Alcol e Glicemia: Effetti e Considerazioni per i Diabetici

Pur essendo un elemento abbastanza diffuso nella dieta degli adulti, l'alcol etilico non è una molecola essenziale, né un nutriente o tanto meno una molecola "salutare". Il diabete è una patologia generalmente correlata a sovrappeso/obesità, sindrome metabolica e predisposizioni genetiche o familiari; se ne conoscono diverse tipologie, tutte accomunate dall'alterazione del metabolismo degli zuccheri (Diabete Mellito e non Diabete Insipido).

Il diabete di Tipo 2 ha esordio tardivo e strettamente correlato ad altri dismetabolismi tipici dell'abuso alimentare, quindi del sovrappeso/obesità; a livello metabolico può essere caratterizzato da alterazione della secrezione insulinica e/o insulino resistenza periferica.

Queste poche nozioni dovrebbero essere sufficienti a capire che l'alcol etilico non è una molecola innocua, anche se non è nemmeno plausibile eliminarlo totalmente dal regime alimentare collettivo, poiché rappresenta un ingrediente essenziale del vino, la bevanda alcolica italiana "per eccellenza".

È anche opportuno specificare che l'effetto negativo dell'alcol sull'organismo è dose-dipendente, pertanto se ne sconsiglia soprattutto l'abuso, nonostante se ne conceda l'utilizzo nel rispetto delle razioni raccomandate.

Alcol e Diabete: Cosa Dice la Scienza

Dando per scontato un utilizzo intelligente dell'alcol nella dieta, pare che non ci siano presupposti scientifici che ne sconsiglino totalmente il consumo in presenza di diabete mellito; anzi... In base agli approfondimenti scientifici che sono stati svolti sugli effetti metabolici dell'alcol, pare che la sua assunzione possa in un qualche modo giovare all'iperglicemia; dal punto di vista ormonale è emerso che la somministrazione di alcol nel soggetto sano può determinare un aumento della risposta insulinica (Robert Metz, Sheldon Berger ed Mary Mako) e una riduzione della secrezione di ormoni IPERglicemizzanti (per inibizione della nicotinamide-adenina-dinucleotide); ad una prima analisi, questo potrebbe sembrare un aspetto positivo, in quanto molti diabetici soffrono di una scarsa o assente produzione di insulina correlata a iperglicemia.

Tuttavia, l'alcol interagisce con il metabolismo anche in maniera totalmente indipendente dai cicli ormonali; è stato dimostrato che l'inibizione della nicotinamide-adenina-dinucleotide epatica, oltre a ridurre la produzione di ormoni iperglicemizzanti, riduce drasticamente anche il potenziale di neoglucogenesi del fegato.

In maniera negativa se consideriamo che, nel diabete tipo 1, l'iniezione insulinica deve essere accuratamente valutata in base alla composizione glucidica del pasto; così come un eccesso di insulina potrebbe provocare l'abbassamento drastico della glicemia e il coma ipoglicemico, anche una "disattivazione" della neoglucogenesi potrebbe partecipare ad un evento infausto del genere.

Per ultimo e non meno importante, rammentiamo che il diabete tipo 1 si manifesta solitamente in età precoce e con shock ipoglicemico legato ad una iper produzione momentanea di insulina; figuriamoci se tale circostanza avesse luogo in presenza di alcol etilico... le possibilità di morte aumenterebbero notevolmente!

Consumo Moderato di Alcol e Benefici Cardiovascolari

Iniziamo con un messaggio chiaro: non esiste una reale controindicazione all’assunzione di alcolici neanche nei soggetti affetti da diabete, che paradossalmente, al contrario, potrebbero presentare anche qualche piccola indicazione in più per consumare quantità moderate di bevande alcoliche. È noto infatti, che il consumo di alcool a dosi moderate riduce il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e, recentemente, alcuni studi scientifici hanno dimostrato un analogo effetto di prevenzione nei confronti del diabete mellito. Recenti osservazioni, inoltre hanno permesso di dimostrare che i soggetti che soffrono di diabete mellito e che consumano quantità moderate di alcool, presentano una frequenza di malattie cardiovascolari ridotta rispetto ai pazienti con diabete astemi.

Il soggetto con diabete che decida di consumare dell’alcool non dovrebbe comunque farlo in maniera arbitraria dal momento che se è vero che alcune bevande alcoliche (ed in particolare il vino rosso), contengono delle sostanze in grado di svolgere effetti benefici, è altrettanto vero che l’alcool è una sostanza ad elevato contenuto calorico (ogni grammo di alcool apporta circa 7 Kcal) e che pertanto la sua assunzione in maniera cronica può alterare un regime dietetico altrimenti ben controllato. Pensate che 1 bicchiere di vino rosso (150 ml) a 13° corrisponde a circa 140 Kcal e che a questo contenuto calorico deve essere aggiunto quello apportato dagli zuccheri contenuti in maniera variabile nei diversi tipi di vini.

Non solo il vino rosso, ma anche la vodka, in dosi moderate, è stata riabilitata. Avrebbe addirittura proprietà anti-diabete. I ricercatori dell'Istituto di Ingegneria Biomedica del Cnr di Padova, in collaborazione con i colleghi del Dipartimento di medicina sperimentale del Policlinico patavino, hanno constatato l'efficacia di una moderata e tollerabile dose di vodka, 40 grammi, presa durante un pasto, e valutato i suoi effetti su importanti parametri metabolici. Come elementi di confronto sono stati studiati diabetici cui non è stata somministrata vodka e persone sane.

Cocktail e Diabete: Un'Equazione Complicata

Diabete e cocktail è una combinazione complicata che spesso da l’impressione di risolvere un’equazione a due incognite: da una parte l’alcol, che ha un effetto ipoglicemico e, dall’altra, i succhi di frutta e gli sciroppi, che sono ricchi di carboidrati. L’attuale tendenza, ovvero “senza alcol e senza zucchero”, può semplificare le cose. Con le loro ricette classiche o originali, i tantissimi colori e le presentazioni allettanti, i cocktail sono sempre invitanti. Anche in questo caso, l’ABC delle regole di comportamento con il diabete non cambia.

L’alcol ha un effetto ipoglicemizzante. Oltre alla componente alcolica (rum, vodka, cachaça, tequila, gin, vermut, martini…) i cocktail sono composti da bevande contenenti zucchero! Basta pensare alle diverse bevande, come Red Bull, Coca Cola e ai succhi di frutta utilizzati.

Questi cocktail devono ovviamente essere consumati con moderazione. I cocktail analcolici a base di succhi di frutta possono essere altrettanto allettanti dei loro cugini alcolici. D’altra parte, quando si è affetti da diabete mellito e non si vuole consumare alcol o zucchero, la scelta è a volte più difficile. Al di là dei classici caffè, tè, tisane e acque minerali, poche bevande sembrano essere invitanti. La maggior parte dei grandi marchi di bibite e sciroppi hanno creato la gamma “zero zucchero” (a base di aspartame o stevia).

Prendiamo ad esempio la stevia. Per dosare, bisogna dividere la quantità di zucchero per 2 per ottenere la quantità di stevia con gusto equivalente. Inoltre, nelle grandi città, alcuni bar offrono una grande varietà di cocktail senza alcol e sempre più spesso senza zucchero, ideali per chi è affetto da DT1 e DT2.

Deliziarsi con un calice di vino rosso o bianco in buona compagnia è per tanti un piacere irrinunciabile. Ma il vino alza la glicemia? Sicuramente chi ha problemi di iperglicemia, diabete oppure chi vuole tenere semplicemente bassi i livelli di glucosio si sarà chiesto spesso se bere del vino possa influenzare i valori glicemici, favorendone un aumento. Dunque, è vero che il vino alza la glicemia?

«Il vino non alza direttamente la glicemia, ma un suo consumo è associato un maggiore rischio per la salute in generale» spiega la nutrizionista Valentina Spuntarelli. «Dal 1988 le bevande alcoliche sono state classificate dalla IARC (International Agency for Research on Cancer) nel gruppo 1, pertanto rientrano tra le sostanze sicuramente cancerogene per l’uomo. Più di recente anche l’etanolo che è il loro principale costituente, e il suo metabolita, l’acetaldeide, sono stati classificati dalla IARC nel gruppo 1, quindi anch’essi sono sicuramente cancerogeni per l’uomo. Secondo le stime circa il 4% dei tumori in tutto il mondo sono causati dal consumo di alcol che aumenta il rischio di insorgenza di diversi tipi di neoplasie che possono colpire per esempio il tratto aero-digestivo superiore, il fegato, il colon-retto e il seno».

«Per quanto riguarda l’influenza del consumo di vino sulla glicemia i risultati di uno studio pubblicato sulla rivista American Journal of Clinical Nutrition suggeriscono che il consumo moderato di bevande alcoliche riduca la glicemia post-prandiale del 16-37 per cento per via della capacità dell’etanolo di inibire il processo della gluconeogenesi e la produzione epatica di glucosio. Inoltre, tra tutte le bevande alcoliche, quella che ha determinato la maggiore riduzione della glicemia post-prandiale è proprio il vino. Questo è dovuto al fatto che l’acidità di questa bevanda può rallentare lo svuotamento gastrico e dei componenti specifici in esso contenuti possono inibire l’attività delle alfa-amilasi o alfa-glucosidasi e, quindi, possono rallentare la velocità di digestione dell’amido».

Vino Rosso o Bianco: Quale Scegliere?

«Facendo riferimento alle tabelle di composizione degli alimenti del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria sia nel vino bianco sia nel vino rosso gli zuccheri sono presenti in traccia» dice l’esperta. «La differenza sostanziale tra queste due tipologie di vini non risiede tanto nel quantitativo di zuccheri in essi contenuti ma nella presenza nel vino rosso di polifenoli, in particolare troviamo il resveratrolo, noto per avere numerosi effetti positivi sulla salute. Attraverso uno studio condotto su modelli animali e su soggetti diabetici è stato visto che questo composto migliora l’omeostasi del glucosio, diminuisce la resistenza all’insulina, protegge le cellule beta pancreatiche, migliora la secrezione di insulina e migliora i disturbi metabolici.

Spesso il contenuto in polifenoli non è sufficiente a giustificare il consumo del vino; esistono condizioni patologiche o fisiologiche speciali che non traggono alcun vantaggio dal consumo di vino, anzi, potrebbero potenzialmente riceverne un danno metabolico.

Ad oggi, l'opinione degli specialisti è sufficientemente univoca: in caso di diabete (sia di tipo 1 che di tipo 2) il consumo sistematico che supera la razione consigliata di bevande alcoliche, quindi anche di vino, è sconsigliato.

Uno studio di Robert Metz, Sheldon Berger ed Mary Mako, intitolato "Potentiation of the Plasma Insulin Response to Glucose by Prior Administration of Alcohol: An Apparent Islet-Priming Effect " e pubblicato su "Diabetes August 1969 18:517-522; doi:10.2337/diab.18.8.517", ha descritto una correlazione diretta tra somministrazione di alcol etilico nell'uomo ed aumento della risposta insulinica.

Nel diabete tipo 2, che spesso si associa ad obesità e ad altre complicanze dismetaboliche come le alterazioni della lipidemia, mantenere bassi livelli di insulina circolante è assolutamente fondamentale. L'eccesso nella produzione endocrina di insulina è causato dall'perglicemia e dalla resistenza periferica, che assieme determinano alcuni scompensi tra i quali: l'eccesso di liposintesi (deposito di grassi) e l'ossidazione delle lipoproteine (ridotta efficienze del trasporto del colesterolo ed aterogenesi).

E' noto che l'omeostasi glicemica sia il frutto dell'equilibrio ormonale per il quale se la glicemia sale aumenta l'insulina (che ha funzione iIPOglicemizzante) e se la glicemia scende aumentano il glucagone, le catecolamine e il cortisolo (che hanno funzione IPERglicemizzante), i quali intervengono sui recettori del fegato (riserva di glicogeno) determinando la liberazione di glucosio nel sangue per glicogenolisi. Questo significa che l'assunzione dell'alcol etilico contenuto nel vino incide significativamente sul bilancio glicemico e che, a seconda dei livelli di glicogeno epatico, a distanza di qualche ora può indurre il coma ipoglicemico.

Considerando che il diabete tipo 1 è una patologia ad esordio giovanile che, come anticipato, si manifesta con una super-produzione insulinica (ipoglicemizzante), l'eventuale assunzione di vino a potrebbe peggiorare significativamente l'omeostasi glicemica aumentando il rischio di coma.

Vino, Cultura e Tradizione

Il vino è parte integrante della cultura mediterranea ed in particolar modo delle nostre terre. Bere vino è una tradizione ormai consolidata in tutte le case e l’atto stesso di consumarlo racchiude in sé una serie di abitudini, esperienze, convivialità e modi di vivere.

Ma ci siamo mai chiesti se bere vino tutti i giorni faccia davvero bene alla nostra salute, soprattutto se si è affetti da diabete, specie di tipo 2? È bene sapere che il metabolismo dell’alcol in questi soggetti può depauperare le riserve corporee di micronutrienti, per cui in determinate circostanze può essere utile ripristinare il pool di micronutrienti mediante integratori di vitamine, minerali e amminoacidi.

Il vino è il prodotto ottenuto dalla fermentazione alcolica totale o parziale degli zuccheri contenuti nell’uva fresca o a partire dal mosto delle uve, avente un titolo alcolometrico maggiore dei 3/5 del titolo alcolometrico totale. Il vino viene generalmente classificato come rosso, bianco e rosato.

Il vino è una bevanda costituita sostanzialmente da acqua e alcol, i quali costituiscono insieme il mezzo in cui sono disciolti tutti gli altri nutrienti. Tra le sostanze presenti nel vino troviamo in quantità molto basse le vitamine e le proteine, mentre i sali minerali si trovano in buone quantità, come d’altronde in tutti i prodotti fermentati alcolici. Il 94% degli zuccheri presenti nel vino sono essenzialmente due: il glucosio e il fruttosio. Questi due zuccheri semplici vengono utilizzati dal nostro organismo per produrre energia.

Diabete: Tipologie e Gestione

Cos’è il diabete? Il diabete è una malattia cronica caratterizzata da alti livelli di glucosio nel sangue a seguito di perdita della funzionalità di insulina o incapacità di produrre tale ormone. Il diabete di tipo 2 è la forma più comune di questa malattia, caratterizzato da una ridotta sensibilità dell’organismo all’insulina (definita comunemente insulinoresistenza).

La dieta risulta da sempre una componente fondamentale nella gestione del diabete di tipo 1 ma maggiormente in quello di tipo 2, al pari dell’attività fisica e dell'educazione terapeutica. Un paziente con diabete di tipo 2 che sa gestire i propri pasti e monitorare la quantità di zuccheri assunti riesce a raggiungere un buon profilo glicemico anche senza l’ausilio di farmaci.

Si può bere il vino con il diabete?

Secondo molti studi non vi è una controindicazione assoluta all’assunzione di alcol per i soggetti diabetici. È opportuno tuttavia prestare attenzione alle quantità, e soprattutto alla frequenza di consumo. Le indicazioni relative alle quantità e alle modalità di assunzione sono ormai consolidate: il consumo di alcol deve essere accompagnato al consumo di cibo, soprattutto la sera, per evitare il rischio di incorrere in ipoglicemie notturne. Le dosi devono in ogni caso rimanere modeste: generalmente non bisogna superare i 13 g al giorno per le donne (si tratta all’incirca di un drink) e non più di 25 g al giorno per gli uomini (due drink). Questo in ambito generale.

Nel nostro organismo la neutralizzazione degli effetti tossici dell’alcol avviene attraverso una serie di meccanismi complessi ed efficienti che hanno luogo a livello del fegato. L’alcol giunto nello stomaco viene assorbito e giunge al fegato, dove viene metabolizzato. Il glutatione è uno dei principali fattori che partecipa alla neutralizzazione di acetaldeide e dei radicali liberi derivanti dal metabolismo dell’etanolo (come pure dei substrati energetici). Il glutatione svolge dunque una funzione di disintossicazione dell’alcol e si esaurisce rapidamente in seguito ad una assunzione acuta o cronica di questa sostanza.

Entrambe le vie portano alla formazione di acetaldeide, una sostanza tossica per il nostro organismo (questa sostanza è responsabile dello stato di malessere avvertito nel post sbornia). Nei soggetti con insulinoresistenti smaltire l’etanolo risulta un processo ancora più complesso perché la biosintesi endogena di glutatione (GSH) è rallentata per effetto dell’insulina.

Come abbiamo appena visto, per metabolizzare una certa quantità di alcol le nostre cellule impiegano quantità importanti di glutatione. Va da sé che il nostro organismo “investe” importanti risorse per assicurarsi un’adeguata produzione di glutatione.

Abuso di Alcol e Rischi per la Salute

Alla luce di quanto esposto, l’abuso di alcol è il principale fattore di rischio mondiale di morte tra i maschi aventi età compresa tra i 15 e i 59 anni, a causa di lesioni o malattie cardiovascolari. Consumare tutti i giorni vino richiede riserve ottimali di microelementi da parte delle cellule.

Pertanto, quando ci chiediamo se si può bere il vino con il diabete, occorre individuare quale sia la quantità giusta da consumare, la modalità di assunzione e di accompagnamento o meno con i pasti senza che possa interferire con il margine di sicurezza per la salute. In generale si consiglia un consumo di alcol pari a 1-15 grammi al giorno, facendo attenzione a non cadere nella trappola della sistematicità, fino ad un massimo di 100 grammi alla settimana. Questo secondo alcuni studi.

Nel diabetico i rischi correlati al consumo di bevande alcoliche (che sia birra, vino rosso, vino bianco o prosecco) diventa maggiore quando l’alcol viene ingerito in tarda serata, a digiuno o con una inadeguata assunzione di carboidrati. Nel diabetico si potrebbero scatenare o aggravare crisi ipoglicemiche, già possibili in corso di trattamento con insulina o ipoglicemizzanti orali. Alcuni studi suggeriscono che il consumo da basso a moderato di vino rosso ai pasti, in associazione all’olio extravergine d’oliva, contribuisce alla prevenzione delle malattie cardiometaboliche, tra cui diabete mellito, sindrome metabolica e obesità. Al contrario, un consumo di alcol più elevato è associato ad un aumento del rischio di sviluppare tali patologie.

Tra le varie bevande alcoliche, il vino rosso, probabilmente grazie alla sua gamma unica di composti fenolici, è generalmente associato ai risultati positivi di alcuni studi su larga scala. In particolare, i polifenoli del vino rosso possono influenzare positivamente la resistenza all'insulina e le concentrazioni plasmatiche delle lipoproteine. Si è visto che il resveratrolo, in particolar modo, presente nel vino, ha ridotto la resistenza all'insulina nei pazienti con diabete di tipo 2, negli uomini obesi, negli uomini con sindrome metabolica e negli anziani con insulinoresistenza.

Ma facciamo attenzione! Il consumo di vino ha un costo per le nostre cellule, il che significa che se l’abitudine persiste per anni ed anni, il rischio è quello di esacerbare carenze micronutrizionali e/o disturbi del metabolismo. La “protezione” che il consumo moderato di vino offrirebbe contro il diabete viene abolita quando l’alcol viene assunto in dosi più elevate.

Nonostante assumere alcol non sia propriamente raccomandato, si tende comunque a consigliare il consumo di vino e birra piuttosto che di superalcolici. Perché? In linea di massima è stato dimostrato che esagerare con le bevande alcoliche è una abitudine che si rivela dannosa per il nostro organismo. L’abuso di alcol può causare problemi sia alla salute fisica che mentale.

Superalcolici vs. Vino e Birra

Oltre alla quantità di alcool ed alla relativa frequenza di assunzione, bisogna prestare attenzione al tasso alcolico delle bevande. Bere alcolici o superalcolici è uguale? Che differenza c’è? In generale le bevande alcoliche sono accomunate dal fatto di contenere alcol, presente in concentrazioni variabili: maggiore è la concentrazione e maggiore sarà il grado alcolico della bevanda. Più precisamente, i superalcolici hanno una gradazione superiore al 21%. Questi ultimi presentano non solo un contenuto di alcol maggiore, ma sono anche più zuccherini: il quantitativo di zuccheri risulta infatti più elevato rispetto alle bevande da pasto come vino e birra.

Un bicchiere di vino dopo una lunga giornata o un boccale di birra in compagnia degli amici durante un pasto possono essere momenti piacevoli.

Quando il fegato metabolizza l’alcol, vengono rilasciati sottoprodotti chimici che ostacolano il processo di gluconeogenesi. Inoltre, l’alcol impedisce anche la trasformazione del glicogeno in glucosio. Cosa significa tutto ciò per chi vive con il diabete di tipo 1?

L’effetto dell’alcol sulla glicemia può variare a seconda del momento in cui viene consumato e del tipo di bevanda alcolica. Più ci si allontana dal pasto e maggiore è il consumo di alcol, maggiore è il rischio di sviluppare ipoglicemia. Anche i cocktail, che sono spesso miscelati con bibite zuccherate o succhi di frutta, possono contribuire a un aumento della glicemia.

Nel 2019, le linee guida dell’American Diabetes Association suggerivano alle persone con diabete di tipo 1 di moderare il consumo di alcol. In particolare, raccomandano di non superare 1 bevanda alcolica al giorno per le donne adulte e 2 per gli uomini adulti. Usa la tecnologia per monitorare meglio i tuoi livelli glicemici.

Con il diabete di tipo 1, non devi sentirti privato di una vita sociale che include occasionalmente un drink. Bere un bicchiere di vino o un cocktail in compagnia non dovrebbe essere un problema, a patto di farlo con consapevolezza e seguendo alcune precauzioni.

Consigli Pratici per i Diabetici che Consumano Alcol

Le persone che soffrono di diabete devono seguire specifiche prescrizioni alimentari per evitare che la loro condizione peggiori. Ma quali sono le indicazioni riguardanti il consumo di alcool? Secondo numerosi studi e ricerche, ad oggi, non vi è una controindicazione assoluta al consumo di alcol per i diabetici. è consentito il consumo di alcol in quantità moderate e durante i pasti.

In genere l’alcol influisce sulla gestione della glicemia e il suo consumo richiede un’attenzione particolare quando si soffre di diabete di tipo 1. Il consumo di alcol aumenta il rischio di ipoglicemia, che può manifestarsi fino a 24 ore più tardi. L’alcol passa immediatamente nel flusso sanguigno. Il fegato scompone ed elimina l’alcol filtrando il sangue. Questo può interferire con la capacità di svolgere “normali” azioni, come il rilascio di glucosio per regolare i livelli glicemici. L’alcol causa anche insulino-resistenza, che rende l’insulina meno efficace.

Per superare questi rischi, non c’è niente di meglio che mangiare; il cibo nello stomaco rallenta l’assorbimento dell’alcol. Questo è particolarmente sconsigliato con il diabete di tipo 1 per l’aumento del rischio di ipoglicemia, soprattutto se bevete alcol “puro” senza zuccheri aggiunti, come un bicchiere di whisky o di vino. Per questo raccomandiamo di consumare alcol con un pasto o come aperitivo mentre si mangiano degli stuzzichini.

Bevete lentamente e alternate il vostro drink con bevande analcoliche (e senza zucchero), preferibilmente acqua. Se siete voi ad ospitare, perché non vi preparate il vostro cocktail?

Questo vale per tutti: l’alcol va consumato con moderazione. Il “consumo moderato” corrisponde al massimo a due bevande alcoliche al giorno per una donna e tre per un uomo, e meno di 10-15 a settimana. Si raccomanda fortemente di non bere da soli.

Quando uscite, assicuratevi di essere accompagnati da qualcuno consapevole dei sintomi dell’ipoglicemia e che sia disposto ad aiutarvi se necessario. Attenzione: i segni di ipoglicemia possono essere confusi con i segni dell’ubriachezza, il che può portare a situazioni pericolose.

Per evitare una mattinata difficile - in particolare l’ipoglicemia mattutina - ricordatevi sempre di testare la glicemia prima di andare a letto. Promemoria importante (soprattutto se pensate di dormire fino a tardi): l’ipoglicemia ritardata può verificarsi fino a 24 ore dopo il consumo di alcol.

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