La vescica è un organo cavo localizzato nella pelvi, deputato alla raccolta dell’urina proveniente dai reni tramite gli ureteri. Il tumore della vescica è, nella maggior parte dei casi (90%), un tumore "a cellule uroteliali". Trattandosi nella maggior parte dei casi di una malattia uroteliale, il tumore può essere localizzato anche a carico dell’alto apparato escretore. Il tumore della vescica, originando dalla mucosa, solitamente crea una vegetazione all’interno del lume vescicale o, meno frequentemente, una lesione arrossata e piatta, poco visibile con la diagnostica non invasiva. Alcuni tumori si presentano come lesioni “superficiali”, limitate alla mucosa e/o alla lamina propria; altri possono presentare infiltrazione profonda, estesa sino alla tonaca muscolare.
Il tumore della vescica, in costante aumento nei paesi industrializzati, rappresenta circa il 70% delle forme tumorali a carico dell’apparato urinario e circa il 3% di tutti i tumori. È più comune tra i 60 e i 70 anni, ed è tre volte più frequente negli uomini che nelle donne. La sopravvivenza a cinque anni supera, in Italia, il 70% dei casi, anche se molto dipende dallo stadio di presentazione.
Fattori di Rischio e Sintomi
Diversi fattori contribuiscono al rischio di sviluppare il tumore alla vescica:
- Fumo: È il più importante fattore di rischio, responsabile di circa il 60% dei casi.
- Dieta: Fattori dietetici possono influenzare il rischio.
- Esposizione professionale: L'esposizione a sostanze chimiche nell'industria.
- Radioterapia pelvica: Trattamenti radioterapici nella zona pelvica.
- Schistosomiasi urinaria: Infezione parassitaria.
- Chemioterapia: Alcuni farmaci chemioterapici.
Il principale sintomo di presentazione è un episodio di macroematuria indolore, presente nell'85% dei pazienti. In alcuni soggetti può esserci l’insorgenza di sintomatologia urinaria irritativa, come urgenza minzionale, bruciore associato alla minzione e necessità di mingere più frequentemente durante la giornata. Nei quadri più avanzati, può essere presente dolore in zona pelvica. Anche l’ematuria microscopica può sottendere la presenza di un tumore della vescica.
Diagnosi e Strumenti Diagnostici
Per la diagnosi del tumore alla vescica, si utilizzano diversi strumenti:
- URO-TC cmc e/o URO-RM cmc: Grazie alla miglior definizione spaziale, sono maggiormente utilizzate rispetto all’urografia per la diagnosi di eventuali localizzazioni di malattia a carico dell’alto apparato escretore e nella definizione dell’infiltrazione locale a carico della vescica urinaria.
- Cistoscopia ambulatoriale: Esame cardine per la diagnosi di neoplasia della vescica.
Per ottenere tale distinzione è sempre indispensabile la resezione endoscopica trans uretrale della neoformazione evidenziate in cistoscopia. Se l’ecografia o altre tecniche di immagini (TC o RMN) non dimostrano alterazioni della vescica occorre eseguire una cistoscopia che dimostrerà la lesione che tecniche meno invasive non sono state in grado di dimostrare.
Trattamenti e Terapie
Alla luce del referto istologico, nei casi di malattia superficiale, può essere necessario effettuare dei cicli di chemioterapie endovescicali seguiti da uno stretto follow-up che consenta una diagnosi precoce di eventuali recidive. Lo schema delle instillazioni vescicali varia in base al farmaco di utilizzo. Le instillazioni sono solitamente ben tollerate e causano, raramente, effetti sistemici, che possono pregiudicare la possibilità di proseguire il trattamento.
- Instillazioni endovescicali con Bacillo della tubercolosi attenuato (BCG): i Pazienti affetti da tumore “T1” vengono, solitamente, indirizzati al trattamento mediante un farmaco biologico denominato BCG (bacillo della tubercolosi attenuato).
- Instillazioni endovescicali con Mitomicina C: Una valida alternativa al BCG in pazienti che non tollerino tale trattamento è rappresentata dalle instillazioni endovescicali con un vero e proprio chemioterapico: la Mitomicina C.
Recentemente è stato introdotto nella pratica clinica il trattamento intensivo che, a differenza degli schemi classici di trattamento che prevedono un’instillazione settimanale con Mitomicina C per 6 settimane, consiste in un regime di instillazioni 3 volte alla settimana concentrato in sole 2 settimane.
Nel caso di malattia muscolo-invasiva, la cistectomia radicale rappresenta ad oggi l’unica opzione terapeutica curativa. La chirurgia robotica sta assumendo un ruolo sempre più rilevante in questo contesto, in quanto consente di ottenere outcomes oncologici e funzionali paragonabili all’intervento a cielo aperto garantendo tuttavia tempi di degenza e recupero significativamente inferiori.
La Tecnica Robotica
La tecnica robotica consente infatti di operare con un ingrandimento visivo fino a circa 20 volte e con una visione a 3 dimensioni. Questo permette al chirurgo di apprezzare la profondità di campo, cosa non possibile ad esempio con la tecnica laparoscopica classica. La visione intraoperatoria robotica permette di riconoscere anche i più piccoli dettagli anatomici e di eseguire l’intervento con una accuratezza significativamente superiore a quanto sia possibile ottenere con la chirurgia classica a cielo aperto o con la chirurgia laparoscopica classica. Consente inoltre una riduzione nella degenza post-operatoria ed una perdita di sangue significativamente inferiore rispetto all’intervento a cielo aperto.
In casi selezionati è inoltre possibile effettuare dei trattamenti con chemioterapie ed immunoterapie pre-operatorie, volte a ridurre il volume della malattia consentendo una migliore riuscita dell’intervento chirurgico.
Alternative Non Invasive: Video Cistoscopio Digitale e Bladder EpiCheck
Il video cistoscopio digitale flessibile monouso viene usato per diagnosticare un tumore della vescica, per identificare fonti di sanguinamento e la presenza di calcoli vescicali. Lo specialista urologo può ottenere immagini endoscopiche ad alta definizione, archiviarle e stamparle. Il sistema è sterile, monouso e flessibile. Inoltre, la rapidità delle manovre permette di ottenere, in un tempo di esame estremamente contenuto di 1 o 2 minuti, una esplorazione completa della vescica anche in caso di alterazioni anatomiche.
Recentemente, sono emersi test non invasivi come Bladder EpiCheck, che rileva il tumore della vescica primario o le recidive e il tumore delle vie urinarie superiori attraverso un semplice test delle urine. Bladder EpiCheck è incluso nelle linee guida cliniche dell'Associazione Europea di Urologia (EAU) come test delle urine che potrebbe essere utilizzato nel workup diagnostico iniziale del tumore della vescica per evitare/attuare la cistoscopia. Durante il follow-up potrebbe essere utilizzato per monitorare la recidiva del tumore della vescica non muscolo-invasivo (NMIBC) per sostituire o posticipare la cistoscopia.
Importanza della Sorveglianza e del Follow-up
La sorveglianza è di fondamentale importanza per i pazienti affetti da NMIBC a causa degli alti tassi di recidiva e del rischio di progressione verso una malattia pericolosa per la vita. Per i pazienti NMIBC ad alto rischio, il follow-up può essere frequente fino ad ogni tre mesi e richiede cistoscopie invasive. Fornendo un test di monitoraggio non invasivo, Bladder EpiCheck potrebbe rilevare precocemente la malattia di grado elevato e potenzialmente ridurre la frequenza delle cistoscopie.
“Con questo accordo, ampliamo la nostra offerta fornendo ai pazienti in Europa un’alternativa non invasiva per rilevare il cancro alla vescica primario e le recidive attraverso un semplice test delle urine”, ha affermato Fabio Piazzalunga, Direttore Generale di A. Menarini Diagnostics.
Nucleix e A. Menarini Diagnostics: Una Collaborazione per il Futuro
Nucleix è una azienda di biopsia liquida che sta rivoluzionando il trattamento del cancro tramite una diagnosi precoce della malattia. Sfruttando le tecnologie di NGS e PCR, l'approccio pionieristico dell'azienda si basa sull'identificazione dei siti di metilazione del DNA per l'individuazione di tumori in fase iniziale e ricorrenti. Il test non invasivo EpiCheck® fornisce risultati altamente precisi con alta sensibilità, offrendo al contempo un test semplice per medici, pazienti e sistema sanitario.
A. Menarini Diagnostics offre soluzioni avanzate per il mercato della diagnostica in vitro (IVD) e sviluppa sistemi e reagenti innovativi per fornire agli operatori sanitari informazioni affidabili che soddisfino le loro esigenze diagnostiche.
Xpert Bladder Cancer (BC) Monitor
Gli specialisti dell’équipe di urologia di Humanitas, nel corso del 2019 hanno condotto uno studio prospettico sul follow up dei pazienti con carcinoma della vescica non muscolo invasivo, sottoposti al protocollo di sorveglianza attiva. Lo studio, dal titolo Clinical performance of Xpert Bladder Cancer (BC) Monitor, a mRNA‑based urine test, in active surveillance (AS) patients with recurrent non‑muscle‑invasive bladder cancer (NMIBC): results from the Bladder Cancer Italian Active Surveillance (BIAS) project ha analizzato la performance clinica di un test molecolare non invasivo delle urine.
Lo studio ha analizzato il test Xpert BC Monitor di 106 pazienti con tumore recidivo della vescica di basso grado e un’età media di 72 anni, al fine di determinare se la tecnologia Xpert BC Monitor possa essere utilizzata in sostituzione alla cistoscopia durante il periodo di follow-up.
“Crediamo che questo test possa rappresentare un valore aggiunto al fine di ridurre le cistoscopie nel percorso diagnostico dei pazienti con ematuria. Se il test è negativo è sufficiente ricorrere a indagini meno invasive, se invece è positivo allora potrebbe orientare verso la cistoscopia che permette all’urologo di osservare direttamente”, ha spiegato Ellen C.
Nuovi Test Urinari per la Diagnosi di Ematuria
Alcuni ricercatori olandesi hanno messo a punto un nuovo test delle urine che evidenzia la presenza di mutazioni e metilazioni del DNA e che può essere utilizzato per determinare quali pazienti con ematuria (sangue nelle urine) hanno necessità di essere sottoposti a cistoscopia. Il test diagnostico include un test di mutazione per i geni FGFR3, TERT e HRAS e un test di metilazione (OXTI, ONECUT2 e i geni TWIST1).
Gli studiosi hanno valutato il test in una coorte di indipendente di 200 pazienti, dei quali 97 hanno ricevuto una diagnosi di cancro vescicale e 103 avevano un’ematuria non legata a cancro. La maggior parte dei pazienti con carcinoma della vescica aveva una mutazione TERT rispetto a quelli con ematuria non oncologica (73% vs 3% rispettivamente) e FGFR3 (35% vs 1% rispettivamente).
I ricercatori stimano che l’attuazione di questo test nella pratica clinica potrebbe ridurre fino all’81,7% il numero di cistoscopie e il costo dei materiali non supera i 23 dollari a pazienti. L’anno prossimo i ricercatori pubblicheranno uno studio di validazione prospettico in una coorte non selezionata di 1.000 pazienti e si nutrono grandi speranze per i risultati.
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