare questa condizione. Nei bambini sotto i cinque anni, l’appendicite è meno comune ma può presentarsi in modo atipico, richiedendo un’attenzione immediata da parte del pediatra. Nei casi di forma cronica, ci si può rivolgere al chirurgo al gastroenterologo cercando di comprendere quale sia la terapia conservativa più adatta.

Nei bambini tra 5 e 15 anni sono i più colpiti. È importante notare che nei bambini più piccoli c’è una maggiore probabilità di perforazione. Se la storia di dolore addominale dura da mesi, raramente sarà causato da un’appendicite acuta. Infatti, l’esordio del dolore è generalmente acuto, anche se può manifestarsi in modo subdolo. Questa “migrazione” del dolore è caratteristica dell’appendicite. Il dolore è tale da svegliare il bambino nel sonno e limitarne fortemente i movimenti.

Una prova empirica che può essere efficace nel caso in cui vi sia un sospetto di appendicite è la cosiddetta prova del salto: se vi è infiammazione dell’appendice, il bambino proverà maggior dolore se saltella e, a volte, non riuscirà a farlo per il dolore. La febbre è comune, tipicamente di lieve entità, ma può aumentare in caso di perforazione. Ancora, l’inappetenza e l’assenza di feci e gas sono segnali da non sottovalutare. Si deve prestare attenzione anche alla diarrea, che può verificarsi in caso di peritonite.

Diagnosi dell'appendicite

Il medico può diagnosticare la maggior parte dei casi di appendicite attraverso una scrupolosa anamnesi e visita, ricorrendo talvolta a esami del sangue e diagnostici per confermare la diagnosi. La diagnosi di appendicite si basa inizialmente sulla valutazione clinica. Per un medico esperto, la diagnosi di appendicite risulta abbastanza semplice. Palpando la parete addominale e valutandone la dolorabilità in punti specifici dopo manovre mediche, lo specialista potrà già orientare la propria diagnosi. E grazie all’analisi dei sintomi alla palpazione dell’addome che è possibile svolgere una diagnosi di appendicite.

Esami del sangue

Come analisi del sangue sono solitamente indicati EMOCROMO, VES e PCR (Proteina C Reattiva). Ad ogni modo, alcuni esami possono fugare ogni dubbio. In presenza di appendicite, le analisi del sangue mostrano un aumento significativo dei globuli bianchi e degli indici di infiammazione, come la proteina C reattiva.

Altri esami diagnostici

La diagnosi di appendicite acuta nei bambini è principalmente clinica, basata sull’anamnesi e sull’esame fisico condotto dal pediatra. Talvolta sono necessari test diagnostici per confermare la diagnosi e valutare la presenza di complicazioni come pus o perforazione. È bene però ricordare che il valore di questi esami non è dirimente in quanto si alterano in maniera tardiva rispetto ai sintomi. Si eseguono esami del sangue che mostrino lo stato dell’infiammazione, come ad esempio un emocromo per quantificare i globuli bianchi e una PCR, proteina C reattiva, prodotta dal fegato e rilasciata nel sangue quando è presente un’infiammazione acuta. Inoltre è indicata l’esecuzione di un’ecografia dell’addome o, nei casi più dubbi o complicati, di una TC addome con mdc.

L’ecografia è particolarmente utile nei casi in cui vi sia un dubbio diagnostico, soprattutto se evidenzia un’appendice dalle pareti ispessite e la presenza di un versamento attorno all’appendice, segni che ci permettono di confermare la diagnosi di appendicite acuta. Tutti questi esami sono importanti per effettuare la diagnosi, ma è la clinica a fare la differenza.

Trattamento dell'appendicite

L’appendicectomia, ovvero l’asportazione chirurgica dell’appendice, rappresenta la soluzione più comune. La consulenza chirurgica costituisce una fase importante nella definizione del percorso del bambino con appendicite. Il chirurgo deciderà il trattamento specifico tenendo conto di fattori quali l’eventuale presenza di complicanze, l’età e lo stato generale del bambino. In particolare, si esegue un’appendicectomia nei bambini, cioè la rimozione chirurgica dell’appendice. La cura (terapia) più frequente, per evitare che l'appendice possa rompersi, consiste nella sua rimozione chirurgica (intervento chirurgico di appendicectomia).

Opzioni chirurgiche

Ci sono due tipi di intervento chirurgico: chirurgia mininvasiva (laparoscopia), intervento che prevede tre o quattro piccole incisioni sulla parte destra dell'addome per inserire una microtelecamera e speciali strumenti chirurgici di precisione in grado di rimuovere l'appendice e chirurgia aperta con metodo tradizionale (laparotomia), operazione che consiste in un unico taglio nella parte inferiore destra dell’addome.

Questo tipo di intervento richiede una permanenza più lunga in ospedale e, a volte, l'applicazione di un piccolo drenaggio (un tubicino) nella cavità addominale per permettere al pus, o agli altri liquidi, di fuoriuscire evitando così il pericolo di una infezione. Entrambi gli interventi prevedono l'anestesia generale e, a volte, la rimozione dei punti di sutura e l'analisi in laboratorio dell'appendice prelevata. Se il paziente è un bambino piccolo, di età e soprattutto di “dimensioni”, si preferisce un approccio open.

In entrambi i casi il bambino viene addormentato con un’anestesia generale e l’appendice viene individuata e rimossa. Subito dopo l’intervento il bambino non potrà bere o mangiare e verrà idratato per via endovenosa, a volte somministrata insieme a una terapia antibiotica per proteggerlo da eventuali infezioni nei primi giorni dopo l’intervento. Successivamente il bambino ricomincerà a mangiare e una volta tolti eventuali drenaggi e ripresa l’alimentazione, potrà essere dimesso. Generalmente la degenza dura un periodo variabile dai 2 ai 5 giorni. Una volta tornati a casa, nonostante la rimozione dell’appendice non comporti effetti negativi sulla salute, è importante seguire alcune indicazioni per garantire una corretta guarigione.

Trattamento non chirurgico

Il cosiddetto “raffreddamento” dell’appendice, cioè il solo trattamento medico tramite antibiotici, è da riservare solo a casi specifici dopo attenta valutazione, si rischiano infatti ricadute dell’appendicite stessa, spesso in forma anche più grave. Una possibile alternativa alla chirurgia d'emergenza, nel caso in cui i medici decidano di non operare immediatamente, può essere rappresentata da una terapia antibiotica e dall'uso di una borsa di ghiaccio.

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