Amenorrea e Colesterolo Alto: Cause e Collegamenti

Quante sono le donne che hanno problemi di regolarità mestruale, a cui il ciclo non arriva da molto tempo? Si definisce amenorrea l’assenza di mestruazioni, fuori dal periodo in cui tale mancanza risulta essere fisiologica. Con questo articolo mi propongo di spiegarvi che cos’è, quali sono le possibili cause e i rimedi da adottare per questo problema che desta tanta preoccupazione nella donna. Molte pazienti arrivano in studio lamentando, oltre a diversi problemi metabolici correlati, la mancanza delle mestruazioni per un periodo di tempo significativo.

Tipi di Amenorrea

Innanzitutto è bene distinguere due tipi di amenorrea nella donna: l’amenorrea primaria, nel momento in cui il flusso mestruale non compaia nonostante sia stata superata la pubertà, e l’amenorrea secondaria, in cui si ha la cessazione del ciclo mestruale dopo un periodo in cui esso si è svolto in maniera regolare. Mentre le malattie a carico degli organi genitali, le malformazioni di utero e ovaie possono essere la causa di amenorrea primaria, in generale l’amenorrea si ha in seguito a disfunzioni di ghiandole endocrine importanti (tra cui l'ipofisi, i cui ormoni hanno il compito di stimolare la produzione ormonale ovarica, disfunzioni tiroidee) la malnutrizione e tutte le malattie che vanno ad ostacolare il fisiologico segnale per ottenere il ciclo mestruale (come le anemie, ecc).

Amenorrea Ipotalamica Funzionale e Stress

L’amenorrea causata dallo stress viene definita amenorrea ipotalamica funzionale: colpisce circa il 5% delle donne fertili. I collegamenti tra i centri nervosi ed endocrini sono chiamati “assi”. Quando uno degli assi risulta sbilanciato, anche gli altri ne subiscono le conseguenze. In altre parole: in una condizione di stress le ghiandole surrenali iniziano a produrre cortisolo, che influenza l’ipotalamo a cui le ghiandole sono collegate; se contemporaneamente la tiroide inizia a lavorare meno a causa di una dieta restrittiva abbiamo una seconda influenza deleteria sull’ipotalamo.

E’ interessante notare che anche l’asse intestino-cervello è in grado di comunicare con i neuroni ipotalamici: ebbene, ecco perché si dice che “l’intestino è il nostro secondo cervello”, e che la salute intestinale è di centrale importanza nella salute del nostro sistema nervoso centrale. L’ipotalamo è responsabile della produzione pulsatile di GnRH, un ormone che stimola la ghiandola pituitaria a produrre FSH e LH; molte donne alla ricerca di un bimbo conoscono bene questi due ormoni, poiché vengono spesso fatti testare negli esami del sangue per valutare se ci siano sbilanci tali da inibire l’ovulazione. L’effetto di questi due ormoni, infatti, è quello di stimolare le ovaie a produrre estrogeni e progesterone, garantendo la continuità mestruale. Una diminuzione del GnRH ipotalamico causa una minor produzione di FSH e LH: non sono più sufficienti ad essere uno stimolo adatto alla produzione di ormoni ovarici.

La produzione di GnRH è pulsatile: ne vengono prodotte piccole quantità “a impulsi”. I singoli fattori causativi hanno un effetto cumulativo: se il fattore di stress fosse solo uno, difficilmente causerebbe problemi nella produzione di GnRH; quando invece sono tanti contemporaneamente, e magari quando ciascuno di essi è particolarmente intenso, la secrezione ipotalamica è seriamente a rischio.

Lo studio che vi porto come bibliografia prende in considerazione anche l’aspetto terapeutico: viene più volte ribadita l’importanza di non considerare mai l’ipogonadismo ipotalamico come una semplice carenza ormonale causata da problemi nella produzione pulsatile di GnRH, ma di tenere sempre in considerazione la causa stressogena. Se il problema fosse “solo” nella produzione di GnRH sarebbe sufficiente fare una cura ormonale adeguata per ripristinare la funzionalità dell’asse endocrino compromesso, ma purtroppo la soluzione non è così semplice: la terapia deve agire su più fronti contemporaneamente, concentrandosi in particolare sul sensibilizzare la paziente a de-stressarsi.

Generalmente la scelta di medici, endocrinologi e ginecologi è quella di somministrare la terapia pulsatile di GnRH o di gonadotropine per poter indurre il ciclo mestruale. Altre volte viene consigliata la terapia ormonale sostitutiva (categoria di cui fa parte anche la pillola anticoncezionale): anche in questo caso non si può essere certi del risultato. Anche qualora il ciclo tornasse, non va dimenticato che la somministrazione esogena di ormoni induce un “falso ciclo”: nel momento in cui la terapia viene sospesa il problema si ripresenta.

Inoltre gli estrogeni chimici non permettono di avere un’influenza positiva sulle ossa e non offrono cardioprotezione: questa osservazione dovrebbe essere di primaria rilevanza, dal momento che l’osteopenia e i problemi circolatori sono tra i rischi maggiori associati all’amenorrea. I ricercatori sottolineano che la priorità nel trattamento dell’ipogonadismo ipotalamico è mirata a lavorare sui fattori di stress, molto più che la sostituzione farmacologica degli ormoni carenziali.

Sport, Alimentazione e Amenorrea

Lo sport “adeguato” è da studiare in base alla manifestazione clinica in esame: si tratta di un’amenorrea ipotalamica? O di cicli anovulatori? O di fase luteale debole? In alcuni casi (in particolare in amenorrea) si consiglia di sospendere completamente qualsiasi tipo di sport, se non blande passeggiate o attività in acqua: questo purtroppo può gettare nello sconforto una donna insoddisfatta del proprio corpo, che trova nell’attività fisica una valvola di sfogo. A questo proposito può essere interessante sottolineare che spesso lo sport è meramente focalizzato a “bruciare calorie”: non c’è alcun criterio nello strutturare l’allenamento, non c’è consapevolezza che l’esercizio fisico per essere efficace deve essere “scientifico”.

Sono tante, troppe, le donne che credono che “più brucio, più dimagrisco”, senza in realtà avere alcun riscontro positivo sull’immagine corporea, cosa che alimenta ulteriormente l’ossessione. Sedute prolungate di sport, ansia nel tentare di far quadrare gli impegni con le sessioni di allenamento, informazioni reperite qua e là ma mal interpretate… Tutto questo sta alla base della degenerazione dello sport in un’attività stressogena e futile.

Naturalmente non è pensabile suggerire ad una ragazza ossessionata dall’attività fisica di interromperla di punto in bianco: la sua scala di priorità risulta sfalsata dalle ossessioni fisiche e alimentari, e sarà per lei ben difficile capire quanto sia importante ridimensionare lo sport, e quali siano i rischi di salute connessi ad amenorrea. In realtà non esiste una dieta vera e propria per l’amenorrea ipotalamica, la cosa importante è ristabilire un equilibrio e che l’alimentazione sia calibrata per coprire il fabbisogno energetico e di nutrienti della persona. Deve garantire un giusto apporto di carboidrati (devono fornire circa il 55% dell’energia giornaliera, come ricordano i LARN - Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana) perché diete troppo povere di carboidrati se protratte a lungo possono compromettere il funzionamento della tiroide (ipotiroidismo), con ripercussioni a catena anche su altre strutture endocrine, tra cui l’ipotalamo.

Le proteine sono essenziali per la produzione degli ormoni ipofisari e ipotalamici e devono essere assunte, in caso di amenorrea ipotalamica, primariamente da fonti proteiche di elevato valore biologico di origine animale (uova, pesce, carne), con un’integrazione di proteine vegetali ma in quantità minore (legumi, tofu, tempeh…). Anche i grassi sono essenziali per la produzione ormonale e per l’equilibrio endocrino, per questo la dieta non deve essere ipolipidica e circa il 30% delle calorie giornaliere deve provenire proprio dai grassi, prediligendo olio extravergine di oliva, frutta secca, avocado, pesci grassi come il pesce azzurro e il salmone, senza dimenticare che anche i grassi saturi hanno un ruolo nel contrastare l’amenorrea ipotalamica, soprattutto quelli a media catena, perché determinano uno stimolo alla produzione ormonale.

Risulta molto utile affiancare al percorso nutrizionale un percorso psicoterapico (il più indicato è di tipo cognitivo-comportamentale), che dia indicazioni sulle migliori tecniche di gestione dell’ansia e aiuti a recuperare quella serenità mentale (anche nei confronti del cibo) che è andata perduta, aiutando la persona ad accettare alimenti che considerava tabù o poco salutari.

Ruolo dello Psicologo

Arriviamo quindi alla conclusione di questo lungo articolo: se la cura farmacologica e le imposizioni sportivo-alimentari non vengono affiancate da un percorso psicologico, ogni sforzo potrebbe essere vano. La figura dello psicologo è il cardine della terapia per ipogonadismo ipotalamico: solo grazie ad una guida in grado di indirizzare verso la massima consapevolezza del Sé è possibile individuare e superare atteggiamenti e pensieri disfunzionali. La terapia d’elezione è quella cognitivo-compartamentale, benché non sia l’unica a disposizione del terapeuta, che spesso affianca anche insegnamenti di gestione dello stress, training autogeno e mindfulness.

Colesterolo nelle Donne e Ciclo Mestruale

Il colesterolo nelle donne rappresenta una delle cause principali di rischio cardiovascolare con conseguente predisposizione all’insorgenza di aterosclerosi e malattie cardiovascolari che rappresentano la principale causa di morte nel nostro paese e nel resto del mondo industrializzato. Proprio per questo motivo è necessario verificarne i valori in modo scrupoloso. Per far questo bisogna considerare l’influenza che il ciclo mestruale può avere sul colesterolo, dato che i suoi valori variano in rapporto alle variazioni ormonali della donna.

Secondo uno studio della University of North Carolina (a Chapel Hill, USA) condotto da Sunni Mumfordh, (i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism) i valori di colesterolo e trigliceridi nel sangue possono variare in media del 5-8% se misurati subito dopo le mestruazioni o in prossimità del ciclo. A determinare questa variazione potrebbero essere gli estrogeni che, quando raggiungono la loro concentrazione più elevata, ossia durante l’ovulazione, fanno aumentare le HDL o colesterolo buono. Per contro, colesterolo totale, colesterolo LDL e trigliceridi sembrano diminuire all’aumentare dei livelli estrogenici.

Così durante l’ovulazione avremo un aumento di HDL ed un calo di LDL, di colesterolo totale e trigliceridi. Prima della comparsa del ciclo si ha un calo degli estrogeni così che aumentano le LDL, trigliceridi e colesterolo totale e diminuiscono le HDL. Le donne dovranno dunque scegliere il periodo giusto per sottoporsi alle analisi dl sangue o tener presente dei valori in relazione alle diverse fasi del ciclo.

Per intervenire sui valori bordeline di colesterolo nelle donne e non solo sono oggi disponibili validi integratori accessibili a tutti che, agendo su più aspetti, permettono di mantenere normali i livelli di colesterolo del sangue. I probiotici mantengono una giusta flora batterica intestinale condizione necessaria per uno stato di salute generale e per il controllo della ipercolesterolemia. Il Coenzima Q10 è un ottimo antiossidante fisiologicamente presente nel nostro corpo con un possibile ruolo nel controllo dei livelli di colesterolo.

Colesterolo: Mito o Realtà?

In ambulatorio mi trovo spesso con donne perfettamente sane, non in sovrappeso e con un’alimentazione varia ed equilibrata, le cui analisi del sangue rilevano tuttavia un colesterolo sopra la media che desta la loro la preoccupazione. Il colesterolo è una tipologia di grasso che viene prodotto dal nostro corpo e che si trova in tutti i prodotti animali (carne, pesce, uova, latte e derivati). Già il fatto che venga prodotto dal nostro organismo dovrebbe suscitare la nostra curiosità e perplessità: se è davvero dannoso tanto quanto si sente, perché le nostre cellule sprecano tempo ed energie alla sua sintesi?

Al contrario di altri grassi, la sua utilità non è strettamente nutrizionale. Il colesterolo riveste un’importanza elevatissima: dal colesterolo si crea la vita. Non a caso ne troviamo grosse concentrazioni nell’uovo, sì intendo proprio l’uovo di gallina. Proprio come l’uovo che mangiamo, la cellula uovo matura di una donna (ossia quella che mensilmente è pronta per essere fecondata) è infarcita di colesterolo. Il colesterolo serve alla crescita e alla divisione cellulare, sia nella vita intrauterina sia nell’arco dell’intera nostra esistenza. Dal colesterolo si formano ormoni steroidei, i più noti dei quali sono gli ormoni sessuali e il cortisolo (ormone dello stress). Il colesterolo è essenziale al metabolismo della vitamina D. Nell’intestino il colesterolo interviene a garantire l’integrità di membrana: quando si è in presenza di una patologia collegata a leaky gut (permeabilità intestinale) è importante garantire quotidianamente fonti alimentari di colesterolo che permettano di ristabilire l’impermeabilità. A livello di sistema nervoso centrale il colesterolo è coinvolto nelle vie metaboliche della serotonina, vale a dire il cosiddetto “ormone del buonumore”.

Essenzialmente si è confuso il vigile del fuoco con il piromane: le placche ateromasiche coinvolte negli eventi cardiovascolari sono infarcite di colesterolo ossidato; semplificando di molto la questione si è creduto che il colesterolo alimentare ed elevati livelli di colesterolo nel sangue predisponessero alla formazione di queste placche. Tutti gli studi fatti in merito hanno stimato che il colesterolo introdotto con l’alimentazione può determinare un aumento del colesterolo nel sangue al massimo del 10-15%: un aumento molto esiguo, di sicuro non statisticamente correlabile ad eventi coronarici o cardiovascolari.

Il colesterolo veramente pericoloso che viene assunto per via alimentare è quello che sia già stato ossidato da processi industriali spinti, come ad esempio le alte temperature: si trova in tutto il latte UHT e in parte di quello da banco frigo (dipende dai metodi di pastorizzazione), nel formaggi “fusi” (come le ahimè diffusissime Sottilette o addirittura nel Fruttolo dato ai bambini!), nel latte in polvere, nella carne processata (come ad esempio i wurstel). Quando testate il colesterolo nel sangue dovete sempre tenere presente che almeno l’85-90% di quei valori è dipendente dalla vostra produzione endogena, ossia dal colesterolo prodotto dal vostro corpo per sopperire a tutte le funzioni sopra descritte.

Fermo restando che non tutti gli aumenti dei valori di colesterolo siano patologici, quando si rilevano livelli che vanno ben oltre la norma bisogna chiedersi che cosa questo valore stia a significare, e non preoccuparsi di abbassarlo a tutti i costi. Se cominciate a cercare integratori o farmaci che abbassino il colesterolo nel sangue senza capire di cosa sia la spia tale aumento, non farete altro che mettere a tacere un possibile campanello d’allarme: ricordate che il colesterolo è un importantissimo antinfiammatorio. Quando il corpo ne produce più del dovuto è assai probabile che ci sia un quadro infiammatorio organico che lo richiede: quello che voi dovreste fare è chiedervi dove sia quest’infiammazione e come poterla risolvere.

Una piccola nota: il modo in cui ci alimentiamo può agire indirettamente ad elevare i valori ematici di colesterolo. Intendo dire che il cibo ha il potere di incentivare o inibire la nostra stessa produzione di colesterolo: l’enzima chiave nella sintesi di questa molecola è l’HMG reduttasi, che viene stimolata dai carboidrati, dal fruttosio e dagli zuccheri semplici, e viene inibita dal colesterolo alimentare. Per prima cosa, quando il vostro colesterolo eccede questo valore è bene andare a controllare la ripartizione tra HDL e LDL: queste due forme di colesterolo vengono erroneamente definite rispettivamente colesterolo buono (HDL) e cattivo (LDL). Se da un lato è vero che l’HDL risulta essere protettivo verso il rischio cardiovascolare, dall’altro non dobbiamo dimenticare che anche la forma dell’LDL fa la differenza nel determinare il fattore di rischio. Il colesterolo LDL, infatti, può presentarsi come goccioline dense e piccole oppure come molecole più grosse ed espanse: le goccioline piccole e dense sono pericolose, quelle più leggere invece hanno un’azione antiossidante.

Se la vostra colesterolemia totale eccede i 230-240 mg/dl e anche altri valori sono mossi, è bene che vengano approfondite le cause: magari negli ultimi mesi avete perso massa muscolare? Siete donne e avete problemi del ciclo mestruale? Ecco un’altra motivazione. E’ stato dimostrato che avere l’omocisteina elevata nel sangue è un campanello d’allarme più preoccupante di avere elevati valori di colesterolo. Spesso i farmaci che vengono dati post-infarto abbassano il colesterolo, ma non l’omocisteina: quando essa rimane elevata si è esposti a un rischio maggiore di recidive di patologie coronariche e cardiocircolatorie.

Valori di colesterolo leggermente sopra la media non sono devono preoccuparvi qualora l’HDL sia elevato e gli altri valori del sangue siano nella norma.

Altre Patologie e Alterazioni del Ciclo Mestruale

Quando parliamo di squilibri ormonali ci riferiamo ad un’alterazione a carico dei valori ormonali o della loro funzione all’interno dell’organismo. Oltre ad essere collegati a disfunzioni e irregolarità nel ciclo mestruale, valori ormonali in eccesso o in difetto possono causare una vasta sintomatologia e vari disturbi, per esempio un senso di stanchezza costante, caduta dei capelli, tachicardie anche a riposo, instabilità nell’umore, irritazione senza motivo, scompensi di tipo metabolico che interessano i valori di glicemia e ipercolesterolemia, problemi nella concentrazione, variazioni per l’appetito, insonnia, problemi di ritenzione idrica e infertilità.

Tra le patologie che possono causare alterazioni del ciclo mestruale troviamo:

  • Acromegalia
  • Ipertiroidismo e ipotiroidismo
  • Lupus eritematoso sistemico
  • Meningite
  • Tumori dell’ovaio, della cervice uterina e dell’endometrio
  • Endometriosi
  • Cisti ovariche
  • Patologia di Von Willebrand
  • Patologia infiammatoria della pelvi
  • Sindrome dell’ovaio policistico (PCOS)

Amenorrea Ipotalamica: Cause e Conseguenze

La causa primaria dell’amenorrea ipotalamica è lo stress psicofisico determinato da diete restrittive (dietro alle quali c’è spesso un disturbo del comportamento alimentare) e/o una pratica sportiva eccessiva. L’amenorrea non insorge immediatamente: la restrizione dietetica (e/o l’eccesso di attività fisica) dev’essere intenso e protratto. Non solo: spesso una dieta ristretta ed l’eccesso di attività fisica sono associati.

Il corpo a quel punto va in allarme: per sopravvivere (e mantenere quindi il battito cardiaco e la funzionalità celebrale) deve risparmiare il più possibile le poche riserve energetiche e nutritive che ha ancora a disposizione. Inizia allora a sospendere le funzione ‘non vitali’. la produzione di ormoni sessuali. Ciò accade anche negli uomini: viene fortemente ridotta la spermiogenesi (produzione di spermatociti e quindi di spermatozoi) con conseguente riduzione della fertilità.

Le carenze più frequenti sono quelle di vitamina B12, vitamina D, zinco, calcio, ferro e ferritina. Queste carenze possono trascinarci a distanza di anni: per questo qualsiasi donna sia andata incontro ad amenorrea ipotalamica, in particolare in seguito a disturbo alimentare, dovrebbe controllare frequentemente i valori sopra citati.

Da notare che il punto focale non è il peso (o almeno non solo) ma la dieta ristretta: l’amenorrea insorge in seguito ad alimentazione povera che può avvenire anche prima di raggiungere il sottopeso. Molti studi hanno analizzato le conseguenze a lungo termine in atlete che soffrono della triade (o di parte di essa): gli infortuni muscolari e articolari aumentano, così come la depressione, l’ansia e la mortalità. L’autostima invece diminuisce, insieme alle funzioni cardiovascolari e alla salute ossea.

Chi è in amenorrea ipotalamica non deve assolutamente dimagrire, nemmeno in condizioni di sovrappeso, almeno fino a quando il ciclo non verrà ripristinato. L’aumento calorico deve avvenire in maniera graduale ed essere predisposto da un/una professionista della nutrizione in base alla condizione di partenza (sottopeso, normopeso o sovrappeso).

Per questo, anche con diete lievemente ipolipidiche (=povere in grassi), si può assistere fin da subito ad alterazioni del ciclo mestruale. I grassi da prediligere sono quelli monoinsaturi: olio extravergine d’oliva in primis, noci di Macadamia o avocado. Infine i grassi saturi, tanto demonizzati, non dovrebbero mai mancare nell’alimentazione di chi soffre di amenorrea ipotalamica: sono proprio questi che forniscono il maggiore stimolo alla produzione ormonale. Questi sono nel tuorlo d’uovo, nella carne, nei gamberetti, nel burro e nel burro di cocco estratto a freddo. Se il colesterolo manca il corpo è in grado di produrselo: questo per esempio può accadere in donne che seguono un pattern vegano.

La risoluzione dell’amenorrea ipotalamica è urgente e ha la priorità su tutto: mantenendo l’abitudine a fare sport, anche se ridotto rispetto alla frequenza/intensità abituale, si rischia di vanificare gli sforzi che si stanno facendo con l’alimentazione. Il problema invece va preso di petto: dieta adeguata, stop attività fisica, attenzione alle proprie emozioni. Lo stop sportivo è ancora più importante per chi gli agonisti: continuare a fare attività fisica a livello agonistico e risanare contemporaneamente una carenza calorica, vitaminica e minerale così protratta e grave è praticamente impossibile, anche senza contare le varie resistenze psicologiche che possono esserci dietro.

Terapia e Approccio Psicologico

Il cambiamento del regime alimentare (re-inserendo ad esempio gli alimenti di cui sopra) dev’essere uno spunto per re-imparare ad avere consapevolezza di sé, delle proprie sensazioni fisiche (fame, sazietà, problemi gastro-intestinali, stanchezza..). Sono queste sensazioni che ci guidano nella scelte e pian piano bisogna imparare a modellare su di loro la propria alimentazione. Vi servono solo le conoscenze e la giusta dolcezza nell’approccio a questa nuova, complessa sfida. Infine, ancor più importante, lo psicologo/psicoterapeuta/psichiatra. Spesso purtroppo si presta più attenzione al sintomo fisico (assenza del ciclo) e non alle cause che l’hanno generato. La causa ancor più a monte dell’alimentazione sbilanciata è spesso un malessere, una credenza o una fobia alimentare, una necessità di controllo. Se questi aspetti vengono mantenuti e mai affrontati, saranno sempre da ostacolo al raggiungimento dell’obiettivo.

Estrogeni e Rischio Cardiovascolare

Prima della menopausa le donne sono protette dal rischio cardiovascolare rispetto agli uomini, i dati infatti confermano che le donne mediamente hanno un ritardo di quasi un decennio nel primo infarto. Inoltre, le donne risultano avere un’incidenza di malattie cardiovascolari di circa la metà rispetto ai maschi. A garantire questa differenza sono gli ormoni sessuali che nei due generi sono differenti; nelle donne l’ovaio produce estrogeni e progesterone ai quali è stato attribuito il potere protettivo contro le malattie cardiovascolari e, a conferma di quanto detto, nelle donne in menopausa si osserva ad un aumento del rischio cardiovascolare conseguente ad un calo fisiologico di questi ormoni.

Il 17-β estradiolo (E2) è l’estrogeno predominante nelle donne. Prodotto dalle ovaie, circola come ormone endocrino trasportato nel sangue dalle globuline e raggiunge diversi tessuti. Il meccanismo più importante nel metabolismo lipidico è mediato da E2 quando si lega ai recettori epatici. Gli estrogeni hanno effetto nel ridurre i lipidi determinando una maggiore espressione di geni per la sintesi lipidica e il metabolismo degli acidi grassi. E2 sopprime la lipogenesi epatica mediante meccanismi mediati da ERα.

Le importanti funzioni regolatorie degli estrogeni relativamente al metabolismo lipidico sono state messe in discussione dai risultati contrastanti ottenuti con il trattamento ormonale sostitutivo (TOS) in donne in menopausa. Queste controversie derivano dalle diverse formulazioni di estrogeni utilizzate, ma anche dalle differenti vie di somministrazione e dall’accoppiamento i con progestinici.

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