L’acido urico rappresenta un importante fattore di rischio per malattie cardiovascolari e renali nelle persone con ipertensione, scompenso cardiaco e diabete. In questi soggetti un livello elevato di acido urico può contribuire anche alla comparsa di infarto o ictus e quindi alla morte. Considerazioni preoccupanti, dato che nei paesi occidentali l’uricemia media è in progressivo aumento: nella popolazione maschile degli Stati Uniti il valore è raddoppiato in pochi decenni.
La Relazione tra Acido Urico, Colesterolo e Infezione da H. pylori
“L’infezione da Helicobacter pylori (H. pylori) è uno dei principali problemi di salute globali che provoca disturbi multisistemici. Il rapporto tra acido urico sierico e colesterolo lipoproteico ad alta densità (UHR) è un nuovo indice di infiammazione e metabolismo, ma la sua associazione con lo sviluppo dell’infezione da H. pylori non è ancora chiara.
I ricercatori hanno portato avanti uno studio trasversale che ha coinvolto 2.666 partecipanti, utilizzando i dati del National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES) condotto negli Stati Uniti. La relazione tra UHR e infezione da H. pylori è stata valutata mediante regressione logistica multivariata e analisi di sensibilità per migliorare la stabilità dei risultati.
Tra tutti gli individui, 1.165 erano positivi all’H. pylori (43,7%) e 1.501 erano negativi (56,3%). Dopo aggiustamento per le variabili confondenti, gli esperti hanno visto una correlazione positiva tra UHR e infezione da H. pylori. Questa associazione è rimasta relativamente stabile nell’analisi dei sottogruppi.
“Questo indicatore non invasivo può migliorare la capacità di monitorare l’infezione da H. pylori.
Ipercolesterolemia e Iperuricemia: Un Approccio Integrato
In caso di ipercolesterolemia, si deve ridurre l’apporto di colesterolo alimentare a meno di 300 mg al giorno sopprimendo in particolare uova, frattaglie, lievito di birra, grassi animali, burro, formaggi grassi, latte intero, margarine, olii ricchi di acidi grassi insaturi. Questi ultimi possono essere sostituiti da olio di mais, di girasole e di olive, a patto che vengano consumati crudi o appena riscaldati e mai cotti.
In caso di ipertrigliceridemia è opportuno ridurre tutti gli zuccheri, compreso il miele, ridurre il consumo di pane, pasta, riso e patate. Si devono ridurre anche le bevande alcooliche lasciando solo mezzo litro di vino o di birra al giorno. Anche l’iperuricemia si accompagna spesso all’ipertensione arteriosa e contribuisce ad aumentare il rischio di aterosclerosi.
Dieta e Integrazione per Gestire Colesterolo e Acido Urico
La dieta adatta per tenere sotto controllo sia il livello di colesterolo nel sangue sia il livello di acido urico deve essere molto povera di grassi saturi e di proteine animali. In pratica:
- Latte scremato e yogurt magro vanno bene.
- Poca carne (escludere carni rosse, salumi e insaccati e preferire le carni bianche come pollo coniglio, tacchino): meglio mangiare pesce, 2 o 3 volte la settimana.
- Molta frutta e verdura fresche e di stagione tutti i giorni (3 porzioni di frutta e 2 porzioni di verdura cruda e cotta).
- Niente burro, panna, strutto.
- Condire con olio extravergine d’oliva a crudo, non più di 4 cucchiai al giorno.
- Niente formaggi grassi.
- Pane, pasta e riso in quantità adeguata al peso.
- Poco vino rosso, ma solo ai pasti e niente birra, aperitivi e superalcolici.
- Poco sale usando spezie e aromi naturali preferiti a piacere.
Come ha già osservato lei, in caso di ipercolesterolemia elevata il prodotto più utile è Cardiol Forte perché contiene il dosaggio di monacolina K approvato dall' EFSA per il mantenimento dei normali livelli di colesterolo ematico. Inoltre, la presenza degli acidi grassi omega‐3 da olio di pesce lavora in sinergia con la monacolina K del riso rosso per agire in modo ancora più efficace sull’ipercolesterolemia.
Per quanto riguarda l’iperuricemia, dal punto di vista dietetico gli acidi grassi omega‐3 dell’olio di pesce le potranno essere utili per il loro potenziale effetto antinfiammatorio: con un uso prolungato nel tempo potranno aiutarla a ridurre moderatamente l’infiammazione tipica delle articolazioni, che si verifica per la precipitazione dei cristalli di acido urico. In questo caso potrebbe aggiungere all’integrazione con Cardiol Forte un integratore di olio di pesce puro e concentrato come Omegor Vitality.
Acido Urico e Rischio Cardiovascolare: Meccanismi Fisiopatologici
Aumentati livelli plasmatici di acido urico oltre a essere una possibile causa di artrite gottosa possono essere responsabili di nefro/urolitiasi. In aggiunta, processi fisiopatologici promossi dall’acido urico, quali l’infiammazione e lo stress ossidativo, svolgono un ruolo importante anche nella patogenesi di molte malattie cardiovascolari.
Sebbene numerosi studi clinici abbiano documentato un’associazione tra elevati livelli plasmatici di acido urico e diversi fattori di rischio cardiovascolare, come ad esempio l’ipertensione arteriosa, l’obesità, la sindrome metabolica, le dislipidemie e la malattia renale cronica, gli studi epidemiologici che hanno valutato il potenziale impatto dell’iperuricemia sul rischio cardiovascolare hanno fornito risultati contrastanti.
La sintesi dell’acido urico è regolata dall’enzima xantina ossido-reduttasi (XOR) che converte l’ipoxantina in xantina e la xantina in acido urico. Per cui, quando l’attività della xantina ossidasi è aumentata con la formazione di acido urico vi è la concomitante produzione di ROS che, favorendo l’ossidazione lipidica e andando a ridurre la biodisponibilità di ossido nitrico, hanno un effetto deleterio sulla funzione endoteliale.
Inoltre, la XOR favorisce anche l’uptake del colesterolo legato alle lipoproteine a bassa densità da parte dei macrofagi contribuendo alla trasformazione degli stessi macrofagi in cellule schiumose, un processo cruciale nella patogenesi delle lesioni aterosclerotiche. In aggiunta, studi sperimentali hanno dimostrato che l’acido urico internalizzato nelle cellule endoteliali attraverso i trasportatori dell’acido urico determina disfunzione endoteliale.
Un’associazione tra livelli di acido urico e alterata funzione endoteliale, valutata attraverso differenti test in vivo, è stata riportata in diversi contesti clinici, come le donne in post-menopausa, i pazienti con malattia renale cronica non diabetica, gli individui ipertesi non trattati. Un ulteriore potenziale meccanismo che è stato ipotizzato per spiegare l’associazione tra iperuricemia e malattie cardiovascolari è l’attivazione dell’inflammasoma indotta dai depositi di urato.
Studi epidemiologici hanno riportato una relazione con andamento a J o a U tra livelli di acido urico e malattie cardiovascolari, con un rischio cardiovascolare che è maggiore nelle popolazioni con livelli di acido urico particolarmente bassi o molto alti. È stato anche ipotizzato che, in pazienti con malattie cardiovascolari, un incremento dell’acido urico possa essere considerato un meccanismo compensatorio all’aumentato stress ossidativo presente in queste condizioni.
Ipertensione Arteriosa e Acido Urico
Diversi studi hanno riportato una correlazione tra iperuricemia e vari fattori di rischio cardiovascolare, inclusa l’ipertensione arteriosa. L’effetto dell’uricemia sull’ipertensione sembra più evidente nei giovani e nel sesso femminile. Studi sperimentali suggeriscono che l’acido urico inibisce il rilascio di ossido nitrico dall’endotelio e attiva il sistema renina-angiotensina-aldosterone (RAAS) determinando così un effetto vasocostrittivo che può essere annullato dal trattamento con agenti che riducono i livelli plasmatici di acido urico.
Coronaropatia e Acido Urico
Numerosi studi suggeriscono che l’iperuricemia correla con il rischio di coronaropatia. Nella popolazione di giovani sani, l’iperuricemia sembra inoltre essere un fattore di rischio indipendente per lo sviluppo di aterosclerosi coronarica subclinica. Nei pazienti già affetti da coronaropatia, l’iperuricemia costituirebbe invece un marcatore di rischio di eventi avversi associandosi ad aumentata mortalità.
Scompenso Cardiaco e Acido Urico
L’iperuricemia è una condizione frequente nei pazienti con scompenso cardiaco. Diversi studi hanno dimostrato che l’iperuricemia è associata a scompenso cardiaco incidente. L’iperuricemia è associata anche ad una peggiore classe funzionale New York Heart Association, minore capacità di esercizio, aumentato consumo di ossigeno, disfunzione diastolica e cachessia.
Fibrillazione Atriale e Acido Urico
Recenti studi hanno dimostrato una chiara associazione tra iperuricemia e rischio di fibrillazione atriale (FA). Tale associazione sembra essere più forte nel sesso femminile. Il meccanismo patogenetico che lega l’uricemia alla FA non è del tutto chiaro. Tuttavia, è stato dimostrato che l’iperuricemia può avere un ruolo causale nel rimodellamento atriale, sia elettrico (con accorciamento del periodo refrattario atriale) che strutturale (con rallentamento della velocità di conduzione) e quindi favorire la creazione di circuiti di rientro.
Ridurre il Rischio Cardiovascolare con Agenti che Abbassano i Livelli di Acido Urico
Sulla base delle considerevoli evidenze a favore di un’associazione tra iperuricemia e rischio cardiovascolare, diversi studi clinici sono stati condotti con l’obiettivo di valutare l’impatto dei farmaci che riducono i livelli plasmatici di acido urico sul rischio cardiovascolare. Un’ampia mole di letteratura scientifica si è dedicata in particolar modo all’impatto di allopurinolo e febuxostat, entrambi farmaci che inibiscono la xantina ossidasi e quindi in grado di ridurre la produzione di acido urico e lo stress ossidativo.
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