Cosa significa l'esame del sangue ANA?

Gli anticorpi anti nucleo (Ana) sono autoanticorpi prodotti dal sistema immunitario che attaccano erroneamente strutture dell’organismo di appartenenza. Sono definiti antinucleo in quanto riconoscono come estranee alcune componenti (antigeni) presenti nel nucleo delle cellule o nel citoplasma. Ciò può comportare sintomi quali infiammazioni a tessuti o organi, affaticamento, dolori muscolari e articolari.

Quando e perché vengono prescritti questi anticorpi?

Gli ANA possono essere utilizzati per valutare la presenza o il decorso di alcune malattie autoimmuni quali il Lupus Eritematoso Sistemico (LES), la sclerosi sistemica, la sindrome di Sjögren, la connettivite mista, le epatiti autoimmuni ecc. Ci sono poi vari segni e sintomi che possono essere associati a patologie autoimmuni, in presenza dei quali il clinico può richiedere il dosaggio di autoanticorpi come gli antinucleo. Bisogna tener presente che, da sola, la positività agli anticorpi antinucleo non è sufficiente a effettuare una diagnosi.

Nel caso in cui i risultati del test per gli Ana dovesse risultare positivi, potrebbero essere prescritti anche gli esami relativi al pannello Ena, ossia le analisi per la ricerca degli antigeni nucleari estraibili.

Come si esegue l'esame ANA?

Il test ANA si esegue sul sangue per rivelare l'eventuale presenza di tali autoanticorpi ed è utilizzato per diagnosticare una malattia autoimmune. Per l'analisi degli Anticorpi Anti Nucleo, il paziente si deve sottoporre a un prelievo di sangue da una vena del braccio. Per eseguire il test si preleva una piccola quantità di sangue da una vena del braccio e non è richiesta alcuna preparazione specifica.

Non c’è una preparazione specifica indicata per poter effettuare il dosaggio degli anticorpi antinucleo. Prima di sottoporsi all'esame, il paziente deve osservare un digiuno di almeno 8-10 ore, durante le quali è ammessa l'assunzione di una modica quantità di acqua.

Metodi di esecuzione

Esistono diverse metodiche per l'esecuzione del test ANA:

  • Metodo dell’immunofluorescenza indiretta (IFI): è il metodo di riferimento per la determinazione del titolo, ossia della quantità di ANA. Nel quale il risultato è espresso come rapporto tra il campione di sangue e una soluzione salina (titolo). Il sangue del paziente viene posto sopra un vetrino contenente delle cellule. Se nel sangue sono presenti gli autoanticorpi anti-nucleo, questi si legano al nucleo delle cellule. Successivamente, viene aggiunto un secondo anticorpo legato a una sostanza fluorescente, ossia una sostanza in grado di emettere una luce fluorescente verde se illuminata con un raggio ultravioletto. Il risultato è riportato come titolo, sotto forma di un rapporto (esempio 1:160), cioè la diluizione del sangue alla quale gli anticorpi sono ancora visibili. Maggiore sarà la diluizione, maggiore sarà la quantità di autoanticorpi presenti nel campione.
  • ELISA (enzyme linked immunosorbent assay): è una metodica di più facile esecuzione ma non offre, al momento, la garanzia di poter individuare tutte le specificità autoanticorpali possibili.

Metodo IFA (dosaggio a immunofluorescenza indiretta): è considerato il metodo “gold standard” (di riferimento) per stabilire una diagnosi. Il campione di sangue del paziente è mescolato con le cellule che sono fissate al vetrino. Gli autoanticorpi che potrebbero essere presenti nel sangue reagiscono con le cellule. Il vetrino è trattato con un reagente contenente anticorpi fluorescenti ed esaminato al microscopio. Ciò che si osserva è la presenza (o l'assenza) della fluorescenza.

Test immunometrico (enzyme linked immunosorbent assay-ELISA o test immunoenzimatico-EIA): viene eseguito con strumenti automatizzati, ma risulta meno sensibile del dosaggio a immunofluorescenza indiretta nella determinazione degli ANA. Pertanto, questa metodica può essere utilizzata per lo screening degli ANA; un risultato positivo o equivoco viene sottoposto, poi, all'IFA.

Interpretazione dei risultati

La positività al test Ana è un indicatore della presenza di autoanticorpi nell’organismo. Se gli autoanticorpi anti-nucleo sono presenti nel sangue, il test ANA sarà positivo. La positività al test, associata ai sintomi che indicano la presenza di una malattia autoimmune, suggerisce al medico di prescrivere ulteriori accertamenti. Ancora una volta, quindi, è importante ribadire che i soli esiti dei test per gli anticorpi anti nucleo non sono sufficienti per una diagnosi.

Solitamente, invece, un test Ana con esito negativo indica una scarsa probabilità di una patologia autoimmune. Un risultato negativo al test ANA fa pensare che sia improbabile la presenza di un disordine autoimmune. Se i sintomi ricorrono, però, potrebbe essere utile ripetere l'esame.

Si considerano positivi titoli anticorpali ANA superiori a 1:40 (o a concentrazioni di 5 UI/mL). Il dosaggio degli anticorpi anti-nucleo è particolarmente sensibile, ma scarsamente specifico. Le patologie autoimmuni possono comportare varie manifestazioni, vaghe e non specifiche.

Il valore normale di riferimento per gli anticorpi anti-nucleo è un risultato negativo (cioè assenti) alla diluizione utilizzata per lo screening.

Nell'interpretazione dei risultati si valutano:

  1. La loro presenza o assenza a una determinata diluizione del campione di siero esaminato, solitamente 1:40 o 1:80.
  2. Il pattern fluoroscopico, cioè il tipo di fluorescenza che si osserva nelle cellule utilizzate per il test, il cui aspetto può essere di molti tipi e può indicare la natura e la specificità degli antigeni coinvolti. La positività degli ANA viene descritta come omogenea, centromerica, nucleolare o speckled (punteggiata).
  3. L'intensità della fluorescenza, che viene definita da uno ‘score' di reazione, espresso come - (negativo), +/- (debole positivo), +, ++, etc. o, più precisamente, dal titolo, cioè dalla diluizione più alta a cui corrisponde ancora una fluorescenza evidente.

Avendo il dosaggio degli ANA una bassa specificità ed un alta sensibilità, la valutazione clinica prima di richiedere il test è fondamentale a causa della discreta incidenza dei falsi positivi. Per gli anticorpi anti DNA e anti ENA viceversa la situazione è rovesciata con alta specificità e bassa sensibilità.

È molto importante sapere che soltanto una piccola parte degli anticorpi anti-nucleo positivi sono determinati dalla presenza di queste specificità: nella maggior parte dei casi un aspetto omogeneo non corrisponde ad anticorpi anti-DNA a doppia elica (dsDNA).

Importanza clinica

La ricerca degli anticorpi anti-nucleo viene richiesta quando si sospetta una malattia autoimmune, cioè un'alterazione del sistema immunitario che determina una reazione del sistema immunitario nei confronti di tessuti o organi propri, invece che verso agenti esterni, come batteri o virus. La semplice presenza di un test anticorpi anti-nucleo positivo, quindi, non è mai sufficiente per arrivare a una diagnosi di malattia autoimmune: gli anticorpi anti-nucleo, nella maggior parte dei casi, non sono direttamente responsabili della malattia o dei suoi sintomi, ma possono esserne uno degli effetti.

Questi auto anticorpi si possono trovare a basso titolo anche nel sangue di individui sani presentandosi più frequentemente nei soggetti di sesso femminile e negli anziani. Viceversa alcuni pazienti con LES possono essere ANA negativi se il substrato utilizzato per l'analisi e' il fegato di topo mentre sono positivi se testati con linea cellulare Hep-2 come substrato.

Oltre al titolo anticorpale ha una sua importanza, in caso di positività, anche la distribuzione della fluorescenza che ci può essere utile per stabilire il prosieguo diagnostico dato che è ormai evidente che gli ANA sono solo il primo test da eseguire per valutare una patologia autoimmune. Alcuni di questi anticorpi sembrano assumere un significato diagnostico e/o prognostico ben specifico in alcune malattie.

Gli ANA risultano positivi in circa il 95% delle persone con LES. sclerodermia (o sclerosi sistemica), dal 60% al 95% delle persone con sclerodermia ha una positività per gli ANA.

I farmaci che possono interferire, dando false positività, sono l'acido paraminosalicilico, carbamazepina, clorpromazina, dilantin, etosuccimide, griseofulvina, idralazina, isoniazide, fenitoina e farmaci del gruppo della idantoina, primidone, procainamide, propiltiouracile, primidone.

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